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Questa versione
del reportage l’ho chiamata “contro” perché
il punto di vista non è quello dell’osservatore
che valuta la manifestazione e gli apparecchi in esposizione,
ma sono le macchine a guardare i propri ospiti e a dare una
valutazione sul livello “qualitativo” di questi
ultimi. L’idea iniziale era di fare una versione ironica
della mostra, in realtà ci sono sì spunti leggeri,
ma anche riflessioni sui alcuni mali che affliggono il nostro
mondo, senza paternalismi ma spero con una giusta dose di
provocazione.
Anzitutto
vorrei tessere un filo di continuità tra il Top Audio-Video
di quest’anno e il Milano Hi-End 2004:
Sì perché in quella occasione qualcuno che si
fosse preso la briga di osservare gli audiofili si sarebbe
reso subito conto che non si trovava di fronte ad uno spaccato
di umanità “normale” ma anzi al cospetto
di individui alquanto bizzarri.
Sulla navetta che mi portava alla manifestazione mi imbattei
in colui che pensai essere l’unico sciroccato dell’ambiente,
un signore che apparentemente preso dal suo walkman, lasciava
trasparire connotati alquanto preoccupanti della personalità.
Ogni tanto si toglieva le cuffie per rispondere ad immaginari
interlocutori e ogni volta che questa conversazione a senso
unico veniva considerata conclusa con sommo gaudio e malcelata
soddisfazione le cuffiette tornavano al loro posto e lo sguardo
ridiventava estatico. Debbo dire che incontrando di nuovo
il soggetto durante la manifestazione ho notato ancora di
queste stranezze, al nostro tavolo al piano terra ci venne
schiettamente a dire che lui sarebbe tornato dopo, perché
in quel momento doveva andare altrove. Peccato che nessuno
lo aveva mai visto prima o invitato a fermarsi (escluso il
sottoscritto, che con codardia manifesta si allontanava dallo
stand per evitare contatti con l’imbarazzante sconosciuto).
Cito quest’episodio del top audio perché inspiegabilmente
sulla navetta che mi portava al Milano Hi-End appena concluso
mi sono ritrovato nella stessa situazione ma con un soggetto
diverso. E l’incontro si è ripetuto anche all’interno
della mostra. Un signore molto alto con cappotto e cappello
di lana (le giornate di mostra quest’anno sono state
tutt’altro che fredde) che girovagava tra gli stand
con l’aria di chi è poco abituato ai contatti
umani, lo sguardo fisso sugli apparecchi e fuggevole agli
sguardi altrui. Citando questi episodi non mi sogno minimamente
di parlare di normalità e anormalità perché
per via della particolare sollecitazione dei sensi (l’udito
in primo piano, ma non soltanto) nel mondo degli audiofili
l’alienazione è una norma non l’eccezione.
Passando alle note di colore sulla normalità della
mostra ho notato, come in altre iniziative, che una parte
significativa del popolo audiofilo sta prendendo un brutto
vizio, quello di giudicare le sale degli espositori non in
base alle effettive prestazioni, ma in base a non so quali
categorie pre-acquisite. Non sono pochi gli apparecchi che
ho “sentito” lamentarsi del fatto che la gente
entrasse in saletta iniziasse immediatamente a confabulare
neanche, troppo a bassa voce, per far intendere al resto dei
presenti che la sala e gli apparecchi in questione non suonavano,
peccato che dall’ingresso al giudizio finale non abbiano
mai smesso di discutere tra loro, a volte della qualità
del disco in riproduzione, di come il proprio impianto suonasse
meglio e infine di come la filosofia produttiva degli oggetti
presenti non ne giustifichi il costo. Peccato che per arrivare
a tutte queste conclusioni potevano benissimo risparmiarsi
la visita al milano hi-end perché in troppi casi questi
giudizi, lo posso testimoniare davanti ad un giudice, prescindevano
completamente dall’ascolto calmo, protratto nel tempo
e concentrato che sarebbe necessario ad un essere umano “normale”
per arrivare a tali questioni. Non critico l’idea di
scambiarsi opinioni a caldo sul suono delle varie sale, ma
trovo più sano e obiettivo che ciò venga fatto
in corridoio “dopo” aver ascoltato, non durante
o prima. Senza contare il fatto che parlare ad alta voce nelle
salette distrae i pochi che sono lì per ascoltare.
