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Open Journal di Gabriella Verrini

Grande Utopia

Ho smesso di sognare diamanti
Grande Utopia

Focal Grande Utopia

Mi siedo in prima fila, quasi centrale, ascolto la presentazione, con toni un po’ pomposi, di una signora francese che si sforza di parlare un italiano comprensibile. La sala è ampia, ma le sedie sono disposte centralmente, in modo raccolto e numero contenuto. Il video che parte mostra l’avanzata tecnologia di costruzione d’altoparlanti e spiega con immagini la filosofia di progettazione di diffusori musicali; la mia attenzione, però, continua ad essere attratta, inevitabilmente, da due parallelepipedi giganteschi che come due prime donne, scintillanti nel loro design d’avanguardia, troneggiano ai lati dello schermo, accrescendo l’attesa di poter ascoltare ciò che promettono.

Mi chiedo cos’avranno mai due “casse” di così eccezionale, per meritare tanta attenzione da parte di un gran numero di audiofili, diventando utopia che turba i loro sonni e per avere un valore monetario che è altrettanto utopia, per la stragrande quantità di “poveri cristiani”, me inclusa.

In sala cala un silenzio reverenziale. Sono scettica e, scettica, ascolto uscire le prime note dalle “Grande Utopia”: dopo pochi attimi chiudo gli occhi, accorgendomi che l’unica sensazione fisica a rimanere sono le vibrazioni percepite.
Il suono potente, avvolge ogni cosa in una trama d’onde, precisa, micrometrica, sconcertante.

Catapultata al centro dell’orchestra, potrei, con una mano, indicare con assoluta precisione la posizione di ogni singolo componente e accorgermi, pure, se a qualcuno cade il fazzoletto, mentre con l’altra reggo un calice di Larmandier Bernier. Il medley dei brani scelti, passando da Bobby Mc Ferrin, a percussioni zen, Diana Krall, elettro-pop, eccetera, volge al termine con un estratto dalla prima sinfonia di Malher, dove inevitabilmente la mia bocca si apre sbalordita, quasi come se quella perfezione di suono mi avesse fatto ritrovare sulla terra un qualcosa di divino.

Ma a pensarci bene di miracoloso non c’è proprio un bel nulla, tutto è frutto di un eccellente prodotto umano. Guardo il mio fidanzato e le uniche parole che riesco a dire sono: “Queste non fanno tzin-tzin!”.
Ho smesso di sognare diamanti.

N.B Il rumore che io, da inesperta audiofila, identifico con “tzin-tzin” è un ritorno fastidioso che si innesca con i toni alti.

 

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