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Nella
prima parte nel numero
7 vi avevo promesso di parlarvi meglio del suono
del Tri-Vista SACD, ma nel frattempo ho scoperto alcune, ehm,
stranezze; comincerò, quindi, da quelle.
Oddities
La
macchina, per cominciare, suona i DVD. Almeno, suona i DAD
(me ne sono accorto inserendo un ottimo DAD Arts, registrato
dall'italianissimo Matteo Costa in quel di Pordenone nel 1998,
contenente musiche di Alessandro Orologio, uno dei pochi DVD-Audio
o simili reperibili nella mia città in questo momento - buffo,
fino a qualche tempo fa nei negozi si trovavano alcuni DVD-Audio
e quasi nessun SACD; ora la situazione sembra invertita fin
quasi alla totale sparizione del DVD-Audio). Non è molto comoda
da usare (va be', vi ho già detto che la macchina non è molto
comoda da usare, ma qui siamo un po' sotto ancora, solo il
tempo di disco e, se schiacciate search sul telecomando, è
panico perché il display comincia a mostrarvi i capitoli che
passano uno dopo l'altro, solo attraverso prova ed errore
scoprirete che, ripremendo play, ricomincia a suonare dal
capitolo sul display). Con un DAD, dicevo, la macchina va
in autoplay e comincia a suonare. Sarei troppo incauto (e
farei un disservizio a voi lettori) se sulla base di un solo
disco mi mettessi a dirvi anche come suona; tuttavia, sbilanciandomi,
mi pare bene, in modo paragonabile a come suona i SACD, con
grande finezza, morbidezza e suadenza. Molto meglio che la
stessa registrazione in 16/44.1. Che dico? Sì, sono riuscito
a fare un confronto pressoché diretto col suono CD, perché
(e qui è il secondo scoop) ho connesso l'uscita digitale al
mio ripristinato DAC brinkmann Zenith e questo, pur essendo
limitato al 44.1/16, ha lockato e suonato il DAD.

Interno
Eeeeh?
Eh, sì, non sono impazzito, ma c'è di più.
Dicevo, passa un'uscita digitale "downsampled" a
16/44.1 con i DAD. Mi risulta, peraltro, che questo DAD non
sia limitato in alcun modo per motivi di protezione del copyright
a fare il downsampling del segnale digitale - è quindi
la macchina che sceglie il downsampling (per l'ipotesi sul
perché, vedere sotto).
Poi ho anche giocato
con la stessa registrazione in CD (i DAD Arts, nella prima
uscita, contenevano anche il CD corrispondente), il suono
è decisamente superiore nella versione DVD (almeno,
così mi pare) in termini di risoluzione della grande
ambienza presentata, di dinamica, di ricostruzione armonica,
di controllo delle sibilanti - tanto che lo splendido e da
noi sconosciuto DAC brinkmann, suonando il CD, su questa registrazione,
ottiene un suono paragonabile a quello del Musical Fidelity
da solo.
Per fare un altro
esempio della palese superiorità del DAD sul CD, il
soprano, nella traccia 21, muove la testa rispetto al microfono
mentre canta. Nel CD se ne ha la percezione, ma i movimenti
impediscono, in alcuni momenti, la precisa focalizzazione
e sembrano impoverire armonicamente la voce. Nel DAD, il movimento
è perfettamente distinguibile (destra/sinistra, avanti/indietro)
e non viene mai persa la perfetta focalizzazione della sorgente
di emissione.
Ah, no, non suona
i DVD-Video, si limita a riconoscerli, a dire che sono quel
che sono, a scrivere "info" sul display, a non rispondere
ai comandi. E nemmeno i DVD-Audio multicanale senza traccia
DVD-Video compatibile stereo - ho inserito un Naxos solo multicanale
e ho temuto di dover smontare il lettore per farglielo sputare,
ha cominciato a rispondere in modo buffo a qualsiasi comando,
quasi col suo contrario.
