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S.I.D.
Sound Improvement Disc by Peter Boffin
Ok,
'sto dischetto me lo sono cercato, ordinato e comprato, messo
sull'avviso da cose lette qua e là sulla rete, non
ultima una breve recensione su una rivista web americana,
Stereotimes. Però, quando mi è arrivato, mi
sono sentito un po' idiota: avevo pagato l'equivalente di
un CD per un dischetto di PVC, spessore abbondantemente meno
di un millimetro, colore verde, presentato in maniera simpatica
ma decisamente economica. Il Sound Improvement Disc non è,
infatti, altro che quello: un disco verde in plastica da usare
come stabilizzatore per i dischetti da 12 centimetri, lavorato
con precisione, disponibile in due modelli, il 14 (dedicato
alle macchine a cassetto) e il 15 (dedicato alle macchine
a caricamento dall'alto, ma è meglio chiedere consigli
specifici per la vostra macchina a chi ve lo vende); la parte
da rivolgere verso l'etichetta del disco è opaca, lievemente
ruvida, la parte da rivolgere verso il "mondo esterno"
(ovvero, il platorello, clamp o "piatto" del vostro
lettore, nel caso utilizziate una meccanica Pioneer rovesciata)
liscia e lucida. Ah, non funziona - ovviamente - sulle VRDS
Teac. Due interessanti notazioni: la leggerezza del disco
non fa temere per la durata dei delicati, velocissimi motori
delle meccaniche DVD (per le quali è altresì
consigliato, secondo la confezione "migliora l'immagine
e il suono dei DVD" oltre che "il suono dei CD")
e, se lo ponete sopra il dischetto e guardate in trasparenza,
vi sembrerà di esservi appena prodotti in una delle
pratiche che provocano - o provocavano, quand'era di moda
- l'ilarità dei vostri famigliari e amici non audiofili,
il trattamento dei CD col pennarello verde. Non sono convintissimo
che il verde sia il colore più consigliato per ottimizzare
la lettura dei dischi in tecnologia DVD, per questioni di
lunghezza d'onda del laser, ma tant'è.
Funziona?
Quasi mio malgrado, devo ammettere di sì. Nella mia
catena attuale, Sony SCD-777ES, Tom Evans Vibe, GamuT D200,
Dynaudio Acoustics LS5/12 A (brutte come Calimero, secondo
la mia compagna, nella loro livrea Nextel da studio professionale,
ma magari ne parlerò un'altra volta), cavi Kimber KCAG
e Aural Symphonics Hybrid V2, funziona. Il suo non è
un contributo definitivo, non è quello che farà
saltare una catena normale al livello di quelle indimenticabili
(se qualcuno vi racconta che un accessorio, anche un cavo,
può fare una cosa simile, diffidate), ma, in un contesto
ben ottimizzato, fornisce il suo contributo a rifinire il
suono.

Tre
esempi (ebbene sì, anch'io, stavolta, ricorro ai dischi,
ma d'altra parte, provando una cosa di questo tipo, che non
può avere un "suo" suono, non c'è
scampo):
Vivaldi, Le Quattro Stagioni (Vivaldi's Greatest Hit, come
dice un'edizione recente, di quelle popular classics), I Sonatori
della Gioiosa Marca/Carmigola, FIM, SACD ibrido, layer SACD.
Con il SID sopra il disco, lo sviluppo armonico, per esempio
quello che fa sentire la rifinitura del suono del violino,
che lo rende meno "sintetico" e più realistico,
è decisamente più presente. Ricordo che questa,
per quanto passata attraverso il trattamento FIM a base di
DSD e di catena di remastering iper-ottimizzata, è
una registrazione full digital dei primi anni '90. In ogni
caso, la scena acustica, col SID, diventa più precisa,
più distinguibile nelle sue componenti dirette e riflesse
e aumenta il nero, quel senso di silenzio intertransiente
e interstrumentale che, in genere, manca tanto col digitale
a bassa risoluzione: ho sempre trovato che ci sia, nel digitale
16 bit/44.1, una sorta di "confusione" impercettibile,
una specie di rumore bianco subliminale che impedisce di dimenticare,
anche per un attimo, che si sta ascoltando una riproduzione;
macchine migliori, e, ahimè, in genere più care,
migliorano la situazione, ma non la curano definitivamente.
Anche il basso continuo guadagna, il basso si ferma prima
e perde lievissime code, diventa più leggibile.
Jenkins, Fantasie ed Arie, Locke Consort, Channel Classics,
SACD ibrido, layer SACD. L'effetto con il SID, rispetto all'ascolto
senza, è molto simile a quello riscontrato col Vivaldi.
Qui, più di tanto, le armoniche non possono migliorare,
eventuali margini di miglioramento sono, probabilmente, al
di là della risoluzione della mia catena attuale, comunque
molto alta; rilevo lo stesso genere di miglioramento di cui
parlavo prima nel basso continuo (viola da gamba e tiorba,
in questa esecuzione), con, di nuovo, l'introduzione di un
nuovo senso di ordine e di sviluppo più equilibrato
nella scena. Non si può certo, come dicevo sopra, gridare
al miracolo, ma se al vostro impianto sembra mancare proprio
quel filo rispetto al vostro ideale in questo senso, forse
il SID fa per voi
Annette Peacock, An Acrobat's Heart, ECM, CD. Passando da
un SACD a un CD, sia pure buono come questo, non c'è
possibilità di non provare un senso di deprivazione,
è tutto più piccolo e più innaturalmente
prosciugato. In ogni caso, qui il SID non può curare
una nota di freddezza sulla voce, ma riesce, lo stesso, a
recuperare definizione al pianoforte e a far sì che
la scena si disegni, ancora, in maniera più precisa
dietro la linea dei diffusori, con uno stacco più evidente
fra la voce, il pianoforte e la disposizione del quartetto
d'archi. Siamo, comunque, alle sfumature; ho una certa difficoltà
a prendere sul serio il 16 bit /44.1KHz per le prove d'ascolto.
Per fortuna non sono un caso incurabile, dato che ciò
non mi impedisce, fortunatamente, di gustarmi la musica quando
calo la guardia dell'atteggiamento critico.
Ne
vale la pena, quindi?
Il SID vale i 25/30 Euro che si paga, fra prezzo e spese di
spedizione? Se riuscite a sopportare il fatto di doverlo mettere/togliere
ogni volta (io sono immune, ho un lettore a carica dall'alto,
per sua natura non il massimo della comodità) e cercate
il tipo di risultato che ho descritto - ammesso che con la
vostra macchina si comporti nella stessa maniera, cosa che
non è così scontata - sì, ne vale indubbiamente
la pena, ed è, in fondo, molto più comodo usare
un mat come questo che mettere i CD nel freezer o pitturarne
i bordi con pennarelli più o meno "audiophile".
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