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GLI
AMPLIFICATORI OTL: LE NOTE DI UN PROFANO
Di Francesco Pampanoni
L'amplificazione
in versione prototipica presentata dall'Ing. Chiappetta
all'ultimo Top Audio & Video Show è tra gli
oggetti che, per le qualità positive ovviamente, hanno
catturato la mia attenzione.
A colpo d'occhio il fatto che si trattasse di un amplificatore
OTL era evidente.
Ventiquattro valvole di potenza e sei di segnale, condensatori
custom, vistosa alimentazione esterna e, soprattutto, ovvia
mancanza delle scatole dei trasformatori. Un look aggressivo
che mi ha ricordato vagamente la testata di un motore da corsa.
Cose sorprendenti e meno scontate erano invece il fatto che
si trattasse di un integrato e la evidente disinvoltura nel
pilotare la coppia di diffusori Dynaudio, che nell'opinione
comune rappresentano un carico piuttosto ostico per amplificatori
meno che muscolosi.
Finito il Top Audio, la casualità vuole che parlando
con il mio amico Sergio del suo ultimo progetto di diffusore
(tweeter Audax, mid Supravox e woofer Davis), entriamo in argomento
Chiappetta e mi annuncia l'arrivo dell'ampli
in prova consegnato dall'Ingegnere in persona. Colgo la
palla al balzo e chiedo la possibilità di provarlo anche
io.
Scambi di telefonate, e una domenica finalmente riceviamo la
graditissima visita, passiamo un paio d'ore a far chiacchiere
di audio ed alla fine dell'incontro, nemmeno il tempo
per offrire un caffè, riceviamo l'oggetto, che
Sergio per primo proverà con il suo impianto e che poi
toccherà a me recensire per VHF.
In totale onestà devo dire che parlare con Fulvio Chiappetta
è una delle migliori cose che mi sia capitata nella mia
vita di audiofilo, data la riconosciuta competenza (suoi sono
numerosi articoli di tecnica in generale e presentazioni di
progetti per l'autocostruzione via via pubblicate su Stereo,
Suono, Costruire HiFi ed altre) la totale (toccata con mano)
mancanza di preconcetti in fatto di tecnologie applicate al
settore audio (e quante volte abbiamo sentito interminabili,
inutili ed inconcludenti dibattiti tra profeti del monotriodo,
pasdaran del push-pull, sacerdoti del transistor e talebani
di tutto quello che c'è in mezzo), e la capacità
di rendere semplici concetti difficili. Il tutto pervaso da
una gentilezza e signorilità che ha pochi pari nel mondo
dell'audio da me conosciuto.
Provo quindi grande piacere nell'introdurre le note che
seguono, redatte a cura di Fulvio Chiappetta, ingegnere e valente
progettista di apparecchiature audio.
COSA SONO GLI AMPLIFICATORI OTL
Di Fulvio Chiappetta
Con l'acronimo OTL (Output Transformer Less) vengono indicati
gli amplificatori di potenza privi di trasformatore di uscita:
benché tale dicitura potrebbe in teoria essere utilizzata
tanto per i sistemi valvolari quanto per quelli transistorizzati,
essa viene solitamente riferita esclusivamente alle realizzazioni
con tubi a vuoto e non con elementi a stato solido, dal momento
che con questi ultimi tale tipo di topologia è la norma
e non l'eccezione.
Le amplificazioni OTL, se ben progettate e realizzate, posseggono
alcune caratteristiche soniche difficilmente riscontrabili in
circuitazioni che adottino soluzioni diverse, inclusi anche
gli ottimi monotriodi.
Intendiamo qui fornire, seppur molto brevemente, alcuni cenni
teorici inerenti questa tecnica progettuale che, alla sua nascita,
sconvolse il mondo audio e venne celebrata come la vera unica
via alla fedeltà assoluta; è opportuno, per comprendere
al meglio il fenomeno ed evidenziare in qual modo la moderna
progettazione ha potuto con esso interagire, ripercorrere un
po' la storia di questo mito.