Probabilmente qualche
problemino anche coi DAD c'è - l'Arts, nelle ultime
tracce (lo riporto per amor di cronaca, potrebbe essere il
disco, anche se mi sembra perfetto) comincia a saltellare,
a tornare all'inizio dei "capitoli", in maniera
casuale, su tracce diverse a seconda dell'allineamento astrale
o dell'umore del lettore. Tuttavia, è altamente probabile
che, se non è un problema di disco, questo sia un limite
del mio "vissuto" esemplare demo.

La
Meccanica
E
ora, qualcosa di ancora più strano.
Metto un SACD col brinkmann collegato, la macchina comincia
a suonarlo (scrivendo DSD 2/0) e il brinkmann non perde il
lock. Vuoi vedere che
Sì, commuto l'ingresso
e dal brinkmann esce suono. E' seduto e impoverito, semplificato
rispetto al messaggio dello strato ad alta risoluzione, ma
non è una novità (il brinkmann è una
buona macchina, ma non può nemmeno cominciare ad aspirare
a fare concorrenza a un lettore ad alta risoluzione di questo
livello mentre suona, appunto, dischi ad alta risoluzione).
Le armoniche sono stoppate, l'ambienza ridotta; il senso di
respiro, di "suono-insieme" dell'esecuzione originale
(in questo caso da sorgente PCM 24/96, i Concerti per Violino
di Bach nella recente edizione Hahn/Kahane su DGG) se ne vanno
per lasciar posto ad un disco molto più normale.
Ipotesi
uno: utilizzo spinto (ma tecnicamente impossibile, la faccio
solo per smentirmi, è ovvio, perché non sono
pagato un tanto a parola) del doppio pickup ottico. Lo so
che qualcuno potrebbe avere quest'idea (non sto qui a spiegare
perché è impossibile a meno di un'effettiva
doppia testa con doppio laser e doppio motore usw).
Beh,
per chiudere la faccenda e tagliare la testa al toro, metto
Straight No Chaser di Thelonious Monk, il primo SACD non ibrido
che mi passa per le mani. Il brinkmann si ostina a non perdere
il lock; si ostina pure a suonare.
Per
chi non lo sapesse, il brinkmann ha dentro un DAC Philips
TDA1541 (il più amato dai modders zero-oversampling
- ragazzi, giù le mani dal mio bambino), non c'è
alcun modo al mondo in cui questa macchina, oltretutto equipaggiata
col preistorico chip di decodifica S/PDIF in ingresso Philips,
anche lui limitato a 16bit/48kHz, possa decodificare DSD o
similia, o PCM a frequenza più alta di quella di un
DAT.
L'unica
ipotesi che resta, non volendo credere a una folle conversione
PCM/downsampling/ri-upsampling del DSD, è quella di
due percorsi di segnali separati con rabbia, con estremismo
da integralisti e sempre attivi e di un utilizzo di una piattaforma
DVD/SACD, qual è quella del kit SACD1000 (quello usato
anche da Micromega e Marantz), alla quale siano state eliminate
le sole uscite e circuitazioni video, senza eliminare, neanche
logicamente, le funzioni di lettura dei DVD.
Percorsi separati "with a vengeance", sempre attivi
e uscita digitale sempre attiva, a prescindere. PCM sempre
attivo (come, del resto, dovrebbe accadere nel solito kit
Philips per le uscite stereo "di servizio", un indizio?),
upsampling solo all'interno, sul proprio percorso di segnale,
quello che va ai Burr Brown PCM1738.
Ora,
cui prodest? Beh, vedo un paio di utilizzi: l'invio dell'uscita
a un altro sistema, magari multiroom o multicanale, attraverso
un cavo lungo e magari in un'altra stanza, senza "inquinare"
l'amato sistema stereo "serio"; oppure (alla faccia
della copyright protection), l'invio del segnale a un registratore
CD per poter copiare su CD anche i SACD non ibridi in stereo
e poi ascoltarseli in macchina o sul portatile (è un'ipotesi,
non è istigazione a delinquere, cari i miei occhiuti
censori).

