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Open Journal di Mirko Tondi

Anche Ennio adora i Clash

Ennio, annoiato dalla vita e da se stesso, dà l'impressione di tirare avanti fra abitudini logoranti e un senso di profonda insoddisfazione. Un giorno fa qualcosa di insolito e azzardato, un gesto che non sa spiegarsi, forse per vincere questa terribile stasi. Sulla sua strada incontra, anzi ritrova, la musica degli amati Clash. Ma stavolta quelle note sembrano portare con loro emozioni nuove... Una curiosità: la storia prende spunto dal racconto "Vicini" di Raymond Carver, e vuole essere anche un omaggio al grande scrittore americano.
Anche Ennio adora i Clash

La cover di "Combat rock" dei Clash

È qualche giorno che Ennio punta con occhi decisi il balcone di casa sua, quasi con aria di sfida. E oggi pare che abbia tutta l'intenzione di fare quello che ha in mente. Da qualche minuto infatti ha le mani poggiate sul bordo e fissa l'altezza sotto di lui, notevole, un vuoto che per un attimo, il breve sguardo che gli dedica, appare immenso e vorace. Poi, finalmente, lo fa. Scavalca la ringhiera e mette i piedi sul cornicione, mentre con le mani si regge bene, e si gira. Ennio sta lì, tra quel vuoto e casa sua. La seduzione del pericolo gioca la sua parte. Prova a sporgersi, ma lo fa quanto basta per provare il desiderio di non buttarsi. Non è quello che vuole, del resto. Quello che gli interessa è andarci vicino, abbastanza vicino da toccare il limite e sentire di avere il potere di decidere. Le mani rimangono ben salde sulla ringhiera, il busto in avanti e i piedi ancorati al cornicione lì in basso, una piccola striscia dalla quale fuoriescono le scarpe. Ecco un po' di vento, Ennio lo sente sulla faccia come uno schiaffo leggero. Però non chiude gli occhi, no. Quelli sono spalancati a sorvegliare che nessuno veda. È solo che, a parte il suo gatto che lo osserva con la testa infilata attraverso una fessura della ringhiera, non c'è nessuno. Ennio, per un momento, si gira e gli rivolge un'occhiata. Certo, gli vuole bene, ma ogni volta che lo guarda si sente un po' cinico a pensare che non sia altro che un comune gatto bianco con qualche pezza grigia, poco più che un randagio trovato per strada. Sarà perché Ennio non vuole bene a nessuno veramente. Oppure sarà che quelli dell’appartamento di fronte hanno invece un persiano, che esibisce in quella maniera un po’ snob la sua razza pregiata e il suo bel pelo folto. Strano pensarci in una simile situazione, ma è come se anche quello fosse un ulteriore indice della sua esistenza mediocre. Chissà cosa passa per la testa di Ennio in questo momento allora, forse che esporre la propria vita a un rischio così evidente la rende meno mediocre, o comunque meno scontata. In effetti, era da qualche tempo che Ennio pensava di fare ciò che ha fatto; sentiva il bisogno di provare quella che di solito chiamano “una forte emozione”, roba che spinge qualcuno a fare bungee jumping o la roulette russa e qualcun altro meno temerario a decolorarsi i capelli o a farsi un piccolo tatuaggio, qualcosa che a proprio modo viene giudicato estremo, insomma. Qualche volta si fanno anche cose come questa, cose che in genere la vita non regala e ti senti costretto ad andare a cercarti, a fare tutto da te, per procurarti un po’ di quell'eccitazione.

Abitudini, maledette abitudini, ecco quello che pensa Ennio adesso: sua moglie, la famiglia, il lavoro, gli amici. Forse anche sporgersi dal cornicione per sentirne l'effetto potrebbe diventare un'abitudine. Ma Ennio pensa di andare oltre. Si guarda intorno con aria che un investigatore privato definirebbe circospetta, si volta con lentezza e poi penzola giù, un po' di paura e poi tutto il resto, che è un concentrato di emozioni sparate nel cuore martellante di battiti. Non ci vuole molto per arrivare sul balcone dell'appartamento di sotto, anche se il salto di Ennio non è certo da circo, anzi è goffo e improvvisato. Nessuno lo vede, comunque, e solo gli occhi curiosi del suo gatto sembrano interessati a sapere dove stia andando. Chissà se i gatti provano invidia. Vorrebbe emularlo, questo almeno è certo. Per un osservatore esterno, ammesso che ci fosse, oltre allo stupore qui subentrerebbe anche una componente di mistero, quella che ha a che fare con l'inspiegabile tendenza di certe persone a fare cose come questa, senza un apparente motivo, un giorno come un altro. In sostanza, Ennio, che non ha nessuna intenzione di mettersi a rubare nell'appartamento dell'inquilino del piano di sotto, è lui stesso il primo a non sapere di preciso perché lo sta facendo, ma lo fa, si sente un po' come il personaggio di un romanzo d'avventura guidato dalla penna ballerina del suo scrittore. Non era previsto che il passo successivo fosse quello. A dire il vero, non era neanche previsto un passo successivo. Però Ennio sa con certezza che a quell'ora l'inquilino del piano di sotto non è in casa. Il tizio torna sempre verso le otto di sera, mentre adesso sono da poco passate le sei e mezzo. D'altra parte, il senso di onnipotenza che Ennio percepisce in questo frangente non gli dispiace affatto. Anzi, lo fa smaniare. La porta del balcone è pure socchiusa. Siamo all'inizio dell'estate e poteva anche starci il fatto di trovarla aperta. E in un condominio tranquillo come quello non si è mai sentito parlare di ladri d’appartamento, tantomeno del vicino di sopra che fa invasione penzolandosi dal suo balcone. Non c'è niente che lo trattenga, a questo punto può entrare in piena libertà. Deve entrare, altrimenti non avrebbe significato essere lì in quel momento. Dà un colpetto con i polpastrelli alla cornice della porta-finestra. Ora davanti a sé ha il mondo che appartiene a un'altra persona, un microcosmo che sta per essere violato. È proprio questa consapevolezza che spinge Ennio a fare un passo avanti anziché indietro. Ennio compie con lo sguardo una panoramica del salotto. Ogni oggetto, ogni singolo arredo, ogni particolare gli parla di quella persona, offrendogli prospettive che lui non aveva mai neanche considerato. Si accorge di non sapere nulla dell'inquilino del piano di sotto, ecco la verità, una verità che in quanto tale lo sorprende. Per esempio che gli piace l'arancione, colore che domina in tutta la stanza. E poi che colleziona piccoli animaletti di vetro e li dispone in perfette file simmetriche, tutti dentro una bacheca. E soprattutto che ascolta i Clash, di cui pare possedere tutti i dischi in vinile. Da come li tiene e dalle edizioni che ha, sembra non solo che gli piacciano ma che siano una vera passione, per lui, i Clash.

