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Bentrovati
sulle pagine (web!) di Videohifi.com.
Questa volta abbiamo rivolto lo sguardo verso un amplificatore
integrato che nonostante la tenera età può definirsi,
come recita l'impegnativo nome, un vero classico della hi-fi
di produzione italiana. Come dicevo è facile capire
che stiamo parlando del Pathos New Classic One, amplificatore
integrato ibrido, con uno stadio di preamplificazione a valvole
(una coppia di 6922 marcate Sovtek) e uno stadio finale a
stato solido da 70 w (rms) per canale in modalità stereo.
Credo che non farò un grave torto all'azienda vicentina
se ometto un'adeguata presentazione della casa produttrice
per soffermarmi sul protagonista della prova, ormai chi può
permettersi il lusso di non conoscere questa dinamica azienda
che in pochi anni - è in attività dal 1994 -
ha superato e doppiato numerosi produttori di tutto il mondo.
Il perché è presto detto: idee nella zucca!
Attraverso alcuni concetti (vedi Inpol) ben sviluppati i tre
fondatori della Pathos hanno saputo realizzare elettroniche
dalla qualità eccelsa. Ciò unito alla superba
capacità di inserire elettroniche ben funzionanti in
cabinet, anche se chiamarli così è assolutamente
riduttivo, costruiti in maniera impeccabile e al tempo stesso
affascinante. Sì perché il New Classic One,
giunto alla sua seconda versione, è un apparecchio
che oltre a suonare bene ha un'estetica molto ricercata a
metà strada tra il valvolare tutto a vista propria
di qualche decennio fa e l'elettronica digitale di questi
anni. Nessun particolare costruttivo è lasciato al
caso, ogni vite è stata scelta per il suo scopo e per
il suo design. Gli accostamenti di colore poi ne fanno un
oggetto inseribile in ogni tipo di arredamento, dal legno
d'epoca per la presenza di legno e valvole, al futuristico
spinto grazie alle linee snelle fatte di plexiglas e metallo
lucido. E' mia personale opinione che apparecchi impegnativi
da un punto di vista economico debbano offrire in ogni parametro,
anche quello estetico, quel qualcosa in più, che manca
nella produzione consumer, da cui questi oggetti dovrebbero
discostarsi, salvo poi mostrare telai realizzati con spese
risibili e un estetica il più delle volte frutto delle
catene di produzione, piuttosto che di una scelta di qualità
assoluta. Non è così per il Pathos e secondo
me vale la spesa già per questo parametro. Forse a
questo punto gli esteti e gli architetti d'interni saranno
soddisfatti, gli audiofili un po' meno, vediamo di rimediare
Estetica e costruzione

Entrando
nello specifico credo che con l'ausilio delle foto non sarà
difficile descrivere questo apparecchio dalla forma allungata
e dal frontale snello. I componenti di pregio sono tutti a
vista o quasi perché riparati dentro gusci protettivi.
Partendo dal pannello frontale incontriamo dalla sinistra
il piccolo display dai caratteri rossi che indica alternativamente
sorgente e livello di volume è controllato digitalmente
e aumenta d'intensità quando impegnato dal messaggio
delle manopole e dal telecomando. Al centro contornati da
un inserto in legno sovrapposto al telaio metallico troviamo
le due snelle manopole dorate, la sinistra per il controllo
del volume, la destra per la selezione della sorgente entrambi
a controllo digitale, non ruotano ma toccandole in senso orario
danno un step in aumento, al contrario toccandole in senso
antiorario un step verso il basso, tenendo premuto si sale
o si scende progressivamente. Chiude sulla destra la levetta
per l'accensione e lo spegnimento dell'apparecchio.

Il retro a differenza del frontale è denso di elementi:
sulla sinistra incontriamo subito le connessioni bilanciate
per una sorgente, poi altre quattro sbilanciate, tutte di
linea e una per il tape out, sulla destra il connettore per
la connessione del cavo d'alimentazione. Sopra al pannello
superiore troviamo le connessioni di potenza: due connettori
per lato, separate dal trasformatore di alimentazione, la
posizione non è delle più comode specie se il
cavo è di diametro consistente e anche l'estetica non
se ne avvantaggia. Tutti i connettori sono di ottima qualità
dorature incluse, forse le connessioni sbilanciate sono un
po' ravvicinate tanto da diventare un ostacolo per connettori
di grosso calibro. La precisazione è d'uopo in apparecchi
di questo calibro poiché attualmente sto utilizzando
cavi HiDiamond d'alto lignaggio e come giusto che sia sono
terminati con connettori di qualità con specifiche
esigenze di spazio. Non vorremo mica collegare i diffusori
al Classic One con una rozza piattina rosso-nera?
La costruzione pur essendo notevolmente curata non è
delle più robuste, il plexiglass non è un materiale
indistruttibile e così pure le valvole, anche se protette
dalla struttura in metallo.
Anche il pannello di fondo, avvitato alla struttura principale
tramite sei viti francesi, è un po' troppo sottile
e risonante, ciò è in parte dovuto alla diffusa
foratura necessaria per smaltire il calore, ma si poteva ovviare
aumentando di qualche decimo di millimetro lo spessore del
pannello.
Non è certamente un oggetto da studio di registrazione
o per smanettoni, è elegante, ben rifinito cui si deve
una certa attenzione, un po' come accade per i nostri amati
dischi, non vorrei mai che la superficie dei miei vinili fosse
irreparabilmente rovinata da righe dovute a imperizia del
sottoscritto e vi garantisco che non stareste meglio se per
pura fatalità si dovesse segnare il pannello superiore
del vostro Classic One. Ovviamente queste sono attenzioni
che ciascun bravo audiofilo generalmente non si fa suggerire
da nessuno, anzi, la categoria è spesso oggetto di
derisione per la maniacale cura dei dettagli: quindi audiofili
esigenti andate tranquilli il Pathos è l'apparecchio
che fa per voi, pensate che è anche possibile che vostra
moglie lo trovi gradevole e non vi lanci quindi dietro questo
ennesimo nuovo acquisto

