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PREMESSA
Avevo
un presentimento. Non che questo implichi che la mia opinione
sia preconcetta, ma qualche volta (poche volte) ho delle intuizioni
felici. Di Anthony Gallo e dei suoi diffusori avevo un buon
ricordo e una grossa curiosità non per averle provate
direttamente, ma per un articolo dell'ottimo Gian Piero Matarazzo
sulla Suono diretta da Bebo Moroni.
Gli elementi di particolarità che distinguevano l'originaria
serie Nucleus dalla produzione mondiale di diffusori erano
l'assoluta mancanza di legno nella costruzione, gli inusuali
supporti in tubo metallico curvato, l'uso di woofers e mid-woofers
di chiara derivazione Dynaudio, che ai miei occhi ne alzavano
direi quasi naturalmente le quotazioni, l'impiego di un tweeter
cilindrico omnidirezionale e la forma sferica dell'enclosure
degli altoparlanti (ottenuta come scoprirò più
tardi mediante formatura di un disco metallico), il mid in
volume chiuso ed il woofer vero e proprio in bass-reflex.
Nel prosieguo della mia vita di musicofilo quasi autocostruttore
(come può definirsi se non così un amante della
musica che pur avendo la velleità di rivolgersi al
mercato dell'autocostruzione ha spesso finito per subappaltare
ad altri la costruzione degli apparecchi?) la forma più
o meno sferica l'ho rincontrata altre volte.
Senza grossi sforzi di memoria mi vengono in mente "Uovo
Silente" ed "Otto Volante", due progetti apparsi
sulle pagine di Audio Review, e un'interessante trattazione
della forma sferica e dei suoi vantaggi in termini di ridotte
diffrazioni esterne e controllo delle onde stazionarie, nel
testo di riferimento del padre degli autocostruttori di diffusori
acustici, il famoso "Loudspeaker Design Cookbook"
di Vance Dickason.
Navigando poi nel sito del produttore ho avuto modo di apprezzare
la maniera esagerata e buffa, ai nostri occhi di europei,
di presentare i promotori di iniziative o in questo caso le
teste pensanti delle companies. (Antony Gallo viene ritratto
come individuo geniale, e non ho dubbi che lo sia, dotato
di udito talmente fine da riuscire a distinguere le annate
dei vini semplicemente sentendo il tintinnio delle bottiglie
;-)))).
Quando mi è stato annunciato che sarei entrato in possesso
del sistema ultimo nato di Antony Gallo, il presentimento
era che avrei sentito fortemente l'impatto all'arrivo nel
mio impianto e che avrei sofferto il distacco.
IL SISTEMA SATELLITI
GALLO MICRO E SUB MPS 150
La sera che le due scatole sono finalmente giunte a casa mia,
grazie alla gentilezza dell'importatore italiano Art of Music
di Bologna, e dopo non poca apprensione causata dal solito
corriere, mi sembrava fosse Natale.
Aperto l'imballo la sorpresa.
Non avevo francamente idea di cosa mi aspettasse ma il mio
sconcerto di fronte al contenuto è stato totale. Impressionante
ed inconsueto.
Anthony Gallo produce il sistema oggetto della prova, costituito
da una coppia di satelliti Nucleus Micro ed il Subwoofer amplificato
MPS 150, ma anche un sistema costituito dallo stesso sub e
cinque satelliti, per uso Home Theater o audio MCL. Nel sito
è illustrato anche un sistema con sub passivo la cui
produzione dovrebbe essere attualmente sospesa, senz'altro
più bello esteticamente ma dubito altrettanto efficace.
Pur avendo navigato in lungo ed in largo il sito del costruttore
(www.roundsound.com) che vale decisamente la pena di visitare
(da notare in particolare lo studio grafico della home page,
con una bella composizione di lucidi pianeti e satelliti metallici)
non avevo idea che il sistema fosse quello che poi si è
rivelato. Freneticamente ho completato il disimballaggio in
men che non si dica e ho proceduto ad assemblare il contenuto.
Mi aspettavo certamente la diversità dalla classica
coppia di casse che popola le abitazioni della maggioranza
degli appassionati, ma non avevo idea che, inizialmente a
livello visivo e tattile, poi auditivo le sensazioni fossero
così diverse.
