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L'
HI-END ITALIANA?
Facciamo così: rispondo subito affermativamente, ci
togliamo la curiosità e poi parliamo di tutto il resto.
Mastersound è una fabbrica italiana, situata in quelle
prolifiche terre venete che tanto hanno dato e stanno
dando al nostro Paese. Lo sviluppo della loro economia, dal
dopoguerra in poi, è stato un esempio unico in Italia.
La trasformazione da economia prevalentemente agricola ad
una industriale ha favorito lo sviluppo di una miriade
di imprese, molte delle quali ancora a livello artigianale,
che il mondo ci invidia. Potevano mancare, in tutto questo,
dei produttori di hi-fi? La domanda è retorica, tutti
conosciamo i marchi principali prodotti in quelle terre e
tra questi ne abbiamo uno che, dopo un discreto successo all'
estero, lentamente sta cominciando ad aumentare la penetrazione
nel mercato italiano, e del quale parleremo in queste
righe.
Olmo di Creazzo, dove ha sede la Mastersound, si trova in
provincia di Vicenza, in una posizione facilmente raggiungibile
dall' autostrada. Circa un anno fa ho avuto il piacere di
visitare la fabbrica, essendo possessore del loro integrato
Reference 845, come certamente saprete avendo letto le mie
precedenti prove.
Avevo la curiosità di provare gli apparecchi di cui
parliamo oggi, soprattutto per la soluzione separata pre/finale
e per la maggior disponibilità di potenza dei Monoblock
rispetto al mio integrato.
Grazie alla cortesia del Prof. Sanavio non ho avuto alcuna
difficoltà ad avere gli apparecchi in prova, cosa che
dovrebbe essere possibile anche per gli eventuali clienti,
a giudicare da quanto riportato sul sito internet della Mastersound.
Potete trovarci gli indirizzi di alcuni rivenditori, mentre
l' Azienda si offre di di venire direttamente a casa vostra
nel caso la vostra zona non sia altrimenti coperta.
Vediamo dunque di che si tratta. Il preamplificatore, un valvolare
puro in classe A e senza controreazione, è un bell'
oggetto con un frontale nero metallico, due grosse manopole
per la selezione degli ingressi, 4 ad alto livello, e per
il volume. Sono presenti due led rossi di uguali dimensioni:
uno indica l' accensione ed il secondo l' ingresso selezionato. L'
interruttore di accensione si trova sotto il frontale, nascosto
alla vista. L' apparecchio poggia su tre massiccie punte.
Per il resto è un trionfo di cromature (coperchio superiore)
e legno, di un caldo color noce. La parte posteriore comprende
gli ingressi, due uscite per i finali in eventuale biamplificazione
e la classica vaschetta IEC per l' alimentazione. La
sensazione di qualità e concretezza che l' apparecchio
evidenzia sono appaganti per l' occhio e probabilmente anche
per l' esborso finanziario, in realtà contenuto, che
il suo acquisto comporta.

Mi soffermo sul bellissimo telecomando, un piccolo parallelepipedo
di legno massiccio in tinta con gli apparecchi, coi piccoli
tasti neri per la regolazione del volume. Altro non serve.
Quello che mi preme evidenziare è che finalmente qualcuno
fa un telecomando senza gli odiati infrarossi. Già,
questo funziona a radiofrequenza, quindi potete comandare
il volume da qualsiasi posizione, senza essere costretti a
contorsioni per fare in modo che trasmettitore e ricevitore
si trovino faccia a faccia.

Un' occhiata all' interno per dirvi che le valvole amplificatrici
sono due ECC82 russe, marcate Electro Harmonix, l' alimentatore
appare ben dimensionato per il lavoro richiesto e gli ingressi
sono tutti comandati da relè. Il potenziometro del
volume è un ALPS serie blu, motorizzato, come abbiamo
visto prima.
