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Open Journal di Andrea Bedetti

Quando la storia diventa leggenda

I Musici non sono soltanto i messaggeri della musica di Antonio Vivaldi, ma anche i depositari di pagine fondamentali della musica barocca, così come dei mostri sacri dell’Ottocento e degli autori innovativi del XX secolo
Quando la storia diventa leggenda

Il gruppo de I Musici nella loro formazione attuale.

Che cosa si può dire di una formazione musicale che ha mosso i suoi primi passi nel lontano 1951 e continua tutt’ora a vantare un’ottima salute, visto che all’interno di essa di sono succeduti musicisti della seconda e, addirittura, della terza generazione, senza che per questo venisse meno la sua originaria e imperturbabile “filosofia interpretativa”? Ebbene, questo miracolo artistico si può avverare se la formazione musicale in questione porta il nome de I Musici, un vero e proprio marchio di fabbrica nel panorama mondiale, un caso unico nella storia dell’interpretazione musicale.

E parlare de I Musici significa abbinare inevitabilmente al loro nome quello di uno dei più grandi compositori della storia, che la formazione romana ha avuto il merito di aver fatto conoscere al mondo intero attraverso i suoi dischi e i suoi concerti, quello di Antonio Vivaldi. Non per nulla, un loro celeberrimo disco, consacrato alle Quattro Stagioni e inciso dalla Philips, ha venduto in tutto il mondo più di dieci milioni di copie! Ma I Musici non sono soltanto i messaggeri della musica del “Prete rosso”, ma anche i depositari di pagine fondamentali della musica barocca, così come dei mostri sacri dell’Ottocento e degli autori innovativi del XX secolo, alcuni dei quali hanno dedicato appositamente pagine e brani alla compagine romana.

Disco di platino

Il disco di platino con diamante consegnato a I Musici per i dieci milioni di copie vendute nel mondo delle loro Quattro Stagioni vivaldiane.

Ora, per festeggiare il sessantesimo anno di attività, I Musici hanno voluto registrare nuovamente lo scorso anno proprio le Quattro Stagioni, unitamente a una delle pagine più belle del repertorio sinfonico per archi del Novecento, la Simple Symphony di Benjamin Britten. E l’hanno fatto non più con la loro storica etichetta discografica, la Philips, ormai assorbita dalla Decca e la cui epopea è ormai mestamente tramontata, ma con la più importante casa discografica italiana, la Dynamic di Genova, con la quale hanno stipulato un contratto di collaborazione.

Se già di per sé ormai i quattro concerti vivaldiani, tratti da Il cimento dell’armonia e dell’inventione Op. 8, rappresentano una delle pagine musicali più registrate della storia del disco, è pur vero che nell’interpretazione della compagine capitolina assumono sempre un sapore nuovo, sebbene gli ingredienti stilistici siano sempre gli stessi, ossia una tecnica impeccabile, una potenza di suono granitica, una ricerca del dettaglio mai fine a se stessa e scevra da banali e accattivanti ornamentazioni di sorta. Il tutto unito a un’irrinunciabile “cantabilità”, a una leggerezza d’intenti che lascia commossi e stupefatti.

Cover I Musici

La copertina del disco de I Musici dedicato alle Quattro Stagionidi Vivaldi.

E per capire la “globalità” del suono (il sacro Klang direbbero i tedeschi) che I Musici riescono a esprimere attraverso i loro meravigliosi strumenti (ci sono degli Amati, dei Cappa, degli Storioni, dei Guarneri, senza dimenticare che nel passato ci sono stati anche degli Stradivari!) basta ascoltare la Simple Symphony di Britten, abbinata alle Quattro Stagioni e registrata nel lontano 1961, ossia dai componenti della prima generazione della compagine musicale romana, tutta giocata su un ritmo pulsante, gioioso, su una tessitura perlacea (l’indimenticabile Playful Pizzicato è un gioiello di precisione e di timbro).

Ma ciò che colpisce, come denominatore comune che contraddistingue tutto il disco, è la spontaneità che l’ensemble romano riesce a donare con le sue interpretazioni e che non vede differenze di sorta tra I Musici di oggi e quelli di ieri. Questo perché, per tradizione, sensibilità, continuità, il suono fluisce naturalmente, come se non ci fosse nessuno sforzo da parte dei dodici musicisti. Ebbene, questa naturalezza, questa semplicità, con le quali I Musici marchiano le loro interpretazioni, si possono riscontrare solo in pochissime, altre formazioni musicali e il cui elenco non va oltre le cinque dita di una mano.

