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Il
PS Audio HCA-2 è un apparecchio estremamente interessante,
tanto interessante che, d’accordo col direttore, ho deciso
di descriverne le mie prime impressioni, prima della recensione
completa che arriverà fra una ventina di giorni. Per la descrizione
pseudotecnica vera e propria rimando alla recensione completa
o, per gli anglofili, alle pagine del costruttore; alcune
note interessanti, tuttavia: si tratta del primo amplificatore
con stadio finale in tecnologia digitale rivolto al mercato
audiophile che entra effettivamente in distribuzione nel nostro
paese; oltre a questo, ha alcune peculiarità che lo rendono
particolarmente accattivante per un audiofilo incallito come
me, cioè la presenza di uno stadio d’ingresso intrinsecamente
bilanciato, a discreti e in classe A, un’estrema cura per
l’alimentazione (che arriva ad includere i componenti principali
del filtro/condizionatore passivo di rete Ultimate Outlet
della stessa PS Audio e un trasformatore di dimensioni assolutamente
generose), un basso tasso di controreazione globale e, non
ultimo, il marchio PS Audio, da sempre sinonimo di eccellente
rapporto qualità prezzo e di ottimo suono in assoluto.
Il
marchio è rinato da pochi anni, dapprima con eccellenti condizionatori
attivi di rete (che speriamo di avere in prova fra non molto),
poi con cavi di alimentazione e potenza, poi con altri accessori
per il condizionamento della rete elettrica, con questo amplificatore
finale e con un altro, più potente, basato su tecnologie più
tradizionali, e a breve con un preamplificatore e un subwoofer,
Dalle mie prime prove, Paul McGowan non si è smentito neanche
stavolta. L’apparecchio non ha causato un crollo di qualità
disastroso nel mio impianto, pur essendo stato inserito in
sostituzione di un finale la cui versione attuale ha un prezzo
più che quintuplo. Direi, anzi, che il suono è, di per sé,
interessante e difendibile ben al di fuori della classe di
prezzo di appartenenza, sempre entusiastico, dinamico e senza
esitazioni, dettagliato e veloce. Alcune piccole colorazioni,
di tipo sottrattivo più che additivo, per cui più facili da
perdonare, che mi sembrano legate a piccoli vuoti di continuità
del rapporto tra dinamica e risposta in frequenza, dovranno
attendere qualche giorno di ascolto in più per essere perfettamente
comprese da parte mia. La scena acustica è avanzata sul piano
dei diffusori, ma non lo è esageratamente o fastidiosamente;
l’altezza della scena sembra eccellente; la focalizzazione
forse un po’ meno spinta del riferimento, un po’ più da valvolare
che da stato solido, così come un po’ da valvolare è un certo
“sheen” delle frequenze medio-alte che mi è parso di rilevare
in alcune incisioni, una lieve messa in evidenza delle sibilanti
rispetto al riferimento.
Rispetto al riferimento è anche, paradossalmente, più rumoroso
– paradossalmente, perché siamo stati abituati a pensare al
“silenzio del digitale”, sarà che questo finale di “digitale”
sembra avere ben poco. Ma tutto questo potrebbe essere dovuto
al troppo breve tempo di ambientamento che ho dato finora
al finale, per cui, per una descrizione stabile e attendibile
delle sue caratteristiche e per tutti i dettagli vi rinvio
alla recensione che sarà presto pubblicata su queste pagine.
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