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Entry level, mid-fi e consigli per gli amici.
E'
capitato spesso, e ancora accade, che qualche collega più
giovane, o qualche amico, che si affaccia al mondo dell'alta
fedeltà, mi chieda consiglio su come entrare nel modo
corretto in questo appassionante , un po' caotico, luogo della
corretta riproduzione audio.
Negli anni in cui la riproduzione stereo era predominante
, l'HT ancora all'orizzonte, la mia rispota era abbastanza
semplice, per quanto possa essere semplice consigliare cose
che hanno a che fare con l'emozione personale, e mi limitavo
a dare alcuni nomi in una certa fascia di prezzo e consigliare
il loro ascolto.
Ora non è più cosi : con l'avvento dell'HT e
dei sintoamplificatori low-cost ad esso dedicati (con la loro
dote di potenza potenza dichiarata eccezionale, effetti DSP,
Radio FM inclusa ecc,
) adesso devo anche inserire una
giustificazione sul perché, a parità di esborso
per l' acquisto, è preferibile il due canali.
Anche la cerchia dei prodotti stereo 2 CH , che se da un lato
aumenta per qualità, dall'altro tende a diminuire per
numero ( fortunatamente la scelta è ancora abbastanza
ampia ) e ciò non facilita; mi sembra anche che da
questo settore stia scomparendo buona parte dei costruttori
giapponesi, con qualche eccezione (Marantz ad esempio).
Attualmente
la scelta in questo campo si indirizza soprattutto su apparecchi
inglesi ; Italiani, che sono sempre di più e sempre
più bensuonanti, e all'orizzonte prossimo, in qualche
caso molto prossimo, sui Cinesi..
Devo dire che ultimamente gli amplificatori Made in Great
Britain non hanno grande facilità di penetrazione nel nostro
paese, se si escludono i due nomi classici come NAD e Rotel
, inglesi solo come progettazione, vuoi per il cambio sfavorevole
con la sterlina, vuoi per un marketing meno aggressivo o per
il crescente successo della produzione nostrana.
La prova che mi accingo a fare tocca giusto un figliolo di
Albione: l' Arcam A65 Plus, amplificatore entry level della
casa Inglese che rientra proprio nelle caratteristiche dei
ragionamenti sopra esposti
Arcam
Il
nome Arcam appartiene alla storia dell'alta fedeltà inglese,
la casa è attiva dal 1972 e il suo primo amplificatore importante,
denominato A60, risale al 1976 . L'A 60, partito con una pianificazione
di 50 pezzi, è poi diventato un best seller con oltre
30.000 apparecchi venduti.
in Italia il nome Arcam deve buona parte del suo successo
alla commercializzazioni dei lettori CD della serie Alpha,
serie che peraltro comprendeva anche gli amplificatori che
sono alla base dei nuovi progetti.
Attualmente la casa inglese ha rivisto il suo catalogo, anche
in virtù del suo ingresso del settore Audio Video,
l'ampli oggetto della prova fa parte infatti della nuova serie
DIVA ( Digital Integrated Video & Audio ) che comprende
: 3 amplificatori integrati: A85, A75 e il nostro A65; 4 CDP:
CD62, CD72, CD82, CD92; due finali di potenza: P85 e P75;
tre Tuner:T51, T61 e DT81 ( DAB ); per la copertura del mondo
HT abbiamo:lettori DVD DV88 Plus e DVD89 che sposa la tecnologia
DVD-Audio , e dei due sintoamplificatori: AVR100 e AVR200.
Un catalogo ampio, quindi, con l'intento di coprire tutti
i settori della nuova riproduzione Audio Video.
DiVA
col vestito nuovo .
Devo
confessarlo: il look della serie Alpha non mi ha mai entusiasmato,
non tanto nelle forme quanto per il senso di " plasticone"
che il suo frontale mi dava, ora l'Arcam ha usato, per la
serie DiVA, delle forme più convenzionali ( vedi foto
) con la possibilità di scegliere tra il nero e il
grigio ( io propendo per il secondo ) ed in questa versione
l'A65 assomiglia molto ai nuovi Rotel RA 01 e RA 02 , soprattutto
è efficace l'utilizzo di frontali in alluminio su cui spiccano
i comandi ,che sono fissati al telaio interno, attraverso
fori dal contorno nero; estetica non rivoluzionaria ma estremamente
gradevole.
Tutti i comandi sono allineati orizzontalmente , le manopole
hanno tre diversi diametri a seconda del compito: grande per
il Volume, medio per potenziometri e selettori, piccolo per
gli switch; nonostante la completezza dei comandi l'aspetto
del frontale non è pesante, da sinistra verso destra
troviamo: il ricevitore IR per il telecomando in dotazione;
il selettore degli ingressi ( 4 linea più 1 phono MM
) con sopra 5 piccoli led a segnalare l'ingresso scelto; il
potenziometro motorizzato del volume; lo switch " direct
" per l'eclusione dei toni e del bilance; lo switch SP2
per la commutazione sulla seconda coppia di casse; la presa
per la cuffia e il tasto on/off con il suo led che all'accensione
è arancione per passare poi al verde di pronto.
La sensazione al contatto con questi comandi è piacevole e
, anche se non offrono un senso di soverchie robustezza e
precisione. Piccolo neo: da una certa distanza non si vede
la tacca, posta sulla manopola del volume, che ne da lo posizione.
Nessuna sorpresa neanche sul pannello posteriore, notiamo
subito con piacere l'utilizzo della presa IEC che consente
di usare cavi dai alimentazione diversi da quello in dotazione;
nel centro ci sono i connettori per gli altoparlanti ( 4+
4 per permettere la doppia coppia di casse ) e alla destra:
i quattro ingressi linea, l'ingresso phono , alla sua destra
c'è un piccolo foro dentro il quale è posto
uno switch che una volta premuto permette di trasformare l'ingresso
phono, appunto, in un ingresso ad alto livello nel caso non
si usi un giradischi analogico; le in/out per la piastra di
registrazione e l'uscita Pre.; la scritta Made in Great Britain
garantisce sulle origini dell'amplificatore.