Anche Ennio adora i Clash. E pensare che, incontrandolo qualche volta in ascensore, Ennio non aveva mai avuto l'impressione che quel tizio ascoltasse i Clash. Non lo aveva pensato nemmeno per un secondo. Gli era sembrato semmai uno di quelli che ascolta quella roba moderna da discoteca, tipo techno o house. O addirittura uno che si sorbisce, canticchiandole felice tra sé e sé, quelle insipide canzoncine dal ritmo latino-americano buone solo per i tre mesi che dura un'estate e per qualche coreografia abbinata. Invece si era fatto, come spesso succede, un'idea sbagliata. È caduto in quei cliché che non risparmiano nessuno, Ennio, e ora sta lì a fissare quei preziosi LP, passandoseli tra le mani uno dopo l'altro: "London calling", il triplo disco di "Sandinista!", e poi "Combat rock". È sempre stato il suo preferito "Combat rock", un perfetto saluto d'addio di una grande band, anche perché Ennio ha sempre pensato, come tutti i fan dei Clash, che “Cut the crap”, quello venuto dopo e con la formazione originale decimata, fosse una vera merda e che non si potesse considerare mai e poi mai roba da Clash, ma siamo matti. Questo disco che si rigira fra le mani invece lo ha ascoltato fino quasi a consumarlo, senza eufemismi, nel suo appartamento. Magari ad ascoltarlo lì, dove si trova adesso, avrebbe un suono diverso, pensa. Forse avrebbe persino un altro senso. Senz’altro trasuderebbe le emozioni di un'altra persona differente da lui, questo sì. Ennio cede quindi alla tentazione, troppo forte d'altronde, e tira fuori il disco dalla copertina. Ne esce il buon odore del vinile e un po' di polvere. Solleva il coperchio del giradischi fino a fargli toccare il muro. Preme il pulsante di accensione, mette il disco sul piatto, regola il volume ed è la volta della puntina sul vinile. Dopo qualche secondo di attesa parte Know your rights, la prima traccia. Non ci vuole molto perché Ennio si porti a braccetto le note fin dentro i suoi ricordi, e come non potrebbe. Poi sfila via Car jamming, che prepara il terreno alla traccia successiva, ed eccola, Should I stay or should I go, gli viene da ballaread ascoltarla, è sempre stato così, ovunque si trovasse.Ma circa a metà brano rimane bloccato da un rumore, una di quelle scene da film thriller in cui la tensione si alza: è il suono metallico della chiave che entra nella serratura. Come ha fatto a sentirlo nonostante la musica? Non lo sa nemmeno lui, anche questo rientra nel campionario dell'incomprensibile di quel giorno, eppure l'ha sentito, è successo. Interrompe ogni movimento, anzi è come congelato, non riesce proprio a fare niente. Un'ironia della sorte tremendamente crudele, Should I stay or should I go, forse doveva andare, doveva andare prima che tornasse a casa il tizio. Ed è una doccia fredda essere riportati al normale scorrere delle cose in questo modo, esattamente quello che oggi voleva evitare, perché un giorno così di normale non doveva avere proprio niente. Il tempo è passato molto in fretta, oppure il tizio è tornato prima, che importa. Il clang della serratura, e la porta che si apre. E soprattutto la copertina di "Combat rock" che cade a terra, scivolando sul pavimento insieme alle sue paure improvvise. Adesso non ci sono molte cose da spiegare. O da sapere. Solo che da oggi quel disco avrà per lui davvero un significato diverso. Fa un sorrisetto nervoso, mentre immobile guarda il tizio e la canzone entra nel pieno del suo vigore, facendosi sempre più veloce, più veloce, come un'esplosione nel petto.

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