Numero 5
Editoriale
50th Marantz
Unison Unico
Micromega Neo DVD
Chario Hiper vs Premium
Audion Silver Night
Flatwire DePWR
DNM Reson
Basis Audio 2001
Tannoy Sensys DC1
S.I.D
Matteo Lupatelli
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Dati

Costruttore: SID - Peter Boffin

www.sidcd.de

Prezzo 03/2003:

25 circa

 

Descrizione:

Model 14: dedicato a lettori con caricamento a cassetto

Model 15: dedicato ad alcuni lettori con caricamento dall'alto e ai Pioneer rovesciati

 

 

 

Sound Improvement Disc
Di Igor Zamberlan
 

 

 

 

 
 
 

 

S.I.D. Sound Improvement Disc by Peter Boffin

Ok, 'sto dischetto me lo sono cercato, ordinato e comprato, messo sull'avviso da cose lette qua e là sulla rete, non ultima una breve recensione su una rivista web americana, Stereotimes. Però, quando mi è arrivato, mi sono sentito un po' idiota: avevo pagato l'equivalente di un CD per un dischetto di PVC, spessore abbondantemente meno di un millimetro, colore verde, presentato in maniera simpatica ma decisamente economica. Il Sound Improvement Disc non è, infatti, altro che quello: un disco verde in plastica da usare come stabilizzatore per i dischetti da 12 centimetri, lavorato con precisione, disponibile in due modelli, il 14 (dedicato alle macchine a cassetto) e il 15 (dedicato alle macchine a caricamento dall'alto, ma è meglio chiedere consigli specifici per la vostra macchina a chi ve lo vende); la parte da rivolgere verso l'etichetta del disco è opaca, lievemente ruvida, la parte da rivolgere verso il "mondo esterno" (ovvero, il platorello, clamp o "piatto" del vostro lettore, nel caso utilizziate una meccanica Pioneer rovesciata) liscia e lucida. Ah, non funziona - ovviamente - sulle VRDS Teac. Due interessanti notazioni: la leggerezza del disco non fa temere per la durata dei delicati, velocissimi motori delle meccaniche DVD (per le quali è altresì consigliato, secondo la confezione "migliora l'immagine e il suono dei DVD" oltre che "il suono dei CD") e, se lo ponete sopra il dischetto e guardate in trasparenza, vi sembrerà di esservi appena prodotti in una delle pratiche che provocano - o provocavano, quand'era di moda - l'ilarità dei vostri famigliari e amici non audiofili, il trattamento dei CD col pennarello verde. Non sono convintissimo che il verde sia il colore più consigliato per ottimizzare la lettura dei dischi in tecnologia DVD, per questioni di lunghezza d'onda del laser, ma tant'è.

Funziona? Quasi mio malgrado, devo ammettere di sì. Nella mia catena attuale, Sony SCD-777ES, Tom Evans Vibe, GamuT D200, Dynaudio Acoustics LS5/12 A (brutte come Calimero, secondo la mia compagna, nella loro livrea Nextel da studio professionale, ma magari ne parlerò un'altra volta), cavi Kimber KCAG e Aural Symphonics Hybrid V2, funziona. Il suo non è un contributo definitivo, non è quello che farà saltare una catena normale al livello di quelle indimenticabili (se qualcuno vi racconta che un accessorio, anche un cavo, può fare una cosa simile, diffidate), ma, in un contesto ben ottimizzato, fornisce il suo contributo a rifinire il suono.

 

Tre esempi (ebbene sì, anch'io, stavolta, ricorro ai dischi, ma d'altra parte, provando una cosa di questo tipo, che non può avere un "suo" suono, non c'è scampo):


Vivaldi, Le Quattro Stagioni (Vivaldi's Greatest Hit, come dice un'edizione recente, di quelle popular classics), I Sonatori della Gioiosa Marca/Carmigola, FIM, SACD ibrido, layer SACD. Con il SID sopra il disco, lo sviluppo armonico, per esempio quello che fa sentire la rifinitura del suono del violino, che lo rende meno "sintetico" e più realistico, è decisamente più presente. Ricordo che questa, per quanto passata attraverso il trattamento FIM a base di DSD e di catena di remastering iper-ottimizzata, è una registrazione full digital dei primi anni '90. In ogni caso, la scena acustica, col SID, diventa più precisa, più distinguibile nelle sue componenti dirette e riflesse e aumenta il nero, quel senso di silenzio intertransiente e interstrumentale che, in genere, manca tanto col digitale a bassa risoluzione: ho sempre trovato che ci sia, nel digitale 16 bit/44.1, una sorta di "confusione" impercettibile, una specie di rumore bianco subliminale che impedisce di dimenticare, anche per un attimo, che si sta ascoltando una riproduzione; macchine migliori, e, ahimè, in genere più care, migliorano la situazione, ma non la curano definitivamente. Anche il basso continuo guadagna, il basso si ferma prima e perde lievissime code, diventa più leggibile.


Jenkins, Fantasie ed Arie, Locke Consort, Channel Classics, SACD ibrido, layer SACD. L'effetto con il SID, rispetto all'ascolto senza, è molto simile a quello riscontrato col Vivaldi. Qui, più di tanto, le armoniche non possono migliorare, eventuali margini di miglioramento sono, probabilmente, al di là della risoluzione della mia catena attuale, comunque molto alta; rilevo lo stesso genere di miglioramento di cui parlavo prima nel basso continuo (viola da gamba e tiorba, in questa esecuzione), con, di nuovo, l'introduzione di un nuovo senso di ordine e di sviluppo più equilibrato nella scena. Non si può certo, come dicevo sopra, gridare al miracolo, ma se al vostro impianto sembra mancare proprio quel filo rispetto al vostro ideale in questo senso, forse il SID fa per voi


Annette Peacock, An Acrobat's Heart, ECM, CD. Passando da un SACD a un CD, sia pure buono come questo, non c'è possibilità di non provare un senso di deprivazione, è tutto più piccolo e più innaturalmente prosciugato. In ogni caso, qui il SID non può curare una nota di freddezza sulla voce, ma riesce, lo stesso, a recuperare definizione al pianoforte e a far sì che la scena si disegni, ancora, in maniera più precisa dietro la linea dei diffusori, con uno stacco più evidente fra la voce, il pianoforte e la disposizione del quartetto d'archi. Siamo, comunque, alle sfumature; ho una certa difficoltà a prendere sul serio il 16 bit /44.1KHz per le prove d'ascolto. Per fortuna non sono un caso incurabile, dato che ciò non mi impedisce, fortunatamente, di gustarmi la musica quando calo la guardia dell'atteggiamento critico.

Ne vale la pena, quindi?

Il SID vale i 25/30 Euro che si paga, fra prezzo e spese di spedizione? Se riuscite a sopportare il fatto di doverlo mettere/togliere ogni volta (io sono immune, ho un lettore a carica dall'alto, per sua natura non il massimo della comodità) e cercate il tipo di risultato che ho descritto - ammesso che con la vostra macchina si comporti nella stessa maniera, cosa che non è così scontata - sì, ne vale indubbiamente la pena, ed è, in fondo, molto più comodo usare un mat come questo che mettere i CD nel freezer o pitturarne i bordi con pennarelli più o meno "audiophile".

 

 

 

 

 

 

 
 
 

 

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