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Audio
Vision è un' Azienda che opera da anni in provincia
di Milano ed è impegnata nella costruzione di amplificatori
a valvole e diffusori. Sono due i modelli di amplificatori
prodotti: l' Avistar 35 Evolution e l' Avimaster 50 Evolution.
Le caratteristiche che l' azienda dichiara per le due macchine
sono identiche, a parte la potenza, riportata appunto nelle
sigle.
Inoltre possiamo scegliere tra una gamma di 4 diffusori, stands
dedicati e cavi di segnale o potenza.
Ci occuperemo dell'Avistar 35, gentilmente concessoci in prova
dalla TelCar, distributore Italiano del marchio Audio Vision.
Si tratta dunque di un integrato a valvole giunto alla sua
terza versione, implementata rispetto a quella primigenia,
commercializzata a suo tempo col marchio Acoustat.
L' oggetto si presenta a mio parere piuttosto bene. La linea
è classica, con le valvole a vista eventualmente coperte
dalla necessaria griglia di protezione, nel rispetto delle
normative CE. Diversamente dal solito, trovo che anche a griglia
montata l' effetto estetico sia valido. L' avallo di mia moglie
in merito è un altro punto a favore dell' estetica
dell' apparecchio.
Cominciamo l' esame dal frontale, costituito da un largo e
sottile pannello in alluminio spazzolato, dove trovano posto,
nell' ordine, un interruttore a levetta per la funzione monitor
dei due registratori collegabili, la presa cuffia, il selettore
degli ingressi, la manopola del volume, di maggiori dimensioni,
il potenziometro del bilanciamento, un led blu ed infine un
altro interruttore a levetta per l' accensione della macchina.
Attorno alla lastra in alluminio, una cornice in legno blu
lucido che circonda tutta la base dell' amplificatore. Originale
la lavorazione di questa cornice, smussata nella parte anteriore,
mentre lateralmente è munita di 5 incavi che ne alleggeriscono
la sensazione visiva.
La parte superiore è costituita da un pannello metallico
dal quale sporgono le valvole, un cristallo che fa da paratia
e subito dopo i tre trasformatori, uno di alimentazione e
due di uscita, incapsulati in contenitori neri ed annegati
in resina internamente. Immediatamente dietro troviamo le
comode connessioni per i cavi di potenza, coi terminali positivi
sdoppiati per le impedenze di 8 e 4 Ohm.
Il pannello posteriore ospita la classica vaschetta IEC per
il cavo di alimentazione, i due ingressi tape, 4 ingressi
linea ed infine, udite udite, un ingresso phono con relativo
contatto di massa. Tutte le connessioni appaiono di buona
qualità, con una menzione particolare per quelle di
potenza, che accettano anche banane. Inoltre il serraggio
è effettuato per mezzo di farfalle, che assicurano
una buona pressione sulle forcelle senza dover far uso di
attrezzi.
Il tutto poggia su 4 bei piedini in ottone tornito.

Le 4 valvole di potenza sono le famose EL 34 marcate Svetlana,
di provenienza russa. Le preamplificatrici e le driver non
riportano alcuna sigla, ed inoltre sono incappucciate con
rame, al quale è saldato un cavo che probabilmente
scarica a massa, per evitare la captazione di disturbi elettromagnetici
da parte dei dispositivi attivi. Ho chiesto al fabbricante
che valvole fossero; mi ha fatto tre nomi di marche piuttosto
importanti (Telefunken, Philips e Tesla), ma non ha voluto
confidarmi il "segreto" delle sigle.
Una veloce occhiata all' interno denota una costruzione semi-artigianale
curata nei minimi particolari.
Buona parte dei condensatori sul percorso del segnale sono
rivestiti in rame o smorzati con guaine di un materiale che
sembra neoprene. Ben dimensionata la scheda di alimentazione
ed i cablaggi sembrano effettivamente di ottima qualità.
