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Open Journal di Gibson345

Punk Fi

Storia di un ascolto
Punk Fi

Bologna, 1989, nevica a tratti da un giorno e mezzo, dalla stanza della tipa da cui mi trovo non si sente niente, nè il rumore di una macchina in strada nè una voce, nemmeno un suono, nonostante siamo in pieno centro e sono le undici di mattina passate.

La tipa è ordinata, ma la casa è grande, troppo immensamente grande perché possa riuscire a contrastare la mia innata tendenza a trasformare in un casino il posto dove dormo, anche se per una sola notte.

Di quello che è successo non ricordo quasi nulla, o meglio qualcosa a sprazzi perché quando bevo troppo faccio cose che tendo a dimenticare completamente se non me le ricorda qualcuno, e in genere sono cose imbarazzanti, per fortuna quasi mai violente, perlopiù buffe e senza senso.

Però ricordo benissimo che qui eravamo in sei ieri sera, cioè io, la tipa, la ragazza che scrocca una stanza dalla tipa col ragazzo di Foggia, una del DAMS con le tette a punta e quella bestia di Carlo.

Poi ho uno sprazzo di Carlo che tenta di incendiare qualcosa… Cosa?

Chiedo alla tipa se è tutto ok, lei si affaccia alla porta della stanza e mi guarda con occhi molto arrossati e dice che è tutto ok, ha una maglia che potrebbe essere mia, o anche no.

Mi rendo conto di avere addosso gli stivali ma non i calzoni e cerco le mie cose, ma non ci sono, quindi sicuramente qualcosa è successo, ma resterà per sempre un mistero, un ricordo perso a meno che la tipa non abbia voglia di parlare, ma lei non ha quasi mai voglia di parlare, e questo è uno dei motivi per cui potrei vederla anche tutti i giorni.

Mi alzo e cerco i calzoni, li trovo dietro una poltrona e cerco di metterli restando in piedi e senza togliermi gli stivali, col risultato che cado e mi faccio malissimo a un gomito. La tipa ride.

Il padre della tipa è morto, la madre è la sorella di un grosso industriale della mia città, siamo entrambi a Bologna per "studiare", ma nè io e nè lei in realtà abbiamo mai pensato di farlo veramente.

Diciamo che ci facciamo compagnia.

La tipa comincia coi suoi vocalizzi, quando è di buon umore e siamo soli emette una specie di canzone gutturale ad alta voce, senza senso, a volte abbastanza urlata, tipo Black Flag. Prima o poi la registro.

Qui non ho la chitarra, mi piacerebbe fare un accordo distorto e martellante per accompagnarla, per dare un senso a questa cosa che fa, e che senza musica mi inquieta.

Adesso è al bagno, si sta lavando, io afferro qualcosa dal frigo e vado a fare briciole sul tappetone in sala, di fronte allo stereo.

Ci sono i dischi di ieri sera, e le JBL enormi contro la parete di finta roccia.

Cerco fra i dischi nel mobile cui sono appoggiato, so che ci deve essereBillie Holiday, mi sembra il momento perfetto per sentire "Summertime" a un volume compatibile con le mie condizioni e il mio umore confuso, ma la tipa è uscita dal bagno, i capelli corti bagnati la fanno sembrare un maschio sudato.

"Metti i Red Lorry".

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