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Open Journal di Pier Paolo Ferrari

Vintage, che passione!

Considerazioni generali sul Vintage Audio
Vintage, che passione!

A cura  di: Pier Paolo Ferrari

Gennaio 2014

Le riflessioni che si devono fare sui componenti vintage, e per vintage intendo quello “classico” che comprende elettroniche a tubi ma anche diffusori o giradischi che siano appartenuti al cosiddetta Hi-Fi Golden Age, sono di due ordini di pensiero attraverso due approcci ed obiettivi ben distinti tra di loro:

-  il vintage da collezione ( come direbbero gli anglosassoni da “display” ).

-  il vintage da ascoltare.

Si può far iniziare Il vintage classico alla fine degli anni Quaranta quando apparvero i primi finali a valvole ed i primi circuiti a bassa frequenza con requisiti di Alta Fedeltà, vedi il Leak del 1945 ed il Williamson del 1947, fino ad arrivare alla fine dei Settanta, quando si ebbe uno spartiacque con la riproduzione digitale ed il nuovo sistema di lettura dei dischi con il CD-Player, in pratica tutti gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

Il primo approccio è quello di reperire apparecchi da collezionare, che siano originali al 100% e che mantengano perciò inalterato nel tempo tutto il loro valore storico-filologico ma allo stesso tempo siano in grado di poter funzionare ancora in maniera ottimale, nonostante i vari decenni sulle loro spalle. Molti di questi, perciò, possono essere componenti da posizionare “in vetrina” e godere del ritorno emozionale che essi siano in grado di trasferire,  altri invece possono essere impiegati con grande soddisfazione così nello stato in cui si trovano. Dipende come sempre dalla loro qualità di costruzione. Mi riferisco ai vari brand storici, marchi illustri che hanno contribuito a determinare la Storia dell’Audio.

E’ un obiettivo “nobile” atto a preservare nel tempo queste memorie del passato hi-fi per non farle dimenticare dall’oblio di molti.

Il secondo approccio invece è quello di ricercare il vintage classico perché si è convinti che esso possa ancora giocarsi le proprie chance (rispetto a componenti moderni) e quindi possa funzionare molto bene anche interfacciato in impianti audio attuali. Oltretutto la ricerca è figlia anche del loro costo che risulta molto più abbordabile e non arriva certamente ai prezzi alle volte esagerati delle apparecchiature vendute oggi giorno.

E’ normale dedurre che per un impiego continuo e costante di tali apparecchi vintage sia necessario intervenire, avendo come obiettivo sempre un restauro conservativo e filologico dei componenti sostituiti. Occorre, infatti, ridare “energia” e mettere in sicurezza gli elementi più critici. Parlando di elettroniche, per esempio, oggetto di attenzione saranno le valvole o i transistors oppure i trasformatorio ancora la componentistica passiva.

Considerando i diffusori, occorrerà verificare le membrane degli altoparlanti, lo stato dei cross-over e via dicendo.

 

Questi due approcci sono altamente soggettivi e qualunque dei due venga adottato, la scelta definitiva dovrà portare alla massima soddisfazione del proprietario. Dipende solamente dall’appassionato di musica, infatti, sapere che cosa voglia e qual’ è la sua filosofia di pensiero.

Io stesso possiedo componenti  hi-fi vintage che utilizzo quotidianamente, i quali sono stati revisionati e perciò sono in grado di riprodurre la musica in maniera corretta (come piace a me) ed allo stesso tempo ho una nutrita collezione di apparecchi vintage, non restaurati, che conservano intatto tutto il loro valore storico-costruttivo e sono comunque ancora capaci di offrire una riproduzione eccellente della musica riprodotta.

Sono apparecchi a valvole oppure diffusori storici o giradischi di altissima qualità che per la loro stupenda progettazione e costruzione inducono a concrete riflessioni  sul “perché” l’evoluzione audio non abbia avuto, secondo il sottoscritto, molta ragione di successo in questi ultimi decenni!

Un Radford STA-15 Serie III del 1964, un Marantz 8B del 1960 oppure un giradischi Garrard 401 del 1972 od ancora un diffusore Tannoy Lancaster Monitor-Gold del 1970, sono esempi eclatanti di un’ottima ingegnerizzazione audio e di un’altissima scuola di pensiero tuttora insuperata!

 

RADFORD STA-15 SERIE III

Radford STA-15 Serie III

Finale stereo Marantz 8 B

Garrard 401

TANNOY LANCASTER

Tannoy Lancaster

Diffidate di chi sostiene per ignoranza (nell’accezione letterale del termine: che ignora,non conosce,ecc,) o per strani pregiudizi o peggio ancora perché in malafede per propri malcelati interessi che i componenti hi-fi del passato siano dei “rottami” e quindi non riescano a mostrare tutto il loro antico, e nello stesso tempo moderno, valore sonico. Essi sono totalmente in errore.

E questo lo posso affermare data la mia esperienza e convivenza pluridecennale con questi affascinanti oggetti .

Alcuni, poi, riducono il tutto alle misure: si basano cioè solamente sulle misurazioni tecniche dei vari apparecchi come se queste potessero spiegare  tutto o quasi delle “alchimie audio” e fossero in tal modo da considerarsi una sorta di “vangelo”.

Non considerano, cioè, che la buona riproduzione musicale sia formata da un mix di fattori combinati fra loro come l’ambiente, l’interfacciamento dei singoli componenti, la posizione dei diffusori, l’utilizzo di circuiti e di materiali di qualità, ecc. Le misure elettriche sono utili ma non sono fondamentali!

Se fosse vero  e dipendesse solo ed esclusivamente dalle misure elettriche, non si spiegherebbe come mai il trasformatore di uscita di un finale a tubi come  quello del Radford  STA-15 presenti caratteristiche tecniche eccellenti  mentre quello del leggendario Leak TL 12 Point-One risulti molto scarso alla prova del banco di misura. Eppure il Leak TL 12.1 viene considerato, a ragione, da decenni  e da tutti gli appassionati del mondo come uno dei migliori amplificatori mai costruiti nella Storia dell’hi-fi per la sua stupenda musicalità e qualità di riproduzione!

Finali LEAK TL 12 Point-One

Finali Leak TL 12 Point-One

 

Fidatevi  quindi,come ho sempre fatto io, del proprio orecchio e della propria sensibilità  e cultura musicale.

 

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