Il telecomando in dotazione è nella media, un po' bassa,
per questo settore entry level, dal manuale in dotazione si
vede invece che quello che accompagna i fratelli maggiori
ha un design più ricercato.
Il
cuore dell' A65 , chiave torx alla mano
.
Togliamo
il vestito e guardiamo dentro questo amplificatore: la prima
cosa che noto è il metodo con cui è stato ingegnerizzata
la possibilità di avere una doppia scelta di colori:
il contenitore di alluminio è unico per le due versioni,
su di esso sono anche ancorati i comandi frontali, basta quindi
avvitarci il frontalino del colore scelto e il relativo coperchio
di alluminio; le due versioni differiscono quindi solo per
due componenti meccanici; il tutto poggia su quattro piedini
di gomma.
Tutto l'interno del contenitore è riempito da una piastra
circuito stampato: si nota l'assenza di componentistica SMD
( montaggio superficiale ) e il buon numero di componenti
discreti presenti.

L'alimentazione è posta sulla destra, con il trasformatore
toroidale , che come da tradizione Britannica è bello
generoso , ospitato sulla PCB stessa, da notare la presenza
dei due condensatori di filtro da 10.000 microfarad della
Rubycon;

sull'estrema
sinistra , in prossimità dell'ingresso Phono, è
posto lo stadio RIAA, il circuito basato su un operazionale
e, a parte i condensatori di ottima qualità, non mi
sembra molto complesso ( vedremo poi all'opera come si comporta
).
La costruzione dell'ampli mi sembra che abbia tenuto in grande
considerazione i criteri della qualità costruttiva
e del risultato audio, questo lo si può notare da un
dettaglio: sul relè di potenza della Omron, messo a
protezione delle uscite altoparlanti, sono stati messi due
piccoli pezzi di materiale smorzante, probabilmente per diminuire
le vibrazioni.

Il
potenziometro del volume è un ALPS motorizzato,

gli
altri potenziometri e selettori appaiono di qualità leggermente
inferiore, complessivamente mi sembra che tutta la componentistica
usata sia di ottimo livello.
La cosa che invece lascia un po' perplessi, sulle prime ,
è la scarsa superficie delle alette di raffreddamento
su cui sono attaccate le due coppie di finali,

