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Open Journal di Giovanna Annunziata

Io e il mio McIntosh…

“Ricordo che una volta mi ha detto che la musica è una delle cose più importanti della sua vita e che l’ha sempre aiutata nei momenti difficili. Le dà forza e la protegge. ‘Da cosa?’ le ho chiesto. ‘Non lo so… ma lei lo sa” (Le prime luci del mattino, F. Volo). Post di New Lady dal Forum di VideoHifi
Io e il mio McIntosh…

È il compagno di tante serate, quando schivo il silenzio inemotivo e avverto forte il bisogno fisico di sentirmi scorrere il sangue nelle vene, di sentirmi viva. Avete presente quando un’emozione intensa sembra dilatare il cuore, aprirlo? Sì, mi riferisco proprio a quella piacevolissima sensazione che, nel mio caso, la musica da sempre - ma proprio da sempre - mi suscita e che da quando la ascolto attraverso il mio impianto hifi non è mai stata così intensa.

Accendo il mio Mcintosh 6500 e… la scena sonora domina la stanza, diventa un invisibile spettacolo a cui mi incanto, illuminato solo da quegli “occhioni blu” riflessi sul cristallo dello stand, scelto proprio per valorizzarne il design. Quelle lancette che quasi morbidamente si muovono, scandiscono la potenza dei watt, immobilizzando il tempo in una dimensione indefinita. Quella musicalità soffice e corposa,  dettagliata nella voce, precisa nei singoli strumenti che si fondono nella melodia senza confusione, riempie la sala anche con cd coinvolgenti e ritmati come Tommy degli Who. Ed ancora la chitarra di “So far away” dei Dire Straits, le percussioni ne “Le acciughe fanno il pallone” di Fabrizio De André, il pianoforte di “The look of love” e il flauto di “Light my fire” interpretate da Jacintha. Con il Mcintosh il suono diventa magia pura, di fronte a cui restare seduti, nel punto di migliore ascolto, e in religioso silenzio.

Certo, a creare questo incanto nella sala della mia ormai quasi ex casa, concorrono anche il mio lettore Marantz che pulsa, ogni tanto, di una lucina blu, segno della lettura della musica liquida (per me una vera scoperta); le mie lucidissime B&W, preziosi diffusori; ed ancora i miei cavi Kimber, non accolti bene inizialmente ma oggi rivalorizzati grazie ai neogiunti Colorado, che hanno soppiantato i vecchi RCA, senza lasciare adito a dubbi. Una convivenza straordinaria la loro, per me di grande affiatamento, che ha determinato il mio divorzio da tutti gli impianti finora ascoltati: una conseguenza non di poco conto per una come me che nel silenzio si definisce “orfana di musica”, che quasi soffre di solitudine, sentendosi abbandonata, quando non può ascoltare un brano.

Dalla musica in auto a quella del mio vecchio compattone Aiwa: dinnanzi a quel suono offuscato, impreciso, sporco, con cifre a volte quasi gracchianti, avverto ora un immediato fastidio. E quando tutto questo succede, mi chiedo - tra il serio e il faceto - se il mio compagno, introducendomi nello a me sconosciuto mondo audiofilo, mi abbia svelato un piacevole universo o, viceversa, addossato una croce perché… la differenza, come immagino sappiate cari amici appassionati, è veramente evidente e le orecchie quasi reclamano il silenzio. Ancora oggi è il mio compagno quello che – spessissimo con pazienza – mi spiega le caratteristiche dei diversi modelli di amplificatori, lettori, cavi e quant’altro e mi esorta a far caso alle differenze, registrando la mia incredulità, accompagnandomi in qualche negozio specializzato. È lui che mi convince a sperimentare nuovi connubi alla ricerca di un suono migliore, anche quando a me risulta inimmaginabile apprezzare una melodia ancora più dettagliata, ancora più pulita, ancora più avvolgente e musicale. Capita così che alle note di “Mission” il maestro Morricone si materializzi davanti a noi, a dirigere la sua orchestra, con la sua bacchetta, sfogliando i suoi spartiti.

Non credo che sarei capace di rinunciare al mio Mc, un acquisto assolutamente non programmato e per niente immaginato fino a meno di un anno fa, quando nei miei sogni c’era già, invece, l’acquisto di un appartamento, che a giorni concretizzerò con la firma del rogito notarile. E devo confessare che da quanto ho il Mc la ricerca delle agognate quattro mura domestiche si è resa più complicata perché mi sono proposta di trovare una casa dotata di un ambiente sufficientemente ampio, in cui allestire il mio impianto. Nel contemplare oggi – almeno per il momento – la piantina della mia futura casa e nell’immaginare i possibili cambiamenti, mi piace immaginare che nella stanza migliore, in quella più ampia, costruirò il “trono trasparente” del mio Mcintosh, cui sarà difficile rinunciare. Con la buona pace dei miei futuri vicini di casa."

Alessandra

Post di New Lady dal Forum di VideoHifi
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