| |
Eccomi
qui a recensire un apparecchio, o meglio una triade di componenti
che, dopo varie vicissitudini ed indecisioni sul giusto acquisto,
mi ritrovo in casa.
Si tratta di un giradischi, il BASIS AUDIO 2001, un braccio,
il GRAHAM ROBIN, ed una testina, la VAN DEN HUL MC TWO SPECIAL.
Giudicherò quindi i risultati dell'insieme, non avendo
elementi per "scorporare" le caratteristiche di
ognuno di questi.
Una sintetica descrizione del giradischi è necessaria,
visto che le informazioni reperibili in rete sono molto scarse.
La BASIS AUDIO è un' azienda statunitense fondata e
tuttora retta da A.J. Conti. Il cognome è italiano,
ma il Conti parla solo inglese, come ho avuto occasione di
appurare in un recente incontro con lui presso la sede di
Audio Graffiti, importatore di Basis e Graham. Abbiamo fatto
due chiacchiere e forse di questo riparleremo in futuro.
In sintesi la filosofia di Conti non è molto diversa
da quella di tanti altri fabbricanti di giradischi, e cioè
quella di far girare il piatto nel modo più regolare
possibile e col minimo attrito. Sull' imballo del giradischi,
oltre al marchio del fabbricante, c'è una perentoria
affermazione che spero non abbia bisogno di traduzione: "The
most precise turntables in the world". Non ho elementi
per confortare o smentire questa affermazione, ma come inizio
non c'è male, direi.
Dunque il giradischi è formato da una base in acrilico
in colore trasparente o nero, a scelta. A me è piaciuto
il nero ed il prezzo è uguale. Lo spessore della base
è di 2,5 cm, così come quello del piatto, pure
in acrilico. Il tutto poggia su quattro grossi piedi riempiti
da olio siliconico, che funge da isolante e smorzatore delle
vibrazioni che dovessero arrivare dalla base di appoggio del
giradischi. E' quindi un telaio sospeso, ma con soluzioni
piuttosto diverse dal solito. Quando colpite la base, questa
oscilla vistosamente ma compie quattro o cinque movimenti,
poi si stabilizza perfettamente, al contrario dei telai sospesi
su molle, che oscillano per una trentina di secondi.

La taratura è semplicissima, i piedoni sono avvitati
alla base tramite dei perni metallici che sporgono dalla parte
superiore della base. Basta quindi far girare questi perni
per mettere in bolla il tutto. Una volta fatta l'operazione
non si tocca più nulla, il tutto rimane come lo si
è lasciato.
Il motore "swiss made" è separato, vibra
alquanto ma è appoggiato su quattro morbidi piedi in
gomma. Malgrado ciò, la base in granito sulla quale
è appoggiato il tutto risente un po' delle vibrazioni,
ma non è grave. Uno stetoscopio appoggiato al telaio
del Basis dimostra che nessuna perturbazione raggiunge il
piatto. Il libretto di istruzioni afferma che il giradischi
è insensibile a qualunque tipo di base di appoggio
si utilizzi, ma io ho preferito abbondare, facendomi fare
appunto una lastra in granito di buon spessore, circa 5 cm.,
con conseguente elevata massa.
La trazione avviene mediante una cinghia piatta piuttosto
rigida, ed il cambio di velocità 33/45 si effettua
manualmente spostando la cinghia sulla puleggia del motore.
Il clamp, consigliabile, è un optional piuttosto costoso,
ma la sua realizzazione è impeccabile. E' del tipo
a pressione, per cui va "stretto" sul perno del
piatto facendo compiere circa mezzo giro alla parte superiore.
Nel caso lo si usasse, viene fornito un o-ring in gomma da
mettere attorno al perno in modo da colmare l'incavo nella
parte interna del piatto, per rendere il disco completamente
parallelo allo stesso.
Il braccio che ho scelto, per questioni di budget, è
stato il nuovo Graham Robin, nato per fare concorrenza al
famoso RB300 della Rega, anche se viene venduto ad un prezzo
superiore. E' in effetti un braccio imperniato su cuscinetti,
diversamente dai Graham alto di gamma, ed è fabbricato
in Giappone su specifiche Graham.
Presto cambierò il cavo di collegamento fornito di
serie, che mi sembra piuttosto economico. Eventualmente riferirò
i risultati. L' impressione che si ricava dall' osservazione
di questo braccio è piuttosto buona, contrariamente
a quella del Rega, al quale dovrebbero togliere un po' di
plastica, secondo me.

