Numero 3
Editoriale
Bryston vs Bryston
Concertino vs Cocetino H.
Rega Planet & Mira 3
PS Audio HCA-2
Monrio Asty
NAD C320 BEE
Oscillatore X0
Extremephono Donut
Neutral Cable Avatar
Matteo Lupatelli
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Dati

Costruttore: PS Audio

www.psaudio.com

Distributore: DP Trade

www.dptrade.it

Prezzo 03/2003:

2590

 

Descrizione:

Amplificatore Integrato

 

 

 

PS Audio HCA-2
Di Igor Zamberlan
 

 

 

 

 
 
 

 

Ouverture

Come dicevo nella preview, il finale HCA-2 della PS Audio è il primo amplificatore con stadio finale digitale ad essere proposto in Italia per il mercato audiophile. I finali cosiddetti in classe D, uno degli argomenti caldi nell’hi-fi (anche car) di questi ultimi tempi, hanno grossi vantaggi sulle tecnologie tradizionali, in termini di efficienza ed ingombri. Ultimamente ho visto, in una vetrina di un negozio che vende apparecchi consumer, un impressionante pacchetto Sony di dimensioni ridottissime, contenente DVD e ampli a 5 canali da 60 watt nell’ingombro di un lettore CD compatto.
L’efficienza e la compattezza fanno sì che i costruttori possano risparmiare sulle dimensioni dei cabinet e sui dissipatori, riflettendo il risparmio sul prezzo finale degli apparecchi al pubblico. Stiamo qui parlando, infatti, di un finale da 150 watt per canale, di produzione americana DOC, che viene venduto a un prezzo di poco superiore ai 2500 Euro.
Il prezzo potrebbe essere ancora inferiore, se PS Audio non fosse quello che è, cioè una casa che tiene molto alla qualità sonora dei suoi apparecchi, e non facesse le sue scelte di progetto in base alle prestazioni d’ascolto. L’HCA-2 è, infatti, messo a punto all’ascolto e il progetto è basato sulle precedenti, quasi leggendarie esperienze costruttive e progettuali di Paul McGowan.

HCA sta per?

HCA sta per Hybrid Class A. Siamo abituati, nel mondo dell’audiofilia, a designare con l’appellativo “ibrido” qualcosa che include, insieme, uno o più stadi di amplificazione a tubi termoionici e uno o più stadi di amplificazione a stato solido. In questo caso siamo, di nuovo, di fronte a qualcosa di diverso e innovativo. In questo caso, l’ibridazione è fra uno stadio di ingresso a tecnologia tradizionale in classe A (da cui il Class A) e uno stadio finale a tecnologia digitale. Il 2 nel nome, già che me lo chiedete, deriva dal fatto che il finale è il successore ideale di un leggendario apparecchio Infinity, l’HCA, appunto, che era un ibrido nel senso tradizionale (stadio d’ingresso a valvole, stadio finale a stato solido).

