| |
Come
è nostro costume anche questa volta piuttosto che soffermarci
sulla prova di un singolo componente abbiamo preferito effettuare
un confronto serrato tra due prodotti molto simili tra loro,
anzi gemelli, separati esteticamente soltanto da una sigla
sul pannello frontale che definisce “OSE” (Original
Special Edition) uno dei due, vediamo insieme com’è
andata...
La Marantz come
fa da sempre ha voluto utilizzare la stessa sigla per apparecchi
progettualmente identici, ma con componenstistica differente:
standard per l’uno selezionata per l’altro. Parlando
di Marantz non si può evitare di togliersi il cappello
per quello che ha saputo fare nel passato per l’’hi-fi
mondiale, e per quello che sta facendo oggi per l’home
theater, settore nel quale si è lanciata da subito
e che oggi appare essere il settore che riveste per essa maggiore
importanza. Ciò è provato dal susseguirsi di
apparecchi che seppur segnati da qualche difetto iniziale
dovuto ad un background propriamente audiofilo, sono stati
seguiti da altri dove si è fatto tesoro degli insegnamenti
propri dell’Home Theater realizzando con quest’ultima
serie la *400 oggetti che sanno passare dal canto al tuono
con assoluta tranquillità ed eleganza. Oggi signori
non è più possibile tracciare un confine netto
tra audio puro e audio del video, non esiste più quel
gap qualitativo che faceva degli impianti A/V oggetti in grado
soltanto di riprodurre esplosioni e aerei di passaggio, finalmente
i produttori di elettroniche (diffusori e complementi) hanno
capito che questi apparecchi li si deve far “suonare”;
peraltro la maggior parte delle prove tecniche vengono eseguite
in modalità stereo musicale perché ritenuta
di più facile comprensione per determinare le qualità
audio di un apparecchio (purtroppo questo metodo penalizza
l’esatta comprensione di alcune caratteristiche fondamentali
nella riproduzione MCL e Home Theater, ma di questo tratterò
diffusamente in seguito).
Tornando alla Marantz
i gemelli SR5400 si inseriscono a metà circa del catalogo
con un fratello minore anch’egli molto dotato e promettente,
ma che, per via del contenimento dei costi a scendere, non
è paragonabile ai fratelli maggiori. L’estetica
della nuova serie non è molto dissimile dalle precedenti,
qui si è voluto investire più sull’idea
di solidità che sulle doti di design, l’oggetto
può piacere o meno, ma di sicuro non passa inosservato.
Le signore storceranno il naso e sarà dura far loro
digerire uno scatolone di queste dimensioni, ma per chi non
ha di questi problemi (o una compagna più comprensiva
della media) il SR 5400 sarà un apparecchio del quale
vantarsi a lungo con gli amici.

SR5400

SR5400
OSE
Vi dicevo prima che l’unica differenza (come vedete
in foto) tra i due apparecchi è la sigla “ose”
sul frontale perché in effetti l’unica differenza
sostanziale tra i due apparecchi è la qualità
della componentistica.

Qualcuno a questo punto penserà che questo non giustifica
la differenza di prezzo e che quindi l’affare se c’è
sta nella versione normale, ma purtroppo così non è.
Difficile da pensare se si ragiona in termini “quantitativi”,
ovvio invece se l’attenzione la dirigiamo sulla “qualità”.
Tutto all’interno degli apparecchi porta la stessa sigla,
tutto ha le medesime caratteristiche tecniche digitali o analogiche
che siano, ma la qualità dei componenti fondamentali
cambia. Non sono un tecnico e non m’interessa se teoricamente
questo porti dei vantaggi o meno, però vi dico che
all’ascolto le differenze ci sono e sono piuttosto evidenti.
Qualcuno penserà ad una suggestione, suvvia per chi
mi avete preso: i “doppi ciechi” che tanto ci
rendono ridicoli agli occhi dei “normali” sono
stati numerosi e non ho mai sbagliato un colpo ve lo giuro,
il modello OSE è sempre riconoscibile (se inserito
in un impianto ben noto, ovviamente).
Per
analizzare dettagliatamente gli apparecchi partiamo da ciò
che li accomuna concludendo con ciò che li divide.
Come detto li accomuna l’estetica spartana ma rocciosa
al tempo stesso, un design che punta sulle linee nette e i
pomelli grandi che comandano il volume e le differenti codifiche
audio, i pulsanti sono circolari e rettangolari disposti in
gruppi al di sotto del display. Le funzioni attivabili dall’apparecchio
sono le solite divise con raziocinio in gruppi. Il retro fittissimo
di connessioni: digitali ottiche e coassiali, sia gli ingressi
che le uscite analogiche sono stereofonici e multicanale.
