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Open Journal di Gabriella Verrini

Spirito Gentile

La passione per la musica e il ruolo importante che ha avuto e ha tutt'ora nella mia vita.
Spirito Gentile

Gentle Spirit, Jonathan Wilson.

Ero piccolissima con una gonna a fiori che mi divertivo a far girare a ruota.

Nella mia famiglia non c’è mai stato particolare interesse per la musica, si campava di cose concrete.

Ma ricordo: nulla era comparabile al senso di libertà che provavo quando mi sdraiavo nel prato, tra erba alta e fiori, con la radio portatile, sottratta da casa, un Philips anni settanta con la custodia in pelle marrone e giravo la manopola fino a sintonizzarmi su una musica che sembrava arrivare da molto lontano; il mio sguardo si perdeva nel cielo e la mente immaginava giorni da ‘grande’.

Non sono mai stata una bambina semplice, non mi è mai piaciuta troppo la gente, a cui preferivo le piante e gli animali, spiriti gentili o ribelli ai quali mi sentivo di somigliare e mi sollevavano dall’incombenza delle parole.

Per questo ho cominciato ad amare profondamente, irrimediabilmente la musica, ad averne necessità, perché è quello che, per me, c’è al di là delle Colonne d’Ercole, perché trascende i miei limiti, che hanno sempre pesato, di comunicazione.

Smessa la gonna a fiori, sul finire delle elementari, m’intrufolavo nelle feste organizzate da mio fratello con gli amici e ascoltavo la prima musica disco e il rock, imbarbagliata dalle luci colorate appese al filo e stordita dal volume prodotto da un impianto un po’ costruito in casa e un po’ recuperato qua e là.

Poi sono venuti gli anni ottanta che mi hanno sbalzato in una rivoluzione musico-mediatica; non riuscivo a decidere quale genere più mi rappresentasse (al pari dei miei coetanei) o forse, più semplicemente, rifiutavo di omologarmi e omologare qualcosa che per me non aveva confini, così ascoltavo tutto di tutto, mentre davanti allo specchio mettevo l’eye-liner, il rossetto rosso e improvvisavo pettinature con dosi sconsiderate di lacca, precorrendo Priscilla, la regina del deserto.

Il mio primo piccolo, modesto stereo è stato un Technics, non compatto, comprato dai miei dopo lunghe insistenze e non pochi sensi di colpa; mi chiudevo nella mia stanza e il mondo stava dentro il nastro di una cassetta o girava sotto la puntina del giradischi.

Graduale è stato il passaggio al delirio discotecaro, innumerevoli le suole di scarpe consumate, ma i capelli sempre scolpiti.

Acid house, house, underground, progressive, quando non mi è più bastato ascoltare e ballare mi sono messa due BST a cinghia e un mixer rudimentale in cantina e ho cominciato a mettere le mani sui dischi.

Non ho tardato ad appropriarmi, indebitamente, dei Technics 1200, proprietà dal mio ragazzo di allora e nel tempo le mie velleità da dj sono andate culminando, poi scemando, definitivamente, con l’acid jazz.

Un giorno ho preso l’auto e mi sono diretta verso Bologna, per visitare un negozio di usato per audiofili e neanche ho avuto il tempo di entrare che ho visto in mezzo a pile di strumentazione un giradischi: base di legno, nera, senza fronzoli, piatto in plexiglass con perno sospeso nell’olio, marca non menzionata.

Quel Thor me lo sono immediatamente portata a casa e il giorno dopo gli ho comprato una puntina Gold della Stanton.

Il tempo passava, mentre il mio ragazzo rimaneva imprigionato tra le etichette per dj e gusti rigidi, io cominciavo a desiderare altro (in tutti i sensi); vicino a casa mi fermavo spesso a guardare la vetrina di un negozio che vendeva jazz.

Jazz era quello che volevo.. ho preso coraggio e un pomeriggio sono entrata, consapevole di fare la figura della perfetta ignorante.

Il primo cd, di Chet Backer, mi ha preso, spinto contro il muro e baciato.

Wow!

Entusiasta, ho comprato il secondo: Kmer, di Molvaer, ma quello invece di baciarmi mi ha preso a schiaffi!

Diversi anni sono trascorsi e di acqua sotto i ponti ne è passata; il jazz è stato una rivelazione divina, con la quale ho stretto un patto, ma a tutta la musica devo molto e continuo ad ascoltare qualsiasi cosa possa dar voce alle mie emozioni.

Sul lettore cd sta andando Gentle Spirit, di Jonathan Wilson e sorrido perché vorrei dire a quella bambina con la gonna a fiori che finalmente l’ho trovato il mio spirito gentile (siccome il caso non esiste è stato lui a regalarmi questo cd) e ha anche un gran bell’impianto!

 

Gabriella Verrini

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