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Open Journal di Giovanna Annunziata

Il mio è un impianto monomarca: McIntosh, e cosa sennò?

Per la rubrica I vostri impianti, la ricerca costante dell'impianto perfetto di Fiorito Leo .
Il mio è un impianto monomarca: McIntosh, e cosa sennò?
Giradischi acoustic Solid Wood
Braccio audiomods IV –
testine grado reference One Wood 
e Shelter 501
Lettore McIntosh mcd500;
pre McIntosh c 2300;
finali McIntosh 2x275 e mc 30
Diffusori Tannoy Kensington se + st200
Cablaggio Faber’s Cable; Crystal Cable;
Shunyata
Filtro System and Magic 2500
Accessori Music Tools

Per metterlo insieme non ho cercato macchine particolari ma un suono particolare, quello si, che avevo dentro sin da ragazzino e di cui mi è tornato forte il ricordo e la percezione, quasi il sapore in bocca, alle soglie della maturità.

Avrei potuto replicarlo cercando nel vintage – che di sicuro avrei ritrovato - ma il punto è che non ricordavo assolutamente con cosa armeggiasse mio Padre, a conferma che i bambini sono più attenti al senso delle cose che alle cose stesse.

Ad ogni modo prima di arrivarci sono partito da lontano e penso di avere esaurito, nell’ambito delle mie disponibilità, tutto “l’arco costituzionale” della produzione hifi: evito di far nomi ma in casa ne è girata tanta di ferraglia.

Una quindicina di anni fa entro in un negozio dei balocchi per l’ennesimo tentativo di riappropriarmi di quella memoria sonora e, dopo l’estenuante turbinio di prove e staccattacca, il venditore mi fa: questo non te lo faccio sentire perché è un po’ ruffiano. Era un integrato Mcintosh, di cui non ricordo la sigla, ed era per davvero un po’ ruffiano nel senso che porgeva la musica con  precisione non proprio chirurgica.

 

Tuttavia, proprio in quella macchina, io trovai un barlume di ciò che stavo cercando. Mi dissi che neanche le emozioni è necessario che siano precise, e la comprai.

In casa fece coppia con un lettore Marantz e con diffusori da stand: niente da fare, non suonava come volevo che facesse. Restai deluso. Di nuovo.

Pensai comunque di non potermi essere sbagliato fino a quel punto, perché una corda vibrarmi dentro l’avevo sentita e che avrei potuto, forse, cercare ancora meglio perseguendo la strada del family sound.

Se c’era qualcosa in quell’integrato che non mi aveva ingannato forse poteva mostrarsi con più evidenza, uscire fuori ed arrivare alle mie orecchie ed al mio stomaco se avesse suonato con componenti fatti dalla stessa mano.

E così iniziò il percorso di ricerca in casa del marchio americano, cosa che se da una parte mi gravava poco, dovendo cercare in una unica direzione, dall’altra esponeva le mie risorse ad evidenti detrimenti non avendo avuto, in qualsiasi epoca quel marchio, prezzi così accessibili ai più.

Anche in casa Mcintosh ho girato tanto, cambiato e sofferto non poco, ma per mia imperizia: avrei dovuto capire subito (stupido che sono!) che un suono che ti porti dietro dall’infanzia non può essere riprodotto dallo stato solido. Qualcuno più forbito mi avrebbe ricordato in questo caso il “che vedrai non capere in questi giri”. E infatti…..

E così arrivai alle valvole dei mitici mc 275 (da 50 anni sulla scena) e degli insuperabili mc 30 (sarebbe il caso di rifarli).

Oggi, opportunamente rivalvolati (la nos è nos…. finchè dura), accompagnano uno straordinario c 2300 (un ingresso fono come pochi) ed un signor lettore quale è l’mcd 500 e il gira acoustic solid wood. Il tutto miscelato con la straordinaria capacità alchemica delle tannoy Kensington.

Punto. Ho trovato la strada.

Se mi va ancora di giocare (e mi andrà ancora di giocare!) posso immaginare di perfezionare il pre (sempre in casa, a questo punto non ci vuole uno scienziato) o provare l’ebbrezza di una Canterbury.

Ma il cuore è definito e sa di buono, di antico, di pulito. Pulsa che è una meraviglia. Ha di quei sapori che cullano, carezzandole, o se serve frustandole, le emozioni e la musica che ascolto e mi fa stare bene……tra l’onirico ed il reale.

E’ così che suona il mio impianto.

 

 

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