Numero 5
Editoriale
50th Marantz
Unison Unico
Micromega Neo DVD
Chario Hiper vs Premium
Micromega vs Philips
Audion Silver Night
Flatwire DePWR
DNM Reson
Basis Audio 2001
Tannoy Sensys DC1
S.I.D
Matteo Lupatelli
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Philips 963 SA

Costruttore: Koninklijke Philips Electronics N.V.

www.philips.nl

Distributore: Philips Consumer Electronics , Via Casati, 26 20052 Monza (Milano) Tel. 199.11.88.99

www.philips.it

Prezzo 08/2003:

600 circa

 

Descrizione:

Lettore : DVDVideo/SACD /CD

 

 

Micromega DVD

Costruttore: Micromega S.A

www.micromega-hifi.com

Distributore: Audio Reference , Via Abamonti, 4 - 20129 Milano Tel. 02 / 29.40.49.89

www.audioreference.it

Prezzo 08/2003:

4.500

 

Descrizione:

Lettore : DVDVideo/SACD /CD

 

Micromega SACD Reference vs. Philips DVD 963 SA
di Bebo Moroni e Fabio Cottatellucci

 

 

 

 
 

 

 

 
 

"Cosė lontano, cosė vicino"

Di Fabio Cottatellucci

Cosa c'entra il film di Wim Wenders con la prova a confronto di due apparecchi elettronici?
C'entra, perché le macchine in questione vengono da due retroterra i più lontani che si possano immaginare in questo campo, ma sono destinate ad un utilizzo pressoché coincidente.

Da un lato abbiamo Micromega, nome di rilievo di quell'audiovideo francese che tanto è cresciuto negli ultimi anni. Una Casa attivamente presente sul mercato dal 1987 che si è rivelata una piacevole sorpresa nel panorama internazionale e si è già guadagnata sul campo i galloni di produttore di spicco; il suo stesso marchio è molto "francese" anche se non fa riferimento a quel Micromega personaggio di Voltaire, ma è l'anagramma delle parole more magic, cioè più magia: un nome che è tutto un programma.
Dall'altro giganteggia Philips, il colosso dell'economia globalizzata che ben conosciamo, una presenza consolidata nel panorama internazionale, che ha già dimostrato in passato di sapersi muovere bene anche nel campo della riproduzione audiovideo domestica. Un esempio in tal senso sono alcune serie di ottimi televisori a tubo catodico e l'acquisizione ed il rilancio di un marchio come Marantz (uscito da poco dall'orbita Philips). Da loro quindi c'è da attendersi non soltanto l'impatto di economie di scala gigantesche, ma anche un'expertise nello specifico settore sulla quale i colossi non sempre hanno voluto investire.

Il francese è un apparecchio accuratamente ottimizzato (una curiosità: Micromega è consulente e spesso progettista proprio di Philips per la realizzazione di apparecchi top), come salta all'occhio esaminando telaio e circuitazione, ricchi di caratteristiche progettuali qualificanti. Senza perdere tempo a dirvi che esiste un tasto "Play" (penso lo immaginiate) ed a descrivervi l'estetica che vedete benissimo dalle foto (la macchina è disponibile anche in argento), vorrei segnalare:


· meccanica di lettura a doppio pickup con un sistema di sospensioni che permette di abbattere le vibrazioni;


· alimentazione ben strutturata con un trasformatore a secondari separati per ridurre le interferenze fra sezione meccanica, analogica e digitale;


· costruzione rocciosa in pannelli d'alluminio con pulsanti di controllo torniti dal pieno;


· layout elettronico ordinatissimo con tutta la componentistica disposta su tre schede principali praticamente senza cablaggio a parte alcune piattine molto ordinate (e che fanno molto PC) che collegano le schede fra loro e queste con la meccanica di lettura;


· porta RS-232 che occhieggia dal pannello posteriore promettendo futuri upgrade del firmware.
Sarò uno dei pochi nostalgici, ma devo evidenziare che su un apparecchio di questa classe sarebbe stata gradita un'uscita cuffia come pure un telecomando un po' più consistente di quello in dotazione, magari retroilluminato. La macchina monta operazionali Burr-Brown, ormai marchio di Texas Instruments, in uscita.