Passando ai finali, due amplificatori mono da 50 watt per
canale del peso di 34 Kg. l' uno, si resta davvero colpiti
da cotanta realizzazione. Il principio di funzionamento è
anche per loro in classe A pura e senza controreazione. Le
valvole sono le famose 845, triodi a riscaldamento diretto,
qui montate in coppia in configurazione single ended parallelo,
in modo di raddoppiarne la potenza, senza i presunti difetti
del push-pull. Sono marcate Billington Gold e la loro provenienza
è cinese. Credo in effetti che queste valvole, attualmente,
siano prodotte solo in Cina. Le drivers sono delle 6SN7 GT
della Sovtek. Anche qui, salvo i pannelli frontale e posteriore,
il legno trionfa, abbinato ai due enormi cilindri in
metallo nero che coprono i trasformatori di ingresso ed uscita,
realizzati manualmente dalla stessa Mastersound ed incapsulati
in resina nera, a salvaguardia della tecnologia impiegata. Il
pannello posteriore comprende la vaschetta IEC, l' interruttore
di accensione, due terminali per il controllo del BIAS delle
valvole ed i bellissimi morsetti di uscita, sdoppiati per
le impedenze di 8 o 4 Ohm, realizzati senza apparente economia,
come tutto il resto di questi apparecchi.

La griglia di protezione è rimuovibile, cosa consigliata
per un migliore effetto estetico e che io non ho fatto per
la mancanza di un cacciavite tanto lungo. Le valvole restano
quindi a vista, mentre un pannello cromato fa loro da base
e da protezione posteriore, con un effetto-specchio suggestivo.
Sono macchine da ascoltare a luci spente, tanto le valvole
emettono abbastanza luce da rischiararvi tutta la stanza.
Il pannello anteriore riporta le scritte ed un led, anch'
esso rosso, indicatore di accensione.
Belli, decisamente belli oltre che coreografici. Un' esibizione
di forza effettuata con grazia, almeno finchè non dovete
spostarli, cosa che a fatica potete fare da soli.
Anche questi Monoblock sono su punte, 4 per ciascuno. Chiedo
scusa se non li ho aperti per fotografarli, ma la disponibilità
di mia moglie quale scaricatrice di porto è piuttosto
limitata, e da solo temevo di fare qualche danno.
Il trittico di amplificatori è stato inserito nella
mia solita catena di ascolto, comprendente un lettore CD/SACD
Marantz SA17-S1, giradischi Basis 2001 con braccio Graham
Robin, testina Van den Hul MC Two Special, pre phono Audio
Research Ph-3 e diffusori Martin Logan Aerius i. Cavi di segnale
Transparent Super e MIT MI330 S2, potenza Transparent Super
XL, alimentazione MIT Shotgun AC1 per la sorgente digitale.
I finali sono stati posizionati sull' appostito supporto della
Solidsteel, che per fortuna è abbastanza grande per
entrambi, mentre il pre ed il resto dei componenti poggiano
su un tavolino Target con alcuni ripiani da me modificati.
ACCENDIAMO LA STUFA
Proprio così, i due finali scaldano terribilmente.
Per me non è una novità, visto che sono abituato
ai quattro suppostoni luminosi e roventi. Fanno comodo in
inverno, mentre in estate, sono sincero, creano qualche problema
di sudorazione. Nel mio caso non sono stato costretto all'
installazione di un rumoroso condizionatore e me la sono sempre
cavata con un ventilatore che soffi lontano il calore. Devo
anche dire che li ho posizionati ad un paio di metri da me,
ma l' ideale sarebbe averli un po' più lontani.
Certo che se, oltre a scaldare così, abbronzassero
un pochino, il beneficio sarebbe più avvertibile, ma
tant' è. Anche i trasformatori, dopo un paio d' ore
di uso, scaldano abbastanza. In ogni caso, togliete pure le
griglie di protezione della valvole alla faccia delle norme
CE ed in nome dell' estetica, ma ricordatevi sempre che la
superficie delle valvole supera i 200 gradi e che queste sono
alimentate con una tensione di circa 1.050 V, quindi tenete
lontane le mani, i bambini e gli amici audiofili deficienti
che toccano tutto ciò che vedono.
Dopo una mezz' oretta di riscaldamento, visto che le macchine
sono già rodate, possiamo cominciare l' ascolto critico.
Il "family sound" dell' Azienda si percepisce immediatamente,
e questo da parte mia è un grosso complimento, credetemi.
Ovviamente i giudizi espressi tengono conto che pur sempre
di amplificatori a valvole si tratta, quindi eventuali apprezzamenti
o critiche sono relativi al suono ottenibile da questa tipologia
di apparecchi e non assoluti.
