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Open Journal di Vincenzo Traversa

Due mesi con il preamplificatore McIntosh C50

La prima volta che l’ascoltai, insieme al suo finale d’elezione, l’MC452, non mi fece gridare al miracolo, complice sicuramente l’infelice abbinamento con diffusori ad alta efficienza Avantgarde Duo Omega: posso affermare che, ancora una volta, solo il vivere determinati oggetti, provarli nel proprio ambiente e con i propri diffusori/ampli, può permetterti di arrivare a capirne le vere potenzialità, prestazioni, sfumature.
Due mesi con il preamplificatore McIntosh C50

Quello che non mi è piaciuto
Iniziamo da quello che non mi è piaciuto del pre in questione.  A mio avviso la sezione equalizzatrice è del tutto inutile. Non solo non ho mai sentito la necessità di utilizzarla (forse perché l’abbinamento ampli/diffusori/ambiente va bene) ma, ed è questo che più mi ha colpito, non è trasparente al passaggio del suono. Infatti, se non è selezionata la modalità bypass, e quindi anche con i controlli dei toni lasciati in flat, il suono si copre di un velo, leggero, quasi impercettibile ma presente. Per chi come me sa individuare le mancanze nella trasparenza all’interno del messaggio sonoro, è un limite ben percepibile. Invece, selezionando la modalità bypass, questa leggera nebbiolina di colpo svanisce e il suono torna limpido, terso e fresco.
Altra dolente nota è la sezione digitale del pre. Non è una critica alla qualità della conversione che mi sembra veramente ottima ma, come sta accadendo sempre più di frequente in casa McIntosh, manca l’aggiornamento software indispensabile per far accettare segnali digitali ad alta risoluzione. Ho provato sia gli ingressi ottici che coassiali e non si va oltre i 48 khz come frequenza di campionamento. Per l’ingresso USB è anche peggio, fermandosi ai 44,1. Un vero peccato, non aver potuto provare sino in fondo le reali possibilità e potenzialità di questa sezione del pre.
Altre due pecche, del tutto soggettive: il telecomando, uguale a quello del 6600, non è all’altezza della macchina: una unità di pregio ne avrebbe, a mio avviso, completato le notevoli doti estetiche e qualitative. Il display (come spesso accade per i McIntosh di ultima generazione), uguale a quello del 6600, a distanza è poco visibile, anche utilizzando il massimo grado di illuminazione. Sarò troppo miope io ma, cifre e caratteri un po’ più grandi, a distanza, avrebbero consentito un miglior controllo della macchina.

Veniamo al suono
Con tutti i generi musicali, che siano rock, jazz o classica, il C50 è padrone della situazione. Sa dipanare con grazia e fermezza tutta la trama musicale, con una nota di eccellenza per quanto riguarda la gamma bassa, dotata di una profondità, fermezza ed articolazione da primato.
I medi sono letteralmente liquidi e si amalgamano alla perfezione con le altre frequenze immediatamente inferiori e superiori. Gli alti sono presenti, rifiniti e lucenti. La sensazione è quella della corretta presenza di tutte le armoniche superiori, proposte con estrema raffinatezza e dolcezza. Anche gli acuti più esasperati (ad esempio un violino sollecitato nella zona più acuta del suo spettro riproduttivo) non è mai affaticante e resta perfettamente intellegibile.
Se andassi a cercare il classico pelo nell’uovo, potrei dire che l’unica mancanza è in quello che non potrà mai avere, cioè quel tocco di aria tra gli strumenti che solo i migliori pre a tubi che conosco (C2300, C500 e C1000) hanno. È come una sensazione di mancanza di quel qualcosa in più che rende il suono acuto meno asciutto e più arioso. Ripeto, non è mancanza di frequenze acute, è mancanza di sensazione di aria presente tra le corde, fiati e percussioni. Io credo che questo sia il vero limite della tecnologia a stato solido rispetto a quella valvolare. Il medio alto, ed alto del pre a valvole, per me resta il migliore.

Altre note di lode
La ricostruzione scenica è notevole nelle tre dimensioni, soprattutto in altezza e larghezza, un po’ meno, per i miei riferimenti, in profondità. Soprattutto con la grande orchestra sinfonica si gode di una perfetta messa a fuoco di tutto lo stage, con una ricostruzione perfetta della collocazione nello spazio degli strumenti. Solo in momenti particolari, conoscendo bene il software usato, soprattutto SACD, ho potuto notare una meno perfetta riproposizione dello spazio in profondità, ma sto parlando di quasi sfumature che in molti non coglierebbero nemmeno.
Scansione delle frequenze: come ho già detto, parlando di quelle basse, l’articolazione del pre è notevolissima. Riesce a svolgere il suo ruolo di dipanature delle trame musicali senza sforzo, riuscendo a dirimere anche i passaggi musicali più difficili. Non l’ho mai sentito impastare il suono o la timbrica, sia nei momenti più coinvolgenti, ad alto volume che in quelli più tranquilli a volumi più normali.
Alte funzionalità, detto del telecomando e del display, posso aggiungere che è una macchina silenziosa, bellissima e ben fatta. Ogni comando dato sia con il telecomando che sul frontale, restituisce un feedback molto positivo, ed è un bel oggetto da vedere sia spento che, soprattutto acceso. Nella prova ho utilizzato, per il collegamento con le sorgenti digitali e i finali i collegamenti XLR, pur non essendo il pre un vero bilanciato. Rispetto al mio riferimento, non mi sembra di aver colto, in questo, particolari differenze nella risposta timbrica.

Altamente consigliato a…
In conclusione, posso dire che questo pre mi è veramente piaciuto molto: ha grazia, dinamica, ricostruzione scenica e timbrica lodevoli. Gli manca solo quel tocco in più che i valvolari di classe hanno, e che giustifica il loro prezzo d’acquisto superiore.
Se e quando, con l’aggiornamento software, sarà possibile sfruttare al 100% la sezione D/A interna, il C50 diventerà un pre di riferimento assoluto, per le sue qualità soniche e tecniche.
Altamente consigliato a tutti coloro che non vogliono avere i problemi della gestione dei pre a tubi mantenendo però il 99% delle stesse qualità che questi riescono a donare.