I connettori delle uscite di potenza sono gli unici un po’
deludenti perché offrono la possibilità di collegare
banane e filo spellato ma l’eccessiva vicinanza l’uno
all’altro li rende inadatti ad alcuni tipi di banane
e a cavi spellati di dimensioni consistenti..
Le foto mostrano meglio di mille parole quanto descritto.

Gli ingressi e le uscite video previste comprendono il Composito,
il S-Video e il Component, ma non prese Scart.

Il telecomando anche se programmabile lascia un po’
a desiderare per quanto riguarda la disposizione troppo fitta
dei pulsanti nonostante le generose dimensioni, non è
illuminato e mi sento di poter affermare con certezza che
ormai ciò è non più da considerarsi come
un plus, ma come una peculiarità necessaria per consentire
anche al buio di sapere esattamente cosa si sta facendo, che
pulsante si sta premendo.
La decodifica audio è affidata a un convertitore A/D
192khz 24 bit di ultima generazione, il processore di segnale
è il CS49400 a 32 bit. La potenza dichiarata è
di 90 watt per canale (con un carico di 8 ohm), valore assolutamente
credibile per quanto verificato durante la prova, è
possibile sonorizzare con una pressione sonora soddisfacente
sale di più di 40 mq senza che sopraggiungano indurimenti
o distorsioni udibili, con tutti i sistemi di diffusori utilizzati.
Lo spunto dinamico è buono e anche con i diffusori
più ostici non ha gettato la spugna accompagnando con
la disinvoltura dei migliori apparecchi ogni piccola sfumatura
nella riproduzione multicanale. Le codifiche multicanale disponibili
offrono la possibilità di godere sia del Dolby Digital
EX (6. 1 canali) che del DTS ES (6.1, 96/24, Neo6) che aggiungono
un canale centrale posteriore, ma anche del Dolby Prologic
II in grado di tramutare anche segnali stereo o mono in 5.1
analogici e una serie di codifiche multicanale che avrò
utilizzato una volta soltanto per completezza della recensione.
Attraverso il menù scarsamente intuitivo del sintoampli
è possibile impostare tutte le caratteristiche del
sistema di diffusori che si possiede. E’ prevista una
taratura fine della distanza di ciascun diffusore così
come l’altezza dei surround e la direzionalità
degli stessi, manca un sistema di taratura automatico. E’
possibile escludere il funzionamento di ciascun diffusore
fatta eccezione per i frontali; nel caso in cui si disponga
di 2 soli surround si può escludere il terzo, l’amplificatore
invierà automaticamente il segnale a quelli presenti.
L’unica cosa abbastanza fastidiosa che accade spesso
con apparecchi di questa generazione, e il Marantz SR5400
non fa eccezione, è che in presenza di programmi codificati
Dolby Prologic impostando la grandezza dei diffusori su “Large”,
spesso e volentieri avviene un’interruzione del segnale
inviato al sub, che riparte soltanto in presenza di scene
particolarmente aggressive dal punto di vista della gamma
bassa (ciò avviene, in sintesi, perché la codifica
non prevedendo un canale LFE lo fa ricavare dall’ampli).
Ciò è molto fastidioso poiché sono neccessarie
alcune frazioni di secondo perché il sub riparta e
ciò provoca una parziale interruzione del flusso in
gamma bassa (la maggior parte dei sub vanno in stand-by dopo
un’interruzione prolungata del segnale in ingresso).
Questo inconveniente sparisce se al posto del DPII (movie)
si seleziona la codifica Circe Surround II, che di contro
risulta leggermente meno avvolgente e verosimile.
Una caratteristica che piacerà molto ai puristi è
la possibilità di escludere il funzionamento della
sezione video, garantendo una qualità audio migliore,
così come è possibile selezionando Source Direct
escludere tutte le operazioni non necessarie alla decodifica
e all’amplificazione del segnale in ingresso, ciò
ovviamente in presenza di segnali digitali, per le sorgenti
analogiche è supportata soltanto la stereofonia.
Analizzare nel dettaglio tutte le opzioni offerte da questo
moderno sinto-ampli mi porterebbe a scrivere più o
meno quanto la divina commedia, quindi per ogni ulteriore
approfondimento rimando i lettori italiani al nostro forum,
tutti gli altri alla mia casella di posta elettronica.