Digital amp with a twist

Un certo numero di amplificatori in classe D ha già raggiunto il mercato, anche se nessuno di questi, come scrivevo sopra, è stato spinto sul mercato audiophile italiano. Nel resto del mondo, esistono i vari TACT e Spectron, ma qui da noi nessuno ha mai pensato a distribuirli o a spingerli.
Non è scopo di questo articolo esporre la tecnologia degli amplificatori digitali (anche perché sicuramente c’è chi è in grado di farlo meglio di me); alcuni elementi sono, però, necessari a comprendere come il PS Audio HCA-2 non sia un amplificatore digitale “da libro di testo”.
Un normale amplificatore “analogico” modula il segnale in maniera continua; un amplificatore digitale ha solo due stati, acceso e spento. La riproduzione del segnale musicale è, a questo punto, generata dalla durata dei periodi di accensione e spegnimento dello stadio di potenza: più è lungo il periodo di accensione, più forte sarà il segnale in uscita dai diffusori. Questo principio di funzionamento si chiama PWM, Pulse Width Modulation. L’efficienza (il rapporto, cioè, fra potenza richiesta dalla rete elettrica e potenza in uscita) raggiunge, con amplificatori così configurati, il 90%, il che significa che solo il 10% della potenza viene dissipato in calore.
Però ci sono una serie di problemi: emissioni in radiofrequenza e necessità di un filtro in uscita per “addolcire” le transizioni fra lo stato di acceso e quello di spento. Il problema della radiofrequenza può essere risolto; la necessità di un filtro porta però ad altre conseguenze, la principale delle quali è il fatto che tale filtro sarà ottimizzato per un carico specifico, rendendo quindi la risposta in frequenza del sistema amplificatore/diffusori dipendente dalla curva e dal valore nominale dell’impedenza dei diffusori.
L’HCA-2, basato sul principio di funzionamento brevettato denominato S-DAT, risolve, secondo PS Audio, questo problema. La soluzione è quasi l’uovo di Colombo: il filtro in uscita viene incluso in un particolare anello di retroazione, il cui risultato è quello di adattare le caratteristiche del filtro a qualsiasi carico in maniera virtualmente istantanea. Questa retroazione ingresso-uscita è di entità modesta, i racconti vogliono che la quantità di retroazione sia stata diminuita dopo i primi test di ascolto, con l’esito che, alle misure, l’amplificatore non è nulla di speciale, ma il suo suono è molto migliorato. Lo stadio di ingresso è, come si diceva, in classe A; la sua topologia è intrinsecamente bilanciata.
Buona parte dell’interno dell’amplificatore è dedicata all’alimentazione: un grosso trasformatore di alimentazione, scelto anche nelle sue caratteristiche elettriche dopo lunghi test di ascolto, dato che i primi prototipi avevano un trasformatore più piccolo, ma suonavano peggio, e i componenti principali del condizionatore di rete passivo Ultimate Outlet della PS Audio a ripulire la corrente di rete.


Estetica e utilizzo

L’amplificatore è piuttosto bello, compatto, privo di qualsiasi accenno di alette di raffreddamento. Le immagini accluse, per quanto riguarda l’estetica, valgono più di qualsiasi descrizione; il finale ha funzionato senza alcun problema durante il mio periodo di prova. Una ditata all’interruttore, e si accende la spia di standby; dopo quindici secondi, si accendono quella di Operate e il logo azzurrino PS Audio. Anche dopo ore di utilizzo, l’amplificatore è freddo, solo un vago tepore è percettibile sul lato posteriore sinistro, dove credo sia situato lo stadio di ingresso.
Esiste anche una spia di Fault, ma non so cosa si debba fare per farla apparire, per fortuna.

