Numero 8
Editoriale
Mf Tri-Vusta SACD
BAT VK 300
Chario Premium 1000 5.1
Epos M 15
Avistar 35
Reportage Mi HiEnd 04
Controreportage Mi HiEnd 04
Prova cavi
I Profeti dell'Audiovideo
New Digital
Michell Tecnoweight
Matteo Lupatelli
HOME

 

Dati

Costruttore: Audio Vision

Distributore: TELCAR SAS. - Via Grandi 1
20060 PESSANO CON BORNAGO MI
Tel. 0295749066 - Fax 0295749894

sito web

/www.telcar.it

Prezzo 02/2004: : € 4.565

 

Descrizione:

Amplificatore Integrato

 

Audio Vision Avistar 35 Evolution
Di Angelo Jasparro
 

 

 

 

 
 
 

 

Audio Vision è un' Azienda che opera da anni in provincia di Milano ed è impegnata nella costruzione di amplificatori a valvole e diffusori. Sono due i modelli di amplificatori prodotti: l' Avistar 35 Evolution e l' Avimaster 50 Evolution. Le caratteristiche che l' azienda dichiara per le due macchine sono identiche, a parte la potenza, riportata appunto nelle sigle.
Inoltre possiamo scegliere tra una gamma di 4 diffusori, stands dedicati e cavi di segnale o potenza.

Ci occuperemo dell'Avistar 35, gentilmente concessoci in prova dalla TelCar, distributore Italiano del marchio Audio Vision.

Si tratta dunque di un integrato a valvole giunto alla sua terza versione, implementata rispetto a quella primigenia, commercializzata a suo tempo col marchio Acoustat.
L' oggetto si presenta a mio parere piuttosto bene. La linea è classica, con le valvole a vista eventualmente coperte dalla necessaria griglia di protezione, nel rispetto delle normative CE. Diversamente dal solito, trovo che anche a griglia montata l' effetto estetico sia valido. L' avallo di mia moglie in merito è un altro punto a favore dell' estetica dell' apparecchio.
Cominciamo l' esame dal frontale, costituito da un largo e sottile pannello in alluminio spazzolato, dove trovano posto, nell' ordine, un interruttore a levetta per la funzione monitor dei due registratori collegabili, la presa cuffia, il selettore degli ingressi, la manopola del volume, di maggiori dimensioni, il potenziometro del bilanciamento, un led blu ed infine un altro interruttore a levetta per l' accensione della macchina.
Attorno alla lastra in alluminio, una cornice in legno blu lucido che circonda tutta la base dell' amplificatore. Originale la lavorazione di questa cornice, smussata nella parte anteriore, mentre lateralmente è munita di 5 incavi che ne alleggeriscono la sensazione visiva.
La parte superiore è costituita da un pannello metallico dal quale sporgono le valvole, un cristallo che fa da paratia e subito dopo i tre trasformatori, uno di alimentazione e due di uscita, incapsulati in contenitori neri ed annegati in resina internamente. Immediatamente dietro troviamo le comode connessioni per i cavi di potenza, coi terminali positivi sdoppiati per le impedenze di 8 e 4 Ohm.
Il pannello posteriore ospita la classica vaschetta IEC per il cavo di alimentazione, i due ingressi tape, 4 ingressi linea ed infine, udite udite, un ingresso phono con relativo contatto di massa. Tutte le connessioni appaiono di buona qualità, con una menzione particolare per quelle di potenza, che accettano anche banane. Inoltre il serraggio è effettuato per mezzo di farfalle, che assicurano una buona pressione sulle forcelle senza dover far uso di attrezzi.
Il tutto poggia su 4 bei piedini in ottone tornito.


