Piano
0
Sala
VIP - Hi Fi Center
I
fratelloni Sopegno alternavano due più uno impianti.
Il primo, ormai classico, vedeva al lavoro le mbl 101, il
Radialstrahler, con un finale mbl, preamplificatore Mactone,
sorgente digitale mbl. In alternativa al finale mbl suonavano
due finali mono valvolari Mactone (e qui è il più
uno). L'esito era, come sempre, di grandissimo fascino,
tale da far sognare di avere lo spropositato biglietto di
ingresso ad un sistema di questo tipo.

Il secondo impianto prevedeva sorgente digitale mbl e integrato
e diffusori dell'ultima scoperta dei nostri talent scout
nazionali dell'hi-fi teutonica e nipponica, stavolta di
provenienza asiatica, FAL. Temo che sarà difficile
far capire al pubblico il senso di questo sistema, che a
me è piaciuto molto, un tentativo di ricreare l'aria,
la localizzazione, la precisione e la pulizia delle cuffie
elettrostatiche in un grosso sistema da pavimento. I diffusori
impiegano tweeter a nastro e altoparlanti piatti di forma
rettangolare; l'integrato sembra un Audio Innovations verniciato
di un colore verde indefinibile, ma mi si assicura che all'interno
sia un piccolo concentrato di tecnologia. Il posizionamento
dei diffusori era, senza dubbio, strano (molto separati
e molto vicini alla posizione d'ascolto, una sorta di triangolo
isoscele con l'angolo maggiore molto aperto); assolutamente
fuori dalla norma era la separazione fra gli strumenti e
il senso di spazialità, senza che emergessero problemi
evidenti di vuoto al centro. Anche timbricamente il suono
sembrava diverso da quanto siamo abituati a sentire, lieve
e veloce, ma senza depauperamenti armonici; parametri come
corposità ed autorità sembravano perdere l'usuale
significato. Un sistema sicuramente "difficile",
che andrebbe ascoltato per un'esperienza lontana dalle nostre
abitudini audiofile.
Comunque
la si voglia mettere, e qualunque fosse l'impianto in funzione,
i sistemi made in Pinerolo concorrono per la palma dei più
interessanti e affascinanti del TAV, ormai un appuntamento
fisso.
Sala
Cerere - Audio Note
Alcune
interessanti novità: una nuova versione dei noti
AN/E, con un nuovo woofer che permette di elevare l'efficienza
a 98 db (se confermati, un dato eccezionale per dei diffusori
non a tromba) spinti, al solito, contro gli angoli della
stanza; il pre M10 con mostruosa doppia alimentazione esterna;
i finali Sogon, prima espressione del livello 6 Audio Note
(superiori, quindi, come concezione e come componentistica
ai tradizionali Ongaku, Kassai, Gaku-on, che sono di livello
5), dei mono in single ended parallelo equipaggiati con
una coppia di 300B con iperalimentazione separata scoperchiata,
rigorosamente a valvole, e il nuovo TT Three, che rappresenta
un cambio di rotta rispetto ai precedenti modelli di derivazione
Voyd (la foto dovrebbe evidenziare perché); la sorgente
digitale era composta dalla meccanica top e dal costosissimo
DAC 5.1x Signature, che è superiore al già
noto DAC 5.1x Special e che costa la bellezza di 77000 Euro.
Il suono era nella linea della tradizione Audio Note, grande
dinamica e impatto, velocità e un tocco di magia,
aggiungendo - forse - un ulteriore tocco di realistica corposità.
L'immagine era penalizzata dalla sala e dal posizionamento
dei diffusori, ma sappiamo bene come per Qvortup l'immagine
sia un'aberrazione da audiofili maniaci. Da notare che,
da convinzione Audio Note (e nostra!), la sorgente digitale
era evidentemente considerata una seconda scelta; era presente,
praticamente, solo per gli ascolti a richiesta
Sala Vega - Audiograffiti
Ottima
idea, quella dell'importatore di Pandino, di presentare
un sistema multicanale per la musica, di prezzo e ingombri
umani, composto da 5 Harbeth HL-P3ES2, subwoofer James Loudspeakers
- molto interessante, con un 10" interno in volume
chiuso a controllare un 10" passivo rivolto verso l'esterno
e ingombri ridotti - e elettroniche Atoll, nuova acquisizione.
Sorgente era il Marantz DV17-S1; ho sentito il sistema riprodurre
dischi Pentatone dai master quadrifonici Philips degli anni
'70 con esiti di sicuro interesse, la dolcezza delle Harbeth
riusciva a stemperare l'infelice parete vetrata posteriore.

