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Open Journal di Bachisio Canu

Bad Plus... Joshua Redman in concerto.

Il 15 luglio, data conclusiva dell'appuntamento cosentino del "Peperoncino Jazz Festival", ha introdotto un gruppo abbastanza originale con la partecipazione di spicco del sassofonista americano Joshua Redman.
Bad Plus... Joshua Redman in concerto.

Da sinistra : Iverson, Redman, Anderson e King.

Un gruppo a me sconosciuto prima del concerto e per il quale la presentazione ufficiale, nell'ambito dell'informazione a supporto del Festival, non sapevo se destasse più curiosità o incutesse - in un certo senso - più timore, ma la presenza di Joshua Redman dava adeguate garanzie.

Incidentalmente, le strade dell'ottimo sassofonista americano figlio d'arte (il padre, Dewey Redman, è stato un valido interprete del free-jazz per quanto comunque un versatile sassofonista) si sono incrociate in collaborazioni fruttuose proprio con Brad Mehldau e Larry Grenadier, del Trio che ha suonato il giorno precedente, nonché con Clarence Penn, batterista del Trio di Uri Caine : piccolo il mondo del jazz !

Con un ritardo superiore alla media a causa dell'arrivo tardivo del rappresentante del Consolato statunitense in Italia - che ha sponsorizzato l'organizzazione degli eventi tenutisi a Cosenza - il concerto inizia mettendo subito in evidenza il suono denso e magmatico del gruppo al quale le impennate di Redman allo strumento forniscono lapilli ed esplosioni varie : l'impatto è di quelli che lascia il segno !

Contrariamente al suo solito, il gruppo - che ama reinterpretare classici del pop-rock - esegue composizioni originali massimamente del contrabbassista, Reid Anderson, al quale non difetta una certa abilità compositiva, oltre ad una valida abilità tecnica che si abbina con grande tempismo al pirotecnico batterista, David King, per una sezione ritmica che sorregge una poderosa intelaiatura su cui Joshua Redman spazia in modo impressionante, relegando il pianista, Ethan Iverson, ad un ruolo minore di contrappunto, nella complessiva economia sonora.

Le potenzialità espressive di Redman non sono comunque da meno di quelle della sua capacità polmonare e vengono alla luce nei momenti del concerto dove la composizione richiede una maggiore attenzione alla disciplina di gruppo, dando luogo a spunti molto interessanti anche nei momenti più riflessivi.

Tirando le somme, occorre dire che Joshua Redman è veramente un ottimo musicista sul quale si possono coltivare grosse aspettative in ordine alla sua crescita come riferimento nello strumento ; i Bad Plus si rivelano un gruppo veramente intrigante che, come gli squali, dovrà sempre stare in movimento per far sopravvivere la sua vena creativa, trovando in questa perenne ricerca la sua ragion d'essere.

 

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