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Il libro di Ku (il Vuoto)
Introduzione
La foto d'apertura di questo articolo potrebbe essere stata
scattata venticinque anni fa: il frontale di un integrato
a stato solido giapponese di grossa taglia con due indicatori
ad ago e un manipolo di controlli. I puristi dell'amplificazione
minimalista gli rivolgeranno uno sguardo fra l'ironico e il
sufficiente, ma attenzione al logo che campeggia fra gli indicatori:
"Accuphase". Questo è uno di quei marchi che non hanno bisogno
di presentazioni. Attivo dal '74, è sempre stato fra i nomi
sacri dell'HiFi ed è divenuto un mito per due generazioni
di appassionati grazie alle sue coppie pre - finale e alle
sue sorgenti digitali distinguendosi per il suono raffinato
e per la qualità costruttiva degli apparecchi. Questa volta
ho per le mani il più piccolo degli integrati di famiglia,
e devo dire che quello che mi ha colpito in questa macchina
è il suo essere totalmente giapponese, nel senso culturale
del termine: infatti sono sempre stato convinto del fatto
che la cultura di un popolo si rifletta su tutto ciò che fa,
dalla cucina alla letteratura all'edilizia. La capacità di
Accuphase di rimanere tenacemente nel solco della tradizione
rivisitandola nel contempo alla luce della tecnologia più
innovativa è una delle caratteristiche del popolo del Sol
Levante, che ne ha tratto alcuni fra i suoi maggiori successi
commerciali (vedi Mazda MX-5).

Caratteristiche esterne ed ergonomia
Sul pannello frontale troviamo un vasto assortimento di comandi
per una versatilità a cui non siamo più abituati, da sinistra
la grande manopola del selettore degli ingressi con led che
sovrasta il pulsante d'accensione, e a seguire sul pannello
centrale: il selettore per due coppie di altoparlanti; i controlli
di tono escludibili con il vicino pulsante; un selettore mono
/ stereo sempre a pulsante che si rivela utilissimo in certe
situazioni come ad esempio la taratura dell'impianto; un interruttore
rotativo per il loudness, destinato a compensare la diminuzione
di sensibilità agli estremi di banda dell'orecchio umano a
basso volume d'ascolto; il selettore del circuito di registrazione
che può essere escluso del tutto per non inquinare il segnale;
il potenziometro del bilanciamento e infine, sotto alla manopola
del volume, una presa cuffia - altra feature non si sa perché
oggi rara - e un tasto "mute" che francamente avrei preferito
sul telecomando dove invece manca.

Occhi nella notte
Fastidiosa
la mancanza di un led sulla manopola del volume (è presente
sul selettore ingressi), la cui elegante scalfatura diviene
invisibile già a mezzo metro di distanza rendendo ardua l'individuazione
della posizione del controllo. Ottimo pezzo il pannello trasparente
che ospita il logo della Casa e gli indicatori ad ago; questi
hanno un'utilità pratica molto limitata, ma sono bellissimi.
Tarati a scala logaritmica così da muoversi anche a basso
volume, leggono non il segnale medio ma il livello di picco:
dobbiamo dire che nessun indicatore ad ago riesce a farlo
con l'efficienza dei meno affascinanti ma più efficaci led
che, non subendo l'inerzia di un equipaggio mobile (la lancetta),
sono più veloci nella segnalazione. Sono rimasto deluso dalla
luce giallina che illumina questi strumenti, mi sarebbe piaciuto
un bel celeste uguale a quello del marchio. Dal punto di vista
dell'ergonomia posso dire che la macchina si maneggia bene
nonostante i diciannove chili di peso, scalda pochissimo e
non presenta bordi taglienti; l'inserimento in ambiente non
sarà quindi un problema. Facilmente identificabili ed attivabili
i comandi da pannello, piacevoli al tatto e molto robusti
anche se i selettori minori potrebbero avere manopole più
consistenti. L'E-212 viaggia corredato da un manuale in italiano
chiaro e completo che include i grafici d'intervento dei vari
controlli e lo schema della circuitazione, e da un telecomando
in plastica leggera davvero troppo economico. Nella media
il sito internet della Casa.

Compito in classe d HiFi
Il
pannello posteriore presenta da sinistra uno slot per una
scheda aggiuntiva, tre ingressi linea sbilanciati, le connessioni
per il tape loop, un ingresso bilanciato - tutti con buoni
connettori ben distanziati e protetti contro polvere e sporco
da capsule in plastica. Vi sono poi i robusti ma scomodi morsetti
per le connessioni di potenza che accettano bene il cavo spellato,
malvolentieri le banane, le forcelle solo se si interviene
in modo drastico. Chiude la rassegna la vaschetta per il cordone
d'alimentazione. Manca, purtroppo, la separazione pre-finale
e questo preclude espansioni future

Il pannello posteriore. Osservare al centro
gli ingressi bilanciati.
