| |
So,
ma ve lo sussurro in un orecchio, un piccolo segreto su questi
nuovi diffusori della “boutique” Aliante-Pininfarina: il piccolo
segreto riguarda il fatto che sono stati progettati quasi
esclusivamente ad orecchio. Forse è una diceria, forse no,
ma conoscendo bene la qualità dell’orecchio del loro progettista,
Giuseppe Prato, potrei anche azzardarmi ad affermare che ciò
può essere considerato solamente un bene, anche a giudicare
dalla pedissequa standardizzazione progettuale consentita
dalle attuali strumentazioni di design e misura, nonché dalla
qualità –anch’essa standardizzata- dei componenti. Comunque
sono curiosissimo di vedere le misure
effettuate nel nostro nuovissimo ( e lasciatemelo
dire, assai avanzato) laboratorio, a patto che Giuliano decida
prima o poi di farmele vedere. Sennò mi toccherà aspettare
l’uscita di questo “fascicolo” per osservarle assieme a voi.
Detto questo, cioè offerto questo tocco di umanità alla fredda
disamina degli oggetti, vi annuncio che per poter entrare
in possesso di tutte quelle ambitissime informazioni, come
che tipo di altoparlanti montano, qual’è l’ultimo condensatore
a sinistra sulla basetta del crossover etc., dovete leggervi
la parte tecnica, redatta appunto dall’ottimo Nicoletti. Per
parte mia vi dico che l’estetica ( Pininfarina, appunto) è
molto personale, pur partendo da un nucleo formale ormai solito
nella produzione elettroacustica italiana: mobile in massello,
spigoli arrotondati etc. E il fatto che partendo da detto
nucleo, che appare ormai irrinunciabile per la produzione
nazionale di una certa classe ( anche perché i grandi mercati
americani e orientali questo chiedono) si sia giunti comunque
ad un risultato molto personale e decisamente gradevole (
sicuramente elegante) mi sembra già un piccolo miracolo. Sono
poche le variazioni che possono essere eseguite sul tema del
parallelepipedo di legno ( una volta effettuate quelle già
menzionate), mi sembra particolarmente azzeccata quella che
s’è intuita per questo oggetto: i fianchi anziché ricader
giù lisci e paralleli, presentano due scavi in forma di semi-arco,
all’interno dei quali sono posizionati i due sfoghi, svasati
all’interno, del doppio reflex su cui è basato il progetto.
Lo
Stile SW ( singolare l’assonanza con una novità automobilistica
che si produce in una zona geografica adiacente) è un diffusore
compatto ma non troppo, di quelli che oltre a ben figurare
su uno stand e a non invadere l’ambiente con la loro presenza,
sono poi in grado di fornire una prestazione completa, tale
da non far troppo rimpiangere la gamma bassa di diffusori
decisamente più ingombranti. Ho rischiato di far uscire ancora
più in ritardo questo fascicolo di videohifi, perché mi sono
incarognito – vedendo anche il foglio di avvertenza accluso
alla confezione- a voler a tutti i costi ottenere il massimo
del rodaggio da questi diffusori, prima di dare un giudizio
che avesse i minimi termini di definitività ( la casa consiglia
di “scaldarle” almeno trenta ore prima di procedere ad un
ascolto analitico e che voglia avere crismi di attendibilità).
Mi ci sono incarognito perché di primo acchitto le avevo sballate
e messe a suonare,
e m’ero dunque posto dei dubbi sugli obiettivi che intendesse
ottenere il progettista, giacché quanto ascoltavo era piuttosto
ben messo in gamma medio-alta, ma davvero deludente, per povertà
armonica e legnosità, in gamma bassa. Certe volte, persino
noi che ci occupiamo di queste cose per professione, tendiamo
a sottovalutare aspetti che per tutti i diffusori sono importanti,
ma per alcuni assolutamente fondamentali, come il rodaggio.
