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Comunicazioni di servizio
Prima
di parlarvi di fonè e del suo rapporto "caldo"
col SACD, alcune comunicazioni di servizio. Il lungo iato
fra l'ultima pubblicazione di questa rubrica e la puntata
corrente è puramente dovuto ad esigenze editoriali,
assolutamente non ad un cambiamento di rotta della posizione
mia e della redazione sui nuovi formati digitali. A dimostrarlo,
grazie alla riattivazione del blog di Videohifi, troverete
notizie e brevi recensioni tecnico/musicali su http://www.videohifi.com/blog.asp
, che assumerà, per quanto riguarda i miei interventi,
una ormai fondamentale, vista la quantità di uscite,
funzione di aggiornamento costante della situazione dei nuovi
formati digitali.
Fonè

Non
poteva che essere fonè, dopo i "tentativi"
della puntata precedente, la prima etichetta ad avere un'intera
puntata della rubrica ad essa dedicata. Fonè è
stata la prima etichetta discografica italiana e una delle
prime in assoluto a credere al formato SACD, dopo aver effettuato
una serie di prove a confronto fra il PCM ad alta risoluzione
e il DSD che, a detta di Giulio Cesare Ricci, il patron dell'etichetta
livornese, si sono concluse con la dimostrazione di una sostanziale
superiorità del procedimento di registrazione Sony/Philips
sul piano musicale, nella capacità, cioè, nelle
parole di Ricci, di contenere emozioni. D'altra parte, fonè
è nata vent'anni fa esatti per fare dischi in vinile,
giusto all'alba della rivoluzione del CD. Ricci ammette di
aver subito - come molti di noi - la porzione di storia dei
mezzi di distribuzione della musica che ha visto il trionfo
del CD, che sicuramente ha fatto tanto per lo sviluppo dell'industria
discografica, ma sui cui effetti sulla riproduzione musicale
vera e propria ci sarebbe (c'è) molto da dire. Per
Ricci, il SACD, come il vinile, è in grado di riproporre
all'ascoltatore una parte significativa, fondamentale dell'emozione
del concerto dal vivo, cosa che il CD non è in grado
di fare. Certo, per alcuni anni anche il nostro Ricci si è
dovuto arrendere al dominio totale del CD sul mercato in cui
si muove, quello della musica classica (con qualche incursione
nel jazz e nella leggera intelligente), pubblicando la grande
maggioranza del proprio catalogo solo in CD. Tuttavia, nel
momento in cui è giunto il nuovo supporto e la capacità
di duplicazione è diventata sufficiente, Ricci ha annunciato
che fonè avrebbe (come ha) rinunciato definitivamente
alla stampa di nuovi CD, per dedicarsi al solo supporto ibrido
e (gradito ritorno) al vinile, in nuove stampe "pesanti"
(200 grammi e oltre) e probabilmente al 45 giri, dato che
al nostro perfezionista livornese le stampe a 33 giri sembrano
ormai insufficienti.
Parlando
delle uscite correnti, possiamo idealmente dividere il catalogo
fonè in due sezioni: quella di cui fanno parte registrazioni
non nuovissime, anche se, ovviamente, vista l'età dell'etichetta,
recenti, effettuate in analogico, e quella di cui fanno parte
le registrazioni più recenti, effettuate in DSD anche
multicanale, spesso con l'appoggio dei tecnici di Polyhymnia,
l'ex studio Philips Classics di Eindhoven, acquistato dai
precedenti manager Philips quando la casa madre manifestò
l'intenzione di disfarsene qualche anno fa.
Ma
prima di parlare delle uscite correnti
Le
future uscite fonè in SACD
Queste
future uscite sono una novità per chi non sia passato
ai recenti Top Audio & Video e Roma Hi-End, ai quali,
presso lo stand fonè, era disponibile il catalogo SACD
2003/2004. Le novità annunciate, quindi:
-
il Ludus Danielis, nella versione del New York Ensemble
for Early Music diretto da F. Renz (uno dei maggiori successi
"audiofili" del catalogo fonè)
-
il primo libro delle Messe di Palestrina eseguito dal Coro
dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia (un triplo SACD
ibrido stereo e multicanale da nuove registrazioni)
-
le Musiche Sacre Concertate di Cavalli, eseguite da solisti
con l'Accademia di Musica Antica e l'Ensemble Vocale e Strumentale
di Rovereto (stereo e multicanale, nuova registrazione)
-
un'antologia di opere per piano di Mozart eseguite da C.
