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Digital, One.
Questa
specie di rubrica, o articolo a puntate che sia, si propone
alcuni scopi abbastanza ambiziosi, il principale dei quali
è cercare di dissipare una serie di confusioni tecniche
che sembrano essersi insinuate tanto nelle idee degli appassionati,
quanto nella stampa specializzata, tradizionale e internet,
sulle nuove tecnologie e i nuovi formati consumer per l'audio.
Altri scopi e idee di fondo si chiariranno man mano che la
rubrica/serie proseguirà. Non si intende, per il momento,
dare una cadenza fissa agli articoli, anche perché
la loro apparizione, dopo questa prima fase di fondamenti
e chiarimento delle idee - mie e, spero, vostre - dipenderà
anche e soprattutto dallo sviluppo del mercato dell'hardware
e del software per l'audio ad alta risoluzione.
In questo prima puntata chiarirò la prospettiva dalla
quale parto e descriverò, per sommi capi, i due standard
in lotta per il predominio del mercato digitale; nella seconda
puntata cercherò di tracciare la storia e di descrivere
le motivazioni che hanno portato all'apparizione sul mercato
dei due formati; nella terza puntata parlerò di ciò
che, a parer mio, potrà far vincere o perdere - o finire
per abbandono di ambedue, ipotesi che non mi sento ancora
di escludere - a uno dei due contendenti la battaglia, cioè
la disponibilità di software; la quarta puntata sarà
la più tecnologica, comprendendo un tentativo di descrizione
tecnica dei due standard. Questo, in linea di massima, il
piano preparato, che potrà essere modificato in corsa
a causa di avvenimenti esterni o grazie al feedback di voi
lettori. Dopo la fase pianificata, la prosecuzione della rubrica
dipenderà dal mercato - è presumibile che, soprattutto
dall'altra parte dell'Atlantico, gli sviluppi degli annunci
che arrivano dal CES (The Dark Side of the Moon e buona parte
della discografia di Dylan su SACD, Classic Records che parte
col DVD-A sul fronte software, nuovi annunci di lettori multiformato
e non sul fronte hardware) - e dal vostro interesse.
Prospettiva
di fondo
Questi articoli sono scritti, nonostante la testata sotto
cui appaiono, da un audiofilo bicanalista (come in "non
multicanalista"), che oltretutto è abbastanza
convinto del fatto che l'immagine, fatto salvo il teatro musicale,
disturbi più che aiutare il godimento casalingo della
musica, in particolare di quella eseguita da strumenti acustici
in ambienti naturali. Mi è più volte capitato,
infatti, di essere più distratto che aiutato dalle
immagini di un concerto di musica classica, dal fatto, cioè,
che il continuo e necessario - a meno di non voler incorrere
nell'effetto "discorso di Fidel Castro", un paio
d'ore in inquadratura fissa possono avere il meglio del più
dedito degli ascoltatori/spettatori - montaggio di inquadrature
diverse vada esattamente all'opposto di un tentativo di riproduzione
realistica, che è ciò a cui tutti noi (eretici
e seguaci di Sakuma a parte) cerchiamo, nei limiti delle possibilità
economiche particolari e tecniche generali, di arrivare. Il
fatto che l'inquadratura vada, in spot, sui fiati, ma la prospettiva
acustica debba per forza, e fortunatamente, rimanere la stessa,
porta a uno spiacevole, per quanto debole e vago, disorientamento.
Mi resta da spiegare il motivo della posizione bicanalista.
Comincio col chiarire che non si tratta di posizione integralista
- nelle pagine di questa "rivista" difficilmente
ne troverete. Si tratta di una scelta contingente, dettata
soprattutto da questioni di spazio, che credo condivise da
molti europei. Ho la sensazione, infatti, che il multicanale,
quello monumentale e opulento, fatto di n+1 punto m canali,
sia stato pensato, in primis, per spazi più abbondanti
dei nostri e che richieda, quantomeno, ambienti dedicati,
non condivisi con sale da pranzo/salotti. Solo recentemente
ho visto apparire soluzioni di qualità, come le Gallo
provate da Francesco Pampanoni nel nostro numero zero, che
possono essere occultate o inserite in un ambiente civile
in modo abbastanza indolore da non provocare crisi familiari
o veri disastri estetici.
E comunque, la scelta stereo classica permette, secondo me,
l'effettiva confrontabilità, su campo neutro, dei nuovi
sistemi con i campioni precedenti sul piano delle pure prestazioni
soggettive. Come dice un certo famoso giornalista hi-fi circa
i sistemi multicanale, "prima ascolta in stereo".
Breve
panoramica sui contendenti
Se c'è una guerra in corso, è perché
ci sono sul campo almeno due concorrenti allo stesso territorio
(ok, Monsieur de la Palisse era vivo un quarto d'ora prima
di morire). Come dal piano descritto sopra, questa prima descrizione,
ancorché precisa, non intende in nessun modo essere
tecnicamente esaustiva: a quello ci saranno ben due puntate
dedicate, ora mi interessa stabilire un livello base, per
capire di cosa parliamo.
I due concorrenti, dicevo dunque, e li conoscono tutti gli
audiofili, almeno di nome: da una parte il SACD e dall'altra
il DVD-A; comune ai due formati è il fatto che i lettori
di cui è obbligatorio dotarsi per approfittare dei
loro programmi ad alta risoluzione sono anche in grado di
leggere i normali CD; nel caso del DVD-A gli apparecchi possono
anche leggere i DVD-Video.