L'OTL:
GLI INIZI
A
parte alcuni iniziali timidi esempi di amplificazioni OTL, i
primi veri apparati di larga diffusione, anche commerciale,
furono quelli introdotti dal grande progettista Julius Futterman
nell'intorno degli anni cinquanta: caliamoci un attimo in quell'epoca
per poter comprendere fino in fondo quanto fosse ritenuta rivoluzionaria
quella circuitazione. Siamo nel periodo in cui, grazie ad un
sempre più massiccio uso della controreazione, risultava
possibile raggiungere prestazioni, almeno strumentali, qualitativamente
in crescita costante; per inquadrare con il giusto peso questo
risultato, rammentiamo che a quei tempi era radicata la convinzione
che a misure di laboratorio migliori corrispondessero indissolubilmente
prestazioni soniche superiori. Il tanto odiato trasformatore
di uscita era pertanto considerato due volte nefando: la prima
perché risultava alle misure il componente più
limitato sotto il profilo delle prestazioni, soprattutto per
la ridotta banda passante, la seconda perché, a seguito
delle inevitabili rotazioni di fase da esso introdotte nel circuito,
impediva l'applicazione di tassi di controreazione stratosferici.
In questo clima è assai facile immaginare quale irrefrenabile
entusiasmo dovessero suscitare le prime realizzazioni OTL che
dichiaravano prestazioni, peraltro realmente raggiunte, da assoluto
capogiro: bande passanti che toccavano facilmente il MHz e distorsioni
armoniche con almeno uno zero dopo la virgola! Tutto ciò,
con il senno di poi, può davvero far sorridere ed in
buona misura quanto all'epoca fece giusto scalpore va opportunamente
ridimensionato; eppure l'entusiasmo nei confronti di questi
particolarissimi apparecchi è in qualche modo a tutt'oggi
più che giustificato. Vediamone il perché.
L'OTL:
OGGI
Molti
sono i cambiamenti, occorsi negli ultimi anni, che hanno profondamente
variato l'iter progettuale delle apparecchiature hi-fi;
oggi infatti, anche il tecnico più tradizionalista e
conservatore ha imparato ad attribuire alle prove d'ascolto
la dignità di vere e proprie misure rilevate utilizzando
uno strumento, l'orecchio, caratterizzato da una sorprendente
capacità analitica, sempre che esse vengano condotte
con il necessario rigore senza il quale resterebbero inevitabilmente
prive di obiettività, generalità e ripetitività,
requisiti assolutamente irrinunciabili per qualunque misura.
Questa presa di coscienza è stata per certi versi tardiva:
tutta la storia dei primi venti anni della stragrande maggioranza
delle amplificazioni transistorizzate, infatti, la dice lunga
su quelle che sono state le conseguenze di tecniche di progettazione
scellerate in quanto hanno non solo ignorato, ma assai di frequente
negato le realtà che emergevano dagli ascolti.
Comunque sia stato, resta di fatto che grazie a questa presa
di coscienza, oggi conosciamo molte realtà, solo alcune
delle quali vengono qui di seguito accennate (l'elenco
generale sarebbe lunghissimo e di certo non abbiamo noi la pretesa
di conoscerlo tutto, anche perché non passa giorno senza
che un ricercatore illuminato aggiunga un nuovo tassello al
mosaico):
la controreazione, se da un lato abbatte il valore della distorsione
iniziale del sistema, prima della sua applicazione, ne trasla
altresì lo spettro verso le armoniche più elevate,
laddove il nostro orecchio è ben più sensibile;
simile trattamento subisce anche la distorsione di intermodulazione,
il cui ordine cresce di pari passo a quello della distorsione
armonica, rendendo il suono, anche in questo caso, sempre
più fastidioso per il nostro udito.
la connessione in controfase (o push-pull, come è possibile
in alternativa indicarla), annullando solo le armoniche pari
della distorsione, consente sì un eccezionale contenimento
del valore percentuale della distorsione totale, ma sbilancia
il suo spettro a favore delle armoniche dispari, le più
sgradevoli all'ascolto: non vi é più il corretto
decadimento armonico tipico dei migliori monotriodi.
la ricostruzione dell'immagine è legata alle
componenti a minore intensità del messaggio sonoro
che devono a tale scopo conservare integra tanto la loro intelligibilità,
quanto i reciproci rapporti di fase; è possibile dimostrare
matematicamente che la simmetria può rendere incerta
la fase di alcune componenti del segnale: meglio a questo
punto una dissimmetria spiccata, come insegnano le circuitazioni
monotriodo.
