Tu sei qui:HomeOpen JournalDiego ScardocciLa prima cosa bella

Open Journal di Diego Scardocci

La prima cosa bella

L'importanza dei diffusori e di quanto il loro contributo sia importante nell'economia generale del sistema audio
La prima cosa bella

Jennings Research Contrara Rectangle

Come da titolo, la prima cosa bella che ho avuto dall’hifi - come cantava il buon Nicola di Bari nella famosa canzone - fu una coppia di diffusori, una paio di Jennings Research modello “Rectangle” per l’esattezza, misconosciuti diffusori americani che all’epoca, siamo nel 1977, fecero una sparuta apparizione in Italia.

Si trattava delle mie prime casse importanti, infatti, non disponendo d’altro e non avendo alcun budget a mia disposizione, in attesa di tempi migliori usavo ascoltare il mio primo impianto formato rack - successivo al compatto Emerson di cui disponevo in precedenza - con una misera coppia di “cassette della frutta” rimmediate (voluto errore onde sottolinearne l’ignobile provenienza) non ricordo dove, forse scartate da uno zio, ma sufficienti a riprodurre qualche suono; da quel momento realizzai l’importanza che hanno questi componenti, soprattutto mi resi conto della drammatica differenza nella riproduzione che il semplice sostituire i diffusori aveva provocato, un altro impianto, alla lettera!

A ben vedere, infatti, nella mia audio-carriera le sostituzioni dei diffusori sono state quelle che hanno visto la mia massima frequentazione ed al contempo, la mia massima frustrazione. Perché parlo di frustrazione? Semplice: sono quanto mai convinto che i diffusori siano l’anello principale della catena audio e che la loro importanza sia capitale, non per nulla le differenze riscontrabili con una semplice commutazione A/B possono essere udite da chiunque, pur se privo di approfondite conoscenze tecniche e perfino in assenza di indicazioni di merito che lo inducano a prendere in considerazione determinate caratteristiche.

Digitale vs Analogico

Assolutamente nulla di ciò accade con un'amplificazione oppure con una sorgente digitale – qualcosa del genere si ha col sistema giradischi, maggiormente a causa della sottile “alchimia” meccanica che si ingenera nell’insieme analogico – e comunque, tranne esponenti assolutamente indegni di rappresentare anche solo l’ombra del concetto di alta fedeltà, prodotti oggettivamente quasi inesistenti, non rammento nulla che mostri in modo tanto evidente la propria personalità sonora. Va da sè che sbagliare in quest’ambito genera abbondante frustrazione, sia per i soldi spesi senza ottenere i risultati prefissati sia, o forse soprattutto, perché a seguito di ciò spesso si inizia ad imputare ad altri – fateci caso, accade anche nella vita di tutti i giorni – la colpa del fallimento sonoro.

Ecco allora che l’appassionato medio, non mediocre sia chiaro, per quello non c’è soluzione, inizia tutta una serie di complesse elucubrazioni che lo portano a concludere che si tratta dell’ampli, che non essendo in sintonia con i diffusori si comporta in modo becero alzando la voce - i tweeters strillano - oppure si fa improvvisamente modesto - i bassi latitano o appaiono molto indietro - manifestando certe debolezze che prima non c’erano, oppure, che la sorgente abbia improvvisamente deciso di farsi sentire in modo prepotente perché i diffusori ne mettono in evidenza le caratteristiche meno piacevoli.

Ora, un analisi anche solo superficiale del fenomeno testé citato è chiarissimo indice che qualcosa non va, almeno non più come prima, e che paradossalmente pur avendo acquistato qualcosa di presumibilmente migliore la situazione è addirittura peggiorata, possibile?

Oh yeah.... Senza trascurare tutto ciò che può avere effetto sulle prestazioni – l’ambiente in primis – l’assetto timbrico di un diffusore è comunque in grado di modificare il risultato sonoro finale ribaltando considerazioni che fino a quel momento apparivano granitiche.

Un giorno in un negozio...