Sala
Aries - Audio Art and Design
Gradita
sorpresa, dei piccoli diffusori Audiogram, belli a vedersi
e di facile inserimento in sale "civili" (680
euro più stand), pilotati dal CD player e dalla coppia
pre-finale entry di casa Naim. Altra felice sorpresa, l'annuncio
di una serie Naim di prezzo più accessibile, composta
da nuove versioni del Nait 5 e del CD5 che acquistano una
i dopo il nome, dimagriscono in dimensioni e feature (niente
possibilità di upgrade attraverso un'alimentazione
esterna, solo 4 ingressi per l'integrato) e, soprattutto,
in prezzo (400 euro in meno per l'integrato, più
di 800 per il lettore); le macchine non erano ancora presenti,
ma se, come mi si dice, il suono è al livello di
quello dei modelli senza la i, potremmo essere di fronte
ad un piccolo miracolo del rapporto qualità prezzo.
In effetti, sembra che l'integrato contenga molta della
tecnologia sviluppata per la serie dei separati presentata
l'anno scorso e una sezione di preamplificazione passiva
(da cui l'inutilità dei classici Flatcap e Hicap)
- da ascoltare appena possibile.

Area
"2 canali", piano 0
1
- Audio Analogue
Le
elettroniche della serie Maestro, lettore CD e integrato,
suonavano con diffusori B&W Nautilus 803, un'accoppiata
sperimentata, che fa esprimere i begli apparecchi made in
Italy come da volontà dei progettisti - non è
un mistero che l'ottimizzazione, il voicing degli apparecchi
Audio Analogue vengano effettuati con diffusori B&W.
Le limitazioni della sala, tuttavia, facevano sorgere problemi
di immagine, che risultava abbastanza costretta fra i diffusori;
gli altri parametri erano a livelli di piena soddisfazione.

Interessanti
alcune cose viste nella sala: il giradischi, non ancora
finalizzato, con base in MDF di grosso spessore, piatto
in acrilico, VTA regolabile alzando e abbassando il piatto
(tié, così si può regolare anche coi
bracci Rega) e perno di dimensioni abbondanti, disponibile
anche in nero oltre che in verde pisello (divertente, ma
non passa inosservato) e un pre phono più vicino
alla produzione, come al solito ben costruito e di prezzo
intorno ai 500 Euro.

3
- Simetel/Nightingale
I
diffusori dipolari Concentus suonavano con le elettroniche
Nightingale, bellissime. Non so se questi diffusori siano
stati modificati dall'ultima volta che ho avuto modo di
sentirli o se fosse stato azzeccato un migliore interfacciamento
con l'ambiente o posizionamento, certo che il basso che
riesce ad uscire da questi dipoli ha qualcosa di affascinante.

5
- SAP
Sorpresa,
nella sala SAP, la presentazione statica del primo diffusore
Nagra, marchio importato dall'azienda campana, progettato
in Svizzera e prodotto in quel di Salerno.

A
suonare, in maniera decisamente accattivante, erano i piccoli
diffusori Seamate (particolarità il materiale, multistrato
marino certificato dal R.I.N.A., certo autorevole in campo
navale
) pilotati dalle elettroniche Anniversary, con
sorgenti Nagra e EMT. Un impianto bello da vedere, posizionato
in maniera anomala, e una bella atmosfera nella saletta.

7
- Omicron
L'ipercinetico
Mauro Mauri, dopo aver dato alla luce uno dei giradischi
più bizzarri degli ultimi anni, ha rivolto la sua
attenzione al digitale. Con il suo caratteristico entusiasmo,
mi raccontava di come fosse riuscito a ricondurre a ragione
la meccanica Philips CDPRO2 buttando via la sospensione
di serie e ricorrendo al montaggio rigido mediante l'utilizzo
di chili e chili di bronzo. I tavolini/stand modulari Omicron
Stargate accoglievano una coppia di minidiffusori, il pre
e i finali pigreco in configurazione monofonica a ponte
e, appunto, il lettore CD, ancora diviso in due telai e
non maniacalmente rifinito come il resto della catena. A
suonare, tuttavia, erano i diffusori da pavimento, e un
bel rumore facevano, pure - trasparenza, articolazione,
dolcezza: mi sarei fermato più a lungo nella saletta,
non fosse stato per la ressa e l'impegno di dover sentire
tutto e documentare tutto

