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Molti
di noi si sono chiesti come mai la Tannoy avesse deciso di
mettere fuori catalogo una serie di diffusori di tanto successo,
quanta concretezza sonora e costruttiva, come la Saturn Series.
Me lo sono chiesto anch'io che ho avuto modo di apprezzare
a lungo i diffusori di questa linea nel mio ambiente.
Una risposta, magari parziale, ma a quanto pare convincente,
arriva dalla presentazione di questa assai più ristretta
serie Sensys DC.
La serie Sensys, in generale, è stata studiata nell'intento
di offrire al pubblico un prodotto qualitativamente ineccepibile,
ad un prezzo decisamente conveniente, secondo le nuove esigenze
del mercato, che sotto la spinta del "pericolo giallo"
(i produttori cinesi e quelli del sud-est asiatico) e delle
pulsioni recessive sta lentamente, ma inesorabilmente, spingendo
verso il basso i prezzi, e dunque anche la percezione del
pubblico riguardo ai costi realmente sostenibili per entrare
in possesso di quelli che -vuoi o non vuoi- continuano ad
esser considerati poco più che puri oggetti di svago.
La serie Sensys in senso (mi si perdoni il gioco di parole
involontario) stretto è composta da quattro diffusori,
diciamo "tradizionali", un mini-monitor da piedistallo
o scaffalatura, a due vie, una torre da pavimento a tre vie
di dimensioni abbastanza contenute, un canale centrale ed
un compatto diffusore per applicazioni surround. Ad essi si
aggiungono i tre modelli della serie Sensys DC, dove DC sta
chiaramente per "Dual Concentric", e infatti i tre
modelli, un mini-monitor a tre vie ( doppio concentrico +
supertweeter) il DC1 in esame, una torre da pavimento a 4
vie il Sensys DC2 con woofer da 17, doppio concentrico del
medesimo diametro e supertweeter,e un Canale Centrale con
medesima configurazione del DC1, ma in disposizione orizzontale,
il Sensys DCC ( che esamineremo nel prossimo facicolo, in
cui ci occuperemo del Systema Sensys DC in differenti configurazioni
MCL e HT).
Il doppio concentrico montato sulla serie, versione ulteriormente
raffinata di quello impiegato nella serie Saturn, è,
inutile dirlo, erede diretto dei grandi monitor concentrici
da 38 e 30 cm (15 e 12 pollici) che hanno fatto la storia
e la gloria del grande marchio britannico. Ora è possibile
realizzarlo in misure decisamente più piccole del 10"
pollici che equipaggiava negli anni '70 le Eaton, e che già
veniva considerato una sorta di miracolo di "miniaturizzazione"
per un altoparlante insieme così semplice (concettualmente)
e così complesso (costruttivamente, nella scelta dei
materiali, nel suo allineamento). I nuovi materiali, le nuove
tecnologie di realizzazione dei diaframmi, dei magneti, dei
crossover, hanno reso possibile ottenere prestazioni ragguardevoli,
e capaci di una buona dose del fascino originale dei grandi
coassiali Tannoy, anche dai piccoli 8" che equipaggiano
i Sensys DC.

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Ecco,
privato della sin troppo massiccia griglia di protezione,
il pannello frontale delle DC1. Notare il doppio concentrico
con tweeter caricato, e la particolare conformazione
dell'accordo reflex.
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L'ascolto
Io
sono convinto che questo - a questo prezzo- è un diffusore
che farà rumore.
Sin dalle prime battute (dopo accurato rodaggio, cosa di cui
i Sensys DC1 hanno decisa necessità) il nostro compatto
monitor dimostra grande personalità ed una pienezza
sonora che non sarebbe dato attendersi da un diffusore di
queste dimensioni e questo prezzo. Poggiate provvisoriamente
su una coppia di grandi antenate, le Berkley col loro doppio
concentrico da 15", le Sensys DC1 hanno immediatamente
impressionato i vari ascoltatori che si sono succeduti nell'"assaggiarle",
con una larghezza di banda spesso impressionante, un'impatto
dinamico da cassa ben più grossa, ed una sostanziale
linearità timbrica, che non rinuncia però ad
alcune caratteristiche proprie, se vogliamo chiamarle così
"eufoniche", che sono nel DNA di stirpe.
