Numero 9
Editoriale
Accuphase E-212
Marantz SR5400
Mastersound
North Star 192 DAC
Victor Tan (Philips)
Pre-phono Aliante Rubina
ProAc Response Hexa
Va 509/60
New Digital
Matteo Lupatelli
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Dati

Costruttore e Distributore: North Star Design Srl, Via Lenin, 132
56010 S.Martino Ulmiano (PI)
Italia Telefono: 050-859945
Fax: 050-859166

sito web

/www.northstar.it

Prezzo 11/2003: : € 1.200

 

Descrizione:

Convertitore D/A Frequenze di campionamento in ingresso
Da 32 kHz a 192 kHz

 

North Star Design Model 192 DAC
Di Igor Zamberlan
 

 

 

 

 
 
 

Everybody and his dog

Ormai ciascuno e il suo cane, almeno qui in Italia, ha avuto qualcosa da dire su questo DAC. La North Star Design di Giuseppe Rampino non è nata con questo progetto (prima del Model 192 DAC e della relativa meccanica dedicata c’erano stati il Model 3, un DAC 96 kHz/24 bit senza upsampler interno e il Model 4, un upsampler esterno, ottima implementazione pionieristica del chip Crystal CS8420, ormai ubiquo), ma è stato il Model 192 che l’ha, come direbbero gli americani, “messa sulla mappa” del mercato hi-end in Italia. Ne ha anche iniziato il successo all’estero; attualmente l’accoppiata Model 192 gode di stima e reverenza non solo nella nostra nazione, ma anche in mercati quali quello tedesco, quello francese e quello americano. Questo mio ascolto è stato finalizzato a capire i motivi del successo di questo “long seller” (sul mercato ormai da qualche anno, continua a vendere e ad essere apprezzato e utilizzato anche da altri costruttori nelle fiere, il che non è proprio comune per una macchina digitale, soprattutto di questo prezzo) e i motivi per cui ciascuno sembra averne un’opinione diversa, a volte decisamente discordante – l’ho sentito definire suadente, l’ho sentito definire sterile, non esattamente concetti compatibili.
C’è il rischio, non indifferente, che parlando di un apparecchio così noto, un recensore recensisca, più che altro, se stesso. Ma è comunque, secondo me e secondo la redazione, interessante vedere i motivi di successo dei long sellers e vedere quanto “tengono” sul mercato a confronto con apparecchi simili, soprattutto in un ambito assolutamente isterico come quello del digitale.

What’s inside (and outside)

Il Model 192 DAC è, come il suo nome lascia intuire a chiunque abbia un minimo di conoscenza tecnica di oggetti hi-fi, un convertitore digitale-analogico separato compatibile con la frequenza di campionamento PCM a 192 kHz. Il convertitore ha 4 ingressi, un coassiale su RCA in parallelo con un TOSlink ottico, un secondo coassiale RCA semplice, un AES/EBU su connettore XLR e un ingresso I2S su connettore RJ45 dedicato alla propria meccanica e un’uscita analogica stereo su RCA.

Circuitalmente, il convertitore impiega un Crystal CS8420 in funzione di ricevitore di ingresso e di upsampler a 96 kHz e innalzatore della lunghezza di parola digitale a 24 bit (resolution enhancer), un NPC SM5849 come ulteriore upsampler da 96 kHz a 192 kHz (al momento dell’immissione sul mercato del Model 192 DAC non esisteva altra soluzione per effettuare un upsampling a 192 kHz, l’unica possibilità alternativa sarebbe stata quella, alla dCS, di sviluppare un sistema proprietario basato su FPGA - Field Programmable Gate Array – oppure di sviluppare software per uno dei DSP Texas Instruments o Motorola; ambedue le soluzioni avrebbero mandato il prezzo del Model 192 DAC alle stelle) e un Crystal CS4396 come DAC.

 

 

Perché l’upsampling? Perché scegliere, cioè, di effettuare in questo modo piuttosto complesso un’operazione, quella di sovracampionare il segnale in ingresso, lasciando per un attimo perdere l’innalzamento della risoluzione? Non ci sono spiegazioni convincenti in giro, non a mia conoscenza, ma, di fatto, effettuare l’operazione esternamente al chip di conversione digitale/analogica e farlo moltiplicando la frequenza di campionamento originale per fattori non interi (in genere, infatti, i sovracampionatori normali moltiplicano la frequenza di campionamento per fattori pari a 4, 8, 16 eccetera, mentre il fattore di moltiplicazione fra 44100 e 96000 non è intero) porta vantaggi sonori abbastanza evidenti. Inoltre c’è quell’operazione di incremento della lunghezza della parola digitale che ci mette del suo. In un futuro numero della rubrica sui formati digitali mi dilungherò e cercherò di essere più preciso tecnicamente a questo riguardo, per ora – piccolo anticipo sull’ascolto – basti sapere che l’upsampling implementato sul Model 192 DAC funziona, migliorando significativamente la qualità del suono prodotto, in termini di ariosità, fluidità e coerenza.

