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Il
"manuale del bravo recensore", che raramente seguo, impone
che prima di cominciare a spiegare come suona il prodotto
recensito si debba annoiare il lettore con un' introduzione
sul produttore, la descrizione tecnica del prodotto ed alla
fine le impressioni sul suo suono. Quando invece non si ha
nulla da scrivere si riempie lo spazio dell' introduzione
con le proprie preferenze in fatto di gastronomia, piuttosto
che di donne o automobili. Di solito infatti evito la prima
parte, ma questa volta si tratta di un prodotto che non è
importato in Italia, quindi poco conosciuto, e teoricamente
con qualche differenza rispetto agli altri cavi in commercio,
stando a quanto dichiara il produttore. Cominciamo dall' inizio,
chè le cose da dire non sono pochissime. Se ricordate la mia
recensione del giradischi Basis pubblicata nel numero 5 della
rivista, ad un certo punto accennavo ad una probabile scarsa
qualità del cavo di segnale del braccio Graham Robin. Come
ci fossi arrivato non lo so, a volte l' istinto aiuta, oppure
gioca brutti scherzi. Fatto sta che da qualche mese ero alla
ricerca di un cavo terminato DIN/RCA che potesse sostituire
quello "incriminato". Dopo aver fatto qualche ricerca, in
qualità di anonimo cliente, mi sono accorto della quasi impossibilità
di reperire in prova un simile cavo in Italia, per tacere
dei prezzi, che nel caso più favorevole superano i 450 euro
di listino senza colpo ferire. Avrei potuto ordinarlo, certo,
ma spendere certe cifre senza poter effettuare una prova mi
provocava un leggero fastidio, passatemi l' eufemismo. L'
alternativa era, come sempre, il WEB. Gira che ti rigira,
mi imbatto nel sito della Lat International, l'ennesima fabbrica
di cavi statunitense.
Sembra
che ultimamente fabbricare cavi per hi-fi sia la cosa più
intrigante del mondo. La differenza tra quest' Azienda e la
maggior parte delle altre è che questa fabbrica anche un cavo
per bracci, col suo bravo attacco Din. Nel loro sito troverete
una lunga descrizione sui meccanismi di funzionamento dei
cavi audio e su come la LAT dichiara di aver risolto alcuni
problemi che, ovviamente, solo i concorrenti hanno. Per quei
due o tre lettori che hanno problemi con la lingua di Albione
riassumo almeno la parte che riguarda il processo di fabbricazione
del cavo del quale stiamo parlando. Il materiale conduttore
è definito "SilverFuse", una lega di rame ed argento che non
dovrebbe presentare i problemi dei conduttori in rame placcati
argento, mentre l'isolante usato è il Teflon PTFE, secondo
la Casa costruttrice il migliore sul mercato. I connettori
RCA sono torniti dal pieno. Per il resto vi rimando, appunto,
al sito della LAT. Decido quindi di contattarli e ricevo una
risposta da Mr. Luigi (Lou) Tumolo (c'è sempre qualche italiano
di mezzo) che mi fornisce le informazioni che mi mancano,
compreso il mio dubbio sulla schermatura del cavo. Procedo
quindi con l'ordine e vengo informato che il cavo mi verrà
spedito già rodato, per risparmiare un centinaio di ore di
Van Den Hul. Potete immaginare il mio sospiro di sollievo.
Già che ci sono, inoltre, memore di una certa regoletta aurea,
chiedo la misura di mt. 1,25, invece del canonico metro. La
differenza di costo è minima.
Dopo pochi giorni l' agognato oggetto giunge a casa mia. L'impressione
visiva è ottima, i connettori RCA sembrano usciti direttamente
da una gioielleria. Mi accingo al montaggio e ... Prima sorpresa:
il connettore DIN è più corto di quello del cavo originale
Graham, sembra non entrare a fondo nella sede del braccio.
Con un po' di pazienza, prima di farmi prendere dal panico,
abbasso una parte della guaina e riesco ad innestarlo in sede.
Seconda sorpresa: malgrado le rassicurazioni sulla schermatura
EMI/RF sento tranquillamente una maledetta speaker di non
so che radio che mi parla dalle Martin Logan. Pensate che
il mio impianto è in una taverna di cemento armato, quanto
di peggio ci sia per la ricezione della radio, che infatti
non posseggo nemmeno. Eppure non è la prima volta che i cavi
phono, da me, funzionano da antenna alla grande. Prima di
scoraggiarmi e preoccuparmi per le spese di trasporto per
rimandare il cavo in USA, adotto il vecchio rimedio della
nonna: un pezzo di normale cavo rosso/nero avvolto in spire
attorno al cavo phono e collegato a massa. Funziona, la radio
è sparita con pochi avvolgimenti. Bene, dopo tutti i traffici
per mettere il cavo in condizioni di suonare, finalmente posso
andare a dormire, rimandando l' ascolto al giorno seguente.
MUSIC, PLEASE!
Essendo
il cavo già rodato parto direttamente con la mitica Sheherazade
diretta da Scherchen ed incisa da Westminster ... orrore!
A fronte di un deciso allargamento della scena acustica, il
cavo suona sgraziato, con una grana molto grossa e "sparacchiato"
sugli acuti. Ma non doveva essere già rodato? Un suono così
puzza proprio di nuovo, come un' elettronica accesa per la
prima volta. OK, decido di lasciare un disco "muletto" sotto
la testina e vado a pranzo. Dopo un paio d' ore noto un deciso
miglioramento, roba da matti. Ho sempre preso con una certa
leggerezza le affermazioni di alcuni costruttori di cavi che
dicono di non muovere il cavo dalla propria posizione una
volta rodato, per supposte variazioni della struttura molecolare,
ma stavolta qualcosa di simile dev' essere accaduto. Fatto
sta che dopo circa tre ore di funzionamento comincio davvero
a godermi i miei amati LP. Ribadisco l' iniziale allargamento
della scena sonora rispetto al cavo precedente di almeno mezzo
metro per lato, oltre i diffusori, mentre la profondità, già
ottima, migliora solo leggermente. In compenso la scansione
in profondità del piani sonori nel disco di Earl Hines "Once
upon a time" è sicuramente più evidente. La timbrica migliora
in tutti i parametri, il suono metallico del charleston del
disco di Getz/Gilberto è finalmente al punto giusto. L'aria
tra gli strumenti aumenta sensibilmente, togliendo l' ennesimo
velo che offuscava il suono. Mi godo tutto il disco, per poi
passare a Kind of Blue. Mai successo prima: non riesco a togliere
i dischi prima che siano finiti, scopro in ogni incisione
particolari nuovi e dettagli che prima sfuggivano, confusi
nella massa dei suoni. Anche la voce di Eileen Farrel che
canta Harold Arlen per la Reference Recordings è semplicemente
fantastica. Anche la voce di Joan Baez guadagna molto dal
cambio di cavo e si avvicina molto a quella che mi piace credere
sia la voce della Madonna (quella vera, non la Ciccone). A
questo punto non posso che rivalutare anche il braccio, evidentemente
frustrato dall' economico cavetto originale e mi pento di
non aver fatto prima l' "operazione cavo". E' proprio vero
che non si finisce mai, ragazzi, ma certe soddisfazioni, con
una spesa tutto sommato abbordabile, sono il sale della nostra
passione audiofila. Ora rimane la curiosità di provare i cavi
di segnale "normali" e quelli di potenza della LAT, a confronto
questa volta con dei pesi medio-massimi come i miei Transparent
Super. Se Mr. Tumolo accetta la sfida sa dove trovarci.
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