Numero 9
Editoriale
Accuphase E-212
Marantz SR5400
Mastersound
North Star 192 DAC
Victor Tan (Philips)
Pre-phono Aliante Rubina
ProAc Response Hexa
Va 509/60
New Digital
Matteo Lupatelli
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Dati

Costruttore: Marantz

www.marantz.com

Distributore: Marantz Italy. via Manfredi, 98
29100 Piacenza (PC)
tel: 0523-716899

Prezzi 02/2003

SR5400: 879 €


SR5400 OSET: 999 €

Descrizione:

Sinto-Amplificatore AV

 

Marantz SR5400 VS Marantz SR5400 OSE
Di Marco Caponera

 

 

 

 
 
 

 

Come è nostro costume anche questa volta piuttosto che soffermarci sulla prova di un singolo componente abbiamo preferito effettuare un confronto serrato tra due prodotti molto simili tra loro, anzi gemelli, separati esteticamente soltanto da una sigla sul pannello frontale che definisce “OSE” (Original Special Edition) uno dei due, vediamo insieme com’è andata...

La Marantz come fa da sempre ha voluto utilizzare la stessa sigla per apparecchi progettualmente identici, ma con componenstistica differente: standard per l’uno selezionata per l’altro. Parlando di Marantz non si può evitare di togliersi il cappello per quello che ha saputo fare nel passato per l’’hi-fi mondiale, e per quello che sta facendo oggi per l’home theater, settore nel quale si è lanciata da subito e che oggi appare essere il settore che riveste per essa maggiore importanza. Ciò è provato dal susseguirsi di apparecchi che seppur segnati da qualche difetto iniziale dovuto ad un background propriamente audiofilo, sono stati seguiti da altri dove si è fatto tesoro degli insegnamenti propri dell’Home Theater realizzando con quest’ultima serie la *400 oggetti che sanno passare dal canto al tuono con assoluta tranquillità ed eleganza. Oggi signori non è più possibile tracciare un confine netto tra audio puro e audio del video, non esiste più quel gap qualitativo che faceva degli impianti A/V oggetti in grado soltanto di riprodurre esplosioni e aerei di passaggio, finalmente i produttori di elettroniche (diffusori e complementi) hanno capito che questi apparecchi li si deve far “suonare”; peraltro la maggior parte delle prove tecniche vengono eseguite in modalità stereo musicale perché ritenuta di più facile comprensione per determinare le qualità audio di un apparecchio (purtroppo questo metodo penalizza l’esatta comprensione di alcune caratteristiche fondamentali nella riproduzione MCL e Home Theater, ma di questo tratterò diffusamente in seguito).

Tornando alla Marantz i gemelli SR5400 si inseriscono a metà circa del catalogo con un fratello minore anch’egli molto dotato e promettente, ma che, per via del contenimento dei costi a scendere, non è paragonabile ai fratelli maggiori. L’estetica della nuova serie non è molto dissimile dalle precedenti, qui si è voluto investire più sull’idea di solidità che sulle doti di design, l’oggetto può piacere o meno, ma di sicuro non passa inosservato. Le signore storceranno il naso e sarà dura far loro digerire uno scatolone di queste dimensioni, ma per chi non ha di questi problemi (o una compagna più comprensiva della media) il SR 5400 sarà un apparecchio del quale vantarsi a lungo con gli amici.

SR5400

SR5400 OSE


Vi dicevo prima che l’unica differenza (come vedete in foto) tra i due apparecchi è la sigla “ose” sul frontale perché in effetti l’unica differenza sostanziale tra i due apparecchi è la qualità della componentistica.

Qualcuno a questo punto penserà che questo non giustifica la differenza di prezzo e che quindi l’affare se c’è sta nella versione normale, ma purtroppo così non è. Difficile da pensare se si ragiona in termini “quantitativi”, ovvio invece se l’attenzione la dirigiamo sulla “qualità”.
Tutto all’interno degli apparecchi porta la stessa sigla, tutto ha le medesime caratteristiche tecniche digitali o analogiche che siano, ma la qualità dei componenti fondamentali cambia. Non sono un tecnico e non m’interessa se teoricamente questo porti dei vantaggi o meno, però vi dico che all’ascolto le differenze ci sono e sono piuttosto evidenti. Qualcuno penserà ad una suggestione, suvvia per chi mi avete preso: i “doppi ciechi” che tanto ci rendono ridicoli agli occhi dei “normali” sono stati numerosi e non ho mai sbagliato un colpo ve lo giuro, il modello OSE è sempre riconoscibile (se inserito in un impianto ben noto, ovviamente).