Ecco che alla luce di quanto sopra, la validità delle
circuitazioni OTL appare più interessante oggi che non
nel passato: infatti, grazie alla elevata linearità del
funzionamento dei tubi, è possibile progettare moderni
sistemi OTL che hanno, al più, solo una innocua controreazione
locale a livello di stadio finale, mentre del tutto assente
è la perniciosa controreazione ingresso uscita.
Inoltre, come è noto, nelle circuitazioni push-pull di
tipo tradizionale l'uso del trasformatore di uscita, che, come
vedremo più avanti, svolge anche una funzione di sommatore
delle due semionde, impone, per un corretto impiego di quest'ultimo,
la simmetria funzionale sia statica, sia dinamica. Diversamente,
nel caso degli OTL, viene offerta al progettista davvero bravo
una notevole opportunità: é infatti possibile
dosare a piacimento lo sbilanciamento dinamico del controfase:
non è azzardato affermare che, in siffatta configurazione,
un push-pull ben calibrato può riuscire a coniugare in
buona parte i propri pregi con quelli tipici degli stadi single-ended.
In conclusione è oggi finalmente possibile, mutuando
buona parte delle esperienze accumulate con la progettazione
delle amplificazioni a transistor, di cui gli OTL condividono
alcune problematiche e ricorrendo al prezioso aiuto fornito
dai programmi di simulazione, progettare amplificatori valvolari
senza trasformatore di uscita, anche molto potenti, dal suono
davvero superbo, coniugando in buona parte la malia del suono
da monotriodo con l'impatto della grande dinamica: per
certi versi la quadratura del cerchio.
L'OTL:
UN PO' DI TEORIA
Per
comprendere appieno il principio informatore comune a tutte
le circuitazioni di amplificazione OTL, partiamo dalla osservazione
dello schema del classico push-pull valvolare: riferiamoci per
chiarezza a quanto illustrato in Fig.1.

Fig. 1
I due segnali presenti agli anodi dei tubi vengono sommati grazie
al trasformatore di uscita, il quale, pertanto, è preposto
non solo all'adattamento di impedenza, ma anche a svolgere una
funzione di miscelazione: qualora quindi si volesse rinunciare
all'adattamento d'impedenza svolto dal trasformatore, grazie
ad esempio all'uso di particolari tubi con resistenza di uscita
straordinariamente contenuta, l'impiego del trasformatore in
una circuitazione di siffatta topologia sarebbe comunque inevitabile:
dunque, volendo realizzare un amplificatore OTL non sarebbe
questa una circuitazione di possibile impiego.

Fig. 2
Pertanto, modifichiamo il circuito di Fig.1, trasformandolo
in quello di Fig.2; quest'ultima topologia, funzionalmente simile
alla precedente, è stata da essa ottenuta operando il
seguente artificio: il trasformatore a presa centrale è
stato sostituito con un semplice trasformatore a singolo primario,
mentre è stata sdoppiata la alimentazione: il trasformatore
deve ora svolgere esclusivamente la funzione di adattamento
di impedenza e non più quella di sommatore che viene
eliminata, grazie alla particolare configurazione circuitale.
Tutto ciò rende possibile, a patto di utilizzare tubi
adatti, la eliminazione del trasformatore di uscita: il circuito
di principio di Fig.2 è infatti impiegato, salvo alcune
modifiche non fondamentali, per la realizzazione di tutti gli
amplificatori di tipo OTL.
