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Colori
e calore - una preview sul Musical Fidelity Tri-Vista SACD
Perché
una preview su un lettore che è già difficile
ottenere? L'apparecchio, infatti, è uno dei componenti
di una serie limitata (a quanto sembra a 800 pezzi, rivolgetevi
per informazioni sulla disponibilità residua a un negoziante
o a Nu.Arc, il distributore - è vero che il lettore
è a listino dall'anno scorso, ma ho visto, non più
di una ventina di giorni fa, un lettore Nu-Vista CD, della
serie limitata precedente, nuovo presso un negozio), costruita
per il 20° anno di Musical Fidelity.
Musical
Fidelity, curiosamente, dopo aver passato anni in cui sembrava
aver focalizzato il proprio mercato su una zona compresa fra
l'entry dell'alta fedeltà vera e la gamma media/medioalta,
sembra essere stata capace del colpo d'ala, prima con la serie
Nu-Vista cui accennavo sopra (un lettore CD, un amplificatore
integrato, una coppia pre-finale già oggetto di culto),
poi con questa Tri-Vista che, attualmente, comprende il lettore
SACD/CD stereo sotto esame, un integrato, una coppia pre-finale
"statement" di cui, a quanto pare, saranno costruiti
solo 75 pezzi e, da poco, un DAC con upsampling e uscita a
tubi 5703.
Perché,
dicevo: perché questo lettore è stato capace
di cambiare, in meglio, quanto mi aspettavo dalla riproduzione
del digitale a prezzi e complicazione ancora plausibili (sì,
9000 Euro sono molti; sì, come spiegherò sotto,
il lettore non passa inosservato , però le vere alternative
che mi sono note sono multitelaio e/o hanno prezzi molto più
elevati).
La
parte interessante è come arriva al risultato sonoro
che ottiene. Non passa, come siamo soliti attenderci dall'avanzamento
della tecnologia digitale, attraverso la neutralità
più spinta, oltre il limite corrente, fino a portarla,
com'è spesso successo col CD, ad essere troppo estrema
per poter dimenticare le deficienze delle registrazioni e
delle tecniche di ripresa. La macchina non dimentica, qui,
di essere nata per far godere della musica e non per dimostrare
quanto lontani i nostri dischi siano dalla musica dal vivo.
A
questo proposito, mi sembra che il mondo degli ascoltatori
si possa dividere in due correnti fondamentali: da una parte
gli utopisti, quelli che pensano che si debba andare verso
la massima trasparenza a costo del godimento sensuale e immediato
del messaggio musicale; dall'altra i pragmatici, coloro che
sono disposti a venire a patti con l'impossibilità
di raggiungere il risultato del realismo completo, accettando
un possibile abbellimento del messaggio inciso nei dischi
per alcuni parametri, sia pure rinunciando ad altri. Quello
che penso è che, preso atto dell'inesistenza del suono
assoluto (il suono assoluto di cosa?), si tratti di scegliere
un insieme di priorità - e quindi, implicitamente,
un insieme di compromessi - verso cui rivolgere il proprio
interesse. E' qui che, pur in una prospettiva, quale io rivendico,
di massima trasparenza degli apparecchi rispetto al messaggio
sonoro inciso, rientra dalla finestra il gusto personale.
Non è nemmeno necessario che la scelta delle priorità
sia un atto conscio, né che essa rimanga costante nel
tempo. E' tuttavia necessario rendersi conto delle limitazioni
che gli apparecchi e i sistemi hanno; tali limitazioni sono
implicite nella scelta (di gusto) che si opera quando si preferisce
un apparecchio o un sistema ad un altro.