L'alimentazione
Il
suono (coi dischi che suona "ufficialmente")
Iniziamo
dal SACD. In una parola, il suono è splendido. E' un
po' diverso, come facevo capire nella prima parte, da quanto
ci si aspetta, da quanto si è orami abituati ad attendersi
dagli avanzamenti della tecnologia digitale di riproduzione
della musica. Prima di tutto, bisogna, col SACD in generale
e con questa macchina in particolare, fare l'abitudine a ciò
che l'audiofilo medio più o meno intorno alla mia età
o più giovane, cresciuto con il digitale a 44.1 kHz
e 16 bit (o con l'HDCD, che non sposta di molto il problema),
rischia di interpretare come mancanza di cattiveria, di dinamica,
di giusta aggressività nella musica. Questo è
ciò che penso quando leggo o sento reazioni al suono
del SACD - e anche del DVD-Audio, quando fatto bene - che
lo descrivono come meno dinamico o mancante di slam o di punch.
Personalmente credo che quel tipo di suono, più che
dinamico, sia "strappato", mancante della fluidità
e della naturalezza della musica acustica dal vivo. Gli strumenti
reali in ambienti reali (per richiamarmi alla preview, il
suono assoluto?) non strappano e non hanno slam, si esprimono
in modo dinamicamente continuo e non hanno quel tipo di aggressività
proprio del PCM a bassa risoluzione, quella sorta di artificiosa
enfasi sugli attacchi e quella frenatura innaturale dei rilasci
che è facile trovare emozionante (nel senso di cheap
thrills, per quanto mi riguarda). Liberato da questa artificiosità,
il suono riprodotto dal SACD (e da questo Tri-Vista in particolare)
viene percepito come dinamicamente compresso o, addirittura,
come letargico, rallentato, distante. Quello che, invece,
c'è, è una nuova capacità - non poi così
nuova, dato che il buon vecchio analogico ce l'ha anche più
dei nuovi formati, almeno più di macchine inferiori
a questo Tri-Vista - di seguire e tracciare la reale dinamica
degli strumenti, di evitare di trasformare artificiosamente
gli strumenti acustici nella loro copia enfatizzata, di regalare
alla musica una tensione che non c'è. Dall'altro lato,
c'è - mi è di nuovo capitato di leggere - chi,
probabilmente traviato dalle specifiche dei sistemi digitali
ad alta risoluzione, sostiene che questi abbiano un estremo
acuto enfatizzato a bella posta, per far credere alla necessità
di avere risposte in frequenza ultrasoniche attraverso la
spettacolarizzazione del suono. Non scherziamo, cari signori.
Basta provare a mettere la stessa registrazione in CD e in
SACD e rendersi conto che non c'è nessuna enfasi artificiale
delle frequenze più alte; c'è anzi, per la prima
volta dopo gli anni d'oro dell'analogico (che, forse, non
sono finiti - leggete gli annunci di nuovo materiale musicale,
nuovo e in ristampa, sul nostro servizio di news e guardatevi
intorno; la stessa Musical Fidelity ha appena presentato un
giradischi che, per le sue caratteristiche, promette benissimo
e che, peraltro, non è esattamente economico), la piena
capacità di differenziare i transienti in gamma acuta
- o, più propriamente, a gamma larga -, finalmente
ritornano dei piatti che sono dei piatti e non delle spruzzate
di rumore bianco più o meno brevi e poco differenziate
tra loro. C'è da dire che le produzioni migliori in
CD riescono (mi viene da scrivere riuscivano, ma fino alla
definitiva affermazione dei nuovi formati è più
un auspicio che la realtà) a mascherare, grazie alla
bravura dei tecnici di registrazione, questa pochezza armonica
e questa sostanziale incapacità di rispondere ai transienti
in maniera coerente del 16/44.1; ascoltando con attenzione,
tuttavia, è subito evidente che c'è una monotonia
di fondo, una diminuzione delle differenziazioni, una tendenza
palese al "bianco".