I componenti a vista sono tutti di tipo discreto, compresa
la preamplificazione phono.

All' accensione dell' amplificatore il led posto sul frontale
lampeggia velocemente per un tempo variabile a seconda della
temperatura iniziale dell' apparecchio, poi rimane acceso
fisso in corrispondenza dello scatto del relè che collega
le uscite.
Il potenziometro del volume è a scatti ed è
piacevole da usare; meglio così, visto che di telecomando
non si parla neanche.
Originale, oltre che a mio parere piuttosto utile, il funzionamento
del bilanciamento. Quando il comando si trova in posizione
centrale l' ennesimo relè disconnette il circuito,
mettendolo in "direct". Nel caso si decida di spostare
il suono su uno dei due lati, si sente chiaramente lo scatto
del relè, si accende un led blu sopra il comando ed
il circuito entra in funzione. L' attenuazione non è
completa, diciamo che il canale teoricamente escluso suona
sempre, pur se molto attenuato. Ciò a testimonianza
di un intervento fine del comando. Se ci fosse stato anche
un tasto per la monofonia la dotazione sarebbe stata completa,
a mio parere, anche perchè l' eventuale regolazione
del bilanciamento sarebbe risultata più precisa, quando
necessaria.
Approfitto di questa opportunità per dichiararmi apertamente
favorevole al controllo del bilanciamento ed alla possibilità
di commutare il suono in monofonia. Il perchè mi sembra
piuttosto intuitivo, anche se poco se ne parla. Il poter ascoltare
in mono aiuta moltissimo nel posizionamento dei diffusori
e nell' arredamento della parete posteriore, mentre il bilanciamento
può correggere eventuali asimmetrie nelle riflessioni
posteriori o nella posizione dei diffusori, quando le circostanze
lo impongano. Sappiamo bene che non tutti possono posizionare
l' impianto nella posizione ideale, e non mi pare giusto che
questi siano considerati audiofili di serie B.
CARATTERISTICHE DICHIARATE
Funzionamento in classe AB1, ultralineare
Potenza: 35 W p.c.
Risposta in frequenza: 15 - 60 KHz
Impedenza di uscita: 4/8 Ohm
Distorsione armonica: 0,3% a 1 KHz
Rapporto S/R: 90 dB linea, 75 dB phono
Consumo: 350 W
Dimensioni: (L.A.P.) 450 x 210 x 463 mm
Peso: 27 kg
ASCOLTO
La macchina mi è stata consegnata già rodata,
essendo una "demo" del fabbricante, per cui mi sono
subito accinto all'ascolto dopo averla collegata alle Martin
Logan Aerius i tramite cavi Transparent Super XL. La sorgente
è il Marantz SA17-S1, lettore CD/SACD di meritata fama,
il cui segnale in uscita è trasportato ancora da cavi
Transparent Super, mentre la sua alimentazione si giova di
un cavo MIT Shotgun AC2.
Ho l' abitudine di ascoltare un po' le macchine anche a freddo,
per potervi informare di quanto tempo necessitano per cominciare
a "cantare" sul serio. Ebbene, l' Avistar suona
piuttosto male per la prima mezz'ora, e passa gradualmente
a dare il meglio di sè dopo un oretta di riscaldamento.
Ricordatevene se vi dovesse capitare di ascoltarlo.
Il primo punto a favore dell' Avistar è l' assoluta
silenziosità. Anche col volume al massimo bisogna attaccare
l' orecchio ai diffusori per percepire il leggerissimo fruscìo.
Niente male davvero, evidentemente le schermature sulle valvole
più sensibili ai disturbi funzionano bene. La presa
cuffia non esclude gli altoparlanti, scelta che il costruttore
giustifica col fatto di evitare un interruttore sul percorso
del segnale. Quindi, per ascoltare in cuffia dovete proprio
staccare i cavi dei diffusori. Un altro sacrificio sull' altare
della purezza del suono ...