Ma
sto divagando rispetto a ciò che, in questa preview,
mi preme raccontarvi di quanto penso di aver capito di questa
macchina, nell'ancora troppo breve tempo in cui l'ho avuta
a disposizione. Al Tri-Vista la musica interessa, al Tri-Vista
interessa che a voi piaccia la musica che fa. Non per questo
è un apparecchio ruffiano, ovviamente colorato o che
cerchi di nascondere quanto di sbagliato c'è nella
musica. Diciamo che, se bianco è il colore della neutralità,
azzurro è quello della freddezza, rosso quello del
calore, il Tri-Vista è ambra tendenza arancio (non
è una suggestione dovuta al colore dei suoi piedoni
illuminati durante la fase di riscaldamento). Il lettore non
è scevro da lievissime colorazioni, una sorta di contouring
della sua risposta dinamica (ché la risposta in frequenza
in regime statico dev'essere, al solito, una linea retta senza
esitazioni, a dire quanto le misure classiche siano in grado
di parlarci di come un apparecchio suona quando riproduce
musica); mi pare che tenda ad essere molto dolce nel suo modo
di porsi e che esageri, appena quanto serve per colpire con
la bellezza del suo suono, l'impatto delle frequenze basse
e mediobasse. Il dettaglio riproposto, in questo quadro di
dolcezza, è elevatissimo, la rugosità naturale
degli archi e i rumorini vari sono presenti e percettibili,
ma ci si lascia volentieri trascinare dalla musica, dal messaggio,
dal piacere d'ascolto. Non vengono affatto appianate le differenze
fra un disco e l'altro, né l'abisso di miglioramento
fra il layer SACD e il layer CD dei dischi ibridi (sui CD
mi dilungherò nella recensione completa sul prossimo
numero); però ci si scorda volentieri della residua
meccanicità del medium a bassa risoluzione per ascoltare
la musica. Utilizzando software ad alta risoluzione, il messaggio
è proposto con una delicatezza (le migliori sibilanti
che io abbia mai sentito) e una fluidità che non mi
erano sembrate, fino ad ora, alla portata del digitale, neanche
ad alta risoluzione. La smaterializzazione dei diffusori,
la capacità di riempire lo stage, il senso di continuità
della scena sono, davvero, eccezionalmente vicine a quanto
sa fare il migliore analogico. Prima di rischiare di generare
il sospetto di un suon lontano o eccessivamente abbellito,
mi preme dire che il lettore è anche provvisto di un
impatto eccellente e che tende piuttosto verso un'impostazione
leggermente monitor della scena acustica, sottilmente avvicinante
le entità più prossime ai microfoni (o all'ascoltatore
nell'idea di chi ha ricreato la scena in studio); ma è
la delicatezza mista a precisione che trovo sorprendente.

Niente
nell'estetica dello chassis prepara ad un risultato di tale
delicatezza. Il lettore è grosso, imponente, vistoso:
48 centimetri di larghezza (vera, niente alette rack), 18
di altezza, 23 Kg di peso; un frontale in alluminio spazzolato,
un enorme display con caratteri azzurri, che fra l'altro,
con mio massimo scorno (la danza dei numeri mi infastidisce),
non si può spegnere, quattro abbondanti piedoni che
si illuminano - con un effetto scenografico al limite dell'urlato
sul ripiano di vetro del mio tavolo Mana Audio - di rosso
appena acceso l'apparecchio, mentre è in muting, incapace
di reagire ai comandi e i suoi relais scattano, di ambra nella
fase di riscaldamento, i primi 30/35 minuti, di blu quando
il lettore è caldo.

Il
blu dei piedoni (e continuiamo con il piccolo cahier des doléances,
dopo il display non azzerabile) è diverso da quello
del display; il display presenta solo le informazioni di traccia
corrente e di tempo dall'inizio della stessa o di tempo residuo
di traccia (niente CD o SACD text) e, se non si sta attenti
nel momento in cui si schiaccia Play la prima volta, si può
persino essere presi dal dubbio su quale sia il layer di un
ibrido che si sta ascoltando, visto che appare solo la prima
volta la scritta "DSD 2/0" per i SACD e "PCM
2/0" per i CD - niente di grave, basta sentire la differenza

Inoltre,
mentre la scelta fra tempo trascorso e tempo residuo viene
mantenuta in memoria se si spegne la macchina, non così
la luminosità del display, che, ad ogni nuova accensione,
viene ripristinata al massimo tra i tre livelli selezionabili.
Il layout dei tasti sul frontale (e, se vogliamo dirlo, anche
quello sul telecomando multifunzione in dotazione, che è
in grado di controllare l'integrato Tri-Vista e un sintonizzatore)
è un po' disorientante, con il tasto di open-close
piazzato immediatamente a sinistra del display, cosa che,
se, come me, siete abituati a usare i comandi con la destra
e a maneggiare il disco con la sinistra, rende l'operazione
di carico-scarico del dischetto un po' meno agevole del normale.
Il cassetto si apre troppo poco, appena di un filino, costringendo
a inserire il disco "di punta" nel cassetto per
non colpire il prezioso (ma, ad occhio e croce, piuttosto
resistente ai graffi) frontale. La meccanica, una Philips,
non è del tutto scevra, nel vissuto esemplare demo
che ho a disposizione, dai notori rumorini e ticchettii, anche
se la robustezza e lo smorzamento del telaio rendono i rumori
inudibili da distanze superiori al metro. Il fatto che la
funzione per la ricerca del brano precedente sia implementata
"a la" Philips la rende, di fatto, utilizzabile
solo per tornare all'inizio del brano corrente, dato che,
per saltare tre brani all'indietro, è richiesta una
rapida pressione per numerose volte del tasto stesso.
