| |
Introduzione
Come già premesso nella prima puntata, questa rubrica
è soggetta alla direzione e alla forza dellaria
che tira sul mercato. Stavolta, la bava di vento che spirava
nel mercato dei formati digitali ad alta risoluzione si è,
dimprovviso, trasformata in un vero e proprio vento
molto più che una brezza primaverile, direi.
Improvvisamente, e per una intelligente operazione di marketing,
uno dei formati ad alta risoluzione è uscito dallo
scaffale dei prodotti strettamente riservati agli audiofili
e ai maniaci della tecnologia, per assumere il posto donore
nei negozi mainstream. Lintelligente, magnifica operazione
di marketing è stata messa a segno dal sistema che,
solo quattro anni fa, era dato per nato morto, cioè
lSACD. Questa operazione ha un nome, The Dark Side of
The Moon.
Temo
che almeno tre dei miei quattro lettori non ne possano già
più di sentir parlare di questa riedizione, ma, se
vorranno seguirmi, dovranno godersi anche la mia opinione,
dato che ho deciso di approfittare del mio pulpito elettronico
per sbandierarla.
In
realtà, non si tratta del primo caso in cui il SACD
invade gli scaffali dei normali CD, dato che, lanno
scorso, la ABKCO ha immesso sul mercato una nuova riedizione
di tutti i titoli dei Rolling Stones del suo catalogo su dischi
ibridi; tuttavia due scelte fecero sì che limpatto
di queste riedizioni non fosse pari a quello del long seller
dei Pink Floyd: non cera (e non cè) sulla
copertina dei dischi nessuna menzione del fatto che si tratti
di dischi ibridi e solo le versioni digipack (che qui da noi
si sono viste pochino) sono ibride, quelle nel normale jewel-box
sono normali CD.
E poi, cè limportanza commerciale del titolo:
non ci sono dubbi sul fatto che The Dark Side
(che da
qui in poi chiamerò familiarmente DSOTM) abbia potenzialità
di vendita superiori a quelle di un qualsiasi titolo dei Rolling
Stones del catalogo Decca/ABKCO; forse, addirittura, li supera
tutti messi insieme.
Loggetto
Per
motivi che non mi sono del tutto chiari, la EMI ha deciso
di rifare lartwork del disco. Per me, sarebbe andata
benissimo anche la vecchia copertina nera. La riedizione ha
una copertina in cui brilla il familiare triangolo con diffrazione
prismatica su sfondo blu e un lussuoso booklet che, oltre
ai testi, riporta una trentina di foto e illustrazioni di
repertorio, che ritraggono i componenti del gruppo, le copertine
e le etichette delle precedenti riedizioni (inclusa quella
della versione russa originale) e alcuni memorabilia (il manifestino
di un concerto del periodo di Wish You Were Here, linsegna
col triangolo di un bar centroamericano). Il lato non suonante
del disco riprende i colori del nuovo artwork. Leffetto
complessivo è certamente accattivante, anche se i puristi
possono avere più di qualcosa da dire.
Uno sticker tondo, attaccato al jewel-box normale (quindi
non distinguibile dai suoi angoli smussati da quello di un
normale CD come sono quelli degli ibridi finora apparsi) fa
presente che si tratta di SACD ibrido con programma 5.1 e
stereo, oltre che di normale CD; il fatto viene ripetuto anche
sul lato posteriore della copertina.
Il
disco
Devo,
purtroppo, dire che non sono mai stato un grande fan di questo
disco. Nella mia adolescenza ho passato un periodo in cui
campavo a pane e Pink Floyd, ma della loro discografia, già
allora, preferivo altri titoli (il primo, Meddle e Atom Heart
Mother). In seguito, come ho già avuto modo di dire,
sono diventato un piccolo snob della musica acustica, principalmente
di tradizione eurocolta.
Così non mi sento troppo turbato da quanto sto per
dire: il confronto che ho fatto tra la versione SACD e il
vinile in mio possesso (una seconda stampa italiana) non è
in grado, secondo me, di fornire (se non in misura abbastanza
scarsa) risultati rappresentativi delle possibilità
del sistema SACD, dato che si tratta di una registrazione
fortemente manipolata, probabilmente volutamente distorta
in alcuni punti e frutto di innumerevoli sovraincisioni effettuate
con sistemi che, oggi, appaiono senzaltro primitivi.
DSOTM è, insieme ad alcuni dei dischi dei Beatles,
uno dei primi casi in cui la tecnica e la qualità della
registrazione entrano a far parte di un unicum che include
anche i contenuti musicali propriamente detti; i parametri
valutativi della qualità della riproduzione, pertanto,
sono diversi da quelli che si applicherebbero ad una registrazione
di strumenti veri in unambienza realistica si
può solo cercare di estrapolare una serie di impressioni
di massima. E per questo che vedo loperazione
di marketing del gruppo Sony/Philips (perché è
a loro, e non a EMI, che penso vada attribuito il merito,
vista la posizione ambivalente e la finora scarsa convinzione
di cui EMI ha dato prova nei confronti dei nuovi formati digitali)
come un tentativo di creare coscienza nei normali consumatori
del fatto che è arrivato un nuovo, migliore, formato
di riproduzione della musica, ma non come la prova definitiva
della sua superiorità, che verrà probabilmente
in seguito.
