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Open Journal di Luca Franzesi

Dingo Famelico, storia di un trafficante di vintage

Si aggira come uno sciacallo tra mercatini, soffitte e aste on-line con un unico scopo: riempire le proprie tasche. Ma gli affari non vanno sempre per il verso giusto...
Dingo Famelico, storia di un trafficante di vintage

Gianni guardò con aria torva il contenuto della valigetta grigia aperta sul tavolo. All’interno si trovava un piccolo, antiquato, registratore a nastro con il guscio di plastica color crema, unica cosa lasciatagli dallo zio Alfonso prima di passare a miglior vita. In pochi secondi emise il suo verdetto: 30, 35 euro al massimo, ammettendo che funzionasse.
Gianni, meglio conosciuto come “Dingo Famelico” su un noto sito di aste online, era un trafficante di apparecchi elettronici vintage. “Trafficante” era la parola giusta: la sua attività principale era andare in giro per mercatini e discariche a caccia di qualsiasi cosa che avesse un pur vago aspetto d’epoca, pagarla il meno possibile, provvedere ad una sommaria ripulita, e metterla in vendita con roboanti – e talvolta deliranti - descrizioni che ne decantavano la bellezza ed il valore come raro e pregiato oggetto d’epoca.
Quando il prezioso reperto non era funzionante, si avvaleva dei servigi di Francesco “Pastasalda”, il brufoloso ragazzotto del primo piano che per venti euro (“non di più altrimenti lo butto”, precisava “dingo” ad ogni incarico) riusciva a rimettere in moto quasi ogni cosa. Gli oggetti riparati da “Pastasalda” di solito funzionavano per poche ore, ma l’importante era che lo facessero almeno una volta a casa dell’incauto acquirente. Gianni stava bene attento a specificare in tutti i suoi annunci che l’oggetto era venduto senza alcuna garanzia, e questa sua astuzia lo aveva salvato da ben più di una richiesta di rimborso dai suoi sventurati clienti.
Ultimamente si era dedicato anche alla lettura dei necrologi sui giornali locali: spesso chi aveva superato la cinquantina conservava con cura “lo stereo” della sua gioventù, e capitava che vedove e orfani più o meno inconsolabili decidessero di sbarazzarsi di tutta la “ferraglia” che il caro estinto aveva conservato per anni in soggiorno. Nei casi più fortunati, il trapassato era stato uno di quei tipi che spendevano decine di migliaia di euro per ascoltare un disco in casa propria, e lui, sfruttando l’incompetenza di chi non aveva idea del reale valore di mercato degli oggetti rimasti, riusciva a portarsi via per quattro palanche impianti completi e di gran pregio, che poi rivendeva a caro prezzo in rete.

Lo zio Alfonso era stato proprio uno di questi individui che sprecavano i loro denari senza capire che un iPod comprato al supermercato avrebbe potuto fare esattamente le stesse cose ed in più riprodurre anche la musica piratata in rete. Nel corso degli anni aveva accumulato una impressionante quantità di apparecchiature hi-fi di pregio: amplificatori, giradischi, diffusori, registratori, tuner, lettori di compact disc, accessori: ogni volta che Gianni entrava in quella taverna si sorprendeva a pensare che una volta deceduto il caro zietto tutto quel ben di Dio sarebbe finito nelle sue mani rapaci di parente più prossimo e trasformato rapidamente in qualcosa di molto più gratificante: un viaggio in qualche paese dell’Est dove meravigliose fanciulle stavano aspettando solo lui, una macchina nuova, cene e divertimenti, vestiti griffati… doveva solo avere pazienza ed esercitare la sua fantasia.
Purtroppo il buon Alfonso, ben consapevole del delizioso curriculum del poco gradito nipote, aveva preparato un brutto scherzo: prima di lasciare questo mondo gli aveva consegnato solamente la valigetta grigia, lasciando tutto il resto ad un non meglio identificato museo storico delle telecomunicazioni per la creazione di una sezione dedicata allo sviluppo dei sistemi di riproduzione audio e video con annessa mediateca e sala di ascolto fruibile dal pubblico. Aveva però specificato che, se Gianni si fosse dimostrato almeno una volta nella vita dotato di un minimo di intelligenza, avrebbe potuto trovare un secondo testamento nascosto che annullava il lascito al museo e lo rendeva erede dell’intera collezione, senza alcun vincolo.