Un
capoverso a parte merita senza dubbio il bel telecomando a
corredo dell'apparecchio, la scelta dei progettisti è
tutta rivolta all'essenzialità delle funzioni a disposizione:
un tasto che seleziona la scelta tra il controllo del volume
e il cambio della sorgente, due tasti per variare questi due
parametri e un tasto per il mute. Tutto qui, ma che bellezza
la finitura in vero legno! Robusto come vorremmo ogni telecomando,
spartano, e tuttavia, semplice nell'uso una volta imparata
la funzione di ciascun tasto. Un accessorio che accresce il
fascino dell'amplificatore.
Funzionamento
L'accensione dell'apparecchio è ritardata di qualche
secondo dopo i quali l'ampli si setta a volume zero. A questo
punto ci possiamo comodamente sedere in poltrona e selezionare
brano e volume preferiti. Come tutti gli apparecchi di un
certo valore per avere le prestazioni migliori si dovrebbe
attendere qualche decina di minuti, accorgimento fondamentale
quando ci si aspetta dall'apparecchio che dimostri tutte le
sue peculiarità, il Classic One dopo circa mezz'ora
di funzionamento è già in grado di offrire prestazioni
ottimali.
Il telecomando è un po' direttivo, non consente disposizioni
dell'impianto laterali rispetto al punto di ascolto, pena
contorsioni spiacevoli e innaturali del busto dell'utilizzatore.
E' prevista la possibilità di far funzionare l'apparecchio
in modalità mono, semplicemente spostando uno switch
sul fondo dell'ampli, ovviamente ciò rende necessario
l'abbinamento con un altro Classic One per tornare a funzionare
in modalità stereo, con tutti i vantaggi che questa
configurazione porta con sé, raddoppio della spesa
incluso.
Non ho riscontrato nessun problema di funzionamento tenendo
l'apparecchio acceso per diverse ore, lui risponde sempre
come fosse fresco e riposato, al contrario del sottoscritto
che dopo alcune ore passate ad alternare dischi di diverso
formato, diffusori di varia cubatura ed elettroniche a stato
più o meno solido, mostra una certa rigidità
di movimento, occhi arrossati e timpani esausti. Le macchine
si sa sulla resistenza hanno una marcia in più!

Suono
e finalmente veniamo al suono.
Credo di poter descrivere le doti di riproduzione del Pathos
in poche sintetiche righe perché quando una prova è
convincente sotto molti punti di vista a poco servono eruditi
giri di parole per illustrarla(Vai al mio
impianto di riferimento).
La timbrica a prescindere dai partner utilizzati è
risultata piuttosto equilibrata con una buona dose di energia
e presenza della gamma bassa, non dinamicissima ma piacevole
ed estesa. La gamma media è il pezzo forte dell'apparecchio
che riproduce voci maschili e femminili con disinvoltura e
dettaglio, la grana è ottima. La gamma alta beneficiando
della sezione pre a valvole si mostra non estesisissima ma
in equilibrio con il medio alto, con cui si fonde alla perfezione.
La scena è sensibilmente estesa verso la profondità,
i piani vengono scanditi in maniera precisa ma non fittizia.
L'apertura verso i diffusori non è da primato, tuttavia
l'emissione non si focalizza quasi mai su questi, facendoli
quasi scomparire. Questa è una prerogativa che mi ha
sempre affascinato molto, la ritengo una sicura chiave di
lettura della prestazione.
Come dicevo la dinamica non lascia senza respiro, qualche
parametro lo dobbiamo cedere per forza, altrimenti saremmo
di fronte alla perfezione da 2000.00 euro; non è un
ampli dimesso, questo va chiarito, ma agli ascoltatori di
musica elettronica, rock, heavy metal e via dicendo consigliamo
di guardar altrove

Conclusioni
Un apparecchio che vorrei avere in casa, è molto bello,
io direi bellissimo ma "de gustibus
", ben
costruito, che suona alla grande, un'ennesima riprova del
fatto, tanto spesso dimenticato, che in Italia si fa dell'ottima
hi-fi, presto sentiremo parlar molto bene di Pathos anche
nel settore multicanale fin ora quasi esclusivo appannaggio
delle produzioni giapponesi, per via del solito snobismo "burino"
tutto nostrano.
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