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Come
rito pagano vuole, anche quest'anno nelle terrifiche sale
di quell'ala della Enterprise denominata Hotel Quark, si è
svolta la celebrazione della festività - sempre più
celtica- denominata Top Audio. Una notevole ( visti i tempi
potrei dire notevolissima, quasi straripante) folla di visitatori
provenienti da tutta la galassia si è assiepata attorno
al metallo urlante ed al legno piangente ( Salice?) sparso
a piene mani dai prodighi distributori e costruttori, su ben
cinque piani della costruzione di ligrestiana memoria.
In file ordinate e raggruppate per ceppi etnici, era possibile
osservare audiofili di tutte le tipologie conosciute: i mansueti,
i sorpresi, i cinici, i depressi, gli " infilo la testa
nella cornice della porta, tendo un orecchio e decido là
per là che non mi piace", gli euforici, i "lo
faccio meglio io", i fricchettoni, i jazzemani, i pidgeoniani,
i germanofili, gli anglofili, i seguaci di Rumsfield, i casti
e i peccatori. Donne, come sempre, quasi zero. In compenso
un sacco di riviste pornografiche piene di foto di amplificatori
ignudi e di altoparlanti ritratti nel pieno di inimmaginabili
amplessi con improbabili elettroniche di tutte le razze. Dimostrazioni
e stages: " E' nato prima l'Uovo o la Gallina?",
"Live vs Reproduced", "Live vs. Death",
"Live vs. Live", "Live and Let Die", "Live
at Leeds" etc. etc.
Dati i costumi liberali della mostra in questione, e dato
il sovrapporsi di argomenti apparentemente inconciliabili,
tipo audio e video, diavolo e acquasanta, Hag e acquavite,
anfetamine e ansiolitici, di tanto in tanto al piano +1 (
voi a che piano abitate? Io ho scoperto di abitare al +3,
interno B12, affondato incrociatore) avvenivano epici e sanguinosi
scontri tra audiofili e visionari. I primi incuriositi dalle
cannonate sparate dai subwoofer o portati verso quei lidi
dalla necessità di mollare moglie e bambini a vedere
Star Wars onde poter fuggire una mezzoretta per indossare
l' impermeabile bianco di ordinanza e masturbarsi davanti
a un Vygers, i secondi alla ricerca del Grande Tritubo, nella
speranza che in qualche saletta si proiettasse "Le casalinghe
di Vercelli Vanno al Congresso Mondiale degli Idraulici"
.
L'Audiofilo
Vulcaniano
Tra le infinite
varianti audiofile che anche quest'anno hanno ingentilito,
con i loro garruli cinquettìi e le loro domande da
cento milioni di Euro, i corridoi e le salette dello show,
si notava una presenza piuttosto massiccia di audiofili vulcaniani.
L'audiofilo vulcaniano, piuttosto calmo e riservato in natura,
in cattività mostra una spiccata tendenza a grattarsi
il fondo della natica sinistra e a sparare cazzate invereconde
con tono ieratico. Privo di affetti e sentimenti - in genere
è fidanzato con un Audio Research dell' '86 e detesta
i bambini- lo si riconosce facilmente per via dell'abbigliamento
andante ( fattore assolutamente indipendente dal suo status
sociale) e dal pacco di depliant con fierezza portati sotto
l'ascella sudaticcia. In genere entra nelle salette espositive
all'improvviso, si siede sulla sedia al centro della terza
fila ( quando ci sono soltanto due file rimane in piedi poggiando
su una sola gamba come una cicogna), protende il collo in
avanti, ascolta da 15 a 18 secondi dell'esecuzione corrente
e afferma: "lo credo bene che suona di schifo, il cavetto
sinistro tra pre e finale ha un connettore ossidato in punta".
Se non viene scaraventato fuori dall'espositore, o convinto
ad entrare nel bagno e lì picchiato a sangue dagli
altri astanti, solitamente riscuote un buon successo di pubblico.
E' facile capire dov'è passato il vulcaniano, perché
nel corridoio antistante la sala in cui è penetrato
si nota un improvviso fermento: sono gli audiofili depressi,
che stimolati dalle vibranti parole del vulcaniano trovano
finalmente il coraggio di dire ciò che pensano realmente:
" lo crediamo bene che suona da schifo, è evidente
che il cavo di segnale di sinistra è ossidato in punta".
Il
Visionario Cieco
All'audiofilo vulcaniano
fa da delizioso pendant il Visionario Cieco. Nonostante la
definizione scientifica, egli ha ben poco a che fare con il
poeta acheo. Non rima, non suona la lira ( ammesso che il
poeta acheo lo facesse davvero), non parla una parola di greco
antico ( e se la cava maluccio anche con l'italiano moderno).
