Numero 9
Editoriale
Accuphase E-212
Marantz SR5400
Mastersound
North Star 192 DAC
Victor Tan (Philips)
Pre-phono Aliante Rubina
ProAc Response Hexa
Va 509/60
New Digital
Matteo Lupatelli
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Dati

Costruttore: ProAc

www.proac-loudspeakers.com

Distributore: Audio Reference.via Abamonti 4, 20129 Milano. Tel: 02 29404989

www.audioreference.com

Prezzi 02/2003 :4990 sistema completo 5.1

satellite : € 590


Centrale: €
1020


Subwoofer: € 1630



Descrizione:

Sistema di altoparlanti per H.T.

 

ProAc Sistema Response Hexa
Di Bebo Moroni

 

 

 

 
 
 

 

nda: al momento di ricominciare il test del sistema ProAc Hexa, che avevo già avuto modo di provare per la rivista Digital Video Home Theater, sono andato a rileggermi quanto allora ( Dicembre 02) scritto. Dopo un ulteriore lungo test d’ascolto non ho potuto che concludere che avrei riscritto parola per parola, tranne alcune aggiunte maturate nel corso del nuovo test, quel che avevo già scritto. Non la pigrizia ma la più elementare forma di rispetto per i lettori e le loro intelligenze m’imponeva, a questo punto, di evitar loro la burletta patetica di mestiere del rielaborare un testo mantenendolo uguale con differente terminologia, ho deciso dunque di ripubblicarlo quasi integralmente, corroborandolo con un capitoletto dedicato alle “nuove impressioni”. Credo, nel mio – forse- integralismo etico, di aver fatto la cosa più corretta che potessi.

Bebo Moroni


Il più grande piccolo sistema del mondo

Sul fatto che le piccole ProAc Hexa siano figliole, o sorelline, attribuite voi il grado di parentela, delle mitiche Tablette, credo non vi sia ombra di dubbio. Delle Tablette hanno mantenuto l’impostazione acustica generale, le compattissime dimensioni, la magia. Certo, si tratta di un sistema pensato, in questo caso, per essere necessariamente impiegato con un subwoofer, tantoché i satelliti non sono filtrati in basso, con i pericoli che ne conseguono nel pilotarle a livelli di volume e potenza sostenuti, senza l’ausilio del sub con il suo crossover interno o della sezione di bass-management di un processore/amplificatore multicanale.
Chi mi segue da qualche tempo sa qual’è stato e quale continua ad essere il mio ( il termine potrà sembrare esagerato, ma non ne trovo di più “moderati” ma altrettanto esplicativi) amore per quel piccolo diffusore che nell’anno del Signore 1982 cambiò radicalmente la mia vita di audiofilo e forse, per uno strano effetto paradosso, mi costrinse a dedicarmi ad un’attività meno “seria” di quelle a cui m’ero sino ad allora – pare con eccellenti risultati- dedicato. Amore e odio?
Ma oltre alle Tablette, che non se ne sono mai andate da casa mia, e che scoprimmo – nel loro splendore di minidiffusore esplosivo e rivoluzionario- in contemporanea io ed un certo signore che rispondeva e risponde tutt’ora al nome di Harry Pearson, mitico e temutissimo direttore della rivista underground americana “The Absolute Sound” ( a dire il vero - carta canta- le scoprii un po’ prima io), ho per lungo tempo impiegato come diffusori di riferimento nelle mie prove una coppia di Celef Studio ( prima) ed una di ProAc Studio IV EBS ( e poi le Tablette EBS, le Tablette 100 etc. etc.).
Non è un mistero per nessuno il fatto che io ritenga Stewart Tyler (credo che in realtà sia solo molto timido), il miglior progettista elettroacustico britannico. Conseguentemente uno dei migliori progettisti in assoluto al mondo. I suoi diffusori hanno sempre qualcosa – anche in tempi di massificazione globale- che li rende unici ed insieme li pone all’avanguardia, lasciando ai concorrenti il compito di imitarli, se e dove ci riescono- e, soprattutto, il fiato corto.
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ProAc figlia di Celef madre della moderna audiofilia.