A tal proposito ricordo un episodio accadutomi qualche anno fa quando, vagabondando all’interno di un negozio in un raro pomeriggio libero, mi trovai involontariamente coinvolto in un ascolto nel quale un signore, che giustamente s’era portato dietro il suo fido amplificatore - credo fosse un Marantz oppure un Pioneer old style - tentava di comprendere quali diffusori potessero essere meglio gestiti dal suo ampli e, soprattutto, quali fossero effettivamente in grado di soddisfarlo.

Essendo da tempo a digiuno di simili occasioni mi sedetti accanto a lui ad ascoltare, venni così a sapere che i vari diffusori ascoltati fino a quel momento non lo convincevano e non riusciva a decidersi perché, mi diceva dopo aver preso quel minimo di confidenza favorita dalla comune passione, aveva l’impressione che mancasse qualcosa nel suono, una sensazione invero strana, qualcosa che anche lui trovava difficile descrivere che definì come una specie di vuoto.

Conoscevo piuttosto bene il negoziante, sapevo benissimo che era suo costume abbandonare il cliente all’ascolto per poi tornare dopo un periodo di tempo da egli ritenuto ragionevolmente sufficiente affinché si decidesse, esordendo col classico “allora? quali incartiamo?” il tutto accompagnato dalla consueta grassa risata, non certo un comportamento invitante ma tant’era.

JBL L-150Mentre argomentavamo piacevolmente su cosa di norma ci si dovesse aspettare da un diffusore, notai in un angolo una coppia di JBL L-150 usate in forma pressoché perfetta, sembravano nuove tanto erano ben conservate, veramente molto belle; gli suggerii perciò di farsele collegare certo che il risultato sarebbe stato superlativo.

Quando il solerte commesso tornò, al solo sottoporre la richiesta notai il quasi impercettibile movimento del sopracciglio evidente simbolo di seccatura imminente; appariva fin troppo evidente, infatti, che a causa di direttive superiori si preferiva vendere qualcos'altro piuttosto che quella coppia di diffusori usati, in ogni caso, per farla breve, quando la coppia vintage fu connessa e le prime note iniziarono a fluire nell’ambiente - malgrado le impressioni negative sull’accoppiamento giudicato improbabile dal dinamico commesso - notai quasi subito l’accenno di sorriso farsi strada sul volto dell’indeciso cliente il quale, avevo quasi dimenticato di dirlo, stava iniziando quasi a demordere convinto che fosse meglio tenersi quello che aveva piuttosto che sostituirlo con qualcosa di non gradito.

Ancora una volta ebbi la certezza che il mio ragionamento era corretto, non per nulla l’inserimento di un certo diffusore piuttosto che di un altro aveva chiarito quanto fosse importante nell’economia generale sonora il suo contributo.

A prescindere da quell’esperienza, ulteriore conferma di ciò che penso ed emblematica di quanto i cambiamenti nel tempo - intesi come reale evoluzione di qualcosa - siano sovente illusori, con l’esperienza ho appurato che sostituire i diffusori oltre a qualche incertezza a lungo temine, altrimenti il discorso fatto fino a questo momento sarebbe privo di fondamento, talvolta può portare a risultati che non esito a definire eclatanti, ma non solo, una volta scelto il modello che più soddisfa, se si hanno sufficienti capacità di intervento è perfino possibile alterarne a costo quasi zero alcune caratteristiche emissive al fine di ottimizzare l’interfacciamento con l’ambiente, strada viceversa poco o per nulla percorribile con altri prodotti.

Ma questo, oltre che un’altra delle mie ferme convinzioni, è un discorso che magari riprenderò in futuro. Un saluto a tutti.

 

Continua la discussione sul Forum di VideoHifi.com
http://forum.videohifi.com/discussion/302091/su-open-journal-la-prima-cosa-bella#Item_1

 

Disclaimer: alcune immagini, fotografie e creazioni grafiche sono state trovate sul web e non è stato possibile verificare se siano di pubblico dominio o meno. Se non fossero pubbliche, inviare una e-mail all'indirizzo "oj@videohifi.com" e la grafica in questione verrà rimossa.