Siccome conosce a menadito tutti e tre i DVD che vengono mostrati
al pubblico, si intrufola nella sala, dapprima si siede in
primissima fila, poi non appena il subwoofer che ha scambiato
per un retroproiettore spento lo spiattella contro la parete
di fondo a suon di John Williams, assume una posizione più
defilata, si siede, CHIUDE GLI OCCHI! ( è vero l'ho
visto), muove le labbra mimando la parte di Liam Neeson e
quando esce dalla sala si rivolge perentorio al primo povero
Cristo che passa e gli spara negli orecchi ( parla ad altissima
voce perché è da due anni che non trova il telecomando
multifunzioni, ed è convinto che la gente sussurri
ed il livello acustico medio sia quello dell'inseguimento
per le strade di Los Angeles in Robocop 2) "il livello
del nero faceva schifo", di solito il malcapitato di
turno gli risponde che lui non si occupa di politica, o gli
dà del razzista.
Ladies
and Gentlemen: the Show!
Parlare male del
suono delle salette al Top Audio è come sparare sulla
crocerossa mentre il conducente sta cambiando una gomma. Chiunque
abbia avuto modo di frequentare con un minimo di assiduità
la rassegna milanese sa bene quanto male possano suonare quelle
spoglie salette, e dunque più che di una critica audio,
un reportage come il nostro si può occupare di una
rassegna delle novità. C'è però da dire
che a furia di frequentarlo, alcuni degli espositori, hanno
imparato che al Top Audio bisogna darsi da fare e che dandosi
da fare si riesce persino a far suonare decentemente qualcosa
che sia di per sé almeno decente. Onore al merito di
questi espositori, ed una piccola rumorosa gazzarra di protesta,
contro quelli che si ostinano ad arrivare il giorno prima
e buttare lì quattro pezzi pretendendo che appassionati
differenti dall' "audiofilo indovino" ( parleremo
un'altra volta di questa curiosa e popolosa razza) riescano
a trovare alcunché di interessante negli scomposti
latrati di ciò che essi, con magniloquenza, chiamano
"impianti".
Da notare la definitiva affermazione della scuola tedesca,
per tanti anni sottovalutata ed ora persino troppo osannata,
la definitiva riaffermazione dell'analogico ( e la monumentalizzazione,
non sempre funzionale allo scopo, dei giradischi) e l'apparente
impossibilità, tranne rari ed apprezzabili casi, di
mettere a punto decentemente un impianto multicanali, come
se a farli suonar male si vendessero meglio. Minore quantitativamente
rispetto a passate edizioni, ma decisamente migliore qualitativamente,
la presenza di espositori "nazionali" ( con e senza
filtro), con proposte talvolta veramente originali e significative,
a riprova di una scuola che finiti gli entusiasmi giovanili
ed esaurito l'assalto ai mercati orientali, ha preso a pensare
e a proporre creativamente, visto che non di solo legname
pregiato si può campare.
Qui di seguito una piccola rassegna di cose che sono piaciute.
Quelle che non ci sono piaciute erano troppe. Cattive notizie
per i costruttori occidentali e per quelli orientali tradizionali:
il "pericolo giallo" è qui. I costruttori
cinesi si affacciano alla ribalta dell'Hi-End, con prodotti
estremamente interessanti e costi, com'era prevedibile, drasticamente
concorrenziali. Vecchia barzelletta:" il presidente Mao
viene svegliato in piena notte: compagno Mao, gli svizzeri
ci hanno dichiarato guerra! Ah si, e in che albergo alloggiano?
". Meditare sulla barzelletta.
Premessa necessaria: chi scrive frequenta il Top Audio sin
dalla sua prima edizione, dell'acustica del Quark Hotel, senza
alcuna presunzione, conosce vita, morte e miracoli. Il giudizio
sul suono tiene necessariamente conto di questa "tara".
Absolute
Sound
Sobria ma molto
elegante, come nella tradizione del raffinato distruibutore
di Cerro al Lambro, la sala di Absolute Sound, interamente
dedicata a Burmester, era di quelle che offrivano un suono
decisamente di alto livello. Notevolissime le prestazioni
dei nuovi diffusori del costruttore tedesco, le grosse torri
Reference Line B99, e le piccole, deliziose e completissime
Rondò 022. Da notare la presenza del nuovo gigantesco
finale di potenza di riferimento assoluto il Reference Line
909, un vero e proprio mostro da 80 Kg di peso, in grado di
erogare sino a 1200 watt continui su un carico di 1 Ohm. Inutile
dire che pilota anche i diffusori tradizionalmente considerati
impossibili.
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la sala di Absolute Sound
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Rondò
022
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Segue >>>
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