Antonio Vivaldi

Antonio Vivaldi in uno schizzo fatto da Pier Leone Ghezzi nel 1723.

Quindi, chiunque volesse andare a colpo sicuro nella giungla delle registrazioni delle Quattro Stagioni vivaldiane, potrà sicuramente fare affidamento su questa interpretazione, che non sarà “filologica”, che non sarà un concentrato di virtuosismo ornamentale, ma che rappresenta al contrario un approccio “classico”, “puro” di queste pagine immortali.

Ora, se l’aspetto artistico di questo disco è semplicemente esemplare, l’aspetto tecnico ne rappresenta, purtroppo, l’altra faccia della medaglia. Insomma, tanto per dirla chiaramente, questo non è un disco per audiofili, ma è una registrazione, ripeto, destinata a chi ama la musica tel quel, senza ricercare, allo stesso tempo, una determinata qualità della resa sonora.

La qualità non eccelsa della registrazione, a mio parere, è presto detta. A cominciare da un suono troppo “asciutto”, troppo “secco”, “prosciugato”, rispetto alla qualità, al calore, alla “setosità” insita negli strumenti utilizzati da I Musici. Ne è una dimostrazione la differenza tra quanto emerge dall’ascolto del concerto vivaldiano da quello della sinfonia britteniana, quest’ultima registrata ai tempi della Philips. Inevitabilmente, la troppa “asciuttezza” del suono, riscontrabile soprattutto nei violini e nelle viole, porta a una saturazione nella gamma degli alti, a una “metallicità” che purtroppo inficia lo splendore dell’interpretazione de I Musici.

Per saperne di più su questa registrazione, dapprima ho interpellato la stessa Dynamic, la quale, attraverso il Sales Manager Fabio Parodi (da apprezzare la sua collaborazione e la sua disponibilità), mi ha indirizzato al sound engineer Davide Palmiotto, che ha curato il recording e l’editing presso il Forum Music Village di Roma.

«Posso condividere queste opinioni», ha spiegato Palmiotto davanti alle mie perplessità, «ma bisogna tenere conto che questa registrazione è stata fatta pensando soprattutto al mercato giapponese [dove il disco è già uscito l’anno scorso, NdR], il quale è abituato maggiormente a questo tipo di “suono”, nettamente diverso da quello che siamo abituati ad ascoltare in Occidente».

Antonio Vivaldi - Benjamin BrittenLe Quattro Stagioni - Simple Symphony”, I Musici, CD Dynamic, tempo totale: 54.54 (distribuito in Italia da Dynamic)

Giudizio artistico: 5/5

Giudizio tecnico:  3/5

L’impianto con il quale si è ascoltato e recensito il CD in questione.

Componenti dell’impianto di ascolto utilizzato:
Lettore analogico Mitchell Gyro
DecBraccio SME 3009 Improved
Testina Rega Exact MM
Lettore digitale Esoteric UX-3 Pi (modificato
nell’uscita da Attilio Conti)
Pre Phono AM Audio MM-MC Reference (bilanciato)
Preamplificatore AM Audio AX Reference su due telai
Crossover attivo AM Audio AS - 3 (con pendenza di taglio
a 24 dB regolabile con continuità tramite potenziometro
da 30 a 165 Hz)
Coppia di finali di potenza AM Audio Dual Mono T 130
Coppia di finali di potenza AM Audio Mono B 130 Reference
Coppia di diffusori AM Audio Supreme a due vie
(composte da una coppia di tweeters Morel-Supreme
e da quattro woofers SEAS)
Coppia di diffusori AM Audio Supreme Sub a una via
(composta da quattro subwoofers SEAS)
Cavi di segnale sbilanciati AM Audio AM - RCA Reference
Cavi di segnale bilanciati AM Audio AM - XLR Reference
Cavi di potenza AM Audio AM - P Reference
Cavo di alimentazione TOP della Meleos Cables
Cavo di alimentazione Hi Diamond - Diamond 2
Cavi di alimentazione Systems & Magic BlackWire
Cavi di alimentazione Systems & Magic GoldWire
Cavi di alimentazione Audio Costruzioni SB3
Stabilizzatore di rete Audio Costruzioni
Distributori di energia Systems & Magic
Filtri di rete Systems & Magic

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