Dopo il DAC Crystal (ancora ottimo anche strumentalmente, benché sia ormai non più di ultimissima generazione), il Model 192 DAC utilizza uno stadio di uscita interamente a componenti discreti, polarizzato in classe A, ad alta corrente e con un basso tasso di controreazione. Le uscite differenziali del DAC Crystal vengono sommate in modo da aumentare ulteriormente la prestazione di rapporto segnale/rumore dell’apparecchio.

Il frontale presenta una serie di LED che indicano la sorgente selezionata, l’agganciamento con la sorgente, la frequenza di campionamento a cui il ricevitore digitale in ingresso ha agganciato e l’inserimento dell’upsampler. Due tasti permettono di selezionare la sorgente in ingresso e di inserire o disinserire l’upsampler (di questo ci si scorda presto…). L’interruttore di accensione è posto sul pannello posteriore dell’apparecchio, vicino alla vaschetta IEC filtrata, quasi a dire di lasciare sempre acceso l’apparecchio. L’interno mostra un’ottima costruzione, con componenti di ottimo livello e due trasformatori di alimentazione.

Esteticamente, l’apparecchio è una decisa evoluzione rispetto ai precedenti Model 3 e Model 4 (che ho utilizzato con piacere nel mio impianto qualche anno fa); il frontale in alluminio spazzolato, un po’ alla Rowland, è decisamente più accattivante di quelli dei vecchi modelli e il logo dell’azienda è, finalmente, discreto e non urlato com’era sui vecchi frontali.

 

 

Secondo le istruzioni, l’apparecchio viene fornito privo di cavo digitale e di cavo di alimentazione; mentre posso confermare il primo fatto, sul secondo non saprei dire – il mio esemplare è giunto con un cavo standard IEC/Schuko, di buona qualità, che tuttavia non ho esitato a sostituire, durante le sessioni d’ascolto, con qualcosa di meglio.

 

Arriverà?

Non è stato facile capire qualcosa del suono del M192DAC. L’esemplare in prova è arrivato fresco di linea di produzione. A mia specifica domanda, il costruttore ha risposto chiedendo di concedere all’apparecchio almeno 24 ore di rodaggio prima di procedere a qualsiasi tipo di valutazione critica. Il problema è che, dopo 24 ore, l’apparecchio suonava un po’ come se avesse esagerato con la cura dimagrante. Non che fosse inascoltabile, la qualità era evidente fin da subito, ma c’erano palesi tracce di scoordinamento fra le gamme, un eccessivo vuoto nella zona del calore, un estremo acuto presente ma non particolarmente pulito né aggraziato, un po’ “splashy”, con qualche problema di definizione e un suono poco interessante, un po’ confuso dal punto di vista del tempo e del ritmo.
Ho lasciato l’apparecchio permanentemente acceso e connesso, spesso a far suonare, in silenzio, dischi da una meccanica “di servizio”, per qualche giorno ancora. Alcune delle caratteristiche di cui accennavo sopra si sono stemperate, altre si sono integrate nel carattere complessivo della macchina. Un cambio di cavo di alimentazione, inoltre, ha portato a un comportamento più consistente dell’apparecchio nel dominio della distribuzione dell’energia rispetto alla frequenza.
Vado, quindi, a descrivere l’esito degli ascolti nel mio impianto attuale, composto dal lettore Sony SCD-777ES in veste di meccanica e di lettore CD di riferimento, dal pre Tom Evans Audio Design The Vibe, dal finale (recensione sul prossimo numero) Balanced Audio Technologies VK75SE e dai diffusori Wilson Audio WITT, cablaggio ART, Audio Agile e Neutral Cable per quanto riguarda le connessioni verso la rete elettrica, White Gold per quanto riguarda la connessione digitale, Monster Sigma (2000 e Retro Gold), White Gold e DNM per quanto riguarda le connessioni di segnale analogico e di potenza.

Il convertitore è molto piacevole e appagante da ascoltare in maniera casuale, giorno dopo giorno, una volta raggiunta una certa maturazione (ormai un centinaio di ore, nel mio caso). Tracce delle peculiarità “dimagrate” descritte sopra fanno, tuttavia, ogni tanto capolino, con dischi specifici. Ammetto che, al di là dell’individuazione di un carattere sonoro generale, peraltro non sempre evidentissimo, non mi è stato semplice costruirmi un’idea coerente di questo apparecchio, un po’ a causa di una serie di idee preconcette sul suo suono che riempiono forum e liste di discussione su Internet, un po’ a causa della sua estrema sensibilità agli interfacciamenti e al contesto.

