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Open Journal di Gabriella Verrini

Semplicemente così

Capita ad una certa ora di notte di ritrovarsi a riflettere e dialogare con un ascoltatore molto improbabile e se si è fortunati approdare a qualche inaspettata conclusione.
Semplicemente così

The Solo Sessions Vol.1 Bill Evans

Guardo l'orologio, è notte fonda.

Infilo la chiave nella serratura di casa, che non entra mai al primo tentativo.

Butto il mazzo di chiavi sul mobiletto, lungo il corridoio mi sfilo le scarpe e automaticamente accendo l'impianto e faccio partire il cd, prima ancora di togliere il cappotto.

Mentre levo quel po' di trucco, ripercorro mentalmente la serata con gli amici che è stata piacevole: cibo delizioso, buon vino e tante chiacchiere.

Inevitabile, però, è giunta in alcuni momenti la nostalgia… di chi avrei voluto vicino a me.

Ma se è stato addirittura inventato il rasoio per i peli del naso, com'è che nessuno ha messo seriamente mano ad un mezzo di trasporto basato sul principio del 'qui e ora' e non voglio pensare che m'è toccato sublimare facendo doppia porzione di tutto, cosa aggravata dal fatto che si trattava di buffet e ho dovuto assumere una posizione sul divano da antico romano post-convivio.

E poi a che penso? Che, sì, passiamo la maggior parte del nostro tempo a rincorrere le cose più complicate, spaccandoci la testa e gli zebedei nella sensazione di poter soddisfare il nostro ego e le paturnie pratiche ed esistenziali e poi è disarmante accorgersi come nella semplicità giungiamo alle risposte, alla presa di coscienza dei bisogni basilari, a scendere dalla ruota del Samsara, tutto sta lì, lì sta, sotto al naso, come questa fila di cuscini per terra, dove, ogni benedetta volta, inciampo, quando decido di sdraiarmi sul divano e assorta dimentico d'accendere la luce.

Ma mi viene da ridere, io che parlo di semplicità, che posso rendere pericolosi quattro passi in salotto.

E, ad ascoltare bene, pure Bill sta ridendo, mentre continua a fare il suo assolo, con quelle sapienti dita sul pianoforte e una nonchalance che mi dice: 'Ehi bimba, si fa così a far diventare semplici le cose'.

Sai che c'è caro Bill, Bill Evans, che, forse, anche tu, riesci a render la tua musica così immediata, limpida di emozioni, rassicurante, perché l'hai provata la tribolazione e ti sei stufato di circumnavigare e vedere acqua, solo acqua e per di più salata, a un certo punto bisogna sentir gridare 'Terra' e posarci i piedi.

Mi sarebbe piaciuto vederti suonare, in uno di quei locali newyorchesi, anni sessanta, fumosi, col soffitto basso e scuro, quelli che per entrare devi scendere due scalini e che anche se sei struccata non se ne accorge nessuno.

Seduta ad un tavolino rotondo, con la sigaretta appena accesa, il mento appoggiato al palmo della mano, osservarti da vicino, tutto assorto sul pianoforte.

E lo sapevo che tu, adesso, furbescamente avresti attaccato con Medley-Spartacus Love Theme, Nardis.. per rispondermi che le cose belle si devono curare, per farle eterne, anche se sembriamo altrove con gli occhi chiusi e il capo chino e invece è proprio lì che stiamo ed è ciò che non vorremmo scambiare per tutto l'oro del mondo.

Ecco, questo sarebbe il momento di alzarmi dal tavolino, stringendo la mano del mio compagno e mentre ce ne torniamo a casa, baciarci, ad un angolo di strada, così, con semplicità.

Bill che fai? Smetti di suonare proprio adesso?

 

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