Circa la testina non c'è molto da dire, è un
modello molto conosciuto della Van Den Hul, con un' uscita
di 2,25 mV, che ben si adatta alle caratteristiche del mio
pre phono Audio Research Ph-3.

Ora torniamo al titolo di questo mio scritto: "Sound
of Silence". Ho volentieri parafrasato il famoso titolo
dei grandi Simon & Garfunkel, anche perchè ho alcuni
loro vinili, che girano spesso e volentieri sul Basis.
In effetti la prima cosa che mi ha colpito, rispetto al precedente
Pro-Ject RPM 9 è stato proprio il silenzio, la sensazione
della letterale scomparsa della macchina che fa girare il
disco. Se non avessi sentito con le mie orecchie non ci avrei
creduto.
Non ho mai amato troppo i giradischi a telaio sospeso perchè,
seppur silenziosi, spesso mi davano l'impressione di una certa
lentezza nei transienti e di una vaga tendenza a nascondere
i dettagli nascosti nei solchi. Devo dire che questo Basis,
grazie probabilmente all'atipico sistema di sospensione, riunisce
in sè le caratteristiche positive dei due sistemi.
E' quindi veloce, la dinamica c' è tutta pur conservando
la dolcezza dei buoni giradischi a telaio sospeso.
Il suono globale è molto equilibrato ed ho riscoperto
molti dischi che non ascoltavo da tempo. La mia collezione
analogica è in continuo incremento ed ha ormai superato
i 500 dischi. In assoluto sembrano pochi, ma ringrazio il
cielo per avere il tempo di ascoltare, a rotazione, almeno
una parte di questi.
Attenzione ad una sola cosa: il Basis è impietoso verso
le registrazioni cattive e ne ho appena avuto un esempio:
non mi ero mai accorto che "Dallamericaruso" di
Lucio Dalla suonasse così male. Un' indecenza, anche
per essere un "live".
In compenso diventa ascoltabile senza remore il "Koln
Concert" di Keith Jarrett. Per la prima volta sembra
quasi un piano vero, mentre prima ritenevo la registrazione
a livello pessimo, come se Jarrett suonasse un piano elettrico.
Evidentemente l' autorevolezza con la quale il Basis scandaglia
i solchi è superiore a quella di molte altre macchine,
anche blasonate, che ho avuto occasione di ascoltare.
Non farò paragoni diretti con altri giradischi di prezzo
simile che ho provato, dico solo che ho scelto questo perchè
mi ha convinto più degli altri. In effetti non è
facilissimo poter ascoltare giradischi nei negozi, ma per
fortuna il giro di conoscenze audiofile che ho nei dintorni
di Milano è una miniera quasi inesauribile di apparecchi
che girano in continuazione. Ricordo che il Basis ha il grande
vantaggio di un' estrema facilità e costanza di messa
a punto, e penso con tristezza a quanti debbono tarare in
continuazione i loro famosi giradischi ogni volta che cambia
il tempo.
Se devo a tutti costi trovare un difetto alla "triade",
direi che il braccio è probabilmente il "punto
debole" della catena e la prova con un Graham 2.2 me
lo ha dimostrato, ma saremmo a livelli di prezzo per me irraggiungibili,
al momento.
Comunque l'insieme è sicuramente ad altissimo livello.
Non chiedetemi un' opinione sul rapporto qualità/prezzo.
Un sistema analogico da quasi 8.000 euro di listino, escluso
il pre phono è secondo me fuori da ogni valutazione
economica tradizionale.
|
|