Lo so, potrebbe sembrare un’estremizzazione, ma chiunque abbia voglia di farsi un po’ di storia a ritroso potrà constatare di persona come la Tablette – che in qualche modo è figlia e sorella di due prestigiosissimi piccoli monitor da studio, il BBC LS 3/5a e l’RCL “The Small”- sia a sua volta madre della concezione moderna di cassa acustica audiofila, quella concezione che ha conosciuto tra gli anni ’80 e i ’90 il suo massimo splendore, e che comunque ha rivoluzionato il modo di ascoltare in ambiente domestico, mettendo a disposizione di una schiera di appassionati vasta come mai prima, un diffusore di caratteristiche musicali splendide, di una correttezza timbrica per molti versi paragonabile a quella dei già citati predecessori compatti, ma con quel pizzico di grinta in più che la rendeva ( e la rende, perché la Tablette nelle sue più recenti incarnazioni fa ancora la parte del leone nel catalogo ProAc), estremamente accattivante, ma soprattutto, rispetto ai pur eccellenti monitor BBC ed RCL, facile da pilotare, da posizionare, da inserire in ambiente, capace di reggere un mucchio di potenza, ma anche di suonare forte con poca, e soprattutto di non sfigurare mai – se si eccettua l’ultima ottava in basso, peraltro perfettamente mascherata da un’impostazione spessa e sostanziosa della notevole porzione di gamma inferiore che era in grado di riprodurre- nel confronto con diffusori ben più grandi, costosi e “importanti”.
La Tablette nasce nel 1979, quando l’azienda che l’avrebbe costruita si chiamava ancora Celef, era già rinomata in campo professionale per i suoi monitor da studio di grande neutralità timbrica e notevolissime capacità dinamiche, e il marchio ProAc rappresentava, in qualche maniera, la divisione al contempo “esoterica” e “consumer” della casa.
Un distributore un po’ pazzo, che è ancora un po’ pazzo ed ancora distribuisce Pro Ac, dotato di una passione autentica e di un “naso” da segugio di razza, decise, sarà stato l’81 o l’82, di importare Celef in Italia. Un giorno mi chiamò al telefono un altro straordinario personaggio di quegli anni ( e degli anni a venire, le sue “Passeggiate Musicali” pubblicate da Audio Review a partire dal 1987 costituiscono ancora fonte di grande godimento e di grande rimpianto per gli appassionati) Lamberto Limberti, direttore di quello che era il più bel negozio romano di alta fedeltà, sicuramente uno dei più belli in Italia, ed uno dei rarissimi ( si contavano su meno delle dita di una mano) in cui fosse possibile trovare ed ascoltare ( per di più come Dio comandava) marchi “esotici” che altrimenti era possibile solo immaginare e sognare sulle pagine delle riviste americane, Alta Fedeltà Federici in Corso d’Italia. Dunque il mio amico Dottor Limberti ( ’unico direttore di negozio che abbia conosciuto che non tentasse mai di venderti qualcosa, piuttosto di condividere con te una scoperta o il piacere di un ascolto fuori dal comune) mi disse di andare ad ascoltare queste Celef, che erano una rivelazione. Beh, il primissimo approccio non fu dei più esaltanti. Sti benedetti Celef erano dei diffusori piuttosto anonimi, somigliavano un po’ ai vecchi IMF “piccoli” ( un altro “mito” di cui presto ci occuperemo) , con il loro vestitino - perfettamente in linea con le tendenze estetiche britanniche del tempo, in fatto di diffusori- di tek, le loro griglie marroncine, la loro forma “solita”. In fondo giravano aggeggi come gli Infinity RS, i B&W 801, i Kef 105, i vari altoparlanti a pannello, oggetto prima di tutto dei nostri desideri estetici e solo in secondo luogo di quelli sonori. Insomma, perché ero arrivato sino a Corso d’Italia, avevo parcheggiato la 127 arancione (che mio padre si ostinava a definire “Rosso Lacca di Cina”, forse perché così c’era scritto, con le classica iperbolica fantasia delle case automobilistiche, sul catalogo Fiat) in doppia fila, rischiando seriamente di vincere il primo premio assoluto nel concorso “il più multato dell’anno” indetto dal Comune di Roma?
Mi sedetti e cominciai ad ascoltare un po’ perplesso. Dopo pochi minuti ero in visibilio, le Celef mi sembravano bellissime e soprattutto stavo pianificando la sparizione di certe mie ingombranti Epicure (le 3.0, che a ripensarci bene erano delle signore casse). Non esagero dicendo che quella fu una delle esperienze d’ascolto più esaltanti della mia vita audiofila. Ma il bello doveva ancora venire perché dopo le Celef ( di cui- mi scuso- non ricordo il modello) Limberti mi fece ascoltare le ProAc Studio IV, e tutte le mie certezze su come dovesse suonare un diffusore di classe, crollarono d’un istante. Non avevo mai sentito nulla di così chiaro, pulito, composto, in sostanza fedele. Il tutto condito da una dinamica esplosiva, sebbene estremamente discreta, e da una gamma bassa di una profondità ed una pulizia tali che rischiavi di lamentarti della sua magrezza: in realtà scendeva lineare ben sotto i 40 Hz! Qualche mese dopo in negozio comparvero le Tablette, e fu amore, grande amore a prima vista .