Questo per dire che poi non ci possiamo lamentare se molti
distributori fanno mostre statiche degli apparecchi, già
è difficile far suonare qualunque cosa nelle famose
sale d’albergo (soltanto chi ha fatto quest’esperienza
sa di cosa parlo), poi mettiamoci anche un fastidioso rumore
di fondo… e allora fine della mostra!
Altra nota simile per principio ma ancora peggiore nella sostanza
è stata quella che ho appuntato nella sala del noto
progettista Luca Chiomenti che esponeva le proprie elettroniche
abbinate a dei diffusori sempre di produzione Kiom (marchio
con il quale produce gli apparecchi), con una sorgente digitale
udite udite: MBL. Ho sentito, e testimonio sotto giuramento,
che una lunga teoria di visitatori giudicavano il suono dell’impianto
dando tutti i meriti alla sorgente, con frasi tipo lui all’amico:
“ma hai visto che la sorgente è MBL e ci credo
che suona bene l’impianto”, al che soddisfatti
di aver “sgamato” l’inghippo lasciavano
la sala con il sorrisino di chi ne sa molto più degli
altri. Io chiedo a questi signori cosa ascoltano di solito,
cosa hanno ascoltato in quella sala, cosa sanno della produzione
della Kiom, cosa sanno della qualità delle elettroniche,
cosa sanno della filosofia progettuale? Se ne sapessero qualcosa,
ma dubito, sarebbero rimasti di più, avrebbero parlato
di meno e avrebbero ascoltato un po’ meglio. La prossima
volta Luca canto io nella tua saletta così voglio vedere
se qualcuno potrà ancora dare tutti i meriti alla sorgente,
provare per credere. Per inciso io non sono amico fraterno
di Luca Chiomenti, ci conosciamo appena, ma sentire giudizi
tagliati con l’accetta nei confronti del lavoro di chicchessia
mi fa incazzare come una belva…
Poi però c’erano apparecchi che seppur non coccolati
dal pubblico erano oggetto di estatica attenzione da parte
del proprietario-distributore che ne dimostrava le soniche
doti. Mi è capitato nella sala Lyric Audio, dove peraltro
elettroniche “Hegel” facevo libero sfogo di dialettica
muta, di osservare una dedizione assoluta alla preparazione
di un giradischi Kuzma Reference, io e il mio collega Igor
Zamberlan, abbiamo aspettato una buona mezz’ora di poter
parlare con un responsabile, quando ci hanno indicato il proprietario
abbiamo a lungo atteso di poter interloquire con lui, ma ciò
alla fine si è dimostrato impossibile, perché
troppo preso dal rapporto fatto di utensili, spazzoline, dime,
coperchi e testine per dedicare qualche minuto a due poveri
mortali come noi, imperfetti per natura e bruttini nell’aspetto
(non me ne voglia Igor).
Poi una nota più leggera in questa manifestazione come
in altre c’erano diverse esposizioni di interiora di
hi-fi: valvole, trasformatori, punte, contropunte, e bombe
a mano, ma upgrade per cervelli e consapevolezze nuove e più
performanti per gli audiofili quando le potremo acquistare?
In conclusione
se ancora state leggendo e non vi fosse chiaro l’assunto
di partenza voglio dire che nelle mostre di audio non si va
più per ascoltare, ma per giudicare. Con un atteggiamento
tale non prendiamocela se produttori, distributori e negozi
snobberanno sempre più queste manifestazioni, che,
con i propri limiti, sono rimaste l’unica occasione
certa dove poter ascoltare qualche apparecchio.
Un audiofilo che non riesce ad ascoltare perché preso
dai suoi stessi discorsi non è un audiofilo ma un “parlofilo”!
Signori “parlofili” cosa fate quando ascoltate
il vostro impianto: gli spiegate come dovrebbe suonare e lo
frustate se non segue la teoria che avete preparato per lui?
Ma no, in fondo ogni scarrafone è bello a mamma sua!
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