Rosen (registrazione effettuata nel 2001 presso i giardini
di Ninfa)
-
il secondo volume dell'Omaggio a Fritz Kreisler intitolato
"I Violini di Cremona" eseguito da Salvatore Accardo
e Laura Manzini (sotto vi parlo del primo volume)
-
i Capricci di Paganini eseguiti da Salvatore Accardo (una
nuova registrazione che, personalmente, attendo con ansia
conoscendo le precedenti registrazioni paganiniane del grande
violinista italiano)
-
I Due Foscari di Giuseppe Verdi con Leo Nucci, Vincenzo
La Scola, l'Orchestra e il Coro del Teatro S. Carlo di Napoli
diretti da Nello Santi (registrazione del 2000)
-
la Jenufa di Janacek con Raina Kabaivanska, l'Orchestra
e il Coro del San Carlo di Napoli diretti da Vladimir Jurovski
(registrazione del 2000)
-
la Lucia di Lammermoor del Maggio Fiorentino del 1996, con
Mariella Devia, Roberto Frontali e Zubin Mehta quale direttore
-
tre-opere-tre dal Regio di Parma registrate nel 2002, una
anche multicanale, il Marin Faliero di Donizetti, con Pertusi,
Devia, Blake, Servile e la direzione di Ottavio Dantone;
Il Campanello di Donizetti e La Clochette di Duni in stereo
Credo sia sufficiente (eufemismo
) a confermare quanto
fonè creda al nuovo formato
I dischi

Il
catalogo fonè, dal punto di vista strettamente musicale,
è decisamente vario, dato che comprende musiche che
vanno dal repertorio medievale al periodo classico, al Romanticismo,
alle incursioni nel pop e nel jazz. Manca solo la musica contemporanea;
inoltre, per ovvi motivi di dimensioni e sforzo economico,
l'etichetta, non potendo permettersi di mettere sotto contratto
i mostri sacri dell'interpretazione della classica, preferisce
rivolgersi a opere cameristiche o a parti del repertorio non
abusate dalle grandi etichette discografiche o dalle grandi
orchestre. Ci sarebbe da dire che questo tipo di scelta, condiviso
anche da molte altre etichette minori che hanno fatto da pionieri
all'introduzione dei formati ad alta risoluzione, ha portato
ad una sorta di "strabismo" del catalogo, che si
sta risolvendo proprio in questi giorni (fin troppo, tre etichette
hanno fatto uscire, contemporaneamente, nuove edizioni del
Primo Concerto per piano di Ciaikovski
), cioè
alla reperibilità di opere come Sapho di Massenet in
SACD quando non c'è né un Tristano e Isotta,
né un Trovatore, né un Don Giovanni, o di una
scelta di Sinfonie di Herschel quando non esiste una registrazione
in SACD disponibile singolarmente della Quarta di Beethoven
o della sinfonia N° 29 di Mozart.