Il sistema Hexa: in minimum stat virtus

Il miracolo, che credevo irripetibile, delle Tablette… ebbene si è ripetuto, e di nuovo, a distanza di quattro lustri, è stato amore a prima vista o, se preferite, a primo ascolto. Anzi, meglio ancora, è stato in principio amore a prima vista ( guardate le foto, perdonatene l’autore e la tecnologia digitale- comunque per quanto bene potessero esser fatte non avrebbero potuto rendere appieno la sensazione, che si ha, immediata, di trovarsi alle prese con un prodotto di classe assolutamente superiore) e poi al primo ascolto. L’intero sistema è realizzato in ciliegio massiccio e pesante (sono ottenibili altre essenze a richiesta), lucidato a cera.

No, niente a che vedere con alcun sistema compatto sin’ora comparso sul mercato. Tanto per intenderci questo è un sistema realizzato si, con minidiffusori, ma con il medesimo impegno, la medesima cura costruttiva e di finitura riservata ai diffusori più grandi, prestigiosi e costosi della serie Response. Per capire di quale livello qualitativo stiamo parlando, basta soppesare un attimo i minuscoli satelliti. Non è possibile non stupirsi del loro peso (4 Kg ciascuno), della piacevolezza tattile che le loro belle superfici offrono, della sordità assoluta del mobile.

Ricordatevi di serrare bene tutti i morsetti dei diffusori (degli splendidi binding-post in acciaio placcato oro 24 K., raddoppiati su ciascun elemento per consentire il bi-wiring o la biamplificazione passiva), sarebbe sciocco compromettere tanto accurato lavoro di smorzamento facendo vibrare i connettori e i ponticelli. Da notare che nonostante la scarsa superficie a disposizione, la vaschetta che li contiene è ampia e comoda, e il collegamento risulta sempre facile e sicuro.


La componentistica impiegata è anch essa di gran classe, niente altoparlanti cinesi da poche lire, il tweeter a cupola morbida è lo stesso che equipaggia i Response più grandi, con bobina honeycomb, raffinatissimo sistema di smorzamento, e raffreddamento al ferrofluiodo. Il piccolo woofer da 10 cm, è direttamente mutuato da quello del Response 1, con cono trasparente e struttura magnetica in rame, montato su un cestello in pressofusione.
Il canale centrale riprende naturalmente la struttura di base del satellite, raddoppiando i mid-woofer e ponendo il tweeter al centro di essi.

 

Il subwoofer incorpora un amplificatore ad alta efficienza da 200 Watt minimi ed un woofer da 20 cm in configurazione "downfire", che emette cioè, verso il pavimento. Anche in questo caso il mobile è compatto, ma sorprendentemente pesante, e incredibilmente sordo. E' possibile regolare livello, frequenza di taglio e fase. E' dotato, naturalmente, di ingressi livello-linea e livello-diffusori. Il subwoofer è corredato da un cordone di rete ad alta potenza, e da un cavo di collegamento (stereo) da oltre 5 m, che consente un ampia libertà di dislocazione, di eccellente qualità, terminato con dei bei pin dorati.