Quelli
esposti sopra sono, in ogni caso, punti generali relativi
allo standard che il Tri-Vista mette in evidenza perché
macchina di gran razza, percettibili, tuttavia, anche con
macchine di minor caratura - solo, non a questo livello né
con questa evidenza. Una delle caratteristiche sue proprie
che colpiscono nel suono del Tri-Vista (mi aiuto, com'è
ovvio, confrontandolo col mio Sony SCD-777ES, che è,
forse, uno dei lettori SACD più conosciuti) è
la capacità di restituire corpo agli strumenti, non
tanto e non solo nel senso di una colorazione tonale, che
comunque c'è, per quanto lieve, e non può essere
negata - vedete, di nuovo, la prima puntata -, quanto in quello
di una tridimensionalizzazione più spinta, di effetto
presenza dell'esecutore.
Un parametro in cui mi sembra che il SACD non abbia ancora
raggiunto l'analogico è la capacità di restituire
una continuità alla scena acustica, di far suonare
gli esecutori all'interno di un unico ambiente e insieme,
certo quando la registrazione è stata effettuata così
(non è cosa che ci si possa aspettare da un disco degli
Oasis, ovviamente
). Il Tri-Vista riduce il senso di
aloni separati intorno agli strumentisti e ripristina una
forma di conti(n? g?)uità al palcoscenico, senza, tuttavia,
riuscire a chiudere il distacco con l'analogico.
Altra capacità indimenticabile di questa macchina,
forse la cosa per cui ne sentirò maggiormente la mancanza,
è quella di essere in grado di restituire una grande
complessità armonica. E' come se fosse in grado di
preservare la ricchezza degli strumenti reali, senza semplificarla
troppo, come fanno, in modo più o meno evidente, tutte
le macchine da riproduzione musicale. Questo, ovviamente,
arriva a spiegare quanto scrivevo sopra relativamente al maggior
corpo tridimensionale degli strumenti (e delle meravigliose
voci che questo lettore sa riprodurre), dato che, nella mia
esperienza, la restituzione del corpo e della dimensione è
strettamente legata alla ricchezza armonica. Il suono è,
per sintetizzare, anche se non credo serva a chiarire le idee,
un po' simile, nella sua suggestione di "illuminazione
da dentro", a quello che sanno restituire gli amplificatori
a triodi a riscaldamento diretto in single-ended, almeno per
questi parametri. Grandissima è la fluidità,
altrettanto grande il rispetto dei tempi di decadimento degli
strumenti.
Il
discorso sulla dinamica e sulla capacità di riprodurre
le dimensioni della scena acustica è un po' più
lungo e meno semplice.
Non sono fra coloro che pensano che un qualsiasi apparecchio
da riproduzione musicale possa permettersi di imporre una
sua idea di prospettiva ai dischi; tuttavia, il concetto di
"prospettiva", utilizzato come metafora, aiuta a
chiarire le idee, dato che non posso farvi sentire come la
macchina suona (no, un MP3 non sarebbe proprio la stessa cosa
).
L'impressione è, infatti, che il Tri-Vista allontani
leggermente la scena rispetto al Sony, che la restringa leggermente,
aumentandone al contempo, grazie alla sua maggiore risoluzione,
la coerenza e la continuità e delineandone meglio i
confini.