Ok,
ma
E
piantala con gli sproloqui, mi direte, come suona?
Ho limpressione che chi è interessato nei nuovi
formati si sia già fatto una sua idea (il disco è
finito, a trentanni esatti dalla sua uscita, nelle prime
posizioni delle classifiche di vendita). Come scrivevo sopra,
ora vi sciroppate la mia.
Premetto che il mio sistema di riproduzione vinilica è
senza dubbio superiore al lettore SACD che utilizzo (giradischi
Scheu Premier con piatto da 42 cm, con braccio VPI JMW12,
testina attualmente in uso Ortofon SPU, pre phono DACT CT100
con alimentazione induttiva autocostruita contro semplice
Sony SCD-777ES), ma va anche riconosciuto che la mia copia
nera del disco ha visto giorni migliori.
La cosa strana è che mi sono dovuto impegnare piuttosto
per venire a capo delle differenze, anche per la buffa caratteristica
della mia versione in vinile: il secondo lato suona più
dinamico e pronto sui transienti rispetto al primo, e persino
un po più naturale, se questa parola si può
attagliare al disco in esame.
In definitiva, così, cè una prevalenza
del SACD sul primo lato un po su tutti i parametri,
se si esclude un senso di palpabilità delle
voci e una maggiore larghezza scenica. Il SACD stereo ha maggiore
profondità, bassi più corposi ed estensione
verso gli acuti che diventa sempre più preferibile
man mano che la testina procede verso i solchi interni. E
anche vero che, se avessi scelto una testina più adatta
ai generi musicali di maggiore impatto, il risultato sui bassi
sarebbe probabilmente stato più simile fra i due sistemi.
I suoni delle pendole allinizio di Time sono meglio
discriminabili nelledizione SACD.
Il secondo lato segna la riscossa del vecchio vinile, con
un maggiore realismo nella riproposizione dei suoni allinizio
di Money, dei sax più
saxosi e, inopinatamente,
una migliore dinamica complessiva, sia a livello micro che
a livello macro. E un po come se si fosse scelto
di normalizzare i livelli verso un ascolto più dolce,
nel SACD. Anche qui devo tuttavia riscontrare una maggior
costanza di prestazioni nel SACD verso gli ultimi brani
ho limpressione che il mio vinile sia stato lievemente
arato da ascolti effettuati con sistemi non perfettamente
tarati. Altro punto che può essere considerato favorevole
al SACD è il lavoro di ripulitura sui cori di Us and
Them, più puliti e meno distorti, anche se sempre lievemente
saturati.
Lunica cosa che non mi convince, nel complesso, del
SACD, è il fatto che ho limpressione che si sia
voluto modernizzare il suono accentuando lintervento
dei piatti della batteria, che appaiono, a volte, un po
scorporati dal resto del messaggio sonoro.
Non
ho ancora avuto modo di sentire il programma multicanale,
che, secondo alcuni, è una vera rivoluzione.
Bonus:
Police
Il
secondo caso di SACD goes mainstream di questi
giorni, anzi, temporalmente il primo. Presentati come edizione
limitata per il venticinquennale, sono usciti, a prezzo pieno
e in confezione digipack, tutti i dischi dei Police su ibrido
(per lEuropa), e sono anchessi apparsi nei normali
scaffali dei CD.
Questi dischi non hanno mai suonato particolarmente bene,
soprattutto i primi due (il terzo, Zenyatta Mondatta, è,
ahimè, proprio bruttino). Per quanto riguarda Outlandos
DAmour, rispetto al vinile tedesco nice price, il SACD
vince perché è stato fatto un intelligente lavoro
di riequalizzazione, con un tentativo, riuscito per quanto
ho sentito, di bilanciamento del segnale, eccessivamente spostato
verso lacuto nel vinile, con sibilanti fuori controllo
e piatti ridotti a splash un po informi. Su SACD non
diventa certo una registrazione audiophile, ma è molto
più godibile. Gli ultimi due dischi in studio erano
un po meglio, in origine (le mie copie in vinile sono
una prima stampa italiana per Ghost In The Machine e una prima
olandese per Synchronicity). Qui è, soprattutto nel
caso di Ghost, il vinile a vincere, anche se di unincollatura:
è un po più denso e naturale, e rende
meglio lidea che a suonare sia un gruppo e non una serie
di strumentisti separati, anche se posso pensare che qualcuno
preferisca il SACD dato il suo maggiore controllo delle sibilanti,
sempre in agguato quando a cantare è Sting, e in particolare
su Synchronicity, il più vicino, come impostazione
sonora, ai suoi dischi solisti. Di nuovo, percepisco una lieve
enfatizzazione innaturale dei piatti della batteria su SACD
che non sento sul vinile. Comincio a pensare che, forse, con
un diverso lettore SACD, questo non accadrebbe.
Prossimamente
arriva su queste pagine il catalogo di Peter Gabriel
su SACD, che dovrebbe essere apparso nei negozi mentre mi
leggete.
|
|