Logicamente un tale posizionamento non poteva essere considerato
credibile, con le Berkley che rischiavano di fare da sub passivo
al sistemino Sensys, e comunque che non potevano costituire
la base solida e smorzata sulla quale poggiare un diffusore
di questa concezione. Sono state dunque finalmente posizionate
su una coppia di stand Target da 70cm, con la base riempita
di pallini di piombo e dadi smussati al posto delle punte
verso il pavimento (visto che nessuno si offre mai di ri-lamarmelo).
Ma la situazione non è di molto cambiata, dimostrando
tra l'altro che il mobile delle Berkley è di fatto
assai meno "sbagliato" e "risonante" di
quanto qualcuno si ostina a scrivere. Certo la possibilità
di avere il concentrico in asse con le orecchie (in particolare
il suo centro focale, costituito dal tweeter da 25 mm in titanio/neodimio
caricato da una piccola tromba) e il supertweeter leggermente
al di sopra di questa linea ideale, comporta un'ulteriore,
decisa, lienarizzazione della gamma medioalta, mentre la gamma
bassa più profonda sembra perdere leggermente in estensione
e consistenza, ma mi accorgerò presto che si tratta
solo di un'impressione dovuta, appunto, al riequilibrio della
banda.
In questa configurazione in pura stereofonia, il Sensys DC
1 è stato dapprima collegato all'impianto "grande",
il medesimo che pilota le Berkley, costituito nella configurazione
qui impiegata, da un giradischi Thorens TD 124, con braccio
Pritchard e testina Grado Reference Wood, da uno Yamaha PX
2 con testina Clearaudio Victory, da uno stadio phono MM Telefunken
CX, da un pre phono Trichord Dino +, un SACD Micromega The
Reference, un preamplificatore Bryston BP 25 ed un finale
di potenza a valvole Harman Kardon Citation II, il tutto cablato
Shinpy e ART. Come alternativa più ragionevole è
stato impiegato un secondo impianto composto da un Thorend
TD 145 modificato AEC e con base "pesante", testina
Sumiko Blue Point Special, stadio phono Telefunken CX, lettore
CD Harman Kardon HD 720, amplificatori integrati Monrio Asty
e Nad C320 BEE. Cablaggio interamente Monster.
Con l'"impiantone" il Senys DC1 ha dimostrato di
trovarsi perfettamente a suo agio, sfoderando una classe da
diffusore di segmento superiore, e reagendo alle solidissime
sollecitazioni in potenza del Citation II, con estrema naturalezza,
a riprova di un'ottima tenuta unita ad una sensibilità
davvero notevole, specie per un diffusore di queste dimensioni.
Dimenticavo che nel corso di un fugace ascolto, in occasione
della visita di due amici audiofili (benché più
noti come esperti di video) Lino Mazzocco e Marco Rosanova,
avevamo notato una certa valatura della gamma media, che lungi
dal risultare spiacevole, la poneva però su un piano
leggermente più arretrato rispetto al resto della gamma,
fatto davvero poco Tannoy. A quel punto per mostrare la configurazione
del diffusore, ho tolto momentaneamente una griglia, e i due
occasionali "panelist" mi hanno immediatamente stoppato:
"alt, togli anche l'altra griglia". Ed effettivamente
già in prossimità di una sola cassa potevo chiaramente
intuire quanto la situazione fosse cambiata. Tornando al punto
d'ascolto ho potuto costatare come il diffusore benefici dell'assenza
della griglia, piacevole da vedere, ma a tutti gli effetti
eccessivamente massiccia, con gli inserti plastici della cornice
che tendono chiaramente a comportarsi in maniera occlusiva
e diffrattiva. Dunque una magagna su questo progetto apparentemente
perfetto rispetto alla sua classe di prezzo c'é. Non
è insignificante come magagna, ma è altresì
facilmente eliminabile, se si ha cura di spazzolare di tanto
in tanto, con mano leggera e pennello morbido, la superficie
del concentrico ( facendo molta attenzione al "tenero"
tweeter, protetto comunque dalla sua piccola tromba), mentre
per il supertweeter non c'è problema vista l'assoluta
trasparenza ( vedi anche l'analisi tecnica di Giuliano Nicoletti)
della sua leggerissima griglietta magnetica. Senza la griglia,
dunque, la gamma media si apre, e non solo in termini timbrici:
l'immagine che m'era apparsa molto ben focalizzata ma piuttosto
compatta, si allarga notevolmente e diviene a tratti veramente
impressiva.