Il SACD è la nuova proposta degli inventori e detentori
dei principali brevetti del CD, Sony e Philips. Forse proprio
per questo, il SACD prevede la possibilità di avere
dischi (oltre che apparecchi di lettura) compatibili con i
vecchi CD player, attraverso un artificio tecnico che sfrutta
il fatto che lo strato ad alta risoluzione, proprio del sistema
SACD, può essere reso invisibile al laser dei vecchi
CD player. Tuttavia, la compatibilità verso il basso
dei dischi è solo opzionale. La necessità di
uscire velocemente sul mercato e la difficoltà a mettere
a punto le linee di produzione dei SACD ibridi hanno spinto,
infatti, Sony e Philips a rendere opzionale la presenza dello
strato CD compatibile; ed è proprio la Sony la principale
etichetta discografica a servirsi soprattutto di SACD non
ibridi, cosiddetti single layer, per le proprie uscite. Per
quanto riguarda invece la parte ad alta risoluzione vera e
propria, il sistema SACD usa una codifica digitale e un campionamento
diverso da tutti gli altri standard, vecchio CD incluso. Viene
cioè utilizzata una codifica basata su un solo bit
(contro i 16 del CD), con una frequenza di campionamento altissima
(2.8 MHz, contro i 44.1 kHz del CD). Per i dettagli tecnici
veri e propri rimando al previsto articolo dedicato; basti,
per ora, sapere che il bit-rate (il flusso di bit in uscita)
è all'incirca pari a quello del campionamento 96 kHz/24
bit, e che i vantaggi del DSD sono la maggiore semplicità
dei convertitori digitali/analogici, il fatto che non sono
richiesti filtri digitali ma solo una modellazione del rumore
e il fatto che tende, come il vinile e al contrario del CD
e del DVD, basati sulla decodifica di un flusso PCM, a distorcere
maggiormente sui suoni più intensi e meno su quelli
più bassi . Il multicanale è previsto, nel SACD,
fin dall'inizio (di nuovo, per una questione di volontà
di uscire sul mercato nel tempo più breve possibile
i primi lettori e i primi dischi erano limitati allo stereo);
è un multicanale discreto - non sono cioè utilizzate
codifiche tipo Dolby Digital o DTS - e per far stare il segnale
fisicamente sul disco viene utilizzato un sistema di compressione
lineare senza perdita (lossless, come lo ZIP che qualsiasi
utente di personal computer conosce) proprietario. La presenza
di un programma multicanale è facoltativa, così
come è facoltativa la presenza di immagini - nessun
disco SACD sul mercato, a mia conoscenza, include immagini
-; l'unico programma che è richiesto perché
un disco sia definito SACD è quello stereo ad alta
risoluzione. E' garantita una protezione antipirateria finora
inattaccabile, grazie a un watermark fisico sul disco. Come
ulteriore sistema di protezione, non sono previsti registratori
per il mercato consumer.
E' un po' più difficile parlare del DVD-A in maniera
coerente, vista la quantità di componenti opzionali
previsti e la continua evoluzione cui è sottoposto.
Lo standard è nato come evoluzione audio ad alta risoluzione
del DVD-Video, che ha ormai definitivamente sbalzato la videocassetta
VHS dalla posizione di leader del mercato del software video.
Di fatto, il DVD-A è stato fin dall'inizio rallentato
da lunghe discussioni sulle feature da includere e da problemi
tuttora parzialmente irrisolti sulla protezione antipirateria.
Il consorzio proponente comprende un cospicuo numero di aziende,
che vanno dalle produttrici di hardware informatico alle case
discografiche. Il sistema prevede un numero di bit più
alto di quello del SACD e del DVD-Video (circa il doppio);
ciò viene utilizzato per immagazzinare sul disco programmi
ad alta risoluzione che possono andare da due canali campionati
a 192 kHz/24 bit, a sei canali campionati a 96 kHz/24 bit,
con l'ausilio eventuale di un sistema di compressione senza
perdita di informazione proprietario (MLP, Meridian Lossless
Packing). E' possibile includere sullo stesso disco una traccia
codificata in DTS o Dolby Digital, per mantenere la compatibilità
col parco macchine DVD-Video, e includere immagini, filmati
o foto. Il programma multicanale contiene, inoltre, annegati,
dei suggerimenti che, decodificati dal lettore, permettono
di effettuare un "down mix" a due canali ottimizzato
- non c'è, cioè, come nel SACD, una traccia
a due canali obbligatoria, ma c'è la possibilità
di ricavarne una dalla traccia multicanale ad alta risoluzione
nel modo previsto dal produttore del disco. Come sistema di
protezione antipirateria è previsto un watermark facoltativo
che permette di riconoscere la provenienza di eventuali copie;
il produttore del disco ha, inoltre, l'opzione di inibire
le eventuali uscite digitali del lettore imponendo che la
risoluzione del segnale digitale in uscita venga ridotta a
poco più di quella del CD. Il problema del DVD-A è,
allo stato attuale, il fatto che, dall'esterno del disco,
è un po' difficile capire che tipo di segnale è
incluso e a quale frequenza di campionamento, anche se alcuni
produttori di DVD-A., come DTS, stanno proponendo etichette
standard per far capire al consumatore cosa sta comprando.
Il fatto che il formato sia tuttora in movimento si può
evincere anche dalla recente discussione che riguarda la possibilità
di far uscire DVD-A con uno strato compatibile con i vecchi
CD player, utilizzando un artificio tecnico simile a quello
usato dal SACD.
A
presto per la seconda puntata.
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