 

Il pannello posteriore del Reference DVD mostra un'ottima dotazione di ingressi uscite, analogiche e digitali. Non manca l'uscita video a componenti per la sezione DVD

 

Il 963 SA invece non fa nulla per nascondere la sua estrazione molto consumer: vi sono ad esempio accorgimenti contro le vibrazioni ma il coperchio, se sollecitato, risponde con un allegro "gong!".
Se siete dei feticisti del trasformatore toroidale vi scontrerete con un'alimentazione switching. Non cercate un'estetica con pannello anteriore trasparente a tutto frontale in stile Electrocompaniet EMC-1: quest'apparecchio è anzi secondo me un po' anonimo, sembra in tutto un semplice DVD di classe media, con rifiniture estetiche coerenti. E' comunque piuttosto gradevole nel suo insieme. I pulsanti rotondi, tono su tono di grigio e argento, sono un po' difficili da utilizzare. Il telecomando, pur economico, s'impugna bene e dispone di pulsanti facilmente distinguibili anche se non illuminati. Anche qui, niente uscita cuffia.
L'interno dimostra subito che alla Philips non scherzano quando vogliono fare un progetto come si deve: ai lati della meccanica di lettura centrale (a doppio pickup anche qui, benissimo) tutto è molto ordinato, con cablaggi ridotti e l'alimentazione è separata dal resto del vano da un inserto in metallo che funge da schermo oltre che da rinforzo. Molto buona la qualità delle schede. Gli operazionali d'uscita sono Analog Devices, la macchina dispone della funzione di upsampling per i CD.

Il pannello posteriore del Philips mostra anch'esso una completa dotazione di ingressi uscite, analogiche e digitali. Da notare la doppia connessione SCART.

Esiste un'esigenza dettata da una questione di chip, spiegata nel paragrafo qui in calce: per fra suonare il Philips ai massimi livelli è opportuno collegare un eventuale impianto HiFi a due canali alle uscite frontali del multicanale e non all'uscita Stereo. Questo però rende scomoda la macchina per chi dispone di un'amplificazione sdoppiata per gli impieghi HiFi ed HT: costui, infatti, dovrà ogni volta spostare i cavetti di segnale da un'amplificazione all'altra.
L'esemplare giunto fino a noi, e ci risulta anche gli altri in distribuzione in Italia, conteneva in omaggio tre SACD ibridi della Casa discografica Foné.

La differenza di alimentazione e la diversa consistenza del cabinet si riflettono nelle masse: il francese, infatti, pesa parecchio di più dell'olandese.

Il Micromega legge: DVD video, SACD stereo e multicanale, CD-R e CD-RW, CD video. Non legge invece gli MP3-CD: ma dobbiamo considerare che è una macchina impostata in un'ottica assolutamente e puristicamente hi-end.
Il Philips legge: DVD video, SACD stereo e multicanale, CD-R e CD-RW, CD video e SVCD, MP3-CD.
E' escluso in entrambi il DVD Audio, probabilmente per scelta politica dato che i chip delle due macchine lo permetterebbero.
Ma Micromega ha sposato il SACD come formato audio di alta qualità, e propone comunque allo stesso prezzo per gli amanti del DVD Video un apparecchio esteticamente identico a questo, il Reference DVD, che punta oltreché sulla rinomata sezione audio del Premier DVD2 su una sezione video di prestazioni estreme.
Philips invece, non lo ha previsto nei formati di lettura poiché come noto la Casa olandese fa parte del consorzio SACD.

Telecomando Micromega: Si sale di scala, ma il telecomando rimane sempre lo stesso: il piccolo, scomodo Philips OEM. Sembra quasi una sfida!

 

Telecomando Philips: Si fa apprezzare per una estetica più ricercata.