Ma,
insomma, chi se ne importa. L'importante è che suoni,
i "quirk" rendono l'apparecchio, in definitiva,
ancora più amabile; il fatto di poter trovare difetti
nella sua interfaccia utente me lo fa sentire più caro,
più umano.
Dal
punto di vista tecnico, si tratta, dicevo, di un apparecchio
che utilizza la base meccanica Philips. Può leggere
CD e SACD; il percorso del segnale è completamente
separato per i SACD, per i quali l'elaborazione è in
DSD puro, e per i CD, che vengono trattati in PCM effettuando
l'upsampling a 192 KHz e l'incremento della lunghezza della
parola a 24 bit. I convertitori dovrebbero essere i Burr Brown
1738; gli stadi d'uscita impiegano valvole 5703 in numero
di due per canale, montate in orizzontale, che fanno vedere
la loro luce attraverso le feritoie sul pannello superiore.
La curatissima alimentazione impiega induttanze nel filtro.
Sono presenti uscite analogiche RCA (stranamente, benché
che l'architettura digitale sia differenziale, non sono state
previste le tanto di moda uscite bilanciate), uscite digitali
in standard S/PDIF (su connettori coassiale e TOSlink) e un
ingresso digitale S/PDIF, su connettori della stessa tipologia.
Il manuale d'uso riporta, a questo proposito, una grossolana
inesattezza, dato che asserisce che l'ingresso è compatibile
con CD (e va bene), DVD-Video PCM a due canali (e ci siamo
ancora), DVD-Audio (e cominciamo ad essere su terreno abbastanza
scivoloso) e SACD (e non ci siamo proprio, i lettori SACD
non hanno uscita digitale su S/PDIF, cosa si potrebbe connettere
al lettore?).
Per
l'investigazione delle prestazioni e delle possibilità
operative date dagli ingressi (e dalle uscite) digitali, il
resoconto sulla qualità sonora in ascolto CD (comunque,
lo dico fin da ora, di livello altissimo) e quello più
circostanziato sulla qualità d'ascolto SACD, dovrete
aspettare il prossimo numero della rivista.
Lettore
CD/SACD stereo con ingresso digitale
Percorsi di segnale separati per CD e SACD
Convertitori delta-sigma 24 bit differenziali, 8x oversampling
Upsampling a 192/24 per i CD e per l'ingresso digitale
Uscita a valvole
Meccanica Philips
Impedenza d'uscita (uscite analogiche) 50 Ohms
Prestazioni specificate con SACD
Risposta in frequenza 10Hz-20kHz +0 / -0.1dB (riferito a segnale
a 1 kHz)
10Hz-30kHz +0 / -0.3dB (riferito a segnale a 1 kHz)
10Hz-40kHz +0 / -1.6dB (riferito a segnale a 1 kHz)
10Hz-50kHz +0 / -4.8dB (riferito a segnale a 1 kHz)
Rapporto segnale rumore (muting digitale) > 110dB pesato
A
THD (distorsione armonica totale) < 0.001% at 1kHz
Separazione > 98dB 10Hz-20kHz
Errore di linearità a 1kHz 0dB at -100dB, 0.2dB at
-110dB
Uscita nominale a 0 dB digitali 2.4VRMS a 1kHz
Prestazioni specificate con CD o ingresso digitale esterno
Risposta in frequenza 10Hz-20kHz +0 / -0.05dB (riferito a
segnale a 1 kHz)
Rapporto segnale/rumore > 110dB pesato A
THD (distorsiuone armonica totale) < 0.002% 10Hz-20kHz
Separazione > 90dB 10Hz-20kHz
Errore di linearità a 1kHz 0dB a -80dB, 0.7dB aa -90dB
Uscita nominale a 0 dB digitali 2.35VRMS a 1kHz
Jitter 150pS
Ingressi/uscite
Ingressi digitali: 1 ottico (Toslink), 1 S/PDIF (RCA)
Uscite analogiche: 1 coppia su RCA
Uscite digitali: 1 ottica (Toslink), 1 S/PDIF (RCA)
Peso 23 kg netti, 25 Kg lordi
Dimensioni: L 480 mm, A 165 mm, P 380 mm
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