9
- Ars Aures, Cantina Sperimentale, Sensorial Design
Bell'insieme,
davvero. Una sala che una persona non fissata con l'hi-fi
potrebbe attivamente volere, delle elettroniche che, se
questi sono gli esperimenti, mi chiedo come saranno i prodotti
definitivi e dei diffusori ormai maturi che riuscivano a
suonare, insieme, in modo piacevole e rilassante, facendo
venire voglia di ascoltare. Sono convinto che il futuro
delle case audiofile possa stare qui, in questi arredamenti
acustici. Speriamo che i prezzi possano diventare più
umani, 15000 Euro per una parete attrezzata, per quanto
acusticamente ottimizzante, sono davvero molti - non vedo
molto semplice vendere questo, ripeto bellissimo, mobile
ai "laici".

11 - Pearl Audio Technologies, Viva Audio
Più
che i diffusori Pearl, sempre apprezzabili, ma già
noti (mi scuso se non ho notato novità, il numero
di diffusori esposti non era indifferente), segnalo con
piacere il "ritorno a casa" di Viva, dopo i successi
mietuti all'estero e in particolare negli Stati uniti. Gli
apparecchi sono finiti splendidamente, i colori diversi
dal solito, il suono, anche in accoppiata con diffusori
tradizionali quali, come principio, sono i Pearl utilizzati,
di sicuro interesse.

In
un angolo della sala era possibile fruire di un gradito
buffet a base di prodotti genuini.

13
- Music Tools
Il
top di Pathos dava bella prova di sé accoppiato a
dei diffusori promettenti, ancora in fase prototipale, solleticato
dal meraviglioso giradischi brinkmann Balance. Helmut Brinkmann
è un costruttore tedesco, quasi una one man band,
che da anni, prima con il marchio audiolabor, poi con il
proprio, progetta macchine da musica che hanno costi alti,
ma giustificati da soluzioni accuratamente architettate,
come il riscaldamento del perno del giradischi o la possibilità
di un upgrade dell'alimentazione attraverso uno splendido
superalimentatore a valvole.

Alcuni
peccatucci di gioventù dei diffusori non erano tali
da compromettere il risultato finale.

I
tavoli sparsi per la stanza davano una buona idea della
specializzazione del costruttore-distributore pesarese;
le novità erano rappresentate da un intelligente
scaffale porta-cd e da un tavolo a 3/4/5 ripiani alla portata
di molti e pure bello a vedersi. Troneggiava, al centro
dell'impianto, il nuovo integrato Inpol2, trionfatore dei
Top Awards (ha vinto premio per l'audio 2 canali e premio
per il design), che, con una potenza di 45 watt per canale,
chiude il gap fra il TT e la coppia InPower/InControl (costerà
circa 9000 Euro).

15.
Pathos
L'integrato
multicanale CinemaX, prima incursione di Pathos nel multicanale,
pilotava una serie di diffusori anch'essi in forma prototipale.
Neanche nel multicanale Pathos si smentisce, estetica e
bel suono sono all'appuntamento, con la splendida tonalità
ambrata che mi ha sempre affascinato in questi apparecchi,
da quando li vidi quasi nascere nel negozio di Gaetano Zanini
poco fuori Vicenza.

17.
Fugagnollo
Ovvero,
CEC e Precide/Heil. Un impianto tutto CEC, di livello non
stratosferico, pilotava con delicatezza i diffusori Heil,
che accompagnano al tweeter a nastro un woofer montato in
quasi-orizzontale. Il suono era molto piacevole, anche grazie
ai livelli non eccessivi prediletti dalla dimostrazione.
Ho sentito, in particolare, una riproduzione piuttosto convincente
dei Concerti per Flauto di Vivaldi nell'edizione di Dan
Laurin per la BIS, che mancava giusto di un po' di cattiveria
e di "rugosità" per essere di livello assoluto.
In un tavolo, faceva mostra di sé l'ampli integrato
AMP 51, che fra le caratteristiche annovera quella di essere
zero overall feedback, una cosa non proprio comune per un
costruttore giapponese non certo microscopico di elettroniche
a stato solido.