 

Molto bene, direte a questo punto. Si tratta di due prodotti geneticamente agli opposti, che leggono gli stessi formati ma che sono destinati a due fasce di utenti diversi poiché separati da prezzi di listino: 4.500,00 Euro per il Micromega, 799,99 inizialmente per il 963 SA, che quest'estate è stato abbassato verso lo street price a poco più di 500 Euro. Un rapporto di oltre otto e mezzo ad uno. Per il Philips abbiamo rilevato su Internet quotazioni di circa 470 Euro.
E allora, perché accomunarli in una prova? Per umiliare il povero 963 costretto ad una lotta impari?

Il punto è che, come vedrete nelle prove di visione ed ascolto, il Reference SACD si comporta benissimo con i DVD Video ed è anche un'ottima macchina per ascoltare sia il nuovo formato sia il CD, dote questa non comune anche se sempre meno rara, e svolge questo lavoro a livelli di riferimento. Fin qui abbiamo solo una piacevole conferma delle capacità degli uomini di Versailles.
Ma il Philips si è dimostrato un lettore DVD-Video di ottimo livello assoluto quando utilizza l'uscita component, ed un lettore SACD e CD eccezionale non soltanto in relazione al prezzo, una macchina insomma in grado di battersi con macchine di riferimento.
Quindi, potrebbe essere il capostipite di una nuova classe di apparecchi, Philips e non, in grado di far diventare preistoria il rapporto qualità prezzo delle sorgenti digitali così come lo abbiamo finora conosciuto: non è un caso che il Micromega si trovi sul mercato da più di due anni mentre il 963 da meno di uno. Questo probabilmente al prezzo di un ciclo di vita molto più breve: questo Philips non diventerà mai longevo come un NAD 3020, con quello che esso è stato ed è nel campo degli amplificatori.
Il Micromega invece potrebbe farci capire con le sue immagini ed il suo suono perché ha ancora e forse avrà sempre senso cercare prodotti di boutique per coloro che sono interessati a quell'ultima fetta di prestazioni in più.

A mio modesto avviso, quest'avvicinamento delle performance rispetto alla distanza fra i prezzi è frutto di quelle economie di scala che soltanto un gigante può gettare sul piatto della bilancia: quando un colosso dell'elettronica mette gli occhi su un chipset, nella Casa che lo costruisce si brinda perché le quantità ordinate permetteranno di fare il budget di vendite di un trimestre (oppure gli si vende direttamente la Società). Una Casa di dimensioni (proporzionalmente) piccole piazza invece un ordine che è sì rispettabilissimo, ma non raggiunge certo le stesse quantità.

In un campo come le sorgenti, dove la qualità dell'elaborazione del segnale nel dominio digitale è importante come l'acqua per la vita sulla Terra, una simile posizione sul mercato dei chipset genera un vantaggio commerciale evidente.
La risposta dei concorrenti sta nell'ottimizzazione dei componenti analogici e nell'ottimizzazione: e lì una piccola Casa getta nella mischia trasformatori contro alimentatori switching, sistemi antivibrazioni e serigrafie ricercate contro telai da grande serie magari usati anche per la console da videogiochi, estetica da arredatori contro scatolotti consumer.
Facile quindi prevedere che l'elaborazione di macchine come il 963 (stadi di uscita, alimentazioni, telai) diventerà croce e delizia per i fanatici del tweaking nonché oggetto di distribuzione in kit.

Per chi avrà ancora voglia di leggermi alla fine di queste righe, ho accluso una mappa dei principali chip che si trovano sotto al cofano delle due macchine, poiché prescindere da loro sarebbe come parlare delle prestazioni di una squadra di calcio senza menzionarne i giocatori.

Ho riflettuto a lungo sugli insegnamenti che ho tratto da questa analisi comparata, al di là delle differenze costruttive che ho rilevato, o di quelle ergonomiche, di visione e di suono sulle quali vi intratterrà Bebo.
Ebbene, forse l'indicazione è che nel campo delle sorgenti digitali dovremo nei prossimi anni ragionare sempre più con una mentalità computer-style, anzi proprio PC-style.
Insomma, i chip potrebbero da soli segmentare o quasi il mercato, ed i prezzi seguire la logica delle economie di scala in acquisto portandoci in un ambiente in deflazione com'è sempre stato, in modo più o meno forte, quello dei Personal.
Una sensazione che ho provato spiega tutto: mentre il Micromega è venduto in una tradizionale, solida confezione in cartone da apparecchio Audio/Video, il Philips vi guarda dallo scaffale del Videomegastore di turno in una scatola con larghe sezioni rosse e nere che reca stampati sopra a grandi caratteri i formati con cui è compatibile e le caratteristiche tecniche. Ho pensato che essa sembra proprio, ingigantita, la scatola di una scheda video o di un masterizzatore interno per PC.

