Numero 4
Editoriale
Opera 1.5 AV
Arcam A 65 plus
Vinilica
Epos M 12
Attualità
Gamut D200
Audio Research PH3
Matteo Lupatelli
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Dati

Costruttore: Audio Research Corporation

www.audioresearch.com

Distributore: Audio Natali.Srl ;Via A. Volta 14 ,51016 Montecatini Terme (Pistoia) ,Italia Tel 0572 / 772595 • Fax 913216

www.audionatali.com

Prezzo 02/2003: 2915

 

Descrizione:

Preamplificatore Phono

 

Audio Research PH-3
Di Angelo Jasparro

 

 

 

 
 
 

 

C'era una volta ... e c'è ancora. Chi, che cosa?
Ma l'analogico, ovvio!
Ebbene, eccomi qui a scrivere di rumorosi solchi vinilici percorsi da un piccolo diamante di varie fogge.

Premetto che non sono un talebano dell'analogico, ascolto molti CD, malgrado i miei recenti upgrades si siano orientati verso la prima soluzione, che mi dà maggior piacere di ascolto.
Aggiungo che non me ne frega niente se detto piacere provenga da nostalgie da ex giovane studente, o da un'effettiva preferenza qualitativa. Da tempo ho smesso di pormi domande così oziose, di fronte ai ben più gravi pensieri che la cronaca quotidiana ci impone.

Fatto sta che un mesetto fa, consultando una serie di annunci via internet, cosa vedono le mie fosche pupille? Un pre-phono, precisamente l'Audio Research PH-3. L'annuncio sembra supplicare: - Comprami! -. Ora, dovete sapere che sono un tipo piuttosto sensibile e non resisto alle suppliche.

Insomma, nel giro di qualche minuto ed una telefonata al venditore, la decisione finale è presa: tradirò il mio amato Synthesis Art in Music Phono 1 Wood, del quale potrei anche parlarvi (bene) in una prossima occasione.

Il PH-3 può essere sinteticamente descritto come un apparecchio ibrido valvole/J-FET ed operante in classe A. Le valvole sono tre 6922, doppi triodi Sovtek selezionati per la bisogna da ARC.

L'apparecchio si presenta come al solito: frontale argento, maniglie stile rack nere, due interruttori dedicati rispettivamente all'accensione ed allo stand-by, e un led verde che cambia di intensità luminosa quando l' apparecchio è pronto per funzionare, dopo un riscaldamento di circa un minuto.
Sul retro troviamo i connettori di uscita e la vite per il cavo di massa proveniente dal giradischi.
All'interno è una bellezza, con buoni componenti ed un lay out molto ordinato. Se invece gradite componenti di livello superiore, potete fare un pensiero alla versione SE, di un bel tocco più cara.
Il preamplificatore esce di fabbrica in versione MM, con 75 KOhm di impedenza e 90 pF di capacità. Se volete usare testine MC a bassa uscita, ARC vi mette a disposizione un kit di resistenze da saldare sulla scheda per adattare l'impedenza alle necessità di ogni testina. La sensibilità minima è di 0,25 mV, per cui si debbono scartare a priori le testine a bassissima uscita, per le quali è sempre consigliabile uno step-up.

Dovete sapere che il pre mi è giunto con una valvola danneggiata, e quindi dopo innesti da dottore pazzo di valvole di vario tipo, mi sono deciso ad acquistare dal fido Marco Natali un terzetto di tubi originali, selezionati da ARC.
La personalizzazione Sovtek-Philips non aveva dato risultati eclatanti, anche se non potevo lamentarmi del suono.

Bene, appena giunte le valvole, subito "cinte" dai soliti anellini contro la microfonicità, non ho resistito alla curiosità di un primo ascolto, pur sapendo della assoluta necessità di "cuocere" i tubi per un certo numero di ore. Dopo la canonica ora di riscaldamento prevista nel manuale, apro le orecchie e sento che il tutto suona piuttosto duro sui medioalti e sbrodolante in basso. Mi rassegno ad avere un po' di pazienza e lascio in stand-by l'argenteo pre, giorno e notte, per circa 80 ore. Ho anche ricevuto, nel frattempo, una telefonata di ringraziamento da parte dell' ENEL, della quale sono già socio onorario grazie al mio integrato in classe A da 300 W di consumo .

Bene, ora si che si ragiona, come volevasi dimostrare e alla faccia di chi pretende di giudicare apparecchi nuovi o freddi. La prima cosa che mi ha colpito è stata la dinamica, di varie lunghezze superiore a quella a cui ero abituato dal mio precedente pre, che pure è un campioncino del rapporto qualità/prezzo.
La Scheherazade diretta da Scherchen e suonata dalla Vienna State Opera Orchestra, etichetta Westminster, ristampata dalla Speakers Corner si presenta in casa mia in tutta la sua potenza. I timpani sembrano sconquassare i woofers, che pure non accennano a distorsioni. L'immagine riempie tutto il fronte, fino ad oltre le pareti laterali. Il violino è semplicemente magico. I pieni orchestrali sono resi con molta aria tra gli strumenti e senza alcun accenno ad impastare.
Magica è anche la voce della grande Ella Fitzgerald che canta il songbook di Cole Porter. Eccezionali le sfumature della sua voce e l'altezza della Signora è quella giusta, a circa un metro e settanta dal suolo.
Il sax di di Stan Getz nella "Girl of Ipanema" mi soffia in faccia le note, pur mantenendo la corretta posizione in profondità, poco dietro i diffusori. Bellissimi e nitidi gli accenti sul charleston della batteria; ogni colpo suona diverso dall'altro, come nelle intenzioni di chi lo ha suonato allora.

Ascoltatelo, se potete, passerete un buon "quarto d'ora".

Non so se dopo questa recensione ne seguiranno altre. In tal caso noterete che difficilmente mi soffermo sui soliti argomenti tipo resa dei bassi, medi o alti. Non mi interessa, a meno che un determinato apparecchio manifesti dei problemi particolari in qualche gamma ben determinata. Quello che cerco, e che dovreste, credo, cercare anche voi nei vostri impianti, è la musicalità in senso generale. Conosco audiofili che si spaccano la testa cercando il dettaglio che ti fa sentire la presenza di un tarlo nella sedia del quarto violinista da sinistra, e che se un determinato impianto non la evidenzia è una porcheria. Ebbene: quanti di voi, ascoltando dal vivo, riescono a sentire tali cose?
Morale della favola: l'insieme di suoni che esce dai diffusori deve avere una coerenza tra tutte le gamme di frequenza nelle quali convenzionalmente dividiamo l'insieme.
Ho sentito impianti multimilionari (l'Euro ci fa sentire tutti più poveri, era più d'effetto parlare di miliardi) suonare scomposti o poco dinamici, dettaglio enorme ma nessuna emozione. Cercate l'emozione, invece, e probabilmente rallenterete la ricerca del Sacro Graal, con buona pace del vostro portafogli, e magari delle vostre mogli.

La parola d'ordine è una e sempre quella: MUSICALITA'

 

 

 

 

 

 
 
 

 

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