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Open Journal di Luciano Noseda

Il disco nero

Negli anni ottanta con l'avvento del compact disc il vinile ha subito un grande calo delle vendite che ha portato nel giro di qualche anno alla quasi sparizione nei negozi di LP. Mi ricordo grandi negozi che vendevano anche per corrispondenza dischi di importazione e nazionali in grandi quantità, sparire o convertirsi ai CD, facendo piazza pulita di migliaia di dischi, probabilmente mandati anche al macero.
Il disco nero

Un buon disco, che passione!

Oggi molti giovani non sanno nemmeno cosa può essere un giradischi, si forse qualcosa hanno sentito dai genitori o da qualche amico, ma niente di più.

Dicono che il disco nero abbia una seconda giovinezza, il mio pensiero personale, che non vuole essere disfattista nei confronti di nessuno, è che quelle persone che negli anni ottanta hanno buttato tantissimi LP in nome della tecnologia e del cosiddetto purismo del suono digitale, siano clamorosamente e giustamente tornate indietro. C'è senza dubbio una parte di giovani interessata al passato e piacevolmente coinvolta dal messaggio analogico che può fuoriuscire dal vinile ma la gran parte dei fruitori dei dischi sono ancora quelli che lo hanno condannato anni fa.

Anche io sono un maniaco della tecnologia, a Como, la mia città, sono stato uno dei primi ad avere un lettore digitale della Sony, che anni dopo ho ritrovato al museo della scienza e della tecnica a Milano!

Allora non avrei mai pensato di ricercare, trenta anni dopo, dei vinili in rete o di andarli a comprare in qualche negozio. Allora pensavo che la svolta digitale ci avrebbe portato chissà dove e che il tempo non si può fermare. Ho venduto i miei dischi e mi sono disfato di un impianto che ritenevo troppo legato all'ascolto analogico.

Sono stato un pazzo e molti anni dopo mi sono ritrovato tutti i miei amati LP e molti altri ancora, per la soddisfazione delle mie orecchie. Ho capito che il futuro lo si può vedere anche e soprattutto in funzione del passato, che non si butta niente e tutto in parte ritorna.

La mia generazione è stata fortunata, ha conosciuto l'analogico, certo i giovani di oggi li chiamano "digitali" ma il nostro compito, per quanto possiamo fare, è far conoscere ai nostri figli e nipoti come si può godere di un ascolto pacato e sereno, su un morbido divano, al di fuori del caos e della caotica vita moderna, di un datato ma essenziale mezzo per fruire dell'amata musica, il disco nero.

Buona musica a tutti.

 

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