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Open Journal di Gloriana Giammartino

Miles Davis: l'essenza, l'evoluzione, la storia, il fascino del Jazz.

La Musica? Una questione di stile, parola di Miles Davis
Miles Davis: l'essenza, l'evoluzione, la storia, il fascino del Jazz.

Traveling Miles” è un disco di Cassandra Wilson dal titolo azzeccatissimo. Ascoltare Miles Davis infatti è proprio come intraprendere un viaggio senza tempo, in compagnia di suggestioni e accordi che hanno scritto la storia della musica mondiale.

Classica e rivoluzionaria, semplice e ricercata, frutto di improvvisazione e di studiata tecnica strumentale, la musica di Miles fonde insieme tradizione e innovazione, freschezza e carattere, profondità e leggerezza. É una perfetta armonia tra il vecchio e il nuovo, in una sola parola è Arte.

Sono passati più di vent'anni dalla sua morte, ma ancora oggi Miles domina, seppur in maniera indiretta, palchi, rassegne e festival musicali. In parte perché per quasi mezzo secolo ha influenzato sensibilmente il panorama musicale non solo del jazz ma di ogni forma di musica, in parte perchè era unico, con un carisma invidiabile ed una personalità difficilmente eguagliabile.

La biografia più nota e più apprezzata di Davis è "Miles", scritta dallo stesso Davis con Quincy Troupe e pubblicata nel 1990 negli USA. Riproposta dieci anni dopo, nel 2001, con maggiori dettagli, un'intervista inedita a Miles di Alex Haley e un necrologio di Amiri Baraka. In Italia è edita da Rizzoli.

Dopo la scomparsa di Miles la musica afroamericana non è stata più la stessa. Davis ne è stato a pieno titolo l'ambasciatore internazionale. Il suo genio è diventato specchio e riferimento per milioni di persone in America e nel mondo, gente comune ed artisti, che in lui si sono identificati e da lui hanno appreso l'importanza dell'evoluzione non solo tecnologica ma soprattutto artistica. Davis è stato insomma un laboratorio musicale vivente, una fucina di creatività ed entusiasmo, di coraggio e stile, di audacia e caparbietà, di rinnovamento costante.

Traveling Miles di Cassandra Wilson

Miles Davis, nato ad Alton, nell' Illinois, il 26 maggio del 1926 e morto il 28 settembre del 1991 a Santa Monica, ha fatto musica ininterrottamente per più di 40 anni riuscendo sempre a inventarsi qualcosa di nuovo. Perchè la monotonia era per lui la peggiore pecca di un musicista. Come ha dichiarato nelle 550 pagine di “Miles”: «Quando sento i musicisti di jazz di oggi che suonano le stesse cose di tanti anni fa, mi sento triste per loro. Voglio dire, è come andare a letto con una persona vecchia che puzza anche di vecchio... io amo le sfide, le cose nuove, mi danno energia».

Oltre che suonare Miles Davis amava anche dipingere. Le sue opere erano abbastanza apprezzate e il suo stile astratto rientrava nella corrente riconducibile al genere di "Memphis" di Ettore Sottsass.

Davis era un'artista a tutto tondo e come ogni artista era un camaleonte e viveva in maniera esagerata. Tra le innumerevole scappatelle amorose ebbe anche tre mogli e un' amante che gli diede una figlia. Il suo unico verò amore però fu la cantante francese Juliette Gréco.

Sedotto anche dal potere delle droghe riuscì a sconfiggere da solo la dipendenza dall' eroina, così l'unica passione che lo rese schiavo per sempre fu quella per la musica. Era come lui stesso riferì quasi “posseduto” dal demone della musica. «La musica per me è sempre stata una sorta di maledizione , «Ho sempre sentito una spinta irrefrenabile a suonarla. E' sempre stata la cosa più importante della mia vita e lo è ancora. Viene prima di tutto». La sua non fu una formazione accademica perchè ancora adolescente abbandonò la Juilliard School per andare a suonare con Charlie Parker, ma la sua vita può essere considerata una inusuale ma completa storia del jazz.

Insieme a Davis hanno infatti suonato i migliori jazzisti, e ognuno di loro ha scritto una pagina di storia del jazz. Come lui stesso ha dichiarato «Quando lavori con dei grandi musicisti, loro sono sempre una parte di te. Gente come Max Roach, Sonny Rollins, John Coltrane, Bird, Diz, Jack De Johnette, Philly Joe. Mi mancano molto quelli che sono morti, specialmente mano a mano che invecchio, Monk, Mingus, Freddie Webster e Fat Girl. Mi incazzo quando penso a quelli che sono morti, così cerco di non farlo. I loro spiriti camminano dietro di me, perciò sono ancora qui e io li passo ad altri. E' qualcosa di spirituale e loro sono una parte di ciò che io sono oggi»

Per chi non lo conoscesse ancora è d'obbligo iniziare con The Complete Birth Of The Cooledito da Capitol e ascoltare poi Kind Of

Bitches Brew

Blue: insuperabile esempio di talento e genialità. Dopo essere entrati nel suo mondo infine c'è solo l'imbarazzo della scelta:

The Complete Columbia …,

Bitches Brew,

Sketches Of Spain (180…,

'Round About Midnight …,

Tutu,

Milestones(Original Re…

On The Corner,

e molti altri.

Un unico avvertimento ai potenziali ascoltatori: consumare con cautela, può creare dipendenza.

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