Individuata dunque la circuitazione giusta, forniamo ora qualche
cenno circa il dimensioniamo dello stadio di potenza: osserviamo,
innanzi tutto, che di solito, tramite lo studio del modello
matematico, viene, oltre alla potenza, individuata anche la
impedenza ottimale di carico, il cui valore risulta il dato
di certo più importante per il dimensionamento del trasformatore
di uscita. Per gli OTL invece, il valore di detta impedenza
non sarà fornito dal calcolo, ma imposto come parametro
sostanzialmente fisso dall'altoparlante; esso oscillerà
quindi da un minimo nominale di 4 ohm ad un massimo di 16 ohm:
un corretto valore medio può essere assunto pari a 6
ohm, salvo poi verificare ciò che accade per ampie variazioni,
anche ben oltre il range 4...16 ohm prima citato, allo scopo
di garantire una efficace interfacciabilità del sistema
anche in casi limite.
La potenza d'uscita fornita al carico è ovviamente, come
sempre per le potenze di qualunque natura esse siano, pari al
prodotto della tensione ai capi dell'altoparlante per la corrente
in esso circolante:
P = V x I. [1]
Nel caso delle amplificazioni OTL le maggiori difficoltà
per il raggiungimento di potenze adeguate non sono legate al
parametro tensione, in quanto le valvole sono in grado di modularne
certamente di entità assai elevata; il vero limite è
quello costituito dalla corrente che i tubi sono in grado di
gestire. Da ciò deriva che nel caso specifico è
opportuno esprimere il valore della potenza di uscita in funzione
del valore della corrente e di quello dell'impedenza del carico
imposto dall'altoparlante: poiché
V = I x Z,
sostituendo nella [1] si ha
P = I x I x Z. [2]
La [2] è finalmente la ricercata relazione che ci consente,
conoscendo la corrente massima erogabile da un tubo (o dal parallelo
di più tubi), di calcolare la potenza fornita ai capi
di un determinato carico.
Da questa formula derivano due immediate osservazioni:
1) negli OTL la potenza decresce al decrescere del carico: in
particolare al dimezzarsi dell'impedenza si dimezza anche la
potenza, l'inverso dunque di quanto avviene in un amplificatore
transistorizzato ideale, nel quale al dimezzarsi del carico
la potenza raddoppia. Attenzione dunque alla potenza fornita
ai carichi più bassi!
2) già per potenze solo discrete è necessario
che la corrente in gioco sia dell'ordine di qualche ampere;
per ottenerla bisogna utilizzare necessariamente o tubi in grado
di gestire tali correnti o più tubi in parallelo: questa
seconda opzione è certamente da preferire per i seguenti
motivi
il parallelo, a differenza di quanto si verifica per gli amplificatori
con circuitazione tradizionale, non comporta alcun degrado
sonico, anzi è vero l'esatto contrario (la motivazione
teorica di questo asserto, peraltro di immediato riscontro
all'ascolto, risiede nel fatto che nel nostro caso le
valvole si comportano quali generatori di corrente e non di
tensione, come generalmente accade);
le scelta dei tubi di potenza, non più tanto condizionata
dalla ricerca di quelli a più alta corrente, diventa
ben più ampia, potendosi in tal modo operare anche
in funzione delle qualità soniche del componente.
Inoltre, essendo la potenza funzione quadratica della corrente
erogata dalle valvole, un amplificatore OTL equipaggiato con
un numero doppio di tubi eroga una potenza che dovrebbe teoricamente
essere quadrupla. Questa modalità di crescita, certamente
atipica (al raddoppio delle valvole di uscita ci si aspetterebbe
il raddoppio della potenza, come negli amplificatori standard
muniti di trasformatore di uscita), potrebbe indurre un inesperto
ad immaginare che nelle configurazioni con più valvole,
le stesse vengano maggiormente stressate, essendo aumentata
la potenza erogata per tubo; ciò non si verifica: il
calcolo, invero non facile da eseguire, ci assicura che la dissipazione
per tubo resta sostanzialmente costante, anzi decresce leggermente,
con ovvio e sensibilissimo aumento del rendimento.
