| |
Notizia
dell'ultima ora (quasi da blog, veramente): il DVD Forum sta
completando l'iter di aggiornamento della specifica del DVD-Audio
per includere il programma musicale in formato compresso.
No, non si tratta dell'obbligatorietà di una traccia
Dolby Digital o DTS per motivi di compatibilità con
i DVD-Video. Si tratta di una traccia compressa, anche stereo,
con un algoritmo a perdita di informazione come quelli che
si usano per il peer to peer o per i download a pagamento
di musica da Internet.
Nella
fattispecie, siccome parlare di MP3 ai discografici (a cui,
non dimentichiamolo, il "prodotto" DVD-Audio va
venduto, ancora prima che agli utenti) è, diciamo così,
poco indicato, visto che a questo attribuiscono (demenzialmente,
si veda l'editoriale del numero due della nostra rivista)
tutte le colpe dell'attuale crisi dell'industria, si è
scelto un altro algoritmo, cioè quell'AAC che Apple
sta usando per il suo iTunes. AAC, incidentalmente, supporta
il multicanale e, altrettanto incidentalmente, supporta schemi
di protezione antipirateria. Visto l'utilizzo che i nostri
amici del Forum ne vogliono fare, dubito che approfitteranno
della prima cosa; potete, invece, star certi che approfitteranno
della seconda, anche se il Forum non ha ancora deciso quale
sarà lo schema da utilizzare.
Un
mondo perfetto, quindi: musica compressa (pur se con una qualità
sonora superiore a quella degli MP3) più protezione
antipirateria. La domanda è: per farne cosa? Il forum
risponde: per poter usare i dischi DVD-Audio sui lettori
portatili.
Allora,
vediamo: abbiamo una protezione antipirateria, abbiamo dei
lettori portatili sul mercato che leggono AAC. Quindi possiamo
pensare che i signori del Forum ipotizzino la possibilità
di scaricare i file AAC dal DVD-Audio verso il lettore portatile
AAC (che sia un iPod, un Panasonic, un Diva)? La risposta
pare possa essere no. Questi genialoidi stanno pensando alla
possibilità di lettori DVD-Audio portatili, però
- siccome la potenza di calcolo richiesta per decodificare
l'MLP è eccessiva per vendere lettori a cinquanta euro
o per far durare le loro pile trecento ore (e siccome l'interfaccia
utente seriamente compromessa di alcuni dischi DVD-Audio non
permette di sentirli a due canali senza usare una TV per fare
il set-up) - i signori hanno deciso che esisteranno lettori
che leggeranno come default la traccia AAC, che sarà
in una specifica area opzionale (ci risiamo) del disco,
che dovrebbe essere quella DVD-ROM. Non è chiaro se
tali supposti lettori portatili saranno in grado di leggere
anche il resto.
Il
Forum sta producendo un'altra delle sue geniali pensate, insomma.
Un nuovo tipo di lettori portatili, basati su disco (dove
sarebbe il vantaggio rispetto agli attuali lettori CD portatili?
I vantaggi dei lettori basati su memorie a stato solido o
su hard disk sono compattezza, eliminazione della necessità
di portarsi dietro il software, robustezza rispetto al problema
del salto di traccia
), che leggono una traccia audio
della stessa qualità di quella di un iPod e che leggono
solo quei dischi in cui le case discografiche avranno, magnanimamente,
deciso di includerla.
Fantastico,
signori! Siete dei geni, sarete i salvatori dell'industria!
Ah,
ovviamente non c'è nessuna coincidenza fra la scelta
di AAC e il fatto che le licenze per questo siano vendute
da una sussidiaria di Dolby, né fra la scelta di AAC
e il fatto che Panasonic abbia da poco presentato un lettore
SD che supporta il formato. No, nessuna, sicuramente la scelta
è stata dettata da accurati test di ascolto, che ne
hanno rivelato le incredibili caratteristiche sonore e la
fantastica trasparenza al segnale originale - un po' come
i primi schemi Verance per il watermarking analogico sulle
tracce audio. Sì, sì, ci fidiamo.
Allarmi! Allarmi! (2)
Sento
dire in giro, da parte di utenti finali scettici su SACD e
DVD-Audio, che i formati digitali ad alta risoluzione oggi
sul mercato sono destinati a scomparire rapidamente, per lasciar
spazio ad uno o più nuovi formati basati sulle tecnologie
HD-DVD o Blue Ray, che saranno di qualità molto superiore
a quella dei formati oggi in campo. Mi permetto di dubitarne
fortemente.
Un
po' quanto scritto sopra, un po' una serie di considerazioni
di mercato mi spingono a pensare che difficilmente sarà
così.
Il
maggiore successo, in termini di crescita, della distribuzione
musicale in questi ultimi anni è, senza ombra di dubbio,
quello dei download di file musicali, siano essi legittimi
(attraverso servizi come iTunes) o pirati (come il peer to
peer). Di qualità dell'ascolto, qua, manco a parlarne:
l'enfasi è sulla praticità, sulla velocità
di scaricamento, sull'integrazione con il PC, sull'utilizzo
con l'ultima "cool technology", quella dei lettori
portatili microscopici.
Il secondo maggior successo, sempre in termini di crescita,
è quello dei video musicali. Questi vengono venduti
e acquistati in modo abbastanza indifferente rispetto alla
qualità della colonna sonora, che sia PCM a bassa risoluzione
o Dolby non importa.