Interno
SR5400 OSE
Ascolto
stereofonico
L'ascolto
stereofonico essendo il primo che realizzo quando mi arriva
un nuovo apparecchio (per via del rodaggio e del fatto che
l’impianto home theater è meno comodo da smanettare)
è quello che ha riservato le maggiori sorprese. Mi
aspettavo che i SR5400 avrebbero fornito una prestazione dignitosa,
ma non mi aspettavo che sarei rimasto con questi ampli collegati
al mio amato giradischi così a lungo. Ciò che
mi ha convinto evidentemente – la maggior parte delle
cose in hi-fi non le decido razionalmente ma le sento –
è stata la scarsissima fatica d’ascolto che questi
ampli generano nell’ascoltatore. Io trovo che sia estremamente
semplice oggi far funzionare un oggetto a base elettronica,
il difficile sta nel renderlo piacevole da ascoltare a lungo,
far in modo che sia al tempo stesso grintoso nella riproduzione
dei contrasti dinamici ed esteso in frequenza, tanto da riprodurre
la più ampia porzione possibile di spettro sonoro,
e il tutto condito con le dovute proporzioni del sound stage
presenti nella registrazione. I nuovi Marantz fanno tutto
questo, non siamo in presenza come sempre cerco di spiegare
al componente perfetto, ma piuttosto al cospetto di amplificatori
dall’ottimo rapporto qualità/prezzo; io, credo
si sarà capito, preferisco la versione OSE, la selezione
dei componenti si sente non è un vezzo di marketing,
Marantz peraltro questo concetto lo aveva abbondantemente
dimostrato in passato.
Sì ma come suonano questi oggetti? Dunque, entrando
nello specifico della riproduzione analogica direi che il
carattere che per primo salta all’orecchio è
il rigore nel riprodurre tutto lo spettro audio con estrema
linearità, non ci sono enfatizzazioni agli estremi
di gamma frequenti in altri amplificatori home theater; l’altro
aspetto notevole è la grana piuttosto fine del messaggio
sonoro.
Abbiamo per le mani un ampli a stato solido da 90 watt circa
e si sente, nel mio ambiente d’ascolto non sono riuscito
ad arrivare a spremere tutto ciò che i finali avevano
da offrire (per la mia gioia nell’altro ambiente con
il MCL ce l’ho fatta!), la capacità di pilotaggio
è di tutto rispetto, anche con le nuove Aurum Cantus
Veris dalla sensibilità piuttosto bassa (86/87 db),
la godibilità della riproduzione non ha avuto indecisioni,
e l’alternarsi delle splendide tracce di The Wall dei
Pink Floyd ha riempito il mio cuore di malinconia in ossequio
al contenuto tutt’altro che spensierato di musica e
testi.
Anche con i SACD stereofonici i risultati sono stati pregevoli,
tanto da farmi riporre molte speranze nel futuro dell’unico
credibile successore del vinile.
La ricostruzione del sound stage come detto è piuttosto
credibile non raggiunge mai i livelli di profondità
e larghezza dei miei pre e finale a valvole, ma nemmeno il
costo di questi ultimi è paragonabile a quello dei
Marantz.
Infine, non avendo una sorgente radio nella sala audio quella
dei Marantz mi ha fatto compagnia, anche ora, mentre scrivo,
mi godo le poche stazioni che sono in grado di ricevere dalle
mie parti, un difetto non del sintonizzatore, quanto della
montagna che sovrasta casa mia e impedisce a diversi ripetitori
di fare il proprio lavoro.
Ascolto
Multicanale
L’ascolto
multicanale come di consueto l’ho eseguito nell’altro
impianto, situato nel mio salone, un ambiente più ampio
che, abbinato ad un quantitativo maggiore di canali audio,
permette di testare a fondo le capacità di pilotaggio
di qualunque amplificatore Audio/Video, in più un efficace
trattamento dell’acustica ambientale già da questi
livelli di budget è indispensabile per estrarre appieno
ogni piccola nuance musicale e allo scopo ho utilizzato prodotti
Audio Carpet sia per il pavimento che per le tre pareti libere.
Le sessioni sono state molteplici scandite da ascolti in puro
audio multicanale attraverso supporti SACD e da video-ascolti
eseguiti attraverso il più diffuso DVD Video, per quanto
riguarda l’Home Theater.
La caratteristica che più di tutte reputo importante
in un impianto multicanale, subito dopo la omogeneità
timbrica dei diffusori (imprescindibile nel MCL), è
la capacità di riprodurre l’ambienza. E’
proprio grazie a questa caratteristica che è possibile
apprezzare gli enormi vantaggi in termini di spazialità
del MCL rispetto alla semplice stereofonia, coloro che stanno
bruciando le tappe per distruggere la credibilità di
questo nuovo standard dovranno purtroppo fare ammenda quando
saranno pronte anche registrazioni che sappiano sfruttare
appieno le prerogative di ricostruzione scenica irraggiungibili
da due soli diffusori. Proprio questo spesso a qualcuno sfugge
nel valutare le prestazioni musicali dei vari componenti dell’impianto
e ciò non rende giustizia delle differenti prerogative
per cui sono progettati apparecchi come i nostri Marantz.