Sia i satelliti che il woofer sono caricati in reflex, con tubo d’accordo posteriore (inferiore per il sub) con gola svasata.
Viste le minime dimensioni, il problema del posizionamento è facilmente risolvibile, peso e rigidità del mobile fanno sì che non vi siano problemi nel collocarli in una scaffalatura, risentono assai poco della solidità della base, però se è possibile sistemare i frontali su due buoni stand, beh, tanto di guadagnato.
Meraviglia! Se non l’avessi già fatto in altre occasioni, ripeterei una frase di Tiziano, che guardando un quadro di Jacopo da Bassano esclamò, appunto: “meraviglia ho visto un drappo nero che parea bianco!” ( con quest’escamotage l’ho ripetuta comunque: dal prontuario dei trucchi del giornalista, pagina 116) e parafrasando potrei dire Meraviglia ( e tre, ma anche quattro o cinque renderebbero poco l’idea), ho sentito un diffusore nano che parea un gigante!
Cribbio quanto scendono questi satelliti: no, niente a che vedere con alcun sistema minidiffusori-subwoofer che io conosca. Con molti generi musicali mi accorgo che potrei, se non fosse che non intendo rischiare vista l’assenza di filtraturan benissimo fare a meno del sub, mantenendo comunque la possibilità di riprodurre i miei dischi con pressioni sonore decisamente notevoli, nonostante le dimensioni certo non piccolissime dell’ambiente e la sua discreta assorbenza ( beh, diciamo che è un buon misto, le pareti sono per intero ricoperte di LP e libri, ci sono due divani ben imbottiti,molto legno, ma non ci sono tende alle finestre e ci sono molti quadri sotto vetro) e potendo godere al contempo di una gamma bassa credibile, sebbene limitata all’estremo da ragioni eminentemente fisiche. La timbrica è semplicemente deliziosa, con una gamma media straordinariamente chiara e trasparente ed una gamma acuta piacevolissimamente “crispy” verso i 10 KHz, e dopo estesa praticamente all’infinito.
I Response Hexa Satellites tengono un sacco di potenza, e la tengono come se nulla fosse, anzi, la trasformano costantemente in energia, in musicalissima energia: come le Tablette sono in grado di accontentare sia i palati più fini, abituati alla massima neutralità della performance, sia gli amanti della buona dinamica, del suono potente e corposo. Mi rendo conto che è strano impiegare il termine corposo per un diffusore alto poco più di venti centimetri e largo e profondo poco più di dieci, ma è proprio così, suono corposo, concreto, di grande spessore materico, ma insieme lucido e ineffabilmente trasparente, con un’immagine per molti versi magica: estesissima in profondità, grande ma proporzionatissima sul piano, con gli assi ortogonali di dimensioni pressoché identiche, ed in grado di scandire gli elementi all’interno della scena con precisione assoluta, spaziandoli correttamente, rendendo palpabile l’aria, lo spazio che li separano, rispettandone le dimensioni. Rispettando persino le dimensioni del pianoforte. L’integrazione con il sub si rivela quasi stupefacente per coerenza sonora. Basta regolare con una certa cura il livello, trovare la giusta frequenza di taglio (nel mio ambiente attorno ai 70 Hz in stereofonia, 80 in MCL) e ci si ritrova d’improvviso alle prese con una coppia di diffusori grandi, anzi, di grandi diffusori.

L’MCL come concentrato di grazia, precisione, potenza

Forse dobbiamo rivedere un poco i termini della questione: il sistema ProAc Hexa non è un sistema compatto che suona quasi come un sistema di grandi dimensioni, è semplicemente uno dei migliori sistemi di diffusori multicanale oggi esistenti, e basta. Se spenderò ulteriori parole a proposito di centimetri, sarà solo perché continuo ad essere strabiliato, specie avendo appoggiato i frontali su una coppia di Tannoy Berkeley, un diffusore grande certo, ma nemmeno mastodontico, che però sembra in questo caso l’elefante che porta in collo il topolino. Ma l’ottica con la quale va affrontato il Response Hexa è quella di un sistema di diffusione del suono “no compromise”.
Quando ho inserito nel platorello del Micromega Reference “Buena Vista Social Club” pensavo di risentire un paio di canzoni, è finita che mi sono guardato di nuovo tutto il film, ed ero felice, felice di rivedere la bella pellicola di Wenders, felice di riascoltare quella bella e malinconica musica cubana, ancora non imbastardita dalle contaminazioni disco-salsa (sugo-sciapo), felice di poterne riascoltare la colonna sonora con un sistema in grado di dare tanto piacere d’ascolto. Già, piacere d’ascolto, grande, grandissimo piacere d’ascolto in prezioso pendant con la totale assenza di fatica d’ascolto anche ai volumi più alti, con una ricostruzione dello spazio scenico realistica come solo i giganti ( Revel, Martin Logan) sanno fare. Una spiccata vocazione musicale ( anche di Yellow Submarine volevo risentire solo un paio di canzoni e qualche intermezzo, e mi sono ribevuto tutto il film) ma anche la capacità di emozionare con i film d’effetto ( Contact, The Astronaut’s Wife, Matrix) di colpire al cuore ( Save Private Ryan, Una Storia Vera) di proiettarci nel “core” dell’avventura, facendoci dimenticare l’impianto, e illudendoci di vivere in quel momento la realtà ( però quando ho tentato di allungare le mani verso Cameron Diaz ho bestemmiato contro la “virtuality”). Un sub che riesce a far tremare le pareti e con la medesima nonchalanche a restituirci, musicalissime, le note più basse del violoncello di Dino Asciolla, il contrabbasso di Ron Carter, le canne più grandi dell’Organo dell’Alpe d’Huez nelle lavoro di gambe e di pedali di Livia Mazzanti. Un sistema, credetemi – o meglio non credetemi, correte ad ascoltarlo, semplicemente fuori dall’ordinario, ma anche dallo straordinario. Piccolo, grandissimo, oggetto del desiderio, e del più puro, intimo, esaltante tra i piaceri intellettuali ( a cui fornisce specialissime note fisiche), la musica, il suono. Insomma, un capolavoro.
My five stars.