Le 4 valvole di potenza sono le famose EL 34 marcate Svetlana, di provenienza russa. Le preamplificatrici e le driver non riportano alcuna sigla, ed inoltre sono incappucciate con rame, al quale è saldato un cavo che probabilmente scarica a massa, per evitare la captazione di disturbi elettromagnetici da parte dei dispositivi attivi. Ho chiesto al fabbricante che valvole fossero; mi ha fatto tre nomi di marche piuttosto importanti (Telefunken, Philips e Tesla), ma non ha voluto confidarmi il "segreto" delle sigle.
Una veloce occhiata all' interno denota una costruzione semi-artigianale curata nei minimi particolari.
Buona parte dei condensatori sul percorso del segnale sono rivestiti in rame o smorzati con guaine di un materiale che sembra neoprene. Ben dimensionata la scheda di alimentazione ed i cablaggi sembrano effettivamente di ottima qualità. I componenti a vista sono tutti di tipo discreto, compresa la preamplificazione phono.


All' accensione dell' amplificatore il led posto sul frontale lampeggia velocemente per un tempo variabile a seconda della temperatura iniziale dell' apparecchio, poi rimane acceso fisso in corrispondenza dello scatto del relè che collega le uscite.
Il potenziometro del volume è a scatti ed è piacevole da usare; meglio così, visto che di telecomando non si parla neanche.
Originale, oltre che a mio parere piuttosto utile, il funzionamento del bilanciamento. Quando il comando si trova in posizione centrale l' ennesimo relè disconnette il circuito, mettendolo in "direct". Nel caso si decida di spostare il suono su uno dei due lati, si sente chiaramente lo scatto del relè, si accende un led blu sopra il comando ed il circuito entra in funzione. L' attenuazione non è completa, diciamo che il canale teoricamente escluso suona sempre, pur se molto attenuato. Ciò a testimonianza di un intervento fine del comando. Se ci fosse stato anche un tasto per la monofonia la dotazione sarebbe stata completa, a mio parere, anche perchè l' eventuale regolazione del bilanciamento sarebbe risultata più precisa, quando necessaria.
Approfitto di questa opportunità per dichiararmi apertamente favorevole al controllo del bilanciamento ed alla possibilità di commutare il suono in monofonia. Il perchè mi sembra piuttosto intuitivo, anche se poco se ne parla. Il poter ascoltare in mono aiuta moltissimo nel posizionamento dei diffusori e nell' arredamento della parete posteriore, mentre il bilanciamento può correggere eventuali asimmetrie nelle riflessioni posteriori o nella posizione dei diffusori, quando le circostanze lo impongano. Sappiamo bene che non tutti possono posizionare l' impianto nella posizione ideale, e non mi pare giusto che questi siano considerati audiofili di serie B.


CARATTERISTICHE DICHIARATE

Funzionamento in classe AB1, ultralineare
Potenza: 35 W p.c.
Risposta in frequenza: 15 - 60 KHz
Impedenza di uscita: 4/8 Ohm
Distorsione armonica: 0,3% a 1 KHz
Rapporto S/R: 90 dB linea, 75 dB phono
Consumo: 350 W
Dimensioni: (L.A.P.) 450 x 210 x 463 mm
Peso: 27 kg

ASCOLTO

La macchina mi è stata consegnata già rodata, essendo una "demo" del fabbricante, per cui mi sono subito accinto all'ascolto dopo averla collegata alle Martin Logan Aerius i tramite cavi Transparent Super XL. La sorgente è il Marantz SA17-S1, lettore CD/SACD di meritata fama, il cui segnale in uscita è trasportato ancora da cavi Transparent Super, mentre la sua alimentazione si giova di un cavo MIT Shotgun AC2.

Ho l' abitudine di ascoltare un po' le macchine anche a freddo, per potervi informare di quanto tempo necessitano per cominciare a "cantare" sul serio. Ebbene, l' Avistar suona piuttosto male per la prima mezz'ora, e passa gradualmente a dare il meglio di sè dopo un oretta di riscaldamento. Ricordatevene se vi dovesse capitare di ascoltarlo.
Il primo punto a favore dell' Avistar è l' assoluta silenziosità. Anche col volume al massimo bisogna attaccare l' orecchio ai diffusori per percepire il leggerissimo fruscìo. Niente male davvero, evidentemente le schermature sulle valvole più sensibili ai disturbi funzionano bene. La presa cuffia non esclude gli altoparlanti, scelta che il costruttore giustifica col fatto di evitare un interruttore sul percorso del segnale. Quindi, per ascoltare in cuffia dovete proprio staccare i cavi dei diffusori. Un altro sacrificio sull' altare della purezza del suono ...