C'è
un rovescio della medaglia, tuttavia, dato che la macchina
è stata, evidentemente, ottimizzata da qualcuno che
sa il fatto suo e che ha grande gusto. La dinamica generale
e la microdinamica possono, infatti, apparire più compresse
rispetto a quelle del Sony, come se non sapessero o non potessero
esprimersi al loro massimo; il percorso del segnale sembra
quasi meno diretto rispetto a quello del riferimento. Ma come,
in parte, accennavo sopra riguardo la maggiore naturalezza
del suono dello standard SACD rispetto a quello CD, non è
così. Penso proprio che la maggiore fluidità,
la grana più fine, la continuità maggiore delle
gradazioni dinamiche siano alla base di questo senso di minore
"tenuta di strada" della macchina, come se l'orecchio
avesse più problemi a capire la dinamica assoluta o
relativa quando queste sono riproposte senza strappi, senza
inutile cattiveria, senza "zing" sui transienti,
con grande eleganza e raffinatezza.
Credo, anche, che la maggior complessità armonica restituita
(ah, l'emozione di quelle voci va sentita, almeno una volta
)
abbia, per contrasto e per sovraccarico di informazioni, un
effetto semplificante sulle altre percezioni.
Di nuovo, forse, arrivati a questo punto, nessuno di noi può
del tutto negare di essersi almeno minimamente abituato al
PCM a bassa risoluzione (al quale, per impostazione sonora
generale, il Sony è più vicino) e tende, subliminalmente,
a ricercare quel tipo di cattiveria proprio del CD. Per me
è facile abituarsi alla sua mancanza
Non vorrei, con quanto detto, aver dato l'idea che il lettore
manchi di grinta o della capacità di essere aspro e
sgradevole quando la musica lo richiede; non è così,
quando ce n'è bisogno il Tri-Vista è in grado
di spaventare o di impressionare - l'effetto sorpresa che
tanto manca al CD, anche per quel continuo senso di disturbo
subliminale, mai completamente eliminato, del digitale a 16
bit, qui c'è tutto, a livelli, di nuovo, quasi analogici.
Venendo
a qualcosa di meno piacevole, le prestazioni coi CD sono praticamente
quelle ottenute coi SACD, levando tutti i superlativi e le
caratteristiche positive del mezzo ad alta risoluzione.
E', cioè, un ottimo lettore di CD, forse il migliore
che abbia ospitato nel mio impianto. La prospettiva è
la stessa, la capacità di restituire fluidità
e raffinatezza è limitata da quanto l'inadeguato standard,
alla cui definitiva abdicazione in favore di qualcosa di meglio
spero di assistere a breve, è in grado di offrire.
Non c'è, fortunatamente, grande traccia di uno dei
problemi per me più gravi del vecchio sistema, di quell'omogeneizzazione
con spigolo unico del suono degli archi nei tutti; c'è,
di nuovo, grande eleganza nel suono; c'è, anche qui,
una riduzione dell'effetto "capelli dritti" che
può essere tanto accattivante a tutta prima, ma che
è assente da qualsiasi esecuzione dal vivo. Resta,
anche se ridotta dall'upsampling e dai triodi, la meccanicità
propria del CD; tuttavia, il grande merito di questo lettore
è la sua capacità di rendere accattivante e
piacevole il suono del 16 bit, portando avanti il messaggio
musicale positivo e lasciando indietro quello sonoro negativo.
E', per me, un grandissimo merito.

I
Triodi
Qualche
commento tecnico
Il
lettore è ingegnerizzato in modo esemplare e presenta una
messe di trasformatori, induttanze, vani e schede separati.
Data la mia scarsa manualità, non ho proceduto allo smontaggio
delle varie schede (devo restituire un lettore integro e funzionante,
non un sacchetto di componenti…) e non vi so, quindi, confermare
l'ipotesi formulata sopra riguardo l'uscita digitale, né vi
so dare marca e modello dei chip utilizzati per l'upsampling.
Perciò, per stavolta, vi dovete accontentare di sbirciare
quanto è visibile..
Per
concludere
Se
vi state chiedendo se me lo comprerei, la risposta mi pare
abbastanza ovvia: è dura la vita del recensore, bisognerebbe
potersi permettere tutto…
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