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Il
punto di vista di Giuliano Nicoletti
Conosco
le Sonus Faber Concertino da parecchio tempo; mio fratello
fu uno dei primi acquirenti di questi diffusori, e per lungo
tempo le ho avute come riferimento personale in una fascia
di prezzo assai competitiva e combattuta. Quando mi si è presentata
– qualche tempo fa – la possibilità di acquistarne una coppia
ad un buon prezzo per la mia collezione personale non ho dunque
esitato un momento, e mi sono portato a casa un pezzo di storia
dell’alta fedeltà nostrana, assieme ad una coppia di ottimi
piedistalli GM Audio dedicati. E’ dunque un eufemismo affermare
che conosco abbastanza bene le doti ed i difetti di questi
piccoli diffusori da scaffale; le ho ascoltate per anni, ed
ancora oggi, da un paio di mesi, le ho collegate all’impianto
principale, piazzate maldestramente su una libreria, a parete,
quasi come uno sfregio;
molti
appassionati storcerebbero il naso a tale vista ed avrebbero
ragione (in parte). La bellissima immagine che questi diffusori
sanno ricreare nell’ambiente viene così in gran parte sacrificata,
come la sensazione di realismo e concretezza del fronte sonoro:
ma lo straordinaria dolcezza di cui le Concertino sono capaci,
quella sensazione di fluenza, di immediatezza, di spontaneità
di emissione, restano quasi immutate. Ed è un gran bell’ascoltare,
con tutta la parete ad emettere un fronte sonoro compatto
e sostanzioso, denso, materico. Mi sono dunque avvicinato
alle Concertino Home con una certa dose di apprensione, di
irrequietezza; come una cover di una canzone che ha significato
molto, i primi ascolti sembrano sempre un poco stonati, per
quanto poi si possa scoprire un arrangiamento piacevole, sensato,
e qualche caratteristica di innovazione e freschezza nel rispetto
di un ideale astratto, di un pensiero di fondo. E invece mi
sono trovato di fronte due oggetti sostanzialmente differenti;
dalla voce simile, certo, ma nello stesso tempo non confrontabili
direttamente, legati in sostanza da un solo vincolo di nome
e da un’apparenza evidente quanto scontata. Le Home hanno
un carattere più sbrigliato, deciso, dinamico; maggiore efficienza,
maggior tenuta in potenza, forse un pizzico di raffinatezza
in più. Ma un impasto complessivo differente, a mio avviso
peggiore. Nelle Concertino prima serie c’era della magia,
che rendeva questi oggetti del tutto unici – forse non immediati,
forse non semplicissimi, ma del tutto unici. Il loro modo
di sparire completamente dalla scena acustica per lasciare
spazio ai suoni, alle vibrazioni; quella dolcezza di timbro
talmente piacevole, confortante. Ed i difetti, una certa lentezza
della gamma bassa, e dinamica non spaventosa, passavano in
secondo piano. Se stessi scrivendo di una donna, potrei parlare
di un amore a prima vista (e anche a seconda, e terza, e…).
Le Home sono più precise; più equilibrate, più dinamiche,
sempre capaci di ricreare una bellissima immagine, sempre
facili negli accoppiamenti con le elettroniche, e molto più
versatili nell’utilizzo. Sono dunque un degno rimpiazzo, e
anche il rapporto qualità prezzo sembra ancora migliore che
nella precedente versione; io però sono cocciuto come un mulo,
e tra i miei pezzi preferiti conserverò sempre un posto per
le Sonus Faber Concertino – attenzione però, queste sono la
prima serie!
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