Partiamo col discorso potenza: a mio parere ce n' è
quanto basta per pilotare a livelli umani le Martin Logan,
e quindi quasi tutto. Sarebbe anche il caso di farvi sapere
quali sono per me i livelli umani, tanto per darvi un riferimento.
Da prove che ho effettuato grazie ad un amico che mi ha prestato
un analizzatore di spettro/fonometro Behringer, ho potuto
constatare che il mio "livello di guardia" è
situato tra i 90 ed i 95 dB alla distanza di ascolto di circa
2,70 metri dai diffusori. Superando tale livello, il telefono
di casa mia suona immediatamente per opera dei miei vicini-fonometro.
Ritengo si tratti di un livello più che sufficiente,
anche perchè andando oltre, la mia stanza non regge
più ed il suono collassa. Se avete la fortuna di disporre
di un ambiente di vasta metratura, può darsi che questi
35 Watt non siano più sufficienti, con diffusori a
bassa efficienza o difficili da pilotare.
Tornando al nostro eroe sappiate che le pressioni a cui accennavo
prima si raggiungono piuttosto agevolmente, malgrado il carico
dei miei diffusori si rappresenti graficamente come le peggiori
montagne russe dei Luna Park americani. Quindi l' ampli ce
la fa, col potenziometro del volume quasi ad ore 12; posizione
invalicabile pena il crollo della scena acustica e la tremenda
distorsione che mi ha fatto temere la liquefazione delle povere
valvole. Diciamo pure che il buon Eric "Slowhand"
Clapton del doppio CD live "One more car, one more rider",
appena giuntomi via posta, canta e suona con l' energia giusta
nel mio ambiente.
Ecco partire la bellissima "My father's eyes". Bel
basso, preciso e secco, grancassa in buona evidenza (sto scrivendo
in diretta mentre il brano passa), voce forse un po' esile
così come il mediobasso, ma forse dipende dall' incisione
che non ho mai ascoltato in precedenza. Credo di notare anche
un leggero roll-off sugli estremi acuti. La posizione orizzontale
dei musicisti appare sufficientemente larga, pur se quasi
per nulla profonda. Vale il discorso precedente sull' incisione.
Non male la dinamica, rapportata alla potenza a disposizione,
segno di un corretto dimensionamento dell' alimentazione che
cede solo a livelli di pressione quasi esagerati. Certo che
ho un bel coraggio a pretendere di giudicare la distorsione
di un ampli che spara a manetta la stradistorta Gibson di
Clapton, ma da qualche parte dovevo pur cominciare, e questo
disco mi sembra piuttosto ispirato e piacevole da ascoltare.
Mica possiamo sempre passare la vita a fare prove, lasciateci
godere un po' la Musica, chè un po' di sano blues non
ha mai fatto male a nessuno.
Passando ad incisioni ben conosciute dal sottoscritto, come
"lo Schiaccianoci" interpretato dall' orchestra
Kirov diretta da Gergiev, registro subito che l' immagine
in altezza non è particolarmente sviluppata. Per il
resto noto una buona riproduzione dei dettagli presenti nella
registrazione, con un medio liquido e di grana abbastanza
fine. L' impostazione è sempre piuttosto leggerina,
con un medio-basso un po' arretrato. Si percepisce ancora
il leggero roll-off sugli acuti, antidoto contro la fatica
di ascolto, ed una certa compressione dei piani sonori in
profondità. Sembra esserci un po' meno aria tra gli
strumenti rispetto al riferimento e che la Festspielhaus di
Baden-Baden si sia un po' rimpicciolita.
La velocità e la precisione dei transienti non è
quella delle valvole 845, ma è comunque sufficiente
per un ascolto credibile. Siamo senz' altro molto lontani
dalle "mollezze" di alcuni valvolari che tanto piacciono
ad una parte degli audiofili, ma non a me. Quando la dinamica
e la velocità ci vogliono, a casa mia sono sempre benvenute,
anche magari a discapito di qualche altra caratteristica.
