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Storia del Professor Gropius e del Signor Gallo
In quella fucina d'idee che fu la Germania di Weimar, un professore
d'architettura fondò una scuola il cui nome sarebbe
divenuto sinonimo di riconduzione estetica degli oggetti al
loro uso. Quel professore era Walter Gropius, la sua scuola
era il Bauhaus.
Anche come risposta agli anni del Liberty e del Déco
in cui l'ornamento era divenuto esso stesso forma, il credo
di questa scuola fu che una nuova arte avrebbe dovuto disegnare,
sulla base della sola funzionalità, gli oggetti che
le fabbriche dovevano produrre.
In quegli anni si gettarono le basi di quello che sarebbe
stato il design industriale del ventesimo secolo; quando la
Scuola fu travolta dagli avvenimenti politici degli anni Trenta
molti suoi studenti si dispersero per il mondo dove avrebbero,
nel secondo dopoguerra, disegnato intorno a una stretta funzionalità
moltissimi di quegli oggetti che avrebbero riempito le case
e le vite degli occidentali fino al giorno d'oggi.
Mentre
estraevo dal loro solidissimo imballo questa coppia di originali
diffusori, mi domandavo se il Signor Anthony Gallo abbia studiato
al college design industriale oppure se sia stata la logica
della funzionalità innanzi tutto a suggerirgli l'impostazione
delle sue Dué.
Il punto è che questo è un diffusore esteticamente
notevole: tanto per capirci, sarebbe bello anche se con due
lampadine al posto dei midrange venisse venduto come lampada.
Qui invece la bellezza estetica e il conseguente elevato WAF
(Wife Acceptance Factor, fattore di gradimento femminile)
vengono dalla totale finalizzazione della forma allo scopo:
suonare.
Il trasduttore (non c'è una cassa!) è composto
da due sfere d'acciaio che ospitano i larga banda da tre pollici
con membrana in polipropilene, fissati senza flangia per eliminare
diffrazioni e decompressioni, congiunte da un tozzo cilindro
che ospita il tweeter.
La forma delle due sfere le rende immuni da onde stazionarie
e diffrazioni e, secondo la Casa, le caratteristiche progettuali
le rendono equivalenti a casse di litraggio dieci volte superiore.
Il tweeter CDT (marchio della Casa) è un'unità
a nastro: una lamina argentata in Kynar, materiale plastico
di derivazione aerospaziale, protetta da una griglia, viene
eccitata elettricamente e riproduce grazie alla massa ridottissima
la banda elevata dello spettro con una velocità e un
angolo di dispersione, si suppone, superiori alle unità
convenzionali.

Pronti ad iniziare?
La
foto mostra il set di una Dué appena uscita dalla scatola.
La griglia è già montata di fabbrica, e intorno
si possono vedere da sinistra il supporto per superfici piane,
le staffe per il montaggio a muro e sul supporto, i parapolvere
in plastica e tela alternativi alla griglia. Sullo sfondo
il manuale d'istruzioni, chiaro e prodigo di ottimi consigli
sull'installazione, ma purtroppo redatto in sola lingua inglese
(ottime e di buon senso anche le pagine di consigli al sito
Internet della Casa). In primo piano la chiave a brugola fornita
e la minuteria di fissaggio del diffusore alla staffa.
Le Dué sono disponibili in metallo spazzolato come
l'esemplare in prova, in nero (molto hi-tech) e in bianco
(molto fine-anni '60). Nelle foto trovate tutte le combinazioni
di griglie e supporti, e in una anche un dischetto per dare
una misura esatta dell'oggetto.
E' possibile anche l'installazione a muro e si può
sempre scegliere fra il montaggio orizzontale e verticale,
le Dué sono comunque molto stabili in virtù
dell'elevato peso rispetto al volume.