Dunque, qualora non sussistano altri motivi che ne potrebbero
sconsigliare l'uso (ad esempio il costo), per quanto concerne
la potenza, il rendimento e, quel che più conta, il suono,
certamente il parallelo di più tubi è altamente
consigliabile.

L'AVVOCATO
DEL DIAVOLO
L'avvocato
del diavolo: strano titolo per un paragrafo! Spieghiamone immediatamente
il senso: una obiezione legittima, tipica da avvocato del diavolo
appunto, potrebbe essere avanzata a tutto quanto su esposto
in merito alle circuitazioni OTL; se è vero che queste
ultime hanno tanti ed importanti pregi, perché i costruttori
che le adottano sono così pochi non solo considerando
il mercato italiano, ma anche espandendo la ricerca a quello
mondiale? Tenteremo di dare una risposta a questo interrogativo,
precisando però che mentre nella precedente parte della
trattazione abbiamo esposto motivazioni tecniche incontrovertibili,
ora esprimiamo un semplice parere e conseguentemente le nostre
motivazioni risultano affatto opinabili ed in merito ad esse
siamo aperti al dibattito.
Innanzi tutto va sottolineato che sebbene l'amplificatore OTL
faccia a meno di uno dei componenti più costosi in assoluto,
è errato guardare ad esso come ad una strada economica
per l'ottenimento di elevate prestazioni. Infatti richiede,
per risultare all'altezza della propria fama, un'accurata progettazione,
in genere più complessa di quella necessaria per assemblare
un buon monotriodo. E se la progettazione è complessa,
non lo è da meno l'ingegnerizzazione: il tracciato
del circuito stampato e la filatura esterna devono essere curati
in modo maniacale, per evitare che le correnti nei tubi di uscita,
dello stesso ordine di grandezza di quelle che circolano in
un amplificatore transistorizzato, e le elevate impedenze in
gioco, tipiche delle valvole, interagendo attraverso le linee
comuni (massa ed alimentazione), costituiscano una miscela esplosiva
in grado di generare ronzio, autooscillazione od anche solo
consistente alterazione del segnale in transito, cosa che ovviamente
altro non è se non una forma di distorsione, anche molto
grave.
A rendere più arduo il compito dell'ingegnere v'è
il fatto che, a differenza di ciò che si verifica per
tutte le altre topologie valvolari, non è possibile attingere
da precedenti esperienze, in quanto il fenomeno transistor,
cui inizialmente si diede un enorme credito solo molto dopo
ridimensionato, esplose in tutto il suo fulgore, allorquando
la reale diffusione degli OTL era appena agli inizi, privando
così di interesse qualsiasi approfondimento speculativo
in merito ad essi.
Lo studio particolarmente raffinato del sistema comporta di
certo, a livello industriale, costi assai elevati; inoltre,
a questi ultimi vanno aggiunti anche quelli relativi alle valvole
finali, spesso numerose e per giunta selezionate in modo particolare.
Pure la sezione alimentatrice pesa in maniera non indifferente
sul budget: infatti il suo generoso dimensionamento, esuberante
rispetto alla potenza erogata, è inalienabile esigenza
imposta dal basso rendimento complessivo di questo tipo di apparecchi.
E' innegabile comunque che, oltre alle su riportate argomentazioni
in merito al costo, alle circuitazioni OTL si possono muovere
diverse obiezioni: le principali sono le seguenti:
scarsa affidabilità del sistema a causa di alcuni fattori:
parallelo di numerosi tubi di potenza, irreperibilità
di valvole di recente produzione adatte ad equipaggiare gli
stadi d'uscita, instabilità della corrente di
riposo;
breve vita dei tubi di uscita;
pericolo per gli altoparlanti a causa del loro collegamento
diretto con gli stadi d'uscita.
Una attenta progettazione può risolvere ciascuno dei
problemi, nessuno dei quali è insormontabile: cogliamo
l'opportunità per esporre qui le tecniche da noi
attuate in merito.