Sgombriamo
subito il campo da quanto più mi lascia personalmente
perplesso del catalogo fonè, cioè dalla versione
"a parti reali" delle Quattro Stagioni (fonè
005 SACD) eseguita dal "fonè ensemble" con
Marco Fornaciari come violino solista e maestro concertatore
e altri 6 strumentisti che eseguono il sempiterno ciclo di
concerti di Vivaldi e due Sonate per violino e continuo utilizzando,
escluso il clavicembalo (uno strumento del 1997) e il violino
(del 1922), gli strumenti della sala dei violini di Cremona,
cioè un violino Stradivari, un Guarneri, un Amati,
una viola Amati, un contrabbasso Gasparo da Salò. Le
mie perplessità non riguardano l'eccellente registrazione,
fedele, come sempre nelle registrazioni di Giulio Cesare Ricci,
al principio degli "strumenti reali in ambienza reale",
quanto l'interpretazione, che mi sembra "a metà
del guado", non ancora fedele alla cosiddetta prassi
filologicamente informata e non più romantica, un po'
né carne né pesce. Sinceramente ho parecchie
difficoltà ad ascoltare quasi qualsiasi cosa di epoca
pre-classica in esecuzioni non filologicamente informate;
nel caso delle Quattro Stagioni la concorrenza è tanta
che mi risulta pressoché impossibile pensare a questa
esecuzione, pur ottimamente registrata, quando mi viene voglia
di sentire i Concerti (sì, mi capita, sarà perverso
ma mi succede). In SACD è disponibile la versione dei
Sonatori della Gioiosa Marca con Carmignola, altrettanto "a
parti reali" ma filologicamente informata, peggio registrata
(l'origine è PCM 16 bit/44.1 KHz), ma piena di vita.

Ora
che mi sono tolto il dente, possiamo cominciare dal n. 1 del
catalogo fonè, il SACD 001 "Abballati, Abballati!
Canti e suoni della Sicilia Medievale" eseguito dall'ensemble
Al Qantarah. Non so di preciso, non essendomi mai capitato
di sentirli dal vivo, come suonino strumenti quali il "friscalettu"
e il "marranzanu"; ciò che vi posso dire
è che questo è uno splendido disco, molto divertente
da ascoltare, con una resa, soprattutto nel layer ad alta
risoluzione, estremamente realistica dell'ambienza e degli
echi ambientali e con la prima prova di ciò che si
andrà confermano più tardi, cioè che
Giulio Cesare Ricci è un vero maestro nella registrazione
della voce umana.
Per
continuare con la musica pre-barocca, un altro disco fonè
merita ogni attenzione, "Primus ex Apostolis" (fonè
SACD 007), una raccolta di canti della via per Santiago eseguiti
dall'Ensemble Weltgesang. Di godibilità forse meno
diretta e immediata del precedente (che è un disco
che può tranquillamente essere consigliato anche a
chi non abbia particolare esperienza di musica antica, né
di musica classica tout-court), più dominato dalle
voci che dagli strumentini, è registrato in un'ambienza
meno riverberante (ed è quindi più facile da
riprodurre) ma, di nuovo, estremamente realistica.
Affine
ai precedenti è "Vir Dei Benedictus" (fonè
SACD 002), registrato da Giulio Cesare Ricci in analogico
(come i precedenti, su Nagra 4S utilizzando microfoni Neumann
e preamplificatori microfonici Nagra) nell'abbazia di Montecassino,
che include, dopo sette minuti di registrazione delle campane
della Basilica, brani dalla Liturgia per la Solennità
di San Benedetto eseguiti dal Coro dei Monaci di Montecassino
con preludio e postludio organistico per la messa (Walther
e Widor). La registrazione del coro è un eccellente
esempio di bilanciamento, con un equilibrio perfetto fra l'ambienza
e l'intelligibilità; Ricci si è fermato giusto
prima di rendere il testo di difficile comprensione, riuscendo
quindi a restituire la magia del luogo in tutta la sua forza.
La
rivisitazione di uno dei pezzi più noti (almeno agli
audiofili) del catalogo fonè è il disco che
contiene le Sei Introduttioni Teatrali e il Concerto in La
maggiore di Locatelli, nell'esecuzione dell'orchestra del
Festival di Brescia e Bergamo diregga da Agostino Orizio (fonè
SACD 004). Si tratta della più "antica" registrazione
fonè su SACD, essendo stata effettuata in analogico
nel 1989. L'orchestra d'archi è molto compatta, il
suono ha una dominante lievemente scura, il repertorio è
leggero e piacevole da ascoltare. Una scelta sicura.