Meccanica di precisione
Nel
fare tutte queste prove non ho incontrato la minima difficoltà
e non sono venuto in contatto con nessuna parte in plastica
tranne l'isolante degli ottimi anche se piccoli morsetti dorati
(A, nell'immagine) e i parapolvere: il resto è tutto
metallo lavorato a tolleranze bassissime. Impressionante la
precisione delle giunzioni e delle sedi delle viti: ho avuto
la sensazione che queste modifiche potessero essere ripetute
decine di volte senza un graffio per il diffusore, che in
assetto di guerra con la sua griglia in metallo pesa quasi
tre chili e mezzo.
Nella seconda foto, al disotto del pannello posteriore tenuto
in sede da quattro viti degne del coperchio punterie di un'auto
(B) è visibile un ulteriore pannello bloccato da sei viti
(C) che copre il trasformatore asservito al tweeter, corresponsabile
del peso dell'apparecchio, e il cablaggio interno(D): attenzione
perché non si tratta di banale piattina ma di filo
d'argento marcato Gallo Acoustics. Notare l'ampio foglio di
isolante che fodera il pannello (E) e gli altri patch di materiale
isolante (F) all'interno del mobile
scusate, della carrozzeria.
Un
progetto modulare
Queste Gallo fanno parte di un sistema modulare espandibile
che parte da una coppia di Nucleus
(provate sul numero 3 di Videohifi.com), per arrivare
al sistema con sub amplificato (ulteriori 1.200 Euro) che
fornisce potenza anche ai satelliti Dué. Potete iniziare
comprandone una come centrale HT e poi ancora due per la sezione
frontale, frazionando la spesa e verificando la rispondenza
del suono ai vostri gusti, e poi i surround e il sub, o puntare
sui frontali e far crescere un sistema a due canali hi-fi
stereo in odore di High-End.
Potete installarle virtualmente ovunque, su ripiani, scaffali,
muri. Un vero passe partout.
E, riprendendo il discorso sul Bauhaus di Gropius che facevo
in apertura, è proprio da questo focus sulle prestazioni
e sulla facilità di utilizzo che deriva un'estetica
così, almeno a mio avviso, originale e valida.
Il
suono di una forma
Ho iniziato gli ascolti in stereo due canali con pre Galactron
e finale Leak Stereo 20, un classico di lusso del valvolare
Vintage.
Usando le Dué come una coppia di minidiffusori stand
alone senza sub, come era giusto attendersi i piccoli altoparlanti
si sono rifiutati di riprodurre una degna gamma bassa.
Sono poi passato al collegamento dell'uscita del Leak al sub,
componente come vedremo cruciale per il sistema.
Ho utilizzato il mio fido JBL che con il suo altoparlante
da 30 cm caricato in bass-reflex e i suoi 120 Watt è uno dei
sub più musicali che conosca fra quelli di costo umano (ed
è anche
conterraneo delle Gallo venendo dalla
costa Ovest degli Stati uniti).
Il segnale già amplificato dal Leak e tagliato dal
crossover del sub tornava poi alle Gallo. Nulla da fare: suono
un po' velato, zona d'incrocio fra le frequenze dura da gestire
e soprattutto non uniforme con tutti i dischi. Ho quindi accantonato
anche questa seconda configurazione e ho fatto ricorso al
mio Marantz 7000 usando il Leak come finale dei suoi frontali..
La traccia preamplificata da mandare al sub veniva quindi
elaborata nel dominio digitale dal ricevitore.
Ho regolato sul massimo la frequenza di taglio del sub per
escluderne di fatto l'intervento affidando la ripartizione
interamente al ricevitore, ho fatto un paio di prove con la
fase e ho proceduto alla regolazione fine del livello dal
sub stesso e non dal Marantz.
Tutto un altro mondo! L'incrocio è diventato molto
più fluido, e la gamma bassissima ha gentilmente "
riempito " le parti lasciate vuote nel segnale dalle
Gallo, un po' come l'acqua versata da una mano accorta riempie
senza farlo traboccare lo stampo per cubetti di ghiaccio di
un frigorifero.
L'unico problema rimasto, che forse non si verifica con il
sub della Casa, è che il roll-off dei bassi delle Gallo
inizia piuttosto in alto ed è alquanto ripido, pertanto
bisogna rinunciare a un'emissione esplosiva in gamma bassa
che costringerebbe il sub a salire fino ad emettere frequenze
direzionali corrompendo il panorama sonoro.