Si tratta davvero di due macchine che partendo da filosofie progettuali totalmente diverse svolgono lo stesso lavoro in alcuni casi modo sorprendentemente simile: così lontano, così vicino.

I principali chip: Micromega Reference SACD

Decoder video a 12 bit con clock a 108 Mhz.
Per le colonne sonore, il francese ha a bordo i decoder Dolby Digital, DTS e Dolby Pro Logic.
La decodifica audio, uno dei punti di maggior interesse in questa macchina, è affidata ad un set di tre CS4397, un signor chip stereo di Crystal (gruppo Cirrus Logic) la cui architettura multi-bit contribuisce a diminuire in modo significativo il rumore fuori banda e la vulnerabilità allo jitter. Questi chip, con banda dinamica di 120dB e distorsione totale a -100dB, potrebbero benissimo provvedere anche alla decodifica dei DVD-Audio poiché possono lavorare sia in PCM sia in DSD, ma sono "politicamente" limitati come detto sopra. Pensate che, al suo lancio nel '99, questo chip fu presentato proprio come quello che avrebbe permesso di rendere irrilevante sapere chi avrebbe vinto la gara per i nuovi formati audio.
Questa storia mi ricorda molto il famoso diaframma sui carburatori che limitava le prestazioni dei motorini 50cc. della nostra adolescenza: sospetto, infatti, che come allora si toglieva il diaframma appena comprato il motorino, così oggi con la porta RS-232 ed eventualmente i chip necessari a disposizione, qualcuno bravo davvero con le EPROM potrebbe teoricamente fare il miracolo.
L'ascolto in stereo è invece affidato ad un convertitore Analog Devices AD 1852, un chip multi bit sigma-delta molto diffuso che si trova da tre anni sul mercato e che vanta elevate prestazioni, con banda dinamica di 114dB in misura pesata A ed una distorsione armonica totale in stereo a -102dB. Può leggere campionature fino a 192 e 96 Khz / 24 bit.

I principali chip: Philips DVD 963 SA

Le colonne sonore sono servite da decoder Dolby Digital e DTS.
E' d'obbligo partire dal processore video Genesis FLI2310 (ex Faroudja, comprata da Genesis).
Dipendesse da lui, tirerebbe fuori anche segnale PAL a 576 linee ma nel Philips 963 è limitato a 480 (ma si sa di un hack che permette di sbloccarlo, salendo a 576 linee ed uscendo anche in HDTV, 720p e 1080i).
Questo ottimo chip è il responsabile dell'uscita PAL Progressive, che rende la macchina olandese un asso della riproduzione video (sempre che si disponga di un'entrata in questo formato). Incorpora inoltre almeno un paio di bei brevetti Faroudja: il sistema TrueLife che migliora il dettaglio delle immagini sui LCD ma che qui ci sembra disattivato, ma soprattutto il DCDi.
Quest'ultimo, acronimo di Directional Correlation Deinterlacing, riduce praticamente a zero le distorsioni presenti nelle immagini in movimento rapido causate dall'approssimazione con la quale gli altri algoritmi rendono coerenti il numero di fotogrammi al secondo di un film (24) con la cadenza di refresh del televisore (60).
La decodifica digitale video è svolta da un Analog Devices ADV7300, altro chip di lusso che ha avuto ottimi riscontri dalla stampa specializzata e dagli appassionati.
L'audio multicanale è decodificato da un Crystal CS4362, lanciato due anni fa insieme al fratello 4382 predisposto per otto (!) canali. 114dB di banda dinamica e -100dB di distorsione armonica totale, jitter particolarmente contenuto. La Casa lo ha definito "il miglior DAC per le applicazioni amatoriali audio", e francamente se non è il migliore è uno di quelli che suonano meglio. Sulle uscite FL e FR della sezione multicanale lavora però un ottimo Analog Devices AD1955 dedicato, e va pertanto seguita l'indicazione del manuale di collegare qui l'uscita verso un eventuale impianto HiFi a due canali e non all'uscita "Audio Out", servita da un meno performante AD1859.