Nota aggiuntiva: amplificato nella prima prova con un complesso sistema a valvole ( HK Citation II + 2 x Citation IV), pilotato dal preamplificatore/processore Bryston SP 1.7, il sistema ProAc Response Hexa è stato riascoltato in questa occasione con tre differenti configurazioni, la prima, puramente stereo ( e dunque riferita all’ascolto dei canali frontali + sub – i canali frontali da soli sono stati riascoltati con maggior prudenza, rispetto alla prima prova, in cui, in assenza di manuale, non ero a conoscenza dell’assenza di filtraggio in basso) costituita da un Giradischi Thorens TD 124 con braccio Pritchard e testina Grado Platinum Wood, da un giradischi Yamaha PX 2 con testina Clearaudio Victory H, pre-phono Trichord Dino+, amplificatore integrato Mc Intosh MA 6500, le altre due costituite da un lettore SACD Micromega Reference, da un lettore DVD sempre Micromega Reference , da un sintoamplificatore Harman Kardon AVR 7000 impiegato come integrato per l’ascolto dell’audio DVD e come sola sezione finale, affidando la preamplificazione al Bryston SP 1.7 per l’ascolto dei Super Audio Compact Disc. In tutte e tre le configurazioni, con le differenze del caso, il sistema Hexa ha dimostrato di essere in grado di mettere in piena luce sia i pregi sia gli eventuali difetti dell’amplificazione assegnata, esattamente come sa fare una coppia di diffusori stereo a gamma intera di altissimo livello, in una ulteriore prova, effettuata con un piccolo integrato valvolare “d’epoca”, un Pioneer SM 83, i satelliti in unione al sub mi hanno fornito nuovo conforto, dimostrando di poter suonare comunque, con musicalità ed eccellente dinamica, anche con materiali d’amplificazione meno pregiati e dunque di poter essere impiegati, nonostante il prezzo del sistema non sia certo modesto, con amplificazioni valide ma alla portata di un pubblico decisamente più ampio e di poter essere dunque considerati eventualmente come primo passo di un sistema d’ascolto “definitivo” in progress. Altresì va sottolineata la prova fornita dal subwoofer che è, tra quanti ascoltati sin’ora, forse quello in assoluto più propenso ad un integrazione priva di contraccolpi di qualità, in catene di massima qualità. Nel confronto diretto con due sub notevolissimi quali il Sunfire The Thrue ed il Velodyne SPL 800, il subwoofer Pro Ac Hexa Sub se ha mostrato di faticare un po’ a tenere il “passo” dinamico dei due ( indubbiamente in quelle situazioni HT dove l’effettistica necessità di esplosività in gamma bassa sia il Sunfire che il Velodyne sono più emozionanti) li ha agilmente superati in termini di neutralità e non intrusività, con una prestazione di rarissima eleganza ed efficacia, dimostrando un’estensione magnifica ed una discrezione tale da farlo letteralmente scomparire dall’orizzonte psicologico dell’ascoltatore.
Sottolineo ancora le “cinque stelle”.


 

 

 

 

 

 

 
 
 

 

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