Realistica l' interpretazione di "The ghost of Tom Joad"
del Boss Springsteen, con la voce in buona evidenza, l' armonica
mai fastidiosa ed un' ottima scansione del basso, con basso
elettrico e grancassa ben distinguibili nel tappeto ritmico.
Forse non siamo ai massimi livelli di risoluzione, ma va bene
così.
Colgo l' occasione per consigliarvi, se già non l'
avete, questo CD. Non è nello stile classico del Boss,
ma trovo sia molto ispirato e la pur non facile comprensione
dei testi aiuta a meditare, oltre che a conoscere alcuni aspetti
di un Paese per me sempre affascinante, quale sono gli U.S.A.
Un disco da ascoltare ad occhi chiusi, dopo un breve studio
sui testi delle canzoni. Vi trasporterà in un Paese
diverso da quello rappresentato dalle megalopoli chiassose
e ricche, un Paese fatto di immigrati clandestini messicani,
guardie di confine, figli di lavoratori di fonderie dell'
Ohio.
Anche col jazz il nostro non si smentisce, offrendo una riproduzione
di qualità, mantenendo i limiti prima citati, meno
evidenti nel caso di piccoli gruppi orchestrali. Si sa, il
"miracolo" di far uscire bene una grande orchestra
da una coppia di diffusori non riesce a tutti, ma solo ai
migliori. I migliori hanno però il difetto di costare
cari, spesso molto più cari dell' Avistar 35.
Fino a qui abbiamo parlato della sorgente digitale, mentre
ora mi pare sia il caso di testare l' ingresso phono (qui
chiamato RIAA) dell' Avistar. La sorgente in questo caso è
il solito Basis 2001 con braccio Graham Robin e testina Van
den Hul MC TWO Special.
La prima cosa che devo dirvi, è di spegnere il lettore
CD se dovete utilizzare l' ingresso phono. Già col
volume ad ore 11 e nessun segnale in ingresso, sentireste
suonare il lettore CD. Evidentemente la sezione pre phono
non è perfettamente schermata rispetto al resto degli
ingressi.
La sensibilità dello stadio phono, 3 mV, lo pone decisamente
nel settore delle testine MM o MC ad alta uscita, come per
esempio quella in mio possesso.
Essendo improponibile il confronto col mio pre di riferimento,
a tutt' altro livello di prezzo e prestazioni, si può
senz' altro dire che quello dell' Avistar è molto godibile
e perfettamente a livello con le prestazioni globali dell'
integrato. Più che sufficente quindi per farci apprezzare
le doti dell' analogico. Un buon lavoro, decisamente, anche
se avrei preferito una maggior capacità di seguire
gli spunti dinamici ed una minore sensibilità ai rumori
del supporto. Mi è parso inoltre che in alcuni brevi
frangenti il segnale saturasse un po', ma probabilmente è
solo una questione di taratura dell' ingresso.

CONCLUSIONI
Si tratta di una macchina da musica che mi ha tenuto compagnia
per una quindicina di giorni con profitto. Solo inizialmente
ho sentito davvero il distacco dal mio riferimento, ma in
seguito l' Avimaster si è dimostrato godibile e ligio
al dovere, regalandomi ore di ascolti soddisfacenti.
Le alternative in questa fascia di mercato sono moltissime,
sia a valvole che a stato solido. Va tenuto però presente
che la maggior parte di esse non prevede un ingresso phono,
soluzione che ha senz' altro il suo peso nella formazione
del prezzo dell' apparecchio in prova oggi. La costruzione
è al livello di molte macchine di pari costo, mentre
il giudizio sul rapporto suono/prezzo è demandato ai
gusti degli audiofili che lo ascolteranno. Un altro esempio
di vera alta fedeltà costruito nell' ambito dei nostri
confini e questo non può che farci piacere.
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