
Introduzione
Lo so che oramai di monotriodi è pieno il mondo,
ma qui su VHF non se ne erano quasi ancora visti
poi
io sono particolarmente affezionato alla tipologia e quindi
Radii Audio è una piccola ditta di Hong Kong di un
centinaio di persone che fabbrica in casa praticamente tutto,
compresi i trasformatori. La loro linea di prodotti è
abbastanza vasta comprendendo una linea di preamplificatori,
una di finali e addirittura una di ampli per cuffie! Nella
linea di finali il nostro è posizionato, direi, nella
fascia entry level o appena superiore.
Il
sito della Radii Audio è www.radaudio.com.
Costruzione
Il Radii Mini 2A3 si presenta piuttosto bene con un aspetto
elegante e non intrusivo, viste le dimensioni. Il contenitore
vero e proprio è in acciaio, con un bel frontale
in alluminio anodizzato di notevole spessore e le coperture
dei tre trasformatori, classicamente uno di alimentazione
e due di uscita, anch'esse scure.
Sul pannello anteriore troviamo il solo pulsante d'accensione,
con accanto il led indicatore,

mentre
sul pannello posteriore sono presenti la presa di alimentazione,
i morsetti, di ottima fattura e grandi dimensioni, per i
diffusori ed infine i pin d'ingresso.

La componentistica è di fattura normale, per quanto
riguarda le valvole, le driver, 12AX7, dovrebbero essere
NOS Americane mentre le finali, 2A3, sono marchiate ART.
Assieme all'ampli la Radii fornisce anche un piccolo manuale
d'uso con annesso lo schema circuitale.
Ciò ci permette di scoprire che il nostro è
un ampli a due stadi; ognuna delle 12AX7 usa le due sezioni
in parallelo in modo da sfruttare l'alto guadagno di questo
tubo dimezzandone però l'impedenza interna, realizzando
così sia lo stadio d'ingresso che quello driver per
le finali.
E' una soluzione che, nell'ottica "budget" dell'apparecchio,
è accettabilissima, è ovvio che uno stadio
siffatto non avrà grandi capacità di pilotaggio,
ma permette comunque di rimanere sul due stadi senza sacrificare
troppo la sensibilità dell'apparecchio e senza utilizzare
tubi particolari, dall'alto guadagno e dalla bassa impedenza
interna, costosi e spesso difficili da trovare.
I catodi delle 12AX7 non sono bypassati il che introduce
un po' di controreazione sul primo stadio.
Lo
stadio finale è composto da una 2A3, il punto di
lavoro scelto, secondo quanto ho rilevato dalla lettura
delle tensioni e delle correnti (270V/50mA circa), dovrebbe
essere quello classico da manuale. Niente da dire, i manuali
li hanno scritti persone che sapevano J. I filamenti sono
accesi in alternata, anche questa scelta, se non porta problemi
di rumore, e nel Radii non mi sembra proprio, mi vede perfettamente
d'accordo.

