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Diffusori
Eclipse TD 512 + amplificatore integrato A502 + stands D2
NON
CHIAMATELE CASSE!!!
In ogni grande passione vi è
una fase in cui si è presi dall’ansia di conoscere
e per questo stesso fatto si è consapevoli che, per
quanto si indaghi, non si può arrivare a conoscere
tutto.
Nella peggiore delle ipotesi, si giunge ad una fase involutiva:
si arriva a perdere la consapevolezza cui si accennava sopra
e si comincia a ritenere di conoscere e conseguentemente poter
giudicare non tanto il conoscibile, ma ovviamente il meno
esteso universo conosciuto. Questa ipotesi non è poi
tanto infrequente, vista la sicurezza con la quale si esprimono
giudizi affilati e peggio del peggio, si pretende la stessa
sicurezza da chi ci circonda.
Più spesso si riesce a convivere serenamente con la
propria nevrosi audiofila, si accettano serenamente i difetti
dell’impianto che una volta in casa nostra non è
più l’oggetto dei nostri sogni, ma semplicemente
un oggetto che ora suona bene altre volte meno bene, ma che
in funzione del disco che ci gira sopra o dentro è
in grado di evocare atmosfere e ricordi o procurare emozioni
(non cerco l’estasi mistica, lo sballo, lo Zen o il
Nirvana negli apparecchi che uso, ma cerco di divertirmi,
perché la sintesi è che questa passione è
un bel gioco, impegnativo quanto si vuole, e che, nonostante
le arie che ci diamo, gioco rimane).
La vita di un audiofilo è costellata da particolari
esperienze di ascolto, come quella che vi descriverò,
che se non in grado di rivoluzionare le proprie abitudini,
sono in grado di far scoprire prospettive nuove.
Veniamo al punto?
Veniamo al punto.
Come dicono ad “E.R.”: “Cosa abbiamo?”
NIENTE
DI CONVENZIONALE
Una piccola ulteriore
premessa.
E’ evidente, che per quanto, male o bene, se ne parli
il Top Audio e Video è in Italia la madre di tutte
le recensioni.
Le scorribande dei redattori più o meno accreditati
(meno nel mio caso J), lungo i corridoi del Quark hanno come
obiettivo l’ottenimento di apparecchi da recensire.
Meno frequentemente gli apparecchi ti piovono addosso casualmente.
Quando questo avviene, così come tutte le cose che
ti piovono addosso, nel bene o nel male lasciano il segno.
L’incontro allo stand di VideoHiFi con Renato Camposano,
gli appassionati animatori di Solosuono, la divisione audio
di Trilogia Sas che ha portato in Italia il sistema di riproduzione
Eclipse della Fujitsu Ten Ltd., è uno di quegli incontri
casuali (cercava Bebo, per conoscere personalmente il mostro
sacro del giornalismo di settore e non certo me) che lasciano
un piacevolissimo ricordo.
Dopo una breve chiacchierata al nostro stand, sono invitato
nelle salette di Solosuono per provare, con le ovvie riserve
riguardo all’ambiente, i prodotti Fujitsu-Ten in mostra.
Nella saletta piccola un impianto multicanale allestito con
le piccolissime Lulet 307 lascia presagire le piacevoli caratteristiche
di riproduzione del sistema integrato in basso dal subwoofer
316SW. Scambio qualche parola nel mio inglese arrugginito
con un giovane e cortese progettista del team che ha inventato
le Eclipse.
In dimostrazione nella saletta grande un “tradizionale”
impianto stereo. Renato mi ricorda che quegli stessi diffusori
sono stati utilizzati in alcune dimostrazioni di audio multicanale
durante la manifestazione milanese.
I cortesissimi standisti alternano le più piccole 508
alle 512, oggetto di questa prova assieme all’amplificatore
integrato A502.
Alla fine di quella che non è altro che una breve presa
di assaggio mi viene consegnata una bella, completa ed accurata
brochure realizzata da Trilogia Sas, (non poteva essere altrimenti
dato che loro “core business” è la grafica
pubblicitaria), con all’interno il catalogo prodotti,
un listino prezzi, le recensioni di numerose riviste estere
ed i commenti positivi di alcuni utilizzatori di rango.
Qualche tempo dopo ricevo, previo contatto telefonico, il
sistema oggetto di questo test.
Ordunque cosa ha di anticonvenzionale il sistema Eclipse?