Le doti del doppio concentrico, da questo punto di vista,
le conosciamo bene: una capacità di localizzazione
delle sorgenti sonore che non ha pari negli altoparlanti multivia
tradizionali, ed un'omogeneità di dispersione, che
rende la scena perfettamente proporzionata sul piano. Il piccolo
ma efficiente woofer delle DC1 poi, contribuisce in maniera
sostanziale alla buona impressione di profondità. Il
supertweeter, che opera in un ambito estremamente ristretto,
di vera e propria rifinitura, dà una notevole mano,
restituendo l'interezza della gamma armonica in gamma acuta
( arriva ad oltre 50 KHz) alla credibilità, alla luminosità
e allo sviluppo verticale dell'immagine. Non è un caso
che le DC1 si trovino magnificamente, direi in maniera insospettabile
per un diffusore di questo prezzo, alle prese con il pianoforte,
che risulta rispettabilmente grande, vivido e rilucente nella
parte mediana e nelle ottave più alte della tastiera,
credibile nelle dimensioni, e giustamente posizionato al centro
della scena.
Posizionamento virtualmente perfetto di cui si avvalgono anche
le voci.
La timbrica, come dicevo correttamente neutrale, ma senza
sconfinare nell'asettico, è leggermente caratterizzata
da una nota dolce in gamma media, che ben contrasta con una
certa brillantezza (mai eccessiva comunque) della gamma medio-acuta.
Il mediobasso appare leggermente arretrato, ma comunque potente
e dinamico, e ben supportato da un basso che non fatica a
scendere a 60 Hz.
Pensato non solo, ma soprattutto, in abbinamento a subwoofer
in sistemi stereo o multicanali, il Sensys DC1 dimostra di
essere un egregio diffusore "stand alone", e in
taluni ambienti potrà giovarsi ulteriormente, in un'
eventuale posizionamento a scaffale ( che penalizzerà
un poco, ma senza esagerare, l'immagine) del rinforzo delle
pareti posteriori ( ove se ne senta proprio il bisogno).
Collegato all'impianto piccolino, ed in particolare quando
amplificato dal Monrio, il Sensys DC1 continua a comportarsi
in maniera encomiabile, risultando così un'eccellente
scelta (una prima scelta) per impianti non stra-costosi ma
in cui la qualità musicale e dinamica vengano poste
come elementi prioritari. Manca, rispetto alla configurazione
precedente, un po' di punch, ma è anche vero che mi
ero abituato male, così il basso appare meno concreto
ma comunque di più che ampia soddisfazione. Capisco
a questo punto che devo lasciar perdere l'ascolto per un paio
di giorni, e dissuefarmi dall'abitudine al suono dei Sensys
inseriti nell'impianto di riferimento.
Con la mente un po' più pulita ricomincio l'ascolto.
E' sera avanzata, e i volumi vanno civilmente mantenuti entro
limiti tollerabili, ciò mi da modo di scoprire ulteriormente
la raffinatezza di questi compatti e non troppo costosi diffusori:
una risoluzione del dettaglio ammirevoli anche ai bassi livelli
di pressione sonora, una delicatezza ed una dolcezza di fondo,
accompagnate ad una bella completezza e raffinatezza in gamma
medio-acuta, che ne fanno una scelta ideale, in stereofonia,
per ambienti di dimensioni contenute, ed ove non si voglia
perdere, con i decibel di SPL, la completezza delle informazioni
timbriche, armoniche e spaziali.
Un best buy, senza dubbio, un primo della classe con davvero
pochi concorrenti ( fermo restando che il vostro gusto personale
su un argomento delicato come quello dei diffusori acustici
potrebbe comunque portarvi a preferirgli altri modelli) comunque
un diffusore raro, per raffinatezza costruttiva e musicale,
in una fascia di mercato affollata, e troppo poco spesso a
ragione. Per me, nonostante un'antica passione Tannoy, comunque
una gran bella e inaspettata sorpresa.
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