La
voce umana, dicevo. A Giulio Cesare Ricci devo la prima idea
che il formato DSD sia particolarmente adatto, molto più
del PCM a bassa risoluzione e, credo, anche più del
PCM ad alta risoluzione (ma per quello attendo registrazioni
e condizioni di confronto migliori di quelle di cui mi sono
potuto servire finora), alla registrazione e riproduzione
della voce umana. Sono sicuro che Ricci, di suo, ci mette
una grande abilità a trarre il massimo dal mezzo. Il
primo disco che mi ha fatto scoprire quanto sopra è
quello intitolato "Invito all'Opera" (fonè
SACD 006), in cui Raina Kabaivanska, Carmela Remigio e Patrizia
Ciofi eseguono, con la Camerata Strumentale di Santa Cecilia
diretta da Leone Magiera, arie del repertorio lirico italiano
(Puccini, Cilea, Verdi, Rossini, Donizetti). Le voci di soprano,
tanto spesso inascoltabili per l'impoverimento armonico di
cui sono vittima in formato CD, ritornano ad assumere spessore,
pasta, fluidità e realismo. E' finalmente possibile
ascoltare a livelli realistici senza digrignare i denti per
il fastidio. Eccezionale, in particolare, la voce della Kabaivanska
che dà lezioni di classe e interpretazione in "Vissi
d'arte".

Per
continuare con la voce, dopo l'assaggio, passiamo a due "azioni
sacre" pubblicate per il tricentenario della nascita
di Pietro Metastasio, su libretto del Poeta di Corte per antonomasia,
La Passione di Gesù Cristo di Antonio Salieri e il
Giuseppe Riconosciuto di Pasquale Anfossi (rispettivamente
fonè 2SACD 012 e 2SACD 013). Le registrazioni sono
state effettuate in analogico, nel 2000, a Vienna, dal vivo,
in una chiesa. Il riverbero è meno "ricco"
di quanto sia normalmente nelle registrazioni di Ricci. L'esito
è piacevolissimo, i timbri sono di grande realismo,
la riproduzione, probabilmente, più facile del solito,
se non fosse per una dinamica estremamente "importante".
La resa delle voci è assolutamente superba - grande
effetto presenza -, l'immagine di estrema stabilità.
I rumori del pubblico, udibili, non sono tali da disturbare
il godimento delle esecuzioni. Le esecuzioni, beh, è
difficile dirne qualcosa, non esistendo possibilità
di confronto con versioni "di riferimento" (non
so se si tratti di prime registrazioni assolute; certamente
io non dispongo di altre edizioni delle stesse opere). Diciamo
che, se vi interessa questo periodo musicale, la vostra discoteca
ne sarà sicuramente impreziosita.

Per concludere (per ora, certo - restiamo in attesa dei futuri
SACD fonè dal Regio e dal San Carlo) in bellezza il
capitolo relativo alla voce umana, veniamo al primato di fonè:
infatti l'etichetta italiana è stata la prima a pubblicare
un'opera su SACD, la prima a pubblicare su SACD un'opera di
origine DSD, la prima a pubblicare un'opera in multicanale
su SACD. E l'ha fatto non con una sola, ma con tre opere contemporaneamente.
Che poi queste opere non facciano parte del repertorio abituale
può essere considerata una scelta intelligente (per
l'etichetta livornese) e un problema (per il SACD) allo stesso
tempo, come si diceva sopra. Le tre opere sono disponibili
da febbraio 2003, quindi da prima che fossero disponibili
la Boheme di Chailly su Decca (che comunque è da origine
PCM) e Il Castello di Barbablu diretto da Fischer su Philips
(questo sì DSD e multicanale, ma disponibile da ottobre).