Forma e contenuto. Non vi basta? Volete la dimostrazione?
Facciamo un test!
Chiudete i vostri occhietti audiofili J e ditemi cosa vi viene
in mente se pronuncio le parole: “monovia” e “giapponese”.
Sfido chiunque a non rispondere: “valvole”, “alta
efficienza”, “diffusori a tromba”, “larga
banda” e, “monotriodo”. Se proprio ci siete
dentro, per i più “freak” insomma, “lowther”,
“211”, “845” e “carico Onken”
potrebbero essere le risposte.
Se avete dato uno
sguardo fugace alle foto a corredo dell’articolo vi
sarete resi conto invece che monovia e giapponese possono
significare qualcosa di diametralmente opposto rispetto a
quello che siamo abituati a considerare.
I
DIFFUSORI INNANZITUTTO...

Le
Eclipse TD 512 sono dei diffusori di forma ovoidale con caricamento
reflex, realizzati in resina sintetica caricata con polvere
di marmo.
Il singolo altoparlante di diametro pari a circa 120 mm ha
membrana in composito giallo (non posso giurare sul fatto
che si tratti di fibra aramidica). La sospensione è
in gomma e la cupolina parapolvere è in plastica nera.
TD sta per Time Domain, una metodologia progettuale che ha
come obiettivo la fedele riproduzione dell’evento musicale
ottenuta privilegiando le prestazioni del diffusore nel dominio
del tempo piuttosto che nel dominio della frequenza.
Per ottenere questo i progettisti hanno realizzato un diffusore
caratterizzato dall’involucro di forma ovoidale e flottante
rispetto ad altoparlante e supporto, dal montaggio diretto
dell’altoparlante sul supporto e dalla realizzazione
del cosiddetto ancoraggio speciale.
L’involucro è flottante in quanto l’altoparlante
non è fissato come in ogni diffusore tradizionale alla
cassa, ma tramite un supporto a cinque razze è collegato
alla base del diffusore e tramite questa allo stand.

Il contenitore ovoidale è disaccoppiato sia dal supporto
che dall’altoparlante.
La forma ovoidale permette l’annullamento alla radice
del problema delle onde stazionarie che si genererebbero in
presenza di superfici parallele all’interno del diffusore
mentre il contenitore flottante evita la trasmissione di vibrazioni
non controllate dall’altoparlante al contenitore e viceversa.
Viene annullato inoltre il problema delle diffrazioni che
si generano ai bordi dei baffle tradizionali.
Quello che viene definito l’ancoraggio speciale è
il metodo di fissaggio dell’altoparlante al supporto
a cinque razze mediante un particolare metallico di forma
ogivale del peso di tre chilogrammi, che contribuisce con
la propria inerzia ad evitare la trasmissione di vibrazioni
indesiderate.
L’unico trasduttore permette a detta dei progettisti
di evitare le distorsioni introdotte dal crossover e le alterazioni
di fase del segnale causate dalle emissioni di più
altoparlanti.
Se ci fosse stato qualche dubbio è ora evidente che
il principio progettuale è radicalmente diverso da
altri involucri di forma simile, penso al medio della serie
800 di B&W o al medio delle Kef Reference.
Caratteristiche
diffusori Eclipse TD 512
Altoparlante 12 cm full range
Potenza (rating/max) 30W / 60W
Impedenza nominale 6 ohm
Efficienza/Sensibilità 81,5 dB/w/m
Risposta in frequenza 40 Hz - 17 KHz (-10 dB)
Dimensioni 286x372x364 mm (L x H x P)
Peso 14,2 Kg
...POI GLI STANDS...

Due
parole.
Bellissimi e pesantissimi (28 kg).
In linea con il principio dell'accoppiamento tra altoparlante
e supporto.
Sono un oggetto da considerare seriamente anche da soli.
Regolabili nell'appoggio a terra tramite cinque grani a brugola.
Caratteristiche
stands dedicati D2
Materiale Acciaio
Peso 28 Kg per stand
Dimensioni stand 350x700x325 (L x H x P)
...INFINE L'AMPLIFICATORE.
L'amplificatore
A502 è in linea con il ricercatissimo design dei diffusori.

Parlavo in un mio precedente articolo della mia predilezione
per il minimalismo.
Qui siamo all'apoteosi.
Tre pezzi in totale.