Partiamo col discorso potenza: a mio parere ce n' è quanto basta per pilotare a livelli umani le Martin Logan, e quindi quasi tutto. Sarebbe anche il caso di farvi sapere quali sono per me i livelli umani, tanto per darvi un riferimento. Da prove che ho effettuato grazie ad un amico che mi ha prestato un analizzatore di spettro/fonometro Behringer, ho potuto constatare che il mio "livello di guardia" è situato tra i 90 ed i 95 dB alla distanza di ascolto di circa 2,70 metri dai diffusori. Superando tale livello, il telefono di casa mia suona immediatamente per opera dei miei vicini-fonometro. Ritengo si tratti di un livello più che sufficiente, anche perchè andando oltre, la mia stanza non regge più ed il suono collassa. Se avete la fortuna di disporre di un ambiente di vasta metratura, può darsi che questi 35 Watt non siano più sufficienti, con diffusori a bassa efficienza o difficili da pilotare.

Tornando al nostro eroe sappiate che le pressioni a cui accennavo prima si raggiungono piuttosto agevolmente, malgrado il carico dei miei diffusori si rappresenti graficamente come le peggiori montagne russe dei Luna Park americani. Quindi l' ampli ce la fa, col potenziometro del volume quasi ad ore 12; posizione invalicabile pena il crollo della scena acustica e la tremenda distorsione che mi ha fatto temere la liquefazione delle povere valvole. Diciamo pure che il buon Eric "Slowhand" Clapton del doppio CD live "One more car, one more rider", appena giuntomi via posta, canta e suona con l' energia giusta nel mio ambiente.
Ecco partire la bellissima "My father's eyes". Bel basso, preciso e secco, grancassa in buona evidenza (sto scrivendo in diretta mentre il brano passa), voce forse un po' esile così come il mediobasso, ma forse dipende dall' incisione che non ho mai ascoltato in precedenza. Credo di notare anche un leggero roll-off sugli estremi acuti. La posizione orizzontale dei musicisti appare sufficientemente larga, pur se quasi per nulla profonda. Vale il discorso precedente sull' incisione. Non male la dinamica, rapportata alla potenza a disposizione, segno di un corretto dimensionamento dell' alimentazione che cede solo a livelli di pressione quasi esagerati. Certo che ho un bel coraggio a pretendere di giudicare la distorsione di un ampli che spara a manetta la stradistorta Gibson di Clapton, ma da qualche parte dovevo pur cominciare, e questo disco mi sembra piuttosto ispirato e piacevole da ascoltare. Mica possiamo sempre passare la vita a fare prove, lasciateci godere un po' la Musica, chè un po' di sano blues non ha mai fatto male a nessuno.

Passando ad incisioni ben conosciute dal sottoscritto, come "lo Schiaccianoci" interpretato dall' orchestra Kirov diretta da Gergiev, registro subito che l' immagine in altezza non è particolarmente sviluppata. Per il resto noto una buona riproduzione dei dettagli presenti nella registrazione, con un medio liquido e di grana abbastanza fine. L' impostazione è sempre piuttosto leggerina, con un medio-basso un po' arretrato. Si percepisce ancora il leggero roll-off sugli acuti, antidoto contro la fatica di ascolto, ed una certa compressione dei piani sonori in profondità. Sembra esserci un po' meno aria tra gli strumenti rispetto al riferimento e che la Festspielhaus di Baden-Baden si sia un po' rimpicciolita.
La velocità e la precisione dei transienti non è quella delle valvole 845, ma è comunque sufficiente per un ascolto credibile. Siamo senz' altro molto lontani dalle "mollezze" di alcuni valvolari che tanto piacciono ad una parte degli audiofili, ma non a me. Quando la dinamica e la velocità ci vogliono, a casa mia sono sempre benvenute, anche magari a discapito di qualche altra caratteristica.