Per analizzare dettagliatamente gli apparecchi partiamo da ciò che li accomuna concludendo con ciò che li divide.
Come detto li accomuna l’estetica spartana ma rocciosa al tempo stesso, un design che punta sulle linee nette e i pomelli grandi che comandano il volume e le differenti codifiche audio, i pulsanti sono circolari e rettangolari disposti in gruppi al di sotto del display. Le funzioni attivabili dall’apparecchio sono le solite divise con raziocinio in gruppi. Il retro fittissimo di connessioni: digitali ottiche e coassiali, sia gli ingressi che le uscite analogiche sono stereofonici e multicanale. I connettori delle uscite di potenza sono gli unici un po’ deludenti perché offrono la possibilità di collegare banane e filo spellato ma l’eccessiva vicinanza l’uno all’altro li rende inadatti ad alcuni tipi di banane e a cavi spellati di dimensioni consistenti..
Le foto mostrano meglio di mille parole quanto descritto.

 

 


Gli ingressi e le uscite video previste comprendono il Composito, il S-Video e il Component, ma non prese Scart.


Il telecomando anche se programmabile lascia un po’ a desiderare per quanto riguarda la disposizione troppo fitta dei pulsanti nonostante le generose dimensioni, non è illuminato e mi sento di poter affermare con certezza che ormai ciò è non più da considerarsi come un plus, ma come una peculiarità necessaria per consentire anche al buio di sapere esattamente cosa si sta facendo, che pulsante si sta premendo.

La decodifica audio è affidata a un convertitore A/D 192khz 24 bit di ultima generazione, il processore di segnale è il CS49400 a 32 bit. La potenza dichiarata è di 90 watt per canale (con un carico di 8 ohm), valore assolutamente credibile per quanto verificato durante la prova, è possibile sonorizzare con una pressione sonora soddisfacente sale di più di 40 mq senza che sopraggiungano indurimenti o distorsioni udibili, con tutti i sistemi di diffusori utilizzati. Lo spunto dinamico è buono e anche con i diffusori più ostici non ha gettato la spugna accompagnando con la disinvoltura dei migliori apparecchi ogni piccola sfumatura nella riproduzione multicanale. Le codifiche multicanale disponibili offrono la possibilità di godere sia del Dolby Digital EX (6. 1 canali) che del DTS ES (6.1, 96/24, Neo6) che aggiungono un canale centrale posteriore, ma anche del Dolby Prologic II in grado di tramutare anche segnali stereo o mono in 5.1 analogici e una serie di codifiche multicanale che avrò utilizzato una volta soltanto per completezza della recensione. Attraverso il menù scarsamente intuitivo del sintoampli è possibile impostare tutte le caratteristiche del sistema di diffusori che si possiede. E’ prevista una taratura fine della distanza di ciascun diffusore così come l’altezza dei surround e la direzionalità degli stessi, manca un sistema di taratura automatico. E’ possibile escludere il funzionamento di ciascun diffusore fatta eccezione per i frontali; nel caso in cui si disponga di 2 soli surround si può escludere il terzo, l’amplificatore invierà automaticamente il segnale a quelli presenti. L’unica cosa abbastanza fastidiosa che accade spesso con apparecchi di questa generazione, e il Marantz SR5400 non fa eccezione, è che in presenza di programmi codificati Dolby Prologic impostando la grandezza dei diffusori su “Large”, spesso e volentieri avviene un’interruzione del segnale inviato al sub, che riparte soltanto in presenza di scene particolarmente aggressive dal punto di vista della gamma bassa (ciò avviene, in sintesi, perché la codifica non prevedendo un canale LFE lo fa ricavare dall’ampli). Ciò è molto fastidioso poiché sono neccessarie alcune frazioni di secondo perché il sub riparta e ciò provoca una parziale interruzione del flusso in gamma bassa (la maggior parte dei sub vanno in stand-by dopo un’interruzione prolungata del segnale in ingresso). Questo inconveniente sparisce se al posto del DPII (movie) si seleziona la codifica Circe Surround II, che di contro risulta leggermente meno avvolgente e verosimile.
Una caratteristica che piacerà molto ai puristi è la possibilità di escludere il funzionamento della sezione video, garantendo una qualità audio migliore, così come è possibile selezionando Source Direct escludere tutte le operazioni non necessarie alla decodifica e all’amplificazione del segnale in ingresso, ciò ovviamente in presenza di segnali digitali, per le sorgenti analogiche è supportata soltanto la stereofonia.
Analizzare nel dettaglio tutte le opzioni offerte da questo moderno sinto-ampli mi porterebbe a scrivere più o meno quanto la divina commedia, quindi per ogni ulteriore approfondimento rimando i lettori italiani al nostro forum, tutti gli altri alla mia casella di posta elettronica.

