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Nella
botte piccola, recita l'antico adagio, si nasconde un buon
vino; quanto spesso, nel nostro piccolo settore, ci siamo
trovati stupiti nel condividere la saggezza dei nostri nonni?
La cosidetta scuola inglese ha prodotto nel corso degli anni
una innumerevole quantità di oggetti suonanti dalle
lillipuziani proporzioni; le prime Tablette erano davvero
minuscole (tanto più se rapportate alla stazza dei
diffusori che in quel periodo andavan per la maggiore), come
compattissime erano le elettroniche Naim oggi tanto di moda,
i primi Quad a stato solido, le elettroniche Mission, Cyrus,
gli stessi Linn e Meridian. In Italia vedevano la luce le
splendide Parva della Sonus Faber (sed apta mihi), primogenite
di una lunga e fortunatissima stirpe (e le Minima? Le Minima
Amator?), e ricordo dei piccolissimi e grintosi monitor Cizek,
le ESB, e poi i primi compatti Chario, Opera
In America però si è vissuta una differente
realtà: gli abitanti del meraviglioso e sconfinato
paese stelle e strisce hanno sempre avuto una forte avversione
per le piccolezze. Gli spazi di là dell'oceano certamente
non mancano, così come una tradizione radicata nell'ideale
della realizzazione, della manifestazione, dell'evidenza.
In alta fedeltà, non v'è dubbio, alcuni dei
più grandi e imponenti sistemi di altoparlanti, come
di amplificazione, sono radicatamente statunitensi. Anche
Velodyne, così come me lo immagino, è un marchio
dalle profonde radici americane. Non ho mai avuto la possibilità
di visitare gli stabilimenti dell'azienda californiana, ma
mi immagino un presidente con il cappello da cowboy e una
bandiera stelle e striscie con tanto di slogan Proud to be
american in bella evidenza nell'ingresso principale. E di
orgoglio in questa piccola grande azienda immagino debbano
provarne parecchio. Il fondatore, (e credo presidente) David
Hall, ha sempre incentrato la propria ricerca nella riduzione
delle distorsioni in altoparlanti elettrodinamici, e messo
a punto diversi ed efficaci brevetti. La linea ULD (Ultra
low Distorsion), che montava subwoofer dotati di un sofisticato
sistema di servo-controllo, riscosse un grande successo commerciale
e apprezzamenti di critici e appassionati più o meno
in tutto il mondo.
Nella cassa piccola, dunque, possibile scoprire un grande
suono? Appena ho potuto togliere dall'imballo questo minuscolo
subwoofer sono rimasto perplesso: anzitutto per la densità.
Il peso è elevatissimo, e si ha come la sensazione
che l'oggetto sia riempito di cemento, o di mattoni, e che
lasciarselo sfuggire di mano significhi andarlo a riprendere
al piano di sotto. Poi l'ho immediatamente collegato all'impianto
principale, ed ho atteso per qualche giorno di rodaggio. Ebbene,
devo dire che le perplessità iniziali si sono rapidamente
mutate in stupore (durante l'ascolto) e note di stima (con
l'analisi tecnica). Racchiudere tanta energia e compostezza
in un oggetto così piccolo non è affatto facile,
posso assicurarvi. Se dovessi acquistare un subwoofer continuo
a pensare che non mi rivolgerei ad un oggetto tanto piccolo;
non ho problemi di spazio, e credo che se è possibile
ottenere tanto in una cubatura così ridotta la stessa
tecnologia applicata ad un modello dal taglio maggiore debba
essere davvero entusiasmante; nella stessa linea SPL sono
poi disponibili due modelli maggiori, sino al modello 1200,
con woofer da trenta cm. Ma se di spazio se ne ha davvero
poco, allora credo che l'SPL 800 debba essere tenuto in seria
considerazione.
Diamo una occhiata più da vicino.

Il mobile è cubico, e sul pannello posteriore sono
disposte le classiche regolazioni ed i vari controlli operativi.
La mascherina di protezione è realizzata in spesso
MDF. Un piccolo led di colore blu posto sul pannello superiore
segnala l'operatività dell'unità.

Mano al giraviti, ed ecco venir via il pannello con l'amplificazione
e tutta la sezione attiva.

La realizzazione è di livello molto buono: l'alimentazione
è switching, lo stadio finale in classe D. Il rendimento
dell'elettronica è dunque molto alto, ed è possibile
raggiungere potenze elevatissime senza la necessità
di dissipare eccessive dosi di calore.

La qualità dell'implementazione è molto alta:
questa elettronica è con tutte le probabilità
interamente realizzata in casa, e questo mi sembra un segnale
molto forte: in un periodo in cui l'oriente è in grado
di fornire componenti di qualità sempre maggiore a
prezzi estremamente competitivi continuare a produrre in proprio
significa avere estrema cura dei propri prodotti. Anche l'altoparlante
è un pezzo di grande interesse: il gruppo magnetico
ha un dimensionamento quasi eccessivo.

La
bobina ha diametro di circa 70 mm, e utilizza un avvolgimento
molto curato, su due strati. Sono presenti sia il classico
foro di decompressione posteriore che diverse aperture alla
base del cestello, necessarie ad assicurare il necessario
raffreddamento di tutto il gruppo magnete-equipaggio mobile.
Bellissimo lo spider, che arriva ad abbracciare il supporto
bobina sino alla base del cono.