Suono

Avevo già raccontato qualcosa del suono di questo finale nella preview. Ora posso dilungarmi, spero di aver capito qualcosa in più delle sue caratteristiche sonore. L’impianto di riferimento era il mio solito, sorgente digitale SACD/CD Sony SCD-777ES, giradischi Scheu con piatto 42cm*8, braccio VPI JMW12, testine Benz/Scheu e Lyra Clavis Evolve, pre phono DACT CT100, pre linea misterioso presto su queste pagine, finale Krell FPB200, diffusori B&W Silver Signature, supporti Audiotech, Mana e Target, cavi perlopiù Kimber per il segnale, B&W per i diffusori, ART, Electrocompaniet e Audio Agile per l’alimentazione.
Le caratteristiche sonore dell’amplificatore sono, grosso modo, quelle già descritte: eccellente basso profondo, una certa magrezza sul mediobasso rispetto al riferimento – che però, ricordiamolo, è un campione del mondo su quel parametro –, lieve evidenziazione delle sibilanti, piacevole dolcezza e tattilità delle frequenze acute e ottima consistenza armonica generale. La grana è finissima, delicata.
La velocità, la prontezza di risposta ai transienti e la microdinamica, pur non essendo da record, sono più che buone. Nel complesso, un amplificatore dall’impronta sonora molto equilibrata, senza scelte che privilegino parametri accattivanti in prima istanza a discapito di altri.
La scena acustica, nel contesto del mio impianto, mi è sembrata un po’ diversa rispetto a quella cui sono abituato col Krell; il PS Audio mostra una certa proiezione in avanti della linea dello stage più prossima all’ascoltatore, controbilanciata da una lievissima tendenza, percettibile nel confronto diretto col finale di riferimento, ad appiattire verso il fondo gli oggetti più distanti; la lateralizzazione è un po’ più limitata di quella del Krell (gli esecutori tendono ad uscire dai lati dei diffusori con più difficoltà); l’altezza della scena è, tuttavia, più realistica col PS Audio, il che è un grosso complimento (non dimentichiamo la differenza di prezzo, quello del Krell è almeno quintuplo). Della focalizzazione ho già detto nel precedente pezzo; ricapitolando, è un po’ più diffusa rispetto a quella dei campioni su questo parametro – so che alcuni ritengono la focalizzazione troppo spinta di una parte degli apparecchi hi-end iperrealistica, e credo che qui troveranno qualcosa che si adatta meglio ai loro gusti.
Parlavo, nella preview, di alcune piccole colorazioni sottrattive. Mi pare, in definitiva, che si tratti di una certa, lieve (quando dico lieve intendo lieve - so che è diffusa la tendenza a caricare
di significati quanto un recensore dice, ma questa è una recensione, non un
tentativo di scrivere un'opera letteraria, e non vanno applicate a questo
scritto tecniche di esegesi testuale) discontinuità dinamica fra le gamme estreme e la gamma media; la gamma media sembra marginalmente, dal mediobasso in su, mancare dell’ultima porzione di energia. E’ come se il Krell fosse più autoritario nel pilotaggio dei diffusori, e non è certo una sorpresa, data la proverbiale capacità degli amplificatori di Dan D’Agostino di fare quel che vogliono dei diffusori collegati. E’ del tutto possibile che la discontinuità dinamica sia un effetto dell’accoppiamento ampli/diffusori/stanza e che sia in diretta relazione con la lieve magrezza del mediobasso, la regione dell’energia, di cui parlavo sopra, e che, in una stanza più generosa o con diffusori più entusiastici in quella gamma, tale limitazione sia assolutamente marginale o impercettibile – non ne farei un gran cruccio.
La rumorosità di cui avevo parlato nella preview, a quanto mi è dato capire, è una conseguenza della scelta di Paul McGowan di utilizzare un basso tasso di retroazione. Di fatto, credo che questo rumore sia all’origine della mia percezione di uno sfondo meno “nero” rispetto a quello cui sono abituato; è possibile (ma non ne ho la certezza) che sia anche all’origine di una sensazione di risoluzione inferiore, un po’ come se le diverse ambiente tendessero ad essere più difficili da discriminare. In assoluto, tuttavia, si tratta di impressioni che richiedono un confronto diretto, per venirne a capo. L’idea finale è quella di una maggiore estroversione da parte dell’HCA-2; l’amplificatore sembra non voler mai smettere di suonare musica.I migliori risultati si ottengono utilizzando un cavo di alimentazione
specializzato e connettendo l'apparecchio direttamente ad una presa a muro:
migliorano trasparenza, risoluzione e velocità e si riempie maggiormente il
mediobasso - tutto ciò probabilmente aiuta la tecnologia di pulizia della
corrente di rete utilizzata da PS Audio a fare il suo lavoro

In definitiva…

In definitiva, la domanda è sempre la medesima: me lo comprerei? La risposta è: sì, se il mio budget per un amplificatore finale fosse dell’entità richiesta e se non avessi, da recensore, l’esigenza di avere strumenti radiografanti (a volte fare i recensori comporta delle scelte che vanno un po’ contro il godimento assoluto della musica e la comodità), lo prenderei in serissima considerazione. Credo, anzi, che sia quasi un dovere sentirlo, per capire dove è possibile arrivare, attraverso una tecnologia nuova per questo settore, a questi livelli di prezzo. Fra l’altro, a quanto mi risulta, l’importatore/distributore italiano ha scelto, per la diffusione di questo amplificatore, una politica commerciale innovativa che permette di mantenere il prezzo in linea con quello internazionale concedendo la possibilità di ascolto a casa propria. Se state cercando una nuova amplificazione, fatevi un favore, approfittatene.

 

 

 

 

 

 
 
 

 

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