Realistica l' interpretazione di "The ghost of Tom Joad" del Boss Springsteen, con la voce in buona evidenza, l' armonica mai fastidiosa ed un' ottima scansione del basso, con basso elettrico e grancassa ben distinguibili nel tappeto ritmico. Forse non siamo ai massimi livelli di risoluzione, ma va bene così.
Colgo l' occasione per consigliarvi, se già non l' avete, questo CD. Non è nello stile classico del Boss, ma trovo sia molto ispirato e la pur non facile comprensione dei testi aiuta a meditare, oltre che a conoscere alcuni aspetti di un Paese per me sempre affascinante, quale sono gli U.S.A. Un disco da ascoltare ad occhi chiusi, dopo un breve studio sui testi delle canzoni. Vi trasporterà in un Paese diverso da quello rappresentato dalle megalopoli chiassose e ricche, un Paese fatto di immigrati clandestini messicani, guardie di confine, figli di lavoratori di fonderie dell' Ohio.

Anche col jazz il nostro non si smentisce, offrendo una riproduzione di qualità, mantenendo i limiti prima citati, meno evidenti nel caso di piccoli gruppi orchestrali. Si sa, il "miracolo" di far uscire bene una grande orchestra da una coppia di diffusori non riesce a tutti, ma solo ai migliori. I migliori hanno però il difetto di costare cari, spesso molto più cari dell' Avistar 35.

Fino a qui abbiamo parlato della sorgente digitale, mentre ora mi pare sia il caso di testare l' ingresso phono (qui chiamato RIAA) dell' Avistar. La sorgente in questo caso è il solito Basis 2001 con braccio Graham Robin e testina Van den Hul MC TWO Special.
La prima cosa che devo dirvi, è di spegnere il lettore CD se dovete utilizzare l' ingresso phono. Già col volume ad ore 11 e nessun segnale in ingresso, sentireste suonare il lettore CD. Evidentemente la sezione pre phono non è perfettamente schermata rispetto al resto degli ingressi.
La sensibilità dello stadio phono, 3 mV, lo pone decisamente nel settore delle testine MM o MC ad alta uscita, come per esempio quella in mio possesso.
Essendo improponibile il confronto col mio pre di riferimento, a tutt' altro livello di prezzo e prestazioni, si può senz' altro dire che quello dell' Avistar è molto godibile e perfettamente a livello con le prestazioni globali dell' integrato. Più che sufficente quindi per farci apprezzare le doti dell' analogico. Un buon lavoro, decisamente, anche se avrei preferito una maggior capacità di seguire gli spunti dinamici ed una minore sensibilità ai rumori del supporto. Mi è parso inoltre che in alcuni brevi frangenti il segnale saturasse un po', ma probabilmente è solo una questione di taratura dell' ingresso.


CONCLUSIONI


Si tratta di una macchina da musica che mi ha tenuto compagnia per una quindicina di giorni con profitto. Solo inizialmente ho sentito davvero il distacco dal mio riferimento, ma in seguito l' Avimaster si è dimostrato godibile e ligio al dovere, regalandomi ore di ascolti soddisfacenti.
Le alternative in questa fascia di mercato sono moltissime, sia a valvole che a stato solido. Va tenuto però presente che la maggior parte di esse non prevede un ingresso phono, soluzione che ha senz' altro il suo peso nella formazione del prezzo dell' apparecchio in prova oggi. La costruzione è al livello di molte macchine di pari costo, mentre il giudizio sul rapporto suono/prezzo è demandato ai gusti degli audiofili che lo ascolteranno. Un altro esempio di vera alta fedeltà costruito nell' ambito dei nostri confini e questo non può che farci piacere.



 

 

 

 

 

 
 
 

 

Stampa la pagina Stampa la pagina 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
© Copyright 2004 VIDEOHIFI.com
 

 

Logo Logo