Gianni aveva buttato la valigetta in un angolo maledicendo quella vecchia carogna che non aveva minimamente apprezzato la visita mensile che lui gli faceva, almeno quando se ne ricordava, e se ne era del tutto dimenticato. Ora che gli affari stavano andando male e non riusciva da diverse settimane a reperire nei cassonetti nulla da spacciare come “meraviglioso vintage”, si era messo a rovistare in soffitta tra tutti gli oggetti inizialmente giudicati come “invendibili” ed aveva ritrovato anche il piccolo registratore dello zio. Attaccò la spina, ruotò una manopola e dopo qualche secondo un lieve ronzio uscì dall’altoparlante. Premette il tasto verde e le bobine iniziarono a girare. Bene – disse a voce alta Gianni – questa roba funziona, stasera va in asta e se qualche babbeo se la…. La frase gli si spezzò in bocca: dal vecchio registratore, la voce dello zio Alfonso elencava uno ad uno tutti gli apparecchi della collezione e ne specificava il valore. Oltre diecimila euro solo nei primi due minuti di nastro… nella mente avida e ottusa di “Dingo” si formò faticosamente un’intuizione geniale: “E SE QUESTO FOSSE IL TESTAMENTO ?!”
Preso dall’eccitazione, Gianni proseguì con l’ascolto. L’inventario era terminato, e lo zio adesso si stava rivolgendo direttamente a lui: “Carissimo nonché unico nipote, per quanto ti conosca bene e ti reputi un perfetto imbecille, avido e insensibile, ho voluto comunque lasciarti una possibilità di entrare in possesso di quella collezione che guardavi con occhio rapace ogni volta che venivi a trovarmi a casa. Se stai ascoltando questo nastro, significa che nella tua testa vuota è comunque passato un ricordo della mia persona, quindi porta registratore e nastro dal notaio incaricato dell’esecuzione delle mie volontà….”
Immerso nella visione di decine – o forse centinaia – di lucidi apparecchi svolazzanti per la stanza in mezzo a bianchi angioletti con le ali ricoperte di biglietti da cento euro ed arpe tintinnanti, “Dingo” non aveva fatto caso all’odore di bruciato che si stava diffondendo nell'aria. Un attimo prima di pronunciare il nome del notaio, la voce di zio Alfonso si interruppe con uno scricchiolio, ed una densa voluta di fumo bianco uscì dal registratore.

“NOOOOOOO”, urlò Gianni con gli occhi iniettati di sangue mentre il sogno svaniva nella puzza biancastra, “NON PUOI FARMI QUESTO, MALEDETTO SCHIFOSO !!!!”. In preda ad un attacco d’ira, afferrò con le mani l’incolpevole apparecchio, reo solamente di avere al suo interno un condensatore elettrolitico definitivamente offeso dal passare degli anni, e lo scagliò con forza a terra. Il mobile si ruppe in mille pezzi, ed il fragile coperchio di plastica trasparente che avrebbe dovuto proteggere le bobine saltò via. La bobina piena di nastro con il testamento dello zio descrisse in aria la parte ascendente di una perfetta parabola, secondo le ben note leggi della fisica classica. Nello stesso istante in cui “Dingo” realizzò che se avesse portato il registratore da “Pastasalda” questi lo avrebbe fatto funzionare in pochi minuti, la bobina iniziò a percorrere il ramo discendente della sua traiettoria e dopo una frazione di secondo cadde dentro il caminetto acceso.
L’abominevole imprecazione proferita da “Dingo”, degna del peggior scaricatore di porto, venne udita persino dal geometra che stava cercando gli addobbi di Natale in cantina, sei piani più sotto. Per un attimo a Gianni sembrò che la fiamma sprigionatasi dal vecchio nastro di acetato avesse il profilo di zio Alfonso nell’atto di mostrargli il ben noto “gesto dell’ombrello”…