Le
schede aggiuntive
Questa è una caratteristica tecnica molto interessante. La
macchina è predisposta per accogliere una (purtroppo una sola)
scheda aggiuntiva recante un ingresso linea, phono o digitale.
Quello ad alto livello (linea) non presenta elementi di particolare
interesse, mentre quello phono è una scheda completa dotata
di vite esterna di massa e possibilità di selezionare due
posizioni di guadagno (36 o 62 dB) e tre d'impedenza (10,
30 e 100 Ohm) per adattarsi a testine MM e MC; è presente
anche un filtro subsonico disattivabile. L'unico inconveniente
è che tutte queste selezioni si operano da dip-switch posti
sulla scheda stessa, che va quindi nuovamente estratta per
qualsiasi modifica. La scheda digitale è invece un vero convertitore
D/A MDS (Multiple delta-sigma) con entrata ottica o elettrica
coassiale e campionamento da 32 fino 96 KHz / 24 bit. In pratica,
è possibile connettere direttamente una meccanica di lettura
CD o un DAT all'E-212 e questo apre possibilità operative
molto interessanti, come quella di collegare qui l'uscita
PCM di un valido lettore SACD connesso in analogico a una
delle altre entrate, per migliorare la lettura dei CD (per
conformità al protocollo SACD il segnale DSD non è disponibile
alle uscite digitali dei lettori).
La
circuitazione
Come da missione e nome di Accuphase ("Accurate Phase"), la
circuitazione prevede un ciclo di feedback in corrente anziché
in tensione che secondo la Casa permette di contenere al minimo
la controreazione e quindi le rotazioni di fase in gamma alta
a tutto beneficio dei transienti e della trasparenza degli
acuti. La qualità costruttiva e quella dei componenti sono
eccezionali, la precisione del montaggio e della lavorazione
delle singole parti sono esemplari e lasciano presagire un'affidabilità
totale
L'E-212 aperto. Osservare in
primo piano lo spazio ben schermato per la scheda aggiuntiva
e i relé rossi degli ingressi
L'interno è presidiato da un massiccio trasformatore incapsulato
da 400 VA marcato Accuphase e da due capacità da 22.000 mF
l'una. Molto ampi e ben lavorati, anche se rimarranno sempre
nascosti, i dissipatori di calore che fanno anche da schermo
ai campi dispersi dal trasformatore e che ospitano quattro
transistor per canale in push-pull parallelo, mentre il grosso
della circuitazione pre si trova su una scheda dietro al frontale
e dispone di un'alimentazione separata. Il selettore ingressi,
montato a ridosso dei pin jack per accorciare il percorso
del segnale, si avvale di ottimi relé che hanno la inusuale
caratteristica di connettere l'ingresso tuner all'uscita tape
allo spegnimento della macchina: questo permette di programmare
una registrazione dalla radio in assenza del proprietario
senza far accendere l'amplificatore dal timer. Lo spazio per
la scheda opzionale si avvale di schermature aggiuntive (preziose
per quella phono) che fanno anche da traversa di rinforzo
al telaio, che è meccanicamente robustissimo e molto ben smorzato
incluso il pannello superiore. Merita una menzione la lavorazione
del pannello anteriore, a ridosso del quale è montato il potenziometro
del volume ALPS. La macchina monta di serie efficaci piedini
anti-vibrazioni al carbonio, il cordone d'alimentazione a
corredo è sufficiente ma vale la pena di investire qualcosa
per una connessione superiore.
Alcune
caratteristiche dichiarate dalla Casa:
Potenza
su 8 Ohm 90 + 90 W
Potenza su 4 Ohm 115 + 115 W
Rapporto S/R pesato A ingresso sbilanciato 110 dB
Rapporto S/R pesato A ingresso bilanciato 92 dB
Distorsione armonica totale
Due canali in funzione, 20 Hz - 20 KHz 0,04 %
Distorsione da intermodulazione 0,01 %
Un dettaglio del setto di rinforzo e del potenziometro
ALPS.
Notare lo spessore e l'eccellente lavorazione del pannello
frontale.