Gli SR5400 sfoderano un’ottima quantità di informazioni
d’ambienza, localizzazione e dinamica, donando versosimiglianza
al messaggio riprodotto. Con un sistema di diffusori dalla
timbrica omogenea i Marantz riempiono lo spazio con estrema
semplicità e anche con piccoli diffusori dal valore
limitato questa prerogativa non scompare, ma scema di qualche
punto. L’abbinamento migliore (in riferimento ai sistemi
di diffusori che ho avuto a disposizione) è risultato
quello con le Sonus Faber Concertino, e relativo centrale,
sub: grande equilibrio senza vezzi; quello più aggressivo,
dedicato agli amanti delle emozioni forti, è con il
sistema Chario Premium, dove l’estrema precisione degli
estremi di banda garantisce pathos e coinvolgimento. Infine,
anche con carichi non facili ed impedenze basse mai ho ravvisato
limiti o compressioni da parte dell’amplificazione che
invecedal canto suo ha messo a dura prova le piccole JBL SCS178.
La partnership con le sorgenti vede al primo posto il Micromega
Neo Dvd campione nelle prestazioni audio della sua categoria
e compagno di viaggio adeguato al valore dei Marantz (in particolare
della versione OSE), seguito dall’ormai onnipresente
Philips DVD963 SA, meno generoso quanto a spunto dinamico
e trasparenza generale, ma ancora perfettamente compatibile
con le caratteristiche dei sinto-ampli. Anche per quanto riguarda
i cavi mi sento di consigliare molta attenzione all’equilibrio
timbrico ma anche economico della scelta. Non ha senso, infatti,
spendere cifre esorbitanti per il cavo digitale, ad esempio,
se poi gli altri non sono all’altezza, meglio ridistribuire
la spesa su tutto il set, in particolare il mio consiglio
per la pianificazione della spesa prevede di non lasciare
mai pochi spiccioli per i cavi di potenza surround, sono i
più lontani dall’ampli e quindi la loro lunghezza
rischia di rovinare quanto di buono si era costruito a monte
e qualora il loro passaggio risultasse all’interno di
canaline sotto traccia non avremmo più la possibilità
di rimediare.
Detto finora cosa accomuna i fratelli Marantz passo repentinamente
a darvi conto di cosa li divide, tenendo conto del fatto che
sto parlando di differenze non esorbitanti, ma decisive nel
caso la differenza di spesa non spaventi.
Anzitutto li divide un senso generale di maggior dettaglio
e trasparenza, le già buone doti di dinamica del 5400
vengono magnificate dalla versione “OSE”; soprattutto
nei pieni a base di esplosioni ed effetti da capogiro la versione
normale cede le armi più in fretta, non tanto come
capacità elettrica quanto piuttosto come senso di pulizia
generale che separa le fonti sonore.
L’ascolto audio multicanale con sorgente SACD è
più rilassante quando serve e più energico quando
richiesto, la gamma bassa è più corposa e l’estremo
acuto più dolce (l’estensione in frequenza è
la medesima, è la qualità del dettaglio a cambiare).
Queste differenze le riscontrerete sia che li ascoltiate in
impianti stereofonici, che MCL o Home Theater.
Conclusioni
Concludendo
se mi venisse chiesto di dire se la differenza di prezzo tra
i due apparecchi sia giustificata mi sentirei di rispondere
di sì e se mi si chiedesse quale scegli tra i due risponderei
la versione “OSE”, non perché il 5400 mi
abbia deluso anzi, entrambi si presentano sul mercato mondiale
come alternative finalmente serie all’acquisto di un
ampli “solo” stereofonico, ma soprattutto pensando
ai loro antagonisti in ambito home theater devo riflettere
parecchio tempo prima che mi venga in mente qualcosa che possa
competere.
Infine - e con questo mi scuso anche per la lunghezza forse
eccessiva del pezzo nel quale però dovevo dar conto
di una quantità di fattori fondamentali che per fortuna
riguardano soltanto i sinto-ampli - la mia speranza è
che da qui a poco tempo si possa finalmente abbandonare anche
la differenziazione delle versioni, seguita anche da un altro
colosso quale Harman Kardon ma anche da altri, poiché
secondo il sottoscritto non c’è motivo per cui
un oggetto comunemente definito di “hi-fi” possa
essere prodotto con componenti non selezionati, come invece
l’appellativo sembrerebbe (dovrebbe) garantire.
|
|