Ho evitato il rodaggio “facilitato” ( quello a bassissimo
volume con il CD in repeat ed il segnale a modestissimo livello
che fa muovere notte e dì gli altoparlanti) ed ho deciso invece
di far suonare brutalmente, ai volumi più alti che mi potessi
concedere a seconda dell’orario e degli umori degli altri
abitanti di questa casa, le Aliante. E bene ho fatto in definitiva,
visto che ben prima delle fatidiche trenta ore, ha cominciato
ad emergere con una certa prepotenza la personalità delle
Stile, e in seguito ho potuto assistere ad un continuo crescendo
delle prestazioni, sino a completo assestamento.
Per la prima fase di ascolto, le Aliante Stile SW, sono state
collegate ad un impianto di gran classe, composto per l’occasione,
da un giradischi Thorens TD 124 con braccio Pritchard con
canna in legno e testina Grado Platinum Wood, da un SACD/CD
player Micromega Reference, da un preamplificatore Bryston
SP 1.7 e da un finale di potenza Harman Kardon Citation II
( 1963) con tubi 6550 Telefunken. Noto che spesso si critica
l’abitudine di taluni recensori, di far suonare diffusori
di costo non particolarmente alto, con apparecchiature di
classe di prezzo decisamente superiore, mentre vorrei ribadire
la validità di tale sistema di procedere, perché solo così
si riescono a capire appieno le potenzialità di un diffusore,
scoprendo anche, talvolta, delle belle sorprese, ossia che
magari diffusori che abbiamo sentito suonare benino o bene
con elettroniche associate di commisurabile livello economico,
diventano dei veri e propri campioni, quando pilotate da elettroniche
della massima qualità. I lettori leggermente meno giovani,
sanno bene quanto impressionassero quei piccoli, minuscoli,
diffusori che erano i Linn Kan, quando nelle dimostrazioni
venivano pilotati con le amplificazioni Naim “grandi”, certo
impressionavano meno quando venivano pilotate dal piccolo
integrato Nait, ma non deludevano, anzi: se ne continuavano
ad apprezzare le caratteristiche musicali, consapevoli però
che se sollecitate potevano dare ancora di più. Comunque,
a scanso equivoci e polemiche, le Aliante sono state ascoltate
anche con un’impianto dal costo decisamente più umano, composto
da un CD Player Harman Kardon HD 710 ( che io continuo a considerare
un vero campione di musicalità) e da un ampli integrato Myryad
Cameo. Le prestazioni che andrò ad elencare rappresentano
la media tra quelle ottenute con l’impianto “grande “ e quelle
proposte dall’impianto “piccolo”, e dunque sono convinto siano
pienamente rappresentative della musicalità della Stile SW.
Intanto parliamo della prestazione in basso, robusta e corposa,
corroborata da talune caratteristiche decisamente impressive:
grande nettezza negli attacchi e nei rilasci, nessuna avvertibile
coda, bella progressività nel decadimento delle armoniche
più gravi, così da offrire allo stesso tempo un’eccellente
sensazione di potenza ed un buon punch, evitando quell’eccesso
di “secchezza”, che si concretizza con una non piacevole sensazione
di mancanza dei bassi profondi, che caratterizza i diffusori
in cui la scelta del punch e della pulizia del medio-basso
siano stati considerati obiettivi primari. Forse non è “il”
diffusore per il rock’n roll, ma è un diffusore che suona
benissimo il rock’n roll e gli altri generi cosidetti “moderni”
( termine che comporta un evidente errore storiografico, ma
il discorso sarebbe troppo lungo), consentendoci anche, però,
di goderci l’ampiezza e il respiro delle sezioni bassi delle
orchestre classiche. La gamma media poi mi piace particolarmente
e mi piace per le sue qualità intrinseche: dolcezza, liquidità,
grande apertura sulle voci, ma anche e soprattutto per l’inusuale
e riuscitissima maniera che ha di fondersi con la gamma acuta,
che appare invece più decisa, più “contemporanea” ( ho eluso
il termine “moderno”) sino a spingersi ai limiti, ma attenzione,
senza raggiungerli, dell’aggressività.