Le opere sonno state registrate al festival di Wexford nel
2001. Wexford è all'origine di molte riscoperte di
opere; il festival si tiene in una piccola cittadina irlandese
e si specializza nelle opere fuori dal "grande"
repertorio. A quanto mi si dice, il clima intimo e collaborativo
che si instaura nella cittadina, che coinvolge anche il pubblico,
favorisce lo studio delle partiture e crea un'atmosfera felice
che si respira nei dischi fonè. L'estetica sonora di
questi dischi, registrati da tecnici Polyhymnia e Philips
in DSD multicanale utilizzando ADC dCS e la Pyramix come editing
workstation, è leggermente diversa da quella abituale
fonè; il suono, per esempio, è leggermente colorato
(potrebbe però essere una caratteristica del teatro
di Wexford - non ci sono mai stato
). L'esito è,
comunque, ottimo e conferma quanto il DSD può fare
sulla voce umana; solo un po' meno "individuale"
di quello a cui Ricci ci ha abituato. Ah, sì, le tre
opere (sull'interpretazione delle quali si veda sopra, vale
quanto detto per le azioni sceniche; solo un piccolo appunto
sul francese, che non mi sembra esemplare, nel Massenet):
Alessandro Stradella di Flotow (fonè 2SACD 022), Sapho
di Massenet (fonè 2SACD 023), Jakobin di Dvorak (fonè
2SACD 024). Se volete una sola delle tre opere (tanto, il
primo acquirente di tutt'e tre sono stato io, coe vi avevo
già raccontato nel reportage dal Milano Hi-End
),
vi consiglio quest'ultima, davvero estremamente godibile.
Ora,
un paio di "odds and ends", prima di chiudere in
bellezza questa puntata. Premetto che non mi sono riuscito
a procurare il SACD di Gaby Cole e Marco Pettenati "Just
For A While" (fonè SACD 010) e che quindi non
ne parlerò, limitandomi quindi a raccontarvi delle
altre due incursioni al di fuori della classica e della lirica
di fonè in SACD. La prima delle due, in ordine di apparizione
nel catalogo, è "Girl of My Dreams" dell'ensemble
fonè JazzMakers (fonè SACD 014). Una cosa che
ho sempre trovato abbastanza triste è il fatto che
un numero preoccupante di audiofili ha scarsa esperienza della
musica dal vivo; in questo caso, almeno, in molti (quelli
che hanno visitato il Top Audio negli anni precedenti al 2003)
sapranno come suona "la cosa vera". La registrazione
di fonè del quintetto (clarinetto, sax tenore, tromba,
sousaphone, banjo e, occasionalmente, canto) è di un
realismo capace di dare i brividi; fra l'altro, se volete
una conferma immediata del motivo per cui il SACD è
un avanzamento sostanziale, provate a sentire l'inizio del
secondo brano in CD e in SACD - smetterete di fare confronti,
dopo, dato che diventano irrilevanti. Registrazione SACD derivata
dal master analogico (Nagra 4S), registrazione CD derivata
direttamente dal master originale Nakamichi 1000.
L'altro "odd and end" è il SACD "Essere
Essenziali Esistere" di Cocola (fonè SACD 2057),
che io sappia l'unico disco pop nel catalogo di fonè.
Si tratta di pop elaborato e intelligente (il testo del primo
brano, ad esempio, è un gioco di allitterazioni molto
divertente), nella linea delle migliori espressioni della
musica leggera italiana degli ultimi anni. E' un campo in
cui mi sento poco preparato, per cui mi limito a dire che,
pur essendo uno snob eurocolto (come ho già avuto modo
di dirvi), mi diverto ad ascoltare questa musica. La registrazione
non mi sembra allo stato dell'arte (non mi risulta sia di
origine DSD) ma la differenza fra lo strato SACD e quello
CD è davvero evidente e dimostra quanto, anche per
il pop, il SACD sia un miglioramento rispetto al digitale
a bassa risouzione.
E
ora passiamo, in due fasi, alla vedette di casa fonè;
da anni c'è, infatti, un rapporto privilegiato fra
Salvatore Accardo e l'etichetta di Giulio Cesare Ricci, che
lo ha registrato più volte in diversi brani del suo
immenso repertorio. Interpretativamente non discuterò
i pezzi che seguono, dato che chi conosce Accardo sa che si
può attendere una grande consistenza nell'approccio.
Dal punto di vista del repertorio e, soprattutto, delle registrazioni,
ci sono, invece, diverse osservazioni da fare, tutte lusinghiere,
secondo me.