Le connessioni non utilizzano i classici faston di collegamento:
le trecciole che provengono dal cono si saldano direttamente
ai cavi che vanno verso l'elettronica, fissati poi al magnete
tramite fascette adesive. Da notare poi il cavetto che riporta
a massa, verso l'elettronica, il cestello in lega.
Ecco i parametri di questo woofer :

la risonanza è abbastanza alta, ma si tratta di una
scelta necessaria, adatta a questo tipo di componente. La
cedevolezza infatti deve assolutamente essere contenuta (e
qui accidenti se lo è!) per consentire la gestione
di altissime dosi di potenza, e questo provoca un innalzamento
dei fattori di merito e una diminuzione del Vas. Necessaria
dunque anche una equalizzazione consistente in gamma bassissima.
Nella riposta in frequenza,

con il filtro posizionato agli estremi di banda, si nota dunque
una risposta incredibilmente estesa in basso (qui si può
contare soltanto in una manciata di litri di caricamento,
in cassa chiusa), con un filtro subsonico ad evitare escursioni
inutili e dannose al di sotto dei 20 Hz.
Il mobile del sub, anche questo realizzato in casa, utilizza
spessi pannelli in MDF, con un foglio di acrilico disposto
come materiale assorbente. Tutto il progetto appare realizzato
con estrema cura: le viti che serrano l'altoparlante hanno
madreviti annegate nel legno, non esistono cavetti volanti,
la componentistica è di alta qualità, per un
senso generale di precisione e pulizia di grande livello.
Veniamo allora alle note di ascolto.
Innanzitutto il posizionamento in ambiente, necessario per
ottimizzare la resa nella più ampia zona possibile
di ascolto - situazione tipica in un impianto Home Theatre.
Nel mio solito piccolo ambiente di ascolto, piuttosto assorbente,
ho preferito un posizionamento discosto dalla parete di fondo,
spostato verso il diffusore di sinistra. La prossimità
ad una parete, o - in modo ancora più evidente - ad
un angolo, carica la zona inferiore dell'emissione in modo
non del tutto lineare, e tende a creare un coda eccessiva.
L'SPL 800 è molto sensibile a questo lavoro di accordatura
con l'ambiente; ho notato nel corso del tempo, con prove in
diversi ambienti e con differenti partners, che le prestazioni
ne vengono quasi stravolte. In ogni caso ho potuto trovare
un accordo soddisfacente con i satelliti e l'ambiente intorno
- in alcuni casi un vero connubio - ma sempre ho dovuto dedicare
più attenzioni del solito. Il suono dell'SPL può
tendere al cupo con un certa facilità, ed è
necessario lavorare di fino per ottenere le migliori prestazioni.
Un secondo consiglio: non esagerate. Quando si hanno centinaia
di watt a disposizione al semplice ruotare di una manopola,
e soprattutto quando per molto tempo si èrinunciato
alla parte più bassa dello spettro, allora la tentazione
di andare su con il volume è molto forte. L'SPL asseconda
senza scomporsi richieste consistenti da parte dell'ascoltatore,
ed è difficile, almeno in ambienti di medie o piccole
dimensioni, arrivare alla corda. Ma un livello troppo alto
tende a scomporre la coerenza del sistema, a gonfiare in modo
innaturale l'equilibrio. E rende difficile un buon interfacciamento.
La frequenza di taglio dovrebbe essere a mio avviso il più
bassa possibile: purtroppo manca un controllo continuo della
fase di emissione, e questo rende un poco più complicato
realizzare una fusione inudibile con i satelliti. Quando però
la messa a punto raggiunge un buon equilibrio il suono di
questo piccolo cubetto è stupefacente: la gamma bassa
è profondissima e smorzata, e più di una volta
mi sono trovato stupito ad osservare dal punto di ascolto
questo minuscolo oggettino che metteva in risonanza la scrivania,
la porta, e tanti oggettini solitamente inerti. Bene dunque
il parametro della profondità, e pieni punti anche
per quanto riguarda la precisione e la pulizia. Il basso esce
articolato e ben modulato, consistente, materico. Ciò
che poi continua a stupirmi è come anche l'ampiezza
e la sensazione di respiro della scena acustica tragga miglioramento
dall'aggiunta di un buon subwoofer ben tarato e accomodato
in ambiente. L'immagine si ampia, acquista profondità
e ampiezza; lo spazio tra i vari strumenti si dilata e si
accentuano i chiaroscuri. Una sensazione di maggiore realismo,
insomma. Soltanto in alcuni passaggi mi è sembrato
di percepire una lieve tendenza a scurire la parte più
alta della gamma inferiore, una sorta di indecisione di cui
riporto per dovere di cronaca; in effetti ho avuto difficoltà
a focalizzare questo particolare, anche con differenti brani.
Ritengo che sia ancora da ascrivere alla sensibilità
dell'SPL 800 all'ambiente circostante: consiglio dunque se
possibile una approfondita prova nel proprio ambiente, o l'assistenza
di personale specializzato, se necessario.
In ambito multicanale l'SPL 800 si è comunque mostrato
molto valido: il supporto energetico in gamma bassa è
sempre molto valido e consistente, ovviamente non avendo la
pretesa di sonorizzare una sala congressi. In normali ambiente
casalinghi non si avverte quasi mai una sensazione di compressione.
Una ottima scelta, dunque, per chi ha poco spazio ma non vuole
rinunciare a prestazioni di elevato livello. La costruzione
è eccellente, i materiali impiegati di prima qualità,
il marchio una garanzia in sé; cos'altro aggiungere?
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