Mi
sembra insomma che l’incrocio sia particolarmente indovinato
e che il crossover, sebbene in forma leggermente atipica,
svolga egregiamente il suo compito, cosìcché la sensazione
costante è di trovarsi alle prese con un diffusore decisamente
attuale, ma insieme attraversato da costanti nuances di antico,
che lo rendono insieme universale ed originale, indubbiamente
dotato di una propria, decisa, personalità. Le prove effettuate
con le differenti amplificazioni – in ultimo è spuntato fuori
anche un Nad 302, con il quale lo Stile continua a suonare
decisamente bene, ma si sente che desidererebbe un po’ più
di “pappa”- dimostrano che lo Stile è un diffusore decisamente
poco problematico da accoppiare, a patto che s’intenda sposarlo
ad un amplificazione di qualità, indipendentemente se a valvole
o a stato solido. Le capacità dinamiche dell’oggetto sono
indubbiamente elevate, addirittura fuori dal comune in relazione
alle dimensioni e alle caratteristiche di bontà timbrica,
e proprio perché tali capacità sono così buone, è bene a mio
avviso che si possano esprimere appieno, e per far ciò è necessario
abbinare lo Stile con un amplificatore che abbia altrettante
doti di “spinta”. Ora, come sappiamo bene, indicare un range
di potenza è operazione sostanzialmente inutile, viste le
differenze nell’esprimere la potenza dichiarata, da amplificatore
ad amplificatore. Però direi che se ci si orienta sullo stato
solido, almeno 50 watt di quelli seri per canale, anche in
ambienti non grandissimi, bisogna essere in grado di offrirglieli,
e non per questioni di sensibilità ( ad orecchio mi sembra
che il diffusore si ponga nella fascia degli 87/88 dB per
canale, quella che una volta veniva comunemente intesa come
fascia di efficienza medio-alta) ma proprio perché questo
oggetto è in grado di trattare quegli ampi intervalli dinamici
che una buona potenza è in grado di produrre. Una cosa che
va assolutamente sottolineata riguarda la configurazione della
coppia di diffusori, che deve assolutamente seguire lo schema
progettuale pensato dalla casa: i due tweeter sono forniti
ciascuno di uno schermo acustico, posto tra le ore due e le
ore sei dell’ipotetico quadrante formato dalla flangia dell’altoparlante.
Dunque i diffusori sono un sx ed un dx, ineludibilmente, essendo
i due schermi assolutamente speculari. Le realizzazioni Acoustical/Aliante
ci hanno sempre abituati, sin dalle vecchie RS o dalle Nota,
ad una riproduzione spaziale particolarmente accurata e voluminosa,
e da questo punto di vista le Stile non tradiscono certo tanta
buona tradizione, anzi. L’immagine sonora riproposta è sicuramente
credibile, sia nelle dimensioni che nella scansione dello
spazio, con una prospettiva particolarmente profonda e luminosa,
in grado di lasciar percepire senza alcuno sforzo ( sempre
che evitiate di addossare i diffusori alla parete di fondo)
dimensioni e collocazione delle sorgenti sonore, anche le
più minute e perdute nello spazio scenico dell’avvenimento
musicale. In conclusione posso dire che lo Stile SW è uno
dei diffusori compatti che più mi hanno colpito in questi
ultimi anni, indipendentemente dalla classe di prezzo.
E’
uno di quei diffusori che suonano particolarmente bene, ma
intendono farlo dimostrando di non essere l’ennesima pecora
di un immenso gregge di “ belli sen’anima”, bensì proponendo
la propria personale interpretazione di quell’interpretabilissimo
( ma - a costo di ripetermi- da qualche anno a questa parte
scarsamente interpretato) concetto di “fedeltà sonora” che
come l’araba fenice andiamo inseguendo. Il tutto inserito
in un vestito di alta sartoria, caratterizzato da un livello
di finitura e costruzione eccellente, che si appaia al livello
di affidabilità già dimostrato ampiamente dai componenti Acoustical,
e da un prezzo insolitamente conveniente per una coppia di
altoparlanti di questa classe.
|
|