Questo ha tolto un bel po' di energia alla riproduzione dell'organo
della Sonata II in Do di Mendelssohn.

Un'estetica versatile
Dopo
aver risolto il problema dell'interfacciamento con il subwoofer
il quale dà alla gamma bassa la sua propria impronta,
mi sono concentrato sull'ascolto.
Ho potuto così godere di un palcoscenico sonoro spettacolare
per la categoria e anche per categorie ben superiori, con
gli strumenti illuminati dalle Gallo con una precisione da
lama di rasoio e con un profondo buio fra di loro, in una
splendida scansione di piani sonori. Ottima la spazialità
in profondità e altezza, buonissima anche in larghezza
anche se in questa dimensione il palcoscenico rimane confinato
fra i diffusori.
Questi ultimi, già fisicamente piccoli, scompaiono
totalmente dalla scena e la musica se ne stacca totalmente.
Velocissima la gamma acuta, forse leggermente dura ma molto
aperta, mentre la gamma media è veloce, molto presente
e rifinita. Ottimi i transienti. Con le percussioni di Inomata
le doti di velocità, dinamica e contrasto danno grande
spettacolo producendo un suono dal ritmo frizzante e coinvolgente,
forse un po' secco per via del protagonismo del tweeter (le
bacchette di legno picchiate fra loro dal batterista sembrano
quasi di metallo). La voce della Sutton è corretta
ma un filo mancante di calore, mentre quelle maschili sono
ben impostate ma mostrano una leggera nasalità che
in alcuni passaggi dà loro un che di scatolato o di
sintetico. Quest'ultima caratteristica si corregge in parte
allontanando le Gallo dalla parete posteriore.
La Casa suggerisce di utilizzare i propri cavi in argento,
usati anche per il cablaggio interno delle Dué. In
realtà è andata benissimo anche una semplice
piattina audio OFC da 2,5 mmq e, meglio ancora, un progetto
DIY molto trasparente ma ad elevata capacità. Il roll-off
sugli acuti di quest'ultimo ha ammorbidito leggermente le
Gallo (occhio a eventuali tendenze all'auto-oscillazione dell'ampli).
Dove collocarle? A mezzo metro circa da tutte le pareti, seppur
poco in assoluto questo è già un multiplo della
grandezza del diffusore, e giova alla timbrica generale e
al palcoscenico. Le Dué vogliono stare in alto, io
le ho appoggiate direttamente sopra le mie Klipschorn delle
quali sembravano i supertweeter (!).
Le caratteristiche di dispersione, specialmente dell'unità
degli alti, sono eccezionali quindi l'angolo di convergenza
(toe-in) può essere molto ridotto ; la zona ottimale
d'ascolto (sweet spot) è piacevolmente larga. Si può
quindi tutto sommato rinunciare all'installazione verticale
che permette al tweeter il massimo della dispersione sul piano
orizzontale.
La griglia metallica e le cuffie parapolvere per gli altoparlanti
da installare in alternativa hanno lo stesso effetto, secondo
me positivo, di una moderatissima limatura degli acuti.
Nessuna caduta di stile quando ho smesso di usare il Leak
come finale passando tutto al Marantz; a livello interfaccia
un ricevitore x.1 di buona qualità, dal suono non duro
e con un po' di Watt (Gallo dichiara 89 dB di sensibilità)
andrà benissimo. Nessun problema neppure quando le
americanine hanno lavorato come canali frontali del sistema
HT.
Qualità
inaspettate
E proprio con il cinema in casa hanno dato un'altra bella
prova di sé: ne ho installata una come canale centrale
fissandola direttamente sopra al televisore con due pezzetti
di biadesivo. Il risultato estetico è stato validissimo
(vedi foto), e quello sonoro non è stato da meno.
