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Open Journal di Diego Scardocci

Polk Audio SDA: eppur si muove

Diffusori ad emissione non convenzionale
Polk Audio SDA: eppur si muove

Di tutti i componenti che costituiscono un impianto audio, i diffusori sono l’elemento che ha sempre esercitato il maggiore fascino su di me; vuoi per il mistero insito nella trasformazione dell’energia elettrica che ricevono in energia meccanica, vuoi per il fatto di essere l’anello ultimo e quindi l’interfaccia finale tra l’impianto e l’ascoltatore oppure, cosa affatto banale, per l’essere l’elemento che maggiormente caratterizza timbricamente il risultato finale dell’impianto, sia come sia, i diffusori hanno per me un fascino secondo solo al giradischi analogico.

Ho quindi deciso di scrivere queste righe spinto dall’intimo desiderio di condividere, o forse dovrei dire di testimoniare, l’esperienza che da parecchio tempo sto vivendo - era una fredda giornata del gennaio 1994 quando le acquistai - complice il possesso di una coppia di diffusori la cui definizione di non convenzionali si adatta alla perfezione: le Polk Audio SDA 1C.

Non vorrei farla eccessivamente lunga, ma non posso esimermi dal citare seppure brevemente la genesi della suddetta linea di diffusori, la cui produzione avvenne dal 1982 a circa il 1991, un periodo nel quale questi sistemi ebbero un notevole successo, ciò malgrado l’inevitabile sospetto che accompagna i sistemi diversi dal solito nonché una distribuzione non troppo incisiva.

WHAT LIES BENEATH (DIETRO LE QUINTE)

Non voglio assolutamente gettare il seme della polemica, ma se io inventassi qualcosa di effettivamente valido e capace di fornire una prestazione oggettivamente diversa dal solito, una vera innovazione insomma, tangibile e concreta, posto che la brevetterei, il passo successivo sarebbe di rivendermi tale innovazione con la massima velocità ed efficacia possibile essenzialmente per due ottime ragioni: la prima è che dopo aver brevettato la novità nessuno potrebbe scipparmela ne farla sua in modo così facile, secondariamente perché dopo aver investito tempo, soldi ed impegno per la mia ricerca vorrei la giusta remunerazione. Onestamente non ci vedo nulla di strano in questo, anzi, a me pare la norma.

Chi fa segreto delle sue scoperte in modo medievale - intendendo con ciò riferimenti a chi suggerisce ascolti ascetici per comprendere l’innovativo verbo - a mio avviso è da guardare con sospetto; a titolo di esempio pensate se i coniugi Curie oppure Einstein avessero tenuto per loro quanto scoperto (robetta che mi dicono essere leggermente importante).

Nell’ambito dei diffusori, il termine innovativo è stato spesso collegato ad un ambito quasi sciamanico, misterioso ed insondabile, qualcosa a metà strada tra il reale ed il surreale; oddio, magari è anche vero che nel tempo, complice magari qualche bizzarria commessa dai costruttori - in qualche caso a digiuno di concreta cultura tecnica ma di certo ricchi di esperienza di marketing e/o di efficace favella - qualche falsa innovazione sia stata effettivamente introdotta, così com’è altrettanto vero che qualche ingenuo (?) arbitrio nell’individuare aspetti fondanti nella riproduzione, soprattutto in passato, quando l’appassionato medio era molto meno consapevole ed altrettanto “affascinabile” da affermazioni di stampo esotico o sottili rimandi esoterici, possa aver contribuito ad allevare qualche mito. Sia come sia, per fortuna, tante sciocchezze del passato sono state ampiamente riconsiderate, verificate e se del caso tolte di mezzo con cura, non mancano a nessuno ed anzi, hanno lasciato il posto a qualcosa di ben più concreto.

REAL AUDIO INNOVATIONS (DIETRO LE QUINTE II)

Ciò premesso, esaminiamo come questi singolari diffusori tentavano di aggirare i limiti dalla stereofonia classica; per i più curiosi ed aperti di mente, premetto che sul sito della Polk Audio è disponibile una consistente documentazione tecnica che spiega con dovizia di particolari ciò che per ovvie ragioni cercherò di riassumere in breve.

In altre parole, la cosa nasce dalla constatazione che in natura - una circostanza difficilmente contestabile - quando si ascolta un suono da una qualsiasi sorgente sonora le orecchie sono raggiunte da due stimoli, uno raggiungerà l’orecchio sinistro ed uno il destro, punto. A seguito di ciò il cervello, in base ai tempi di arrivo dei due stimoli, localizzerà la sorgente sonora attribuendogli inequivocabili coordinate spaziali.

In fase di riproduzione nasce invece il problema, in quanto a due diffusori corrispondono quattro stimoli, due in più rispetto a quanto accade naturalmente, e questo fenomeno - noto come ITD (Diafonia Interaurale) - essendo gli stimoli in numero maggiore a quanto naturalmente il nostro cervello si aspetta creerà difficoltà nell’individuare con certezza la posizione della sorgente. Tradotto in termini audiofili ciò significa che la sorgente virtuale percepita non sarà così ferma nello spazio come invece sarebbe in natura.

Ebbene, la soluzione al problema, che sembra semplice ma non lo è, almeno non in termini di ideazione e successiva implementazione pratica, consiste nell’eliminare questi segnali supplementari, ed è proprio questo che Matthew Polk fece all’epoca. Tramite un complesso crossover, alcuni altoparlanti dedicati che riproducevano un segnale ritardato ed invertito di fase unitamente ad un terzo cavo che interconnetteva i due sistemi allo scopo di scambiare informazioni sinistra/destra, riuscì nell’intento di annullare la ITD rendendo questi sistemi letteralmente spettacolari relativamente ad allargamento della scena sonora, fermezza dell’immagine e attendibilità prospettica; oltre a ciò, questi sistemi facevano uso di un particolare filtraggio progressivo - da cui la definizione SDA (Stereo Dimensional Array) - che restituiva alle sorgenti un credibile dimensionamento evitando indesiderati ingigantimenti delle sorgenti sonore.

NULLA DURA PER SEMPRE

Questa serie di diffusori vide notevoli sviluppi nell’arco della loro esistenza, modifiche ai crossover, ai drivers, ai cabinet tutto al fine di incrementarne le già notevoli prestazioni, nulla comunque che ne stravolgesse l’assetto sonico generale, solo continui aggiustamenti che determinarono in ogni caso l’esistenza di ben cinque serie successive.

Ebbene, malgrado queste indubbie doti, evidenti e concrete tranne ai sordi totali, questi sistemi caddero lentamente nell’oblio a causa di un progressivo disinteresse da parte dei rivenditori i quali, attratti dall’allora nascente settore HT iniziarono a dirottare la clientela verso insiemi formati da più diffusori che si riteneva avrebbero superato d’un balzo tutte le limitazioni introdotte dalla nota contrapposizione realtà vs riproduzione, situazione che ancora oggi sappiamo non essere così definita, diversamente sarebbe finito il gioco e si avrebbe un sistema indistinguibile dal vivo, e a me non pare sia così.

Ovviamente, direi purtroppo, tale disinteresse portò alla fine della produzione soprattutto a causa degli eccessivi costi di produzione non più riassorbiti dall’utile legato alle vendite, un vero peccato.

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