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Open Journal di Diego Scardocci

Storia semiseria e folle di un'insoddisfazione

Dopo tanto impegno, e non solo economico, finalmente il nostro sistema audio si evolve, matura, si avvicina sempre più alla vetta, eppure, qualcosa non va...
Storia semiseria e folle di un'insoddisfazione

L'irrefrenabile ricerca di...?
Il problema è sempre lo stesso: ora che il mio sistema audio è giunto ad un livello elevato, ora che un’eventuale sostituzione di uno dei suoi componenti avrebbe una massiccia incidenza sul mio conto bancario, ora che anche se mettessi in atto questa sostituzione otterrei un risultato quasi inudibile a fronte dell’investimento effettuato, ora che ho esaurito gli accessori, le prove con i vari metodi sospensivi, accoppianti, dissuadenti, eludenti, sfuggenti, ridondanti, metodi più o meno filosofici comprese eventuali derive e contaminazioni col Feng Shui…ora che…non posso più andare oltre…

Che faccio??!! Ebbene si, sembra funzioni così.
Dopo un po’ di tempo, un periodo fortemente dipendente da quanto si riesce a “stare bboni co’ le mani” si ricomincia a pensare, diciamo ad architettare, progettare, esaminare in prospettiva più o meno prossima l’inserimento nel proprio sistema audio di qualcosa che possa migliorare l’ascolto.

Ho parlato appositamente non di un componente specifico ma di un qualcosa, un’entità astratta e non ben definita, che sia però in grado di apportare l’ennesimo miglioramento, consentire quell’ulteriore “salto” qualitativo che permetta al sistema audio di avvicinarsi all’evento reale.

Ecco, a ben vedere il problema nasce da questo, vale a dire non tanto dal continuo tentativo di avvicinarsi all’ideale teorico ma di andare oltre, di superare di slancio i limiti imposti dalla natura, senza considerare che talvolta, inevitabilmente, tali limiti sono visibilmente NON superabili e la cosa peggiore che si possa fare dal punto di vista di un appassionato è non volere accettare che esistono cose la cui natura non può essere modificata.

Nasce allora tutta una serie di frustrazioni indotte da pensieri contorti, ogni qualvolta si accende l’impianto non si ascolta più per il semplice gusto di ascoltare ma si fa una vera e propria autopsia sonora di quanto giunge alle nostre orecchie, l’ascolto diventa “clinico”, teso all’individuazione di “quel qualcosa” che non va, il quale – attenzione! - dev’esserci per forza altrimenti l’impianto sarebbe perfetto (non sia mai) ed in virtù di tale perfezione il gioco finirebbe.

Tu, l'impianto e l'Himalaya
Eh già, quando il gioco finisce si inizia a sentirsi preda dell’impianto, si diviene improvvisamente totalmente dipendenti da questo; non essendo più possibile interagire costruttivamente con esso tramite accessori, modifiche, filosofie varie tese alla rivelazione dell’ennesima nuance, si diventa insofferenti, l’ascolto si trasforma in tortura e la semplice constatazione che oltre non si va diventa insopportabile, si perde il sonno la notte, si narra che qualcuno rivenda tutto e si dedichi ad altra causa pur di non accettare la cosa.

Lo so, messa così la cosa può sembrare buffa e quasi irreale, eppure a ben leggere tra i vari post in giro per i forum traspare chiaramente che spessissimo, d’altronde basta classificare i vari consigli richiesti in merito all’opportunità di certe scelte, la cosa funziona effettivamente in tal modo: si raggiunge uno stallo, una specie di blocco a causa del quale si va in depressione, più che buffo lo definirei folle.
Voglio dire, vi sembra verosimile che uno scalatore una volta giunto sulla vetta dell’Himalaya avverta la necessità di salire su una sedia per “andare oltre”? Non lo trovate leggermente morboso? Cosa si vuole raggiungere? Possibile non si comprenda che la cosa non è fattibile?

Ora, se solo questa modalità di approccio si rivedesse sostituendo certe azioni compulsive con ragionate idee, con idonee riflessioni che gettino luce rendendo chiara la perfetta inutilità di certe continue revisioni del sistema audio, non credete sarebbe meglio? Finirebbe il gioco dite? Non credo proprio, anzi, a mio modo di vedere avrebbe inizio! Finalmente, dopo tanto agitarsi nella ricerca, avrebbe inizio dicevo, la parte migliore, fatta di ascolto vero, rilassato, teso a raccogliere i frutti dell’impegno messo nel realizzare l’impianto nel tempo, ma soprattutto, si darebbe un concreto senso al tutto, smettendola di rincorrere una chimera buona solamente per far (fare) soldi senza eccessivo impegno, ottima per rivendere l’ennesima trovata a caro prezzo che risolva (?) il problema dell’ascolto perfetto.

In conclusione
L’esperienza m’ha insegnato che una volta raggiunto un dato livello, solitamente piuttosto elevato, tale comunque da essere mediamente considerato elevatissimo dalla gente comune che nulla ne capisce – per certi versi beati loro se questo è lo scotto da pagare – si dovrebbe godere dei risultati derivanti dal lavoro svolto per raggiungerli. Diversamente è meglio lasciar perdere, tanto si resterà sempre a bocca amara.

 

Chi di voi si è riconosciuto in questa storia? Ditelo nel Forum di VideoHifi
http://forum.videohifi.com/discussion/305393/su-open-journal-storia-semiseria-e-folle-di-uninsoddisfazione#Item_1