L’alimentatore in basso, caratterizzato dal contenitore
metallico color alluminio dalla superficie elegantemente pallinata.
Interruttore di accensione sul frontale e led blu a segnalare
lo stato di operatività. Sul retro cordone di alimentazione
non intercambiabile (per una volta possiamo fregarcene) e
presa DIN per l’alimentazione della sezione amplificatrice
vera e propria.
Quest’ultima appoggia sull’alimentatore tramite
punte coniche.
Alla base del cono nero i morsetti di uscita di buona fattura.
Sul retro un minuscolo pannello con l’unico ingresso
linea e il cordone di alimentazione.
Sulla sommità dell’ampli la manopola del volume
in alluminio tornito, bellissima, elegantemente illuminata
da una corona di led blu.
Se penso ai normali amplificatori con i pannelli pieni di
manopole inutili mi viene tristezza. Grande tristezza.
E’ anche questo un oggetto bellissimo. Non c’è
che dire.
Caratteristiche
amplificatore Eclipse TD A502
Potenza 30W x 2 ch (T.H.D.=1%)
Impedenza di ingresso 10Kohm
Sensibilità/Impedenza ingresso linea 265 mV rms
Impedenza di carico 6 Ohm min.
Risposta in frequenza 10 Hz - 100 Khz (-3 dB)
Distorsione armonica 0,05% max (at 1 KHz, 1/2 rated output)
Consumo 42 W
Dimensioni corpo 184x195x167 (L x H x P)
Dimensioni alimentatore 215x235x221 (L x H x P)
Peso corpo 2,6 Kg
Peso alimentatore 3,3 Kg
IL
SUONO DEL SISTEMA ECLIPSE
Ho
sempre pensato al monovia come ad una coperta corta con pesanti
limitazioni di banda. E quello che via via ho sentito negli
anni era la evidente conferma.
Ricordo poi ancora nitidamente alcuni esperimenti non particolarmente
ben riusciti di alcuni amici autocostruttori e un orrendo
dipolo ripiegato fatto su mia commissione da un amico per
provare un altoparlante biconico della Monacor, che lasciava
appena intuire qualcosa di interessante in termini di naturalezza,
ma niente più.
D’altro canto avevo in mente anche diverse prove a favore:
le Limes di Giuliano Nicoletti sono il classico esempio. Un
miracolo della fisica. Un po’ come il calabrone che
non sapendo che è scientificamente provato che non
può volare, vola lo stesso.
Devo
dire di essere rimasto inizialmente un po’ sconcertato
dai primi ascolti del sistema.
Forse impressionato non positivamente dai dati dichiarati
di risposta in frequenza (da 40Hz a 17 KHz entro –10
dB) sulle prime ho persino evitato di qualificarle come diffusori
hi-fi.
Begli oggetti, ma suono da compattone.
Preconcetti?
Ad un certo punto mi sono detto “All’inferno.
Non è possibile. Vogliamo cercare di far suonare bene
tutta ‘sta roba?”.
Ho iniziato a lavorare seriamente sul posizionamento.
Distanza tra i due missili almeno due metri e 1 metro dalla
parete di fondo e decisa convergenza verso il punto di ascolto
Cominciamo a ragionare. La scena si apre non poco. E’
ampia come mai ho sentito in casa mia.
I dischi si alternano sul mio fido Marantz CD16.
Tiro fuori un disco preso in edicola su Amadeus: “Lo
schiaccianoci” (Philarmonia Orchestra, direttore Michael
Tilson Thomas). Non so se sia la migliore registrazione del
mondo.
Immagine virtuale ai, miei ovviamente, massimi livelli. Ampia,
profonda e soprattutto estesa in altezza. Raramente avevo
visto i timpani all’altezza giusta. Il triangolo nella
“danza della Fata Confetto” è come penso
debba essere.
Vado con “Waltz for Debby” di Bill Evans. Disco
normalissimo, se si può dare del normalissimo ad un
capolavoro. Nessuna edizione speciale, intendo. I dettagli
sono evidenti come mai, non si perde il senso dell’interplay
tra il pianista, Scott Lafaro e Paul Motian e soprattutto
si ricrea la fantastica atmosfera del 25 giugno del ’61
al Village Vanguard.
Riascolto dopo diverso tempo un disco che a suo tempo mi aveva
affascinato: “Reach” di Jacky Terrasson (piano),
Ugonna Okegwo (basso), Leon Parker (batteria).