Per
incrementare i profitti, le etichette discografiche non vedono
l'ora di poter utilizzare un sistema di distribuzione della
musica che elimini anelli della catena; il negozio potrebbe
anche essere il primo a subirne le conseguenze. I download
digitali potrebbero introdurre un anello, eliminandone un
altro; introdurre, cioè, la necessità di appoggiarsi
ad un servizio di pubblicazione e pagamento. Però,
a quanto pare, i prezzi praticati dalle major a Apple per
iTunes sono tali da spingere lo stesso Steve Jobs a lamentarsi
dell'impossibilità di ottenere profitti rilevanti dall'iniziativa,
nonostante il successo. E, d'altro canto, in caso di successo
di iniziative di questo tipo, nulla vieta alle case discografiche
di provvedere in proprio.
I
prezzi praticati, fra l'altro, non sono precisamente la mia
idea di economico. Per scaricare un brano da iTunes si pagano
99 centesimi. Un CD medio è composto da circa una dozzina
di brani; si pagano circa dodici dollari per avere il privilegio
di ascoltare i brani di un CD in formato compresso, senza
possedere il supporto fisico, senza avere copertina e testi.
Ma
c'è di peggio. Credo si possa dimostrare che i motivi
per cui le case discografiche sono interessate al SACD e/o
al DVD-Audio (parlo delle major, non delle piccole etichette
audiophile) sono essenzialmente due: un barlume di possibilità
di far ripartire il mercato - anche se non credo siano illusi
che si possa ritornare alle cifre e ai budget del periodo
d'oro del CD - attraverso le caratteristiche aggiuntive dei
sistemi, in particolare il multicanale, e l'idea della protezione
anticopia robusta che le nuove tecnologie digitali forniscono.
Può anche darsi che pensino che la migliore qualità
audio della traccia a due canali possa essere un argomento
di vendita, magari non pesante come il multicanale.
Un fallimento sostanziale dei nuovi formati, anche come mercato
di nicchia, come prodotto di lusso, finirebbe di convincerli
che il pubblico non vuole e non apprezza la qualità,
preferisce comodità e integrazione. Da ciò discenderebbe,
da parte delle case discografiche, uno scarsissimo interesse
verso un qualsiasi formato futuro, puramente musicale, di
qualità. Magari l'audio del video aumenterà
in qualità, ma un'eventuale fine ingloriosa dei formati
digitali ad alta risoluzione attuali potrebbe aiutare il processo
di cambiamento epocale. Nella migliore delle ipotesi, c'è
il rischio che ci restino i CD, che otterrebbero senza colpo
ferire la promozione da minimo comun denominatore dell'ascolto
della musica a prodotto di qualità.
Per
cui, sintetizzando: i formati digitali ad alta risoluzione
sono un'insperata occasione passata attraverso le maglie dei
reparti marketing delle grandi etichette discografiche; noi
amanti della qualità di ascolto dovremmo approfittarne,
qui e ora; ci sono buoni motivi per pensare che, dopo questi
formati e nel caso di un loro fallimento, non ci saranno date
altre occasioni di questo tipo, almeno nel campo della pura
riproduzione musicale. Dite di no a un mondo forzosamente
iPodizzato.
Piccola
aggiunta al chiarimento
Una
nota che mancava all'articolo del numero scorso è quella
sulla ripubblicazione di registrazioni analogiche nei nuovi
formati digitali.
Mi considero, come ho già avuto modo di dire, un analogista,
e parto quindi dal presupposto che le caratteristiche di pienezza
armonica, fluidità, realismo di una buona registrazione
analogica non siano mai state riprodotte correttamente dal
sistema CD. Alcuni remastering erano migliori di altri, ma
il confronto diretto con il vinile corrispondente, salvo casi
particolarmente disgraziati di vinili pessimamente stampati
o ricavati da copie di ennesima registrazione dei master,
si è sempre risolto con una disfatta per il digitale
a bassa risoluzione.
Da quanto sopra, si può desumere che, in quei vecchi
master analogici, ci sia molta più vita di quella che
traspira dai CD corrispondenti. Pertanto, ben vengano i remaster
in SACD o in DVD-Audio delle grandi registrazioni del passato.
Per i formati dei remastering, vale quanto detto per le registrazioni
native; è possibile convertire un master analogico
in PCM ad alta risoluzione o in DSD, dopodiché è
possibile pubblicare il risultato in SACD o in DVD-Audio,
con l'eventuale interposizione di una conversione PCM-DSD
(se il remaster è stato effettuato in PCM e la pubblicazione
sarà su SACD) o DSD-PCM (nel caso contrario).
Per le riedizioni da digitale a bassa risoluzione (registrazioni
effettuate nel periodo d'oro del CD, quando si registrava
a 16 bit e 44.1 o 48 kHz) il discorso è un po' diverso.
Diciamo che, se miglioramenti ci sono rispetto al CD corrispondente,
sono marginali e possono essere dovuti alla migliore qualità
della catena di montaggio, ad una maggior cura del mix o all'utilizzo
di convertitori da digitale a bassa risoluzione a digitale
ad alta risoluzione superiori a quelli che montano i lettori
digitali da casa (dato che non tutti si possono permettere
un dCS Purcell o 974).
Rimango,
invece, piuttosto sospettoso quando master nati come stereo
vengono riprocessati per ottenere un programma multicanale.
Nel passato, solo per un breve periodo all'inizio degli anni
'70 (quello della quadrifonia) sono state effettuate registrazioni
multicanale vere e proprie (eccettuando le registrazioni a
tre canali Mercury Living Presence). Gli attuali sforzi di
remix multicanale (escludendo le ripubblicazioni di materiale
quadrifonico da parte di PentaTone e altri) utilizzano - quando
va bene - i master multitraccia e ne ridistribuiscono le tracce
sui canali voluti. La cosa può essere interessante,
in particolare nel campo della musica leggera, soprattutto
se gli artisti partecipano al remix; in ogni caso, non avremo
altro che un'interpretazione diversa dei vecchi master, che
non ha probabilmente più molto a che vedere con il
contenuto artistico originario.
|
|