Con l'impiego di molti tubi in parallelo nello stadio
di uscita, potrebbero sorgere problemi di affidabilità
derivanti da una eventuale avaria di una delle valvole di potenza;
a seguito di ciò l'equilibrio tra i vari potenziali potrebbe
essere compromesso e portare rapidamente alla distruzione di
altri componenti, tanto attivi quanto passivi. Diverse sono
le possibili soluzioni al problema; in particolare, il nostro
circuito di amplificazione, così come è stato
concepito, svolge anche una funzione di servocontrollo tesa
al mantenimento costante del bilanciamento funzionale dei due
rami del push-pull, anche in caso di avaria di uno o più
tubi. Per verificare l'efficacia di questa funzione autostabilizzante
basta effettuare una prova il cui esito straordinario è
in grado di dissipare ogni dubbio: è possibile estrarre
dallo zoccolo una valvola di uscita, mentre l'apparecchio sta
suonando. Non si verifica nessuna sostanziale modifica nel suono,
né vi sono rumori impulsivi nell'altoparlante allorquando
il tubo viene tolto, a riprova di un perfetto funzionamento
del sistema, assolutamente in tempo reale. Inutile aggiungere
che anche la reinserzione del tubo, sempre durante l'ascolto,
non causa alcuna discontinuità di funzionamento. Resta
ovviamente inteso che la potenza massima erogabile da parte
del sistema, privato di un componente attivo, certamente diminuisce,
ma se il livello d'ascolto non cimenta al limite l'apparecchiatura,
nessuna differenza sonora, come dianzi detto, è riscontrabile.
E' possibile che nel tempo avvenga una staratura del bias:
la nostra soluzione al problema consiste nell'aver dotato
l'amplificatore di un esclusivo circuito di stabilizzazione
(sempre valvolare) per una automatica ottimizzazione del punto
di lavoro dei tubi di potenza in tutto l'arco della loro
vita: il bias è regolato in fabbrica e non richiede ritocchi
da parte dell'utilizzatore.
In merito alla reperibilità dei tubi per gli stadi di
uscita, segnaliamo che, di certo per far fronte ad una precisa
richiesta del mercato, la SVETLANA, prendendo le mosse da vecchi
progetti, ha recentemente iniziato la produzione di valvole
di potenza di nuovissima concezione, espressamente studiate
per circuitazioni di bassa frequenza con alte correnti, che
assicurano una spiccata raffinatezza sonora, requisito fondamentale
per applicazioni audiofile, non disgiunta dalle necessarie doti
di affidabilità, lunga durata e reperibilità futura
per eventuali ricambi.
E' naturale ipotizzare che negli OTL un regime di funzionamento
spinto oltre i limiti usuali di impiego standard delle valvole
di uscita, possa portare ad un loro precoce esaurimento; a tal
proposito segnaliamo che, in tutti gli amplificatori valvolari
(e quelli senza trasformatore non fanno di certo eccezione),
per garantire lunga vita alle valvole è necessario non
stressarle, badando che, in un ascolto a volume normale, la
dissipazione per elemento sia molto inferiore a quella limite
ed a livelli elevati, o con segnali sinusoidali di prova, nessuno
dei parametri massimi ammessi venga mai superato. Perché
tutto ciò accada, oltre ad un assennato dimensionamento,
è importante che i tubi posti in parallelo abbiamo parametri
il più possibile simili, allo scopo di evitare che una
valvola con guadagno maggiore, oltre al proprio, svolga anche
il lavoro della compagna più pigra. E' per tale
motivo che nei nostri apparati poniamo una grande cura nella
selezione: diversi sono i valori caratteristici di una valvola
in base ai quali è possibile operare delle selezioni;
poiché i dispositivi attivi negli OTL fungono da generatori
di corrente, quello di maggiore interesse è la transconduttanza
che è appunto il legame tra la tensione di pilotaggio
in ingresso (alla griglia controllo) e la corrente fornita in
uscita (dall'anodo). La transconduttanza è fortemente
variabile con il punto di lavoro scelto: il dato per noi significativo
è quello relativo alla coppia tensione e corrente anodiche
prossime alla erogazione della potenza massima. Il test per
rilevare il valore della transconduttanza va quindi effettuato
ad una tensione anodica dell'ordine di grandezza del centinaio
di Volt congiuntamente ad una corrente prossima all'Ampere;
poiché non esistono apparecchiature standard in grado
di effettuare detta prova, abbiamo messo a punto una attrezzatura
custom che rileva il parametro da valutare in regime impulsivo
con notevole accuratezza. La misura viene effettuata dopo un
breve periodo di rodaggio della valvola, sufficiente alla stabilizzazione
delle sue curve caratteristiche.