I
satelliti, due sfere di lamiera di acciaio formata al tornio
della dimensione di un grosso pompelmo con una griglia frontale
a celare i trasduttori, sono assolutamente inviolabili, nessuna
vite esterna e nessuna apertura. La superficie è goffrata
nera, ma può essere richiesto il metallo lucido o verniciature
in diversi colori. Sul retro del diffusore solo due piccoli
morsetti per i cavi di potenza ed un foro al quale avvitare
con la chiave a brugola fornita in dotazione, un perno di
acciaio rivestito in gomma dura per mezzo del quale i due
satelliti sono fissati agli esili, ma robusti ed eleganti
supporti di acciaio. Come scoprirò con sorpresa più
tardi rimuovendo con cautela la griglia, l'altoparlante è
uno solo, un banda estesa con membrana in materiale sintetico
e sospensione esterna in gomma, che il costruttore dichiara
coprire lo spettro audio da 200 hertz fino ai diciottomila,
con buona pace dei propugnatori dei supertweeter e delle reti
di crossover più o meno complicate, contraddistinte
da pendenze ripide o blande, a ripartire tra trasduttori diversi
la parte di spettro audio alla quale l'individuo è
più sensibile. L'interno, sempre stando alle notizie
fornite dal costruttore, è riempito di assorbente acustico.
I supporti a cui accennavo prima sono semplicissimi. Un tubo
curvo al quale, come sopra descritto, viene fissato il satellite
da un lato e la base metallica circolare di circa venti centimetri
di diametro dall'altro. Alla base vengono applicati dei piedini
semisferici in gomma trasparente.
All'interno del supporto tubolare passa il cavo di potenza
che collega il sub ai satelliti. Quest'ultimo e' particolare
come tutto il resto. Apparentemente banale cavetto rosso-nero,
è in realtà un cavo solid core in rame purissimo
dal diametro scelto appositamente per accoppiare nel migliore
dei modi i satelliti al sub amplificato.
I due satelliti possono comunque essere appoggiati, per mezzo
di un o-ring fornito in dotazione, su una qualsiasi superficie
in piano, come ad esempio una mensola o una scrivania, e stante
la schermatura totale dai campi magnetici possono diventare
parte di un superlativo Hi-Fi PC.
Il sub dal punto di vista costruttivo è notevolmente
diverso dalle altre unità di cui ho avuto esperienza.
Innanzitutto tutta la parte elettronica è separata
dal volume in cui lavora l'altoparlante. Ed è questa
una ulteriore variante rispetto al sub amplificato in unico
volume o al sub con alimentazione esterna, come i Sunfire.
Il tutto si presenta visivamente come un cilindro alto una
trentina di centimetri e di ventisette di diametro. In realtà
i cilindri sono due sovrapposti, costruiti in materiale metallico
ed inviolabili come i satelliti. Il cilindro superiore alloggia
l'amplificazione, i controlli (livello, fase e frequenza di
crossover, in pratica esattamente quello che serve e niente
di più), i connettori di ingresso (classici plug RCA
dorati per mezzo dei quali effettuare il collegamento all'uscita
di un preamplificatore o, in alternativa, quattro robustissimi
connettori di potenza, dorati anch'essi, ai quali collegare
i cavi di potenza di un amplificatore integrato), alimentazione
(una classica spina CEE dotata di fusibile che lascia quindi
libertà di scelta per eventuali futuri upgrade di cavi
di alimentazione), e uscita (una uscita di linea e connettori
di potenza per il collegamento dei satelliti, nonché
l'uscita jack stereo di cui sopra).
Il cilindro inferiore, distanziato dal pavimento a mezzo di
quattro piedini cilindrici alti circa quattro centimetri,
è alloggiato il trasduttore, un magnifico altoparlante
con membrana in cellulosa trattata e cupola parapolvere in
materiale sintetico. La sospensione esterna è in gomma
ed è larga circa venticinque millimetri. Il diametro
del trasduttore, preso sulla mezzeria della sospensione e'
di poco più di venti centimetri. L'escursione è
notevolissima. Il collegamento di potenza tra il volume dell'altoparlante
e l'amplificazione è effettuato in modo abbastanza
sorprendente con un corto cavo dotato di jack dorati, simili
a quelli per chitarra.
Il manuale a corredo è completo e comprensibile, purtroppo
per ora non tradotto in italiano.
Segue
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