L'alimentatore
utilizza un raddrizzamento a stato solido e una cella CRC
come filtro, semplice ma efficace. C'e' da dire, per chi
storce la bocca alla mancanza dell'induttanza, che il Radii,
nonostante i filamenti accesi in alternata e l'utilizzo
di triodi DHT, è un ampli estremamente silenzioso
e ciò va sicuramente a suo favore.
Voi mi direte che l'induttanza non serve solo a "silenziare"
ma ad avere più aria, maggior ricchezza in alto,
maggior respiro
lo so, ma, come dicevo, il nostro è
un oggetto abbastanza "entry level" e in quest'ottica
la scelta fatta mi sembra un buon compromesso.
Peraltro dove si poteva non si è assolutamente lesinato,
prova ne è il trasformatore d'alimentazione, sicuramente
ben dimensionato, tanto che dopo tre (3) giorni di accensione
continua era solo poco più che tiepido.
L'ampli è dato, come la maggior parte dei "2A3"
per 3W su 8 ohm.
Suono
Appena arrivato ho sistemato il piccoletto tra il mio pre
(un srpp di 6SN7) e le mie Vivace e l'ho acceso per tenerlo
un po' ad arrostire. E qui la prima sorpresa, il Radii,
come dicevo, è un ampli estremamente silenzioso,
almeno per la sua tipologia; collegato a diffusori da più
di 97dB non si sente assolutamente nulla, neanche il minimo
"uhm". Ottimo.
Dopo
due giorni di "burn in" inizio le prove.
Il nostro mette subito in evidenza il suo carattere da monotriodo,
la gamma media è molto bella, ben levigata e presente,
forse solo un po' in avanti, il timbro degli strumenti acustici
è molto naturale, il dettaglio risulta molto ben
evidenziato. Belle ovviamente, con queste caratteristiche,
le voci, specie quelle femminili, un po' meno quelle maschili
che, pur conservando un'ottima naturalezza, perdono un po'
di corpo.
Agli
estremi gamma invece il discorso cambia leggermente, l'estensione
di per se è buona ma, specie in alto, si avverte
una certa perdita di definizione e ricchezza, un po' meno
sfumature rispetto al resto della gamma. Sul basso discorso
simile seppur meno marcato.
Questo
comportamento si accentua, ovviamente, quando si va su con
la potenza.
A
proposito di potenza, parliamone; 3W certo non sono molti,
ma con diffusori di una certa sensibilità vi assicuro
che grossi problemi non ce ne sono (anche se questo è
sempre un discorso molto soggettivo), inoltre la dinamica
che il nostro è in grado di esprimere è di
buon livello in assoluto (ho sentito ampli con una potenza
20 volte superiore suonare mooolto più piatti) e
questo sicuramente aiuta.
Non
ci sono predilezioni per un genere in particolare, il Radii
suonerà tutto ciò che gli darete, dal trio
jazz alla musica sinfonica, con lo stesso entusiasmo, entusiasmo
che non mancherà di trasmettervi, con buona pace
di chi pensa che i monotriodi vadano bene solo per i quartetti
d'archi.
Non ho fatto prove con l'hard rock, ma presumo che un fruitore
di questo genere non sia indirizzato su questo genere di
apparecchi J.
In
generale, quello di cui si sente la mancanza è quel
senso di realtà, di respiro, quell'impressione di
essere là che, a umile parere di chi scrive, solo
i monotriodi di alto e altissimo livello riescono a dare.
Conclusioni
Il Radii Mini 2A3 è un oggetto onesto, non ha prestazioni
eccezionali, e non potrebbe averne a quel prezzo, ma, se
gli darete fiducia, vi ripagherà con ore di musica
viva e godibile.
Forse
la sua maggior qualità è proprio il fornire
una prestazione globale sempre molto gradevole e "gustosa"
senza pensare ad alti, bassi, macro e microdinamica e altre
cose che spesso rovinano i pomeriggi di noi malati dell'hifi.
Non
è inoltre da scartare la possibilità di "tweakkare"
leggermente l'oggetto in quanto il circuito è molto
semplice (come spesso accadde per la tipologia) e all'interno
del cabinet c'è un discreto spazio. La prima cosa
che mi viene in mente ad esempio, è sostituire i
condensatori d'accoppiamento tra il primo e il secondo stadio
con altri di maggior pregio, già questo, penso, aiuterebbe
a migliorare le già buone prestazioni.
Una seconda opzione, che, mi dice l'importatore, MadForMusic,
fanno direttamente loro senza spese aggiuntive, è
quella di togliere anche quel po' di controreazione sul
primo stadio.
A questo bisogna inoltre aggiungere che, dal 1° gennaio
2004 la garanzia su tale oggetto è di due anni e
il prezzo di vendita è molto basso in assoluto
Insomma,
un oggetto piacevole, sotto molti aspetti.