I dati vengono infine immessi in un archivio computerizzato
ed un abbinamento viene considerato soddisfacente se la dispersione
parametrica nell'ambito di un set non eccede il 5%; questo è
un ottimo risultato, conseguibile solo se il numero dei tubi
a disposizione per eseguire l'operazione di cernita è
davvero elevato: noi operiamo in media su stock dell'ordine
di grandezza del migliaio di pezzi.
E' oramai nostra prassi consolidata riportare a corredo di ciascuna
valvola così selezionata alcuni numeri che ne individuano
i principali parametri. In tal modo è possibile rintracciare
in magazzino, anche in tempi successivi, tubi aventi eguali
caratteristiche elettriche: ciò si rivela utilissimo
allorquando, per la rottura accidentale di uno di essi (urto,
caduta, ecc.), si voglia ripristinare il set esattamente come
all'origine.
Diamo infine risposta all'ultima delle obiezioni su indicate,
probabilmente la principale: è certamente vero che l'accoppiamento
diretto con il carico, potrebbe comportare, in caso di avaria,
la presenza di componente continua ai capi dell'altoparlante,
con probabile danneggiamento di quest'ultimo: né
più né meno dello stesso problema che si verifica
con gli amplificatori transistorizzati privi del relè
di protezione. Stante la grandissima importanza della cosa,
come è stato per le circuitazioni a semiconduttori, alla
stessa maniera e, peraltro con tecniche concettualmente non
dissimili, ogni costruttore che si rispetti ha proposto una
sua soluzione: le più gettonate sono di certo quella
che prevede il condensatore di accoppiamento tra ampli ed altoparlante
o il relè sempre lungo la linea del segnale di potenza,
pronto ad interromperla alla minima presenza di tensione continua
sulla stessa. Noi, pur approvando entrambe le tecniche su esposte,
ne abbiamo adottato un'altra: lasciando la connessione
diretta tra ampli ed altoparlanti (di certo la più audiofila),
abbiamo risolto in modo radicale il problema agendo sulla connessione
di massa: infatti, grazie ad una circuitazione a massa flottante,
componente continua e picchi di tensione, derivanti da scariche
nei tubi o da qualunque altro tipo di guasto, non possono in
alcun modo raggiungere il sistema di altoparlanti, a totale
protezione degli stessi; il sistema agisce in tempo assolutamente
reale, meglio quindi di una protezione elettronica attuata a
relè. Unico scotto da pagare: un non indifferente incremento
dei costi di realizzazione della sezione alimentatrice, in particolare
per il suo trasformatore.
Abbiamo
così terminato la nostra esposizione; ci auguriamo di
non avervi tediato e se addirittura vi fosse piaciuta, siamo
pronti già da subito a continuare: fateci sapere.
Qualora
l'argomento su esposto fosse risultato di particolare interesse,
tanto da desiderare un approfondimento dello stesso, Vi invitiamo
alla lettura dei nn.52 e seguenti (per un totale di 5 puntate)
di Costruire Hi-Fi nei quali troverete anche degli schemi di
OTL relativamente semplici, ma niente affatto banali, adatti
alla autocostruzione; vi consigliamo inoltre la lettura dei
nn.64 e 65, sempre della stessa testata, nei quali il validissimo
Fabio Camorani traccia un po' di storia degli amplificatori
OTL. Infine è sempre possibile contattare la redazione
di Videohifi per richieste di approfondimento e/o domande sull'argomento
cui daremo molto volentieri seguito o, in alternativa, chiamarci
direttamente allo 081/5580270 (fax 081/5580272), tutti i mercoledì
in orario di studio (10 -3; 15-17).
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