Il
suono
Anche l'aspetto musicale è tipicamente giapponese, e non trovo
modo migliore per definirlo che fare riferimento al Ku, il
Vuoto, che nel Paese del Sol Levante è uno degli elementi
della natura ed è uno dei concetti fondamentali della pittura
classica. Il vuoto non è una parte di dipinto che non si vuol
riempire, non è la zona di non-pittura, è esso stesso un colore,
una parte dell'opera proprio per la scelta dell'artista di
non riempirlo. Il maestro di spada, pittore e intellettuale
secentesco Miyamoto Musashi dedicò al Ku proprio il libro
conclusivo della sua opera "Il libro dei cinque anelli", cioè
dei cinque elementi fondamentali della natura e della sua
Scuola. In tempi in cui rimango perplesso sentendo dire che
togliere manopole agli apparecchi o realizzare impianti economici
è Zen, ecco che una macchina dall'aspetto non certo ascetico
con il suo ricco frontale ci da una lezione vera di come la
cultura di un popolo si rifletta anche nelle opere dei suoi
ingegneri.

L'estetica classica della macchina
si inserisce facilmente in ambiente
Questo Accuphase vuole mezz'ora di riscaldamento e poi ha
un suono incantevole, si rende assente dalla scena pur avendo
un proprio carattere, suona in modo estremamente raffinato
pur essendo energico. E fa un bellissimo uso del vuoto: sulla
scena fra gli strumenti c'è del vuoto vero, tanto, che serve
a collocarli con grande precisione e stabilità sulla scena
sonora che è larghissima e profonda, forse un po' "bassa",
specialmente nel registro più acuto, ma il mio impianto è
particolarmente impietoso in questo senso. In "West of Hollywood"
degli Steely Dan c'è uno xilofono che viene riprodotto per
stabilità, larghezza, altezza da terra e distanza dall'ascoltatore
con una credibilità assoluta. Ottimi i dettagli, è sempre
possibile - specialmente con Inomata e Vivaldi - percepire
distintamente le caratteristiche dei singoli materiali che
suonano (metalli, legni, pelli); grande anche la risoluzione
nelle rappresentazioni complesse: nella IX di Beethoven della
DG ho potuto seguire le singole partiture anche nei pieni
orchestrali più energici. La capacità di usare il vuoto (Ku)
per dipingere emerge anche nella dinamica: i transienti sono
veloci (merito della gestione in corrente del feedback?),
un attimo prima e un attimo dopo il segnale non c'è più nulla
nell'aria, o meglio c'è il vuoto che per contrasto ha dipinto
la nota musicale. Questo Accuphase esibisce anche un ottimo
basso, potente ma frenato e articolato, e non manca certo
di energia nelle ottave inferiori. Tutte queste qualità sono
usate come colori di una tavolozza che l'Accuphase utilizza
per dipingere davanti a noi con grande luminosità l'affresco
della musica, e ne escono benissimo sia le voci femminili,
argentine ma prive di sibilanti, che quelle maschili, potenti
ma contenute, purché registrate come si deve: la voce recitativa
di Gaber nel lungo monologo che chiude "La mia generazione
ha perso" è eccezionale per presenza e realismo, anche se
l'E-212 non ha fatto nulla per mascherare alcune imprecisioni
della ripresa sonora. Timbrica ottima su tutta la gamma, "Le
quattro stagioni" Foné hanno esibito archi davvero convincenti
e graffianti quanto serve (chi parla di violini dolci e serici
forse non li ha mai sentiti dal vivo), un po' morbida sulla
parte centrale, grande ritmo generale. Molto validi i controlli
di tono (nessun degrado apprezzabile del segnale quando vengono
inseriti) e nulla da eccepire neppure sull'uscita cuffia.
A fronte di un trattamento così energico dei transienti, di
una impostazione timbrica corretta e di bassi molto convincenti,
ho ricavato una prestazione un po' troppo morbida con il rock:
il Bon Jovi di "Queen of New Orleans" e lo Shaggy di "Boombastic"
perdono qualcosa in ritmo, specialmente il primo, è come se
questo amplificatore non gradisse troppo il suono dei distorsori
e delle tastiere sintetiche. Con il secondo dei due artisti
l'effetto finale può essere anche piacevole, sicuramente non
è scorretto in nessun caso, ma direi che questo non è il miglior
campo d'applicazione di questa macchina.
L'Accuphase
E-212 è stato provato con
Impianto
Lettore Philips DVD 963 SA
Diffusori Klipschorn
Complementi: trappole acustiche DaaD, linea d alimentazione
dedicata
Cavi: Van Den Hul, Cambridge Audio, G&BL, Systems&Magic,
diversi esemplari autocostruiti.