La gamma bassa si fa subito notare per l' imperiosità ed
il controllo, cosa per la quale le 845 sono giustamente famose,
l 'intelligibilità degli strumenti è a livelli
ottimi ed i finali non fanno alcuna fatica a tenere a bada
i woofers dei diffusori, pur non essendo controreazionati,
la qual cosa è piuttosto difficile da ottenere, se
non a prezzo di una componentistica più che selezionata
ed un progetto ben realizzato. Anche il mediobasso ha un peso
non indifferente, confrendo una sensazione di morbidezza piacevolissima.
Poco da dire anche sulla gamma media. Cosa volete criticare
della gamma media delle valvole? Le voci sono suadenti e con
una trasparenza e dettaglio piuttosto evidenti. Inesistente
la fatica d' ascolto, la cui possibilità appare
remotissima durante l' ascolto di macchine di questo
livello.
Potenza e sovradimensionamento dei trasformatori contribuiscono
a portare qualsiasi diffusore di efficienza non
impossibile a livelli di pressione sensibili, indipendentemente
da quanto tormentata sia la loro impedenza. Questi finali
se ne fregano del carico, spingono e basta.
Immagine estremamente larga e profonda, con buona scansione
tridimensionale degli strumenti. Anche la grande orchestra
sinfonica è riprodotta come si deve, senza incertezze.
La velocità dei transienti e la dinamica sono a livelli
da primato per amplificazioni a valvole.
Il suono è nel complesso molto autorevole, con una
personalità notevole ma nel contempo neutra. Difficile
da spiegare questo tipo di sensazione. Io credo che i componenti
di un impianto hi-fi, quando di alto livello, abbiano una
sorta di "anima" che deve trasparire all' ascolto, comunicandoci
emozione. Probabilmente sarà capitato anche a voi di
aver ascoltato impianti formalmente bensuonanti, ma che non
vi hanno dato alcuna "scossa". Se è così
ci siamo capiti. Meglio quindi, secondo me, una piccola caratterizzazione
nella restituzione del suono, che una fredda precisione chirurgica.
Una similitudine con un paio di batteristi ben conosciuti:
ricordate Carl Palmer, degli Emerson, Lake & Palmer? Una
specie di macchinetta, un mostro di tecnica per quei tempi,
ma freddo. Contrapponetelo per esempio ad Art Blakey. Quest'
ultimo suonava spesso impreciso e meno tecnico, ma ascoltarlo
è un piacere ancora oggi. Infatti, quale dei due è
sopravvissuto di più, artisticamente? Il secondo, ovviamente,
che ha suonato con tutti i grandi del Jazz.
Ci sono altri nomi, che riuniscono musicalità, tecnica
e genialità, ma me li riservo per quando troverò
degli apparecchi che mi sembreranno al limite della perfezione,
proprio come certi musicisti.
Ogni strumento, prendete quello che conoscete meglio, ha avuto
i suoi "virtuosi", come usava dire una volta, ed
i geni. Così è per tutto ciò che riguarda
l' arte, e quindi la musica e la sua riproduzione. Già,
nel mio piccolo considero la riproduzione della musica un'
arte pari a quella della costruzione di uno strumento musicale,
o a quella della stessa esecuzione. Per tutto ci vuole tecnica,
ma soprattutto abilità, fantasia ed orecchio musicale.
Alla fine l' arte deve sempre comunicare qualcosa, e così
ritengo debbano fare le elettroniche deputate alla sua riproduzione.
Dimenticate la balla del "filo con guadagno", le
utopie le lasciamo ai sognatori e rimaniamo coi piedi per
terra.
Tornando all' ascolto, avverto qualche piccola difficoltà
in gamma acuta, un roll-off che non mi ha convinto al 100%,
anche se è un tipo di suono gradito a molti audiofili.
Insomma, dopo qualche ora di ascolto e conoscendo l' altro
amplificatore della Mastersound, mi è venuto un dubbio
sulla reale possibilità del preamplificatore di
sfruttare al meglio i TIR (nel senso di camion) finali. La
classica impressione da "incompiuta", qualcosa manca
nella resa globale.
Casualmente (ma non troppo) ho a disposizione
un preamplificatore della FM Acoustics, del quale vi parlerò
prossimamente, ed ho compiuto l' eresia di collegare il
pre a stato solido al finale valvolare, pur essendo un convinto
assertore della filosofia opposta, nel caso si amino
le amplificazioni ibride.