analizzando
meglio si vede che poi questi piccoli estrusi neri fanno corpo
unico con il contenitore di alluminio che quindi contribuirà
a smaltire il calore verso l'esterno.
Accendiamolo.
L'esemplare
di A65 plus che ho avuto in prova era nuovo di fabbrica, con
tutti i componenti incellofanati, quindi da rodare un poco;
il manuale è ben fatto.
I dischi utilizzati sono:
CD:
Annie Sofie von Otter & Elvis Costello " For the
stars" DG
Jacques Loussier Trio " Play Bach " PAPAGENO
Minnesota Orchestra , Mussorgsky/Ravel " Quadri di un'esposizione"
RR
A. Forcione " Ghetto Paradise " Naim
A. Forcione-S. Sciubba " met me in London" Naim
LP:
Joe Jackson " Body and Soul " AM
Roxy Music " Avalon" Polygram
Tracy Capman " Tracy Chapman " Elektra
La
catena audio in cui si inserisce è la seguente:
Sorgenti analogiche: pro-ject 6.1 con testina Grado Red ;
thorens TD160 con testina MC ad alta uscita Adcom.
Sorgente Digitale: Marantz CD 63 KIS
Amplificazione: Cyrus 3 + alimentatore PSX
Casse acustiche: Monitor Audio studio 3 ( torri da circa 90
DB di efficienza )
Cavi segnale: VDH ibrid MK2, YBA Cristal
Cavi di potenza: YBA Glass .
Come
vedete l'Arcam va a sostituire un cugino britannico che, potenziato
dall'alimentatore esterno, ha una potenza di uscita 50 watt;
L'A65 in prova si attesta sui 40 Watt, per avere 50 Watt bisogna
salire al modello superiore A75.
Come per ogni prova mi ero preparato la mia serie di CD e
Vinili che uso di solito nei test, ma a prova quasi terminata
mi sono accorto che era limitativo descrivere i dettagli rilevati
con le varie incisioni, ho pensato quindi di esprimere un
giudizio generale perché le sensazioni che ho provato
erano erano simili per ogni ascolto.
Innanzi tutto parliamo dell'ingresso phono, io prima l'ho
descritto come di cicuitazione semplice, ma alla prova del
suono devo dire che è un egregio pre-phono, a livello
di quello del Cyrus .
L'altra cosa che viene fuori è che una volta acceso
l'ampli suona subito alla grande, solo ad un ascolto puntiglioso
si notano dei cambiamenti in meglio dopo molti giorni di rodaggio.
Come
suona.
L'impatto con il piccolo Arcam è stato quasi sbalorditivo:
il suono che usciva dalle Monitor Audio aveva una microdinamica
incredibile, gli strumenti erano tutti intelleggibili e con
molta aria intorno, anche nei passaggi più complicati
non si faceva difficoltà a seguire le singole partiture;
il medio alto eccelle in maniera notevole , anche se ciò
vuol dire,in alcune situazioni, un palcoscenico posizionato
un po' troppo in avanti.
Le voci sono grandi, belle e presenti; la parte bassa è
molto estesa e con casse dall'efficienza alta si ha anche
un buon impatto dinamico; io penso che l'unico accorgimento
che si deve avere comprando questo amplificatore è
quello di interfacciarlo con sistemi di altoparlanti di almeno
90 DB di efficienza ( l'accoppiamento con le Studio 3 si è
rivelato ottimale ).
Dalla risposta sui transienti posso immaginare che nel progetto
si sia voluta privilegiare la risposta impulsiva rispetto
a quella continuativa, di questo ne beneficiano gli arpeggi
di chitarra, il pianoforte e le percussioni.
Certamente ogni scelta ha due aspetti :quelli positivi li
ho espressi quello negativo è la tenuta in potenza
per molto tempo con livelli di uscita alti , qui il cyrus
3 è un carro armato inarrestabile; da notare che l'Arcam
manifesta un riscaldamento rilevante del contenitore già
dopo una mezz'ora di ascolto normale, come ho fatto notare
prima questo in parte è voluto progettualmente, ma
a mia parere scalda un po' troppo.. Se interfacciato con casse
efficienti e non si ha l'esigenza di potenze molto elevate
per lunghi periodi, il suono che esce da questo integrato
è di sicura soddisfazione. Cocludendo: Il Cyrus ha
dalla sua un basso potente e frenato, l'Arcam come arma principale
ha una microdinamica eccellente, sul medio alto siamo agli
stessi livelli .
Conclusioni
Grande amplificatore questo Arcam A65 plus, con la dovuta
attenzione quale l'interfacciamento con casse dalla efficienza
intorno ai 90 db, è da consigliare assolutamente; come
sempre i prodotti inglesi soffrono di un cambio sfavorevole
e quindi il prezzo è un po' sopra la media; il suo
street price è comunque intorno ai 700 Euro, e già
è un buon acquisto, se poi riuscite a strapparlo intorno
ai 600 allora è un affare da non perdere..
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