Cominciamo
dalla registrazione meno recente fra quelle accardiane, cioè
il primo volume della serie "I violini di Cremona",
in cui il maestro è accompagnato da Laura Manzini al
pianoforte nell'esecuzione di brani composti o arrangiati
da Fritz Kreisler (fonè SACD 003). I brani sono piacevolissimi,
divertenti da ascoltare e, grazie all'esecuzione, mai stucchevoli
(anche se sconsiglio un ascolto tutto di seguito...). La registrazione
è davvero ottima, ma questo disco è di particolare
interesse per l'audiofilo per il fatto che Accardo suona cinque
violini di valore inestimabile, diversi fra loro come volume
e come timbro, un A. Amati del 1566, un N. Amati del 1658,
un G. Guarneri del 1689, un Guarneri del Gesù del 1734
e lo Stradivari "Cremonese" del 1715. Diventa, quindi,
uno strumento per valutare la capacità dell'impianto
o di un apparecchio di riprodurre differenze timbriche fra
gli strumenti; un disco "audiophile" che non costringe
a sentirsi tornati all'infanzia mentre lo s ascolta. A questo
proposito, un inciso: come per le etichette di cui parlavo
nella puntata precedente, non considero fonè un'etichetta
"audiophile", ma un'etichetta che privilegia la
qualità tanto nella scelta del repertorio, quanto in
quella degli esecutori, quanto nelle registrazioni.
C'è
poi una delle mie registrazioni preferite in assoluto, un
po' perché adoro il repertorio (le sonate per pianoforte
e violino di Brahms), un po' perché trovo la registrazione
timbricamente superlativa. L'illusione di trovarsi gli esecutori
nella propria stanza, nel SACD eseguito da Salvatore Accardo
e Bruno Canino (fonè SACD 008) è incredibile,
la resa del violino e del pianoforte praticamente perfette.
So che qualcuno non apprezza questo disco, considerando la
registrazione troppo "in primo piano". Per me è
un eccellente esempio di quanto si può fare privilegiando
la timbrica e la dinamica (eccezionale), non percepisco nessun
particolare problema.

L'apoteosi
(attuale) di fonè è rappresentata dalla fantastica
serie dedicata a Piazzolla, con l'Orchestra da Camera Italiana
diretta da Salvatore Accardo, che spesso si propone anche
in veste di violino solista. I dischi sono tre più
uno: Oblivion (fonè SACD 019), Adios Nonino (fonè
SACD 020), Le Grand Tango (fonè SACD 021) più
una sorta di occasionale "best of" assemblato a
partire dal programma del concerto inaugurale del Nuovo Teatro
Verdi di Brindisi, intitolato "Omaggio ad Astor Piazzolla"
(fonè SACD 037).
I brani sono, quasi tutti, arrangiamenti per violino ed archi
a cura di Accardo e di Francesco Fiore degli originali di
Piazzolla. L'esito è percorso da una melanconia lieve
sempre presente, modernissimo dal punto di vista musicale
(ricorda molto da vicino Bartòk, come lo stesso Accardo
fa notare nell'intervista che fa da testo di presentazione.
La registrazione è eccellente (si tratta di un puro
DSD multicanale, registrato nel maggio 2001 presso il Pontificio
Istituto di Musica Sacra a Roma con l'ausilio di Philips e
Polyhymnia - Erdo Groot è responsabile, insieme a Ricci,
per la registrazione); c'è tutto, dolcezza, dinamica,
velocità, estensione, scena. Uno dei miei riferimenti,
da quando ho acquistato Oblivion al Milano Hi-End 2003. Da
qualsiasi parte cominciate, qualsiasi, cioè, sia il
primo della serie che prenderete, li vorrete tutt'e tre, non
potrete farne a meno. Vi sconsiglio, quindi, a meno che il
vostro budget per i dischi non sia veramente ristretto, di
prendere il "best", andate subito per uno dei volumi
della raccolta completa.
Fra
l'altro, ho notato con immenso piacere che i SACD fonè
cominciano ad essere reperibili anche presso i negozi i dischi
"normali", a prezzi decisamente accattivanti; è
bello pagare un SACD ibrido di qualità artistica e
sonora ineccepibili meno di un CD di una major!
www.fone.it
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