Interno SR5400 OSE

Ascolto stereofonico

L'ascolto stereofonico essendo il primo che realizzo quando mi arriva un nuovo apparecchio (per via del rodaggio e del fatto che l’impianto home theater è meno comodo da smanettare) è quello che ha riservato le maggiori sorprese. Mi aspettavo che i SR5400 avrebbero fornito una prestazione dignitosa, ma non mi aspettavo che sarei rimasto con questi ampli collegati al mio amato giradischi così a lungo. Ciò che mi ha convinto evidentemente – la maggior parte delle cose in hi-fi non le decido razionalmente ma le sento – è stata la scarsissima fatica d’ascolto che questi ampli generano nell’ascoltatore. Io trovo che sia estremamente semplice oggi far funzionare un oggetto a base elettronica, il difficile sta nel renderlo piacevole da ascoltare a lungo, far in modo che sia al tempo stesso grintoso nella riproduzione dei contrasti dinamici ed esteso in frequenza, tanto da riprodurre la più ampia porzione possibile di spettro sonoro, e il tutto condito con le dovute proporzioni del sound stage presenti nella registrazione. I nuovi Marantz fanno tutto questo, non siamo in presenza come sempre cerco di spiegare al componente perfetto, ma piuttosto al cospetto di amplificatori dall’ottimo rapporto qualità/prezzo; io, credo si sarà capito, preferisco la versione OSE, la selezione dei componenti si sente non è un vezzo di marketing, Marantz peraltro questo concetto lo aveva abbondantemente dimostrato in passato.
Sì ma come suonano questi oggetti? Dunque, entrando nello specifico della riproduzione analogica direi che il carattere che per primo salta all’orecchio è il rigore nel riprodurre tutto lo spettro audio con estrema linearità, non ci sono enfatizzazioni agli estremi di gamma frequenti in altri amplificatori home theater; l’altro aspetto notevole è la grana piuttosto fine del messaggio sonoro.
Abbiamo per le mani un ampli a stato solido da 90 watt circa e si sente, nel mio ambiente d’ascolto non sono riuscito ad arrivare a spremere tutto ciò che i finali avevano da offrire (per la mia gioia nell’altro ambiente con il MCL ce l’ho fatta!), la capacità di pilotaggio è di tutto rispetto, anche con le nuove Aurum Cantus Veris dalla sensibilità piuttosto bassa (86/87 db), la godibilità della riproduzione non ha avuto indecisioni, e l’alternarsi delle splendide tracce di The Wall dei Pink Floyd ha riempito il mio cuore di malinconia in ossequio al contenuto tutt’altro che spensierato di musica e testi.
Anche con i SACD stereofonici i risultati sono stati pregevoli, tanto da farmi riporre molte speranze nel futuro dell’unico credibile successore del vinile.
La ricostruzione del sound stage come detto è piuttosto credibile non raggiunge mai i livelli di profondità e larghezza dei miei pre e finale a valvole, ma nemmeno il costo di questi ultimi è paragonabile a quello dei Marantz.
Infine, non avendo una sorgente radio nella sala audio quella dei Marantz mi ha fatto compagnia, anche ora, mentre scrivo, mi godo le poche stazioni che sono in grado di ricevere dalle mie parti, un difetto non del sintonizzatore, quanto della montagna che sovrasta casa mia e impedisce a diversi ripetitori di fare il proprio lavoro.