Il bilanciamento tonale del convertitore è, mi pare, neutro tendente all’aperto; a costruire questo tipo di bilanciamento tonale contribuiscono una lieve evidenziazione delle frequenze medioacute, che accentua leggermente le armoniche superiori degli strumenti, e la permanenza, anche se in forma sicuramente ridotta rispetto ai primi ascolti post-rodaggio minimo, di una minore energia in gamma medio-bassa rispetto al mio riferimento, che, in ogni caso, è lievemente “magrolino” di suo. Però questo tipo di bilanciamento tonale, in genere associato ad una prestazione spiccatamente digitale negli apparecchi che lo presentano, non dà qui gli stessi esiti. A tenere lontano il M192DAC dal rischio di suonare sterile o, peggio ancora, sgradevole, è un’eccellente fluidità, in particolare in gamma media e in gamma bassa, una prestazione dinamica finemente controllata senza apparire disseccata o guardinga, un ottimo rispetto dei tempi di decadimento e della “lunghezza” delle note, una velocità che non diventa mai inutile esibizione di muscoli e di agilità da centometrista, un rispetto del tempo e del ritmo che diventa maggiore man mano che il rodaggio procede. L’estremo acuto, in alcune istanze, mi sembra ancora mancare dell’ultimo tocco di raffinatezza e di scioltezza, ma a questo punto mi viene da chiedermi se la macchina non abbia bisogno di suonare ancora per qualche tempo, se sia cioè completamente maturata o se “arriverà” più tardi.
L’estremo basso, l’ottava più bassa, mi sembra caratterizzata da una scelta probabilmente condizionata dalla categoria della macchina, probabilmente studiata: pare mancare, di nuovo, di energia e di potenza, privilegiando, come il mediobasso, la definizione alla forza. Devo, però, ammettere che mi sembra lievemente impoverito armonicamente rispetto al mio riferimento.

Una delle caratteristiche più accattivanti del M192DAC è la sua capacità di riproporre un dettaglio cesellato finemente, educatissimo, integrato al messaggio acustico generale in maniera priva di strappi e di eccessi di evidenziazione. E’ una prestazione di altissimo livello, che rende questa macchina confrontabile, per questo parametro, con apparecchi di costo decisamente superiore al suo. Il tipo di compromesso scelto a questi livelli di prezzo, in genere, va verso una maggiore “clinicità” (scelta digitalista) o verso un tentativo di maggiore integrazione che rischia di omogeneizzare eccessivamente i suoni (scelta pseudo-analogista).

Dal punto di vista della ricostruzione della scena acustica e della focalizzazione, mi sembra che sia, di nuovo, stato raggiunto un eccellente compromesso. La scena è molto estesa e precisa nelle tre dimensioni, anche se è forse un po’ meno larga di quella riproposta, coi dischi “giusti”, dal mio riferimento; la focalizzazione non è né inutilmente puntuale, né ingrossante o diffusa. Anche l’ariosità e la corposità delle entità sul palcoscenico sono ottime – a dimostrare che la corposità sul mediobasso non è l’unica maniera per dare un “fondamento” agli esecutori.

Per ora…

Per ora, in questa fase di maturazione della macchina e utilizzandola come semplice convertitore con una meccanica non dedicata (e, magari, nemmeno eccessivamente ottimizzata), chiudo provvisoriamente con l’idea di un convertitore che può causare reazioni strane e contraddittorie perché, esplicitamente, non fa le cose come è normale farle – in generale e non solo al suo livello di prezzo – e può apparire in maniera molto diversa a seconda del tipo di impianto in cui viene inserito. Non mi sorprenderebbe di sentirlo definire eccessivamente chirurgico da parte di chi andasse ad utilizzarlo in un impianto o in una stanza che assecondasse la sua tendenza a trattenere la gamma mediobassa o con un sistema poco controllato sul medioacuto; né mi sorprende che qualcuno, magari abituato a prestazioni più rabbiose o che si fosse trovato a sentirlo in una catena con problemi dinamici, lo trovasse eccessivamente educato e signorile. Mi pare, qui e ora, che semplicemente il M192DAC abbia un carattere abbastanza unico, che lo differenzia decisamente da quanto si sente normalmente, e che quindi sia uno di quegli apparecchi di cui ciascuno deve farsi una propria idea.
Non me la sento, tuttavia, di dire che questa sia la mia ultima parola sull’apparecchio. E’ possibile che “maturi” ulteriormente, col tempo (sono, ad esempio, abbastanza sicuro che un certo minor senso di coerenza fra le gamme rispetto al mio riferimento si possa curare col tempo o con gli interfacciamenti giusti); è possibile che, accoppiato alla sua meccanica, mostri prestazioni diverse e di livello ancora superiore (fra l’altro, la sua meccanica contiene la circuitazione per l’upsampling a 192 kHz/24 bit e, collegata al convertitore attraverso l’interfaccia I2S su RJ4, ne salta completamente gli stadi di upsampling e il ricevitore in ingresso, con vantaggi teorici abbastanza ovvi dal punto di vista della riduzione del jitter). Credo che ne riparlerò presto, rimanete su questo canale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

 

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