La Gallo si è trovata a distanza ottimale da parete
posteriore e pavimento, e ha fatto quello che i migliori centrali
devono fare: rendere perfettamente intelligibili i dialoghi,
parte principale della loro traccia sonora ed elemento vitale
per la visione del film. Ho fatto la prova del nove con la
scoppiettante commedia " La bottega del barbiere "
del rapper Ice Cube: nella traccia originale i dialoghi serrati
e sovrapposti fra più persone che parlano inglese con
forte accento costringono i non madrelingua a uno sforzo notevole
per seguire le battute. Con le Gallo ho potuto rilassarmi
ben più del solito, dato che la precisione, la velocità
e la capacità di scansione dei piani sonori hanno reso
perfettamente nitide le voci di ciascuno. Certo, un centrale
che scende di più dà maggior calore alle voci
ma è anche vero che ci sono in giro già troppi
diffusori che trasformano la voce di Harrison Ford in quella
di Barry White.

Finalmente niente più scatolotti
neri
Finale
Ho fatto la conoscenza di un oggetto pensato e disegnato per
suonare, e per farlo bene.
Non si tratta di un prodotto high end, almeno non in questa
configurazione, ma ha la solidità di un carro armato.
Inaspettatamente, per chi non sia appassionato di design industriale,
questo oggetto è anche bello e sebbene non venga regalato
ha un prezzo adeguato alle sue qualità, a partire dalla
cura riposta nella lavorazione del metallo.
Se siete dei malati del monotriodo con diffusore largabanda,
se siete alla caccia di " archi materici e serici "
(ma lo avete mai sentito quanto graffia un violino dal vivo?),
oppure se vi sentite a disagio se le vostre casse non hanno
le venature del ciliegio al posto giusto e il tweeter non
viene dal Circolo polare, o se infine i dialoghi dei vostri
film si svolgono solo fra l'Orco delle favole e Amanda Lear,
lasciate stare le Gallo.
Se invece vi piace sentire la musica con ritmo e passo coinvolgenti,
se della musica amate la dinamica, il contrasto, la velocità
e il palcoscenico, oppure se non volete perdere una sillaba
del dialogo sussurrato in napoletano fra Eduardo e Titina
De Filippo, se d'estate volete portare con voi le amate casse
nella casa di vacanza, se volete poterle spostare ogni sera
per montare il tavolo da ping-pong con vostro figlio e vederle
far bella figura con gli ospiti un'ora dopo, andate ad ascoltare
le Dué.
Fatelo prima di comprare in un Gigastore uno di quei sistemi
di diffusori a forma di canna da pesca, di libro di ricette,
di portapenne o di cubo di Rubik che, oltre a essere spesso
costruiti in pura plastica, sono quasi sempre disegnati per
limitare gli attriti in famiglia e non per suonare come si
deve.
Non so se Anthony Gallo conosca il Bauhaus, ma se Walter Gropius
oggi potesse ascoltare musica lo farebbe, probabilmente, con
i suoi diffusori.
Estratto
del foglio specifiche tecniche:
Risposta
in frequenza: 80Hz - 40 kHz
Sensibilità : 89 dB
Impedenza nominale: 8 Ohm
Potenza massima amplificazione 100 W
Le
Gallo Dué sono state provate con:
L'impianto
Sorgente digitale: Philips DVD 963 SA
Pre amplificatore: Galactron Mk 2161 Signature
Finale: Leak Stereo 20
Amplificatore Audio/Video: Marantz SR7000
Subwoofer: JBL PSW-1200
Televisore: Philips 32PW6826
Trappole acustiche: DaaD
Cavi: Cambridge, G&BL, diversi esemplari autocostruiti.
Linea d'alimentazione dedicata
I
principali dischi - CD:
Tierney Sutton Blue in Green Telarc Jazz
Takeshi Inomata & Separation Ex-Spiral New Sonic Dimension
Mendelssohn-Bartholdy (F.Framba) Sonata II in Do Sicut Sol
Freddy Cole Rio de Janeiro Blue Telarc Jazz
I
principali dischi -DVD Video:
Ice Cube The Barbershop State Street / Cube Vision, MGM
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