Ascolto Multicanale

L’ascolto multicanale come di consueto l’ho eseguito nell’altro impianto, situato nel mio salone, un ambiente più ampio che, abbinato ad un quantitativo maggiore di canali audio, permette di testare a fondo le capacità di pilotaggio di qualunque amplificatore Audio/Video, in più un efficace trattamento dell’acustica ambientale già da questi livelli di budget è indispensabile per estrarre appieno ogni piccola nuance musicale e allo scopo ho utilizzato prodotti Audio Carpet sia per il pavimento che per le tre pareti libere.
Le sessioni sono state molteplici scandite da ascolti in puro audio multicanale attraverso supporti SACD e da video-ascolti eseguiti attraverso il più diffuso DVD Video, per quanto riguarda l’Home Theater.
La caratteristica che più di tutte reputo importante in un impianto multicanale, subito dopo la omogeneità timbrica dei diffusori (imprescindibile nel MCL), è la capacità di riprodurre l’ambienza. E’ proprio grazie a questa caratteristica che è possibile apprezzare gli enormi vantaggi in termini di spazialità del MCL rispetto alla semplice stereofonia, coloro che stanno bruciando le tappe per distruggere la credibilità di questo nuovo standard dovranno purtroppo fare ammenda quando saranno pronte anche registrazioni che sappiano sfruttare appieno le prerogative di ricostruzione scenica irraggiungibili da due soli diffusori. Proprio questo spesso a qualcuno sfugge nel valutare le prestazioni musicali dei vari componenti dell’impianto e ciò non rende giustizia delle differenti prerogative per cui sono progettati apparecchi come i nostri Marantz. Gli SR5400 sfoderano un’ottima quantità di informazioni d’ambienza, localizzazione e dinamica, donando versosimiglianza al messaggio riprodotto. Con un sistema di diffusori dalla timbrica omogenea i Marantz riempiono lo spazio con estrema semplicità e anche con piccoli diffusori dal valore limitato questa prerogativa non scompare, ma scema di qualche punto. L’abbinamento migliore (in riferimento ai sistemi di diffusori che ho avuto a disposizione) è risultato quello con le Sonus Faber Concertino, e relativo centrale, sub: grande equilibrio senza vezzi; quello più aggressivo, dedicato agli amanti delle emozioni forti, è con il sistema Chario Premium, dove l’estrema precisione degli estremi di banda garantisce pathos e coinvolgimento. Infine, anche con carichi non facili ed impedenze basse mai ho ravvisato limiti o compressioni da parte dell’amplificazione che invecedal canto suo ha messo a dura prova le piccole JBL SCS178.
La partnership con le sorgenti vede al primo posto il Micromega Neo Dvd campione nelle prestazioni audio della sua categoria e compagno di viaggio adeguato al valore dei Marantz (in particolare della versione OSE), seguito dall’ormai onnipresente Philips DVD963 SA, meno generoso quanto a spunto dinamico e trasparenza generale, ma ancora perfettamente compatibile con le caratteristiche dei sinto-ampli. Anche per quanto riguarda i cavi mi sento di consigliare molta attenzione all’equilibrio timbrico ma anche economico della scelta. Non ha senso, infatti, spendere cifre esorbitanti per il cavo digitale, ad esempio, se poi gli altri non sono all’altezza, meglio ridistribuire la spesa su tutto il set, in particolare il mio consiglio per la pianificazione della spesa prevede di non lasciare mai pochi spiccioli per i cavi di potenza surround, sono i più lontani dall’ampli e quindi la loro lunghezza rischia di rovinare quanto di buono si era costruito a monte e qualora il loro passaggio risultasse all’interno di canaline sotto traccia non avremmo più la possibilità di rimediare.
Detto finora cosa accomuna i fratelli Marantz passo repentinamente a darvi conto di cosa li divide, tenendo conto del fatto che sto parlando di differenze non esorbitanti, ma decisive nel caso la differenza di spesa non spaventi.
Anzitutto li divide un senso generale di maggior dettaglio e trasparenza, le già buone doti di dinamica del 5400 vengono magnificate dalla versione “OSE”; soprattutto nei pieni a base di esplosioni ed effetti da capogiro la versione normale cede le armi più in fretta, non tanto come capacità elettrica quanto piuttosto come senso di pulizia generale che separa le fonti sonore.
L’ascolto audio multicanale con sorgente SACD è più rilassante quando serve e più energico quando richiesto, la gamma bassa è più corposa e l’estremo acuto più dolce (l’estensione in frequenza è la medesima, è la qualità del dettaglio a cambiare). Queste differenze le riscontrerete sia che li ascoltiate in impianti stereofonici, che MCL o Home Theater.

Conclusioni

Concludendo se mi venisse chiesto di dire se la differenza di prezzo tra i due apparecchi sia giustificata mi sentirei di rispondere di sì e se mi si chiedesse quale scegli tra i due risponderei la versione “OSE”, non perché il 5400 mi abbia deluso anzi, entrambi si presentano sul mercato mondiale come alternative finalmente serie all’acquisto di un ampli “solo” stereofonico, ma soprattutto pensando ai loro antagonisti in ambito home theater devo riflettere parecchio tempo prima che mi venga in mente qualcosa che possa competere.
Infine - e con questo mi scuso anche per la lunghezza forse eccessiva del pezzo nel quale però dovevo dar conto di una quantità di fattori fondamentali che per fortuna riguardano soltanto i sinto-ampli - la mia speranza è che da qui a poco tempo si possa finalmente abbandonare anche la differenziazione delle versioni, seguita anche da un altro colosso quale Harman Kardon ma anche da altri, poiché secondo il sottoscritto non c’è motivo per cui un oggetto comunemente definito di “hi-fi” possa essere prodotto con componenti non selezionati, come invece l’appellativo sembrerebbe (dovrebbe) garantire.



 

 

 

 

 

 
 
 

 

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