Dischi
SACD:
Rebecca Pidgeon, Retrospective, Chesky
Vivaldi (M.Fornaciari), Le Quattro Stagioni, Foné
Dischi
CD:
Beethoven (Wiener Philarmoniker), Symphonye No. 9, Deutsche
Grammophone
Takeshi Inomata & Separation, Ex-Spiral, New Sonic Dimension
Steely Dan, Two against nature, Giant Records
Giorgio Gaber, La mia generazione ha perso, CGD Warner
Jon Bon Jovi, Destination Anywhere, Polygram
Shaggy, Boombastic, Virgin
Conclusioni
E' uno di quegli integrati che hanno chiuso il gap con
le coppie pre-finale (vedi articolo di Bebo nello scorso numero),
ha un grande nome sostenuto da un importatore di primo piano
il che garantisce knowledge base e mercato, ha contenuti tecnici
modernissimi e tutta la ricchezza di una nobile tradizione.
Ma questo da solo non basta per accordare gradimento a una
macchina che costa, oggettivamente, molto. Questo gradimento
finale, per me altissimo, deriva da un suono veramente bello.
Con le mie Klipschorn l'E-212 è stato magnifico, ma in qualunque
impianto con altoparlanti ricchi di brio e di efficienza elevata
farà cose egregie: tanto per fare un'ipotesi, con una coppia
di Tannoy della serie "prestige" e un lettore, mettiamo, Maestro
di Audio potrebbe dar vita nelle case di appassionati di Jazz,
Pop e Classica a un impianto di medio livello ("medio" nel
raffronto con sistemi di classe assoluta) degno rivale di
setup ben più costosi. Anche dopo aver terminato i test ho
trascorso molto tempo a riascoltare i miei dischi con questo
Accuphase per scoprire come venissero riprodotti, e questo
è il complimento migliore che si possa fare a una macchina
che riproduce musica.
Nota
di Bebo Moroni
Difficile
aggiungere altro alla splendida esposizione di Fabio, se non
che l'Accuphase E 212 ( a fronte del recente assalto di componenti
cinesi di spesso buone prestazioni e prezzi competitivi) è
la lampante dimostrazione di come l" arte di fare l'alta
fedeltà" prescinda dagli attuali standard - democraticissimi
per carità ( anche se ci sarebbe da fare qualche discorso
sulla democrazia effettiva di regimi che basano la concorrenzialità
dei loro prodotti industriali sullo sfruttamento intensivo
della manodopera, ogni tanto una mano sulla coscienza, anche
rispetto alla nostra eventuale convenienza economica ce la
dobbiamo pur mettere) di qualità della riproduzione
sonora, che se concedono un allargamento - importante- della
base di utenti mediamente soddisfatti, tagliano di contro
drasticamente tutto quel "plus" di qualità
assoluta ( costruttiva, musicale, di raffinatezza tecnologica,
di sapienza e genialità progettuale) che costituisce
gran parte del fascino di questa nostra passione e che è
fondamentale per un'esperienza che oltre i termini del "buono"
punti verso il "non plus ultra". Nelle calde note
dell'E 212 si possono rintracciare una serie di elementi sonori
che sono propri solo dell' "eccezione", un'eccezione
che è fatta di una cura del tutto particolare di ogni
dettaglio progettuale. Accuphase, oggi come oggi, rimane,
assieme a McIntosh e a pochi altri, il manifesto di tutto
ciò che c'è di più bello e più
desiderabile in un mondo sempre più spesso massificato
e disorientato dalle infinite possibilità di "accontentarsi"
offerte dal mercato. Ascoltare questo amplificatore integrato
è un'esperienza, ascoltare uno dei tanti amplificatori
piacevoli e corretti oggi rintracciabili è una routine,
più o meno noiosa. Accuphase, insomma, rimane una delle
poche speranze in un futuro in cui le divisioni non siano
prodotte tanto dalla ricchezza o meno di chi può acquistare
né dall'aggressività di chi vende, quanto dall'amore
per la qualità e per l'arte di concepire e rendere
concreta detta qualità. Che poi è l'unica maniera
possibile, per i vecchi giganti, non solo l'Europa e gli Stati
Uniti, ma il Giappone stesso, per far sì che le proprie
produzioni rimangano competitive. E l'Accuphase E-212 che
non è un oggetto di prezzo contenutissimo ( ma neppure
esagerato) è un amplificatore a tutt'oggi, con la concorrenza
con il coltello tra i denti di cui sopra, estremamente competitivo.
Uno di quei rari prodotti che, volendo, ti possono accompagnare,
senza mai venirti a noia, ma anzi facendosi costantemente
riscoprire, per tutta la vita. La differenza che c'è
tra un'occasionale e magari piacevole "liason",
e l'amore. Non poca in verità.
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