La particolarità, oltre al valore musicale di esecutori
di grande talento, è la registrazione effettuata: due
microfoni, musicisti e sound engineer nella stessa stanza
senza monitor o cuffie. Nessuna manipolazione dopo la registrazione.
Se vi dico che il sound engineer è un certo Mark Levinson
è per voi una sufficiente garanzia di qualità?
Mi sembra di averli con me. Terrasson canticchia mentre suona,
un po’ alla Jarrett.
La cosa che impressiona è la timbrica. Più che
corretta.
Arrivo ad una prima conclusione: sono dei veri monitor. Monitor
di razza.
Se la catena a monte migliora, migliora il suono, e non è
da tutti. Se l'incisione è artefatta suonano artefatte.
Volete un esempio?
“Asile’s World” di Elisa. La voce è
bella ma è meglio evidente quel qualcosa di artefatto
nel suono che è passabile in altre condizioni ma non
lo è ora.
Non ancora contento inizio il balletto dei partner.
Prima collego all’ampli le mie casse. Suona bene ma
non come con le sue partner naturali.
Vado con gli scambi di amplificatori.
Il primo a muovere i coni delle Eclipse TD 512 è il
VA 509/60, l’amplificatore OTL & OCL di cui leggerete
la recensione in altra parte della rivista.
In breve: sono soddisfatto.
Probabilmente in qualche eccesso di cattiveria chiedo troppo
alla creatura dell’Ingegner Chiappetta e la sensibilità
bassissima dei diffusori giapponesi (81,5 Db/W-m) mette per
un momento in crisi l’ampli valvolare che ad altissimo
volume si siede un po’ e la riproduzione perde intelligibilità
a basse frequenze.
Alla fine scippo al mio amico Massimo Chiorri un magnifico
e leggendario YBA Integré DT, che lui non usa al momento,
preso com’è dal fascino della valvola e dell’alta
efficienza. Non lo tolgo più.
In questo momento Billie Holiday canta con Ray Ellis e la
sua orchestra. Lady in Satin.
Cari signori, ora mi infurio come una bestia! Non ce l’ho
con l’ampli, con i cavi e tantomeno con questi bei diffusori.
Ce l’ho con la malasorte che ci ha privato di questa
bella voce, della tromba di Chet Baker, del sassofono di John
Coltrane. Punto e basta.
Arrivo ad un’altra conclusione: l’abbinamento
con l’A502 è una scelta naturale e sicura. Prima
di attivare all’Integré avevo pure pensato (pensato
male) che nell’A502 ci fosse un circuito di equalizzazione
in grado di compensare i roll-off in estremo banda dei diffusori.
In realtà l’ampli è un oggetto onesto
nelle prestazioni, bellissimo, ideale per chi non vuole nemmeno
il pensiero delle batterie del telecomando ma vuole solo accendere
e alzare il volume.
Il salto di qualità lo si ottiene, come sempre, con
abbinamenti accurati a partner di razza.
CONCLUSIONI
Le
conclusioni sono la parte più dura. Ve la lascerei
volentieri, ma ho il sospetto che mi tratterrebbero parte
dello stipendio J.
Monovia e giapponese dicevamo.
Il sistema Eclipse è l’antitesi di tutti i luoghi
comuni riguardo all’approccio giapponese all’alta
fedeltà.
Minidiffusori monovia a bassa (bassissima) efficienza, a mio
parere prediligono lo stato solido (il loro ampli dedicato
o, in alternativa, partner di razza, con ben altri costi ovviamente)
rispetto alle valvole.
Trattano con disinvoltura tutta la musica evidenziando correttamente
i difetti delle cattive registrazioni (se sound engineer e
musicisti le usano come monitor un motivo ci deve essere).
Le limitazioni in gamma bassa, meno evidenti di quello che
ci si aspetta dai dati indicati in brochure e non ascoltando
abitualmente le canne d’organo, mi lasciano quasi indifferente.
Il vero punto di forza sono ricostruzione spaziale e dettaglio
veramente da primato.
Il design è stupendo, ha veramente pochi eguali.
La costruzione è ineccepibile (sono rimasto impressionato
dalla qualità dei trattamenti dei metalli e dalle verniciature).
Mi rimane una sola curiosità. Una prova in multicanale
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