Ecco che il tutto finalmente si incastra, ed il puzzle è
completo. Ora il suono esce davvero libero dai diffusori,
con una precisione ed un dettaglio invidiabili, altro che
tenda sollevata. Questa è proprio MUSICA, tutta maiuscola.
Si imponeva quindi una telefonata in Mastersound, dove mi
spiegavano che il preamplificatore è un apparecchio
entry-level, prodotto per i clienti che lo chiedevano con
insistenza, e che un altro modello, a livello qualitativo
dei finali, è in via di progettazione, così
come un pre-phono.
Certo che la differenza di prezzo tra il pre ed i finali doveva
farmi sospettare qualcosa di simile, ma coi prezzi dell' alta
fedeltà è meglio non sbilanciarsi troppo. Intendiamoci:
non che il pre suoni male, anzi, solo che la classe dei finali
è talmente elevata da meritare di essere pilotati
al meglio. Siamo su due livelli differenti, tutto qui.
A parte questa prova estemporanea, la coppia Mastersound ha
sempre suonato insieme, regalandomi un coinvolgimento da impianto
di altissimo livello. In questo momento sta suonando un LP,
"Silvershine", di Andy Hamilton & the blue notes.
L' impressione di essere in un fumoso locale Jazz americano
è palpabile, ed il sax soffia REALE sul classico tappeto
di contrabbasso, piano e spazzole della batteria, anche se
non è un disco "live". Il pathos che si crea
quando si incide in gruppo non ha paragone rispetto alle incisioni
multitraccia.
Rileggo quanto ho scritto più sopra e mi chiedo: ma
chi te lo fa fare di cercare in continuazione il pelo
nell' uovo degli apparecchi? Questa è la musica che
ti entra nel sangue, il filo di dettaglio in più o lo
"splash" (piccolo piatto della batteria) meno in
evidenza sono dettagli trascurabili.
CARATTERISTICHE TECNICHE
PREAMPLIFICATORE LINE PREAMP
Ingressi: 4 ad alto livello
Uscite: 2 pre out + registratore
Risposta in frequenza: 5 - 100.000 Hz -0 dB
Dimensioni: 32 x 12 x 43 cm
Peso: Kg 6
FINALI 845 MONOBLOCK
Potenza: 50 W, mono
Dimensioni: 30 x 27 x 63 cm
Peso: Kg 34
CONCLUSIONI
Credo che le impressioni scritte siano piuttosto eloquenti.
Ho evitato anche questa volta l' elenco delle incisioni che sono
passate attraverso questi amplificatori. Non è mia
abitudine dilungarmi troppo nelle prove. Sono dell' idea che
poche parole possano dare l' idea di ciò che si vuole
comunicare.
Questi Signori sanno fabbricare amplificatori e le loro
orecchie funzionano bene. Non per nulla un' azienda americana,
la Ayon, vende negli USA gli stessi apparecchi Mastersound
rimarchiati (e lo dichiara anche sul sito: made in Vicenza,
Italy). Eppure il mercato USA non è precisamente
facile o privo di concorrenti di alto livello. Evidentemente
e giustamente c'è posto anche per la raffinatezza di
questi apparecchi italiani.
Un commento ai prezzi si impone: circa 13.000 euro per l'
accoppiata. Un affare, sicuramente, malgrado la cifra non
sia bassa in assoluto. Date un' occhiata in giro (e magari
usate anche le orecchie) e difficilmente troverete apparecchi
di pari caratteristiche a questo prezzo. E non continuate
a fare i ragionieri sul fatto di una possibile difficoltà
in caso di rivendita. E' vero che non è un nome che
"tira", ma se invitate una persona veramente interessata
all' acquisto ad ascoltarli, non potrà non rendersi
conto che per la cifra richiesta non troverà
nulla con un simile suono, nè nuovo nè usato.
Appena avete un giorno libero, fatevi un giretto in quel di
Vicenza, lasciate la famiglia nel centro della splendida città
ed a pochi chilometri troverete Olmo di Creazzo. Può
essere una visita istruttiva per molti audiofili. Per una
volta, "think different" e prendete in considerazione
un marchio diverso dai soliti, non ve ne pentirete davvero.
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