L'ascolto di Bebo Moroni

La scelta - che peraltro vi avevamo già annunciata- di una "faux battaille", insomma una contesa con, in fondo, poca storia tra la più apprezzata tra le macchine SACD Phlips, e la macchina che è diventata un po' il simbolo della tecnologia SACD "audiophile"- nasce proprio dalla constatazione della popolarità, tra il pubblico e tra la critica di questi due "oggetti suonanti", che a nostro modesto avviso, rappresentano un po' la summa dell'attuale offerta in tema di lettori SACD di qualità, seppur posizionati in due fasce di prezzo drasticamente distanziate.
Ho molta familiarità con il suono del Micromega SACD Reference, che impiego come lettore digitale di riferimento sin dalla sua prima comparsa sul mercato, mentre nei confronti del Philips 963 avevo molta cuoriosità, visto il gran discutere che si fa al suo riguardo ( ed è un discutere, generalmente, in termini assai lusinghieri).
E' una prova a confronto che mi riporta indietro nel tempo, agli albori dell'era digitale, quando le case produttrici ancora sostenevano l'identicità prestazionale (difendendo a spada tratta un'improbabile, quanto commercialmente poco accorta, omogeneità sonora dei differenti lettori CD) dei vari modelli.


Se mi consentite l'apertura di una parentesi, vorrei raccontarvi un aneddoto significativo. Lo so alcuni di voi già lo conoscono perché già ebbi modo di raccontarlo, in questo caso saltate a pié pari il paragrafo: io devo pensare anche ai giovani e ai nuovi lettori!
Alla prima conferenza-stampa per la presentazione ufficiale del CD, convocata dalla Philips nell'autunno del 1982, ci fecero una gran testa- com'era logico- sulla superiorità delle prestazioni del CD rispetto al supporto analogico, sulla sua inalterabilità nel tempo, sulla totale assenza di fruscio, di tic, di toc e via dicendo, sulla sua praticità eccetera, eccetera. Io partecipavo alla presentazione come, allora, capo-redattore di una rivista "trade", l'Audiogiornale, e devo dire che quella fu una giornata di gloria per il giovane Moroni: nonostante la presenza dei "giganti" della stampa hi-fi Italiana, da Paolo Nuti a Marino Mariani, passando per una pletora di quotatissimi giornalisti, decisi di vincere la mia proverbiale timidezza. Per prima cosa - all'aprirsi dello "spazio dibattito", proposi di dare un nome a quella creatura ( il CD player) che un nome italiano non l'aveva, o ne aveva di complicatissimi ( "Lettore di Dischi Compatti", "Riproduttore DAD" e via dicendo): visto che si parlava ancora assai più di DAD ( Digital Audio Disc) che non di CD, dissi: "perché non lo chiamiamo gira-Dad?" questa mia proposta provocò la reazione entusiasta di Marino Mariani che per tutto il tempo e per i giorni a venire cantilenò "gira-Dad, gira-Dad, sì, gira-Dad". Per qualche tempo Audiovisione (e non solo Audiovisione) utilizzò il termine che avevo coniato (o che almeno credevo di aver coniato).

Non pago (in fondo con Audiovisione già collaboravo), presi ancora fiato, e ulteriore coraggio, e chiesi ai dirigenti Philips se - per una volta- avessero intenzione di farsi pagare le royalties sulla loro invenzione, o se intendessero nuovamente aver sviluppato una tecnologia per poi regalarla ai grandi confezionatori giapponesi. Grandi strabuzzamenti d'occhi, risposte imbarazzate, sino a che un dirigente olandese, di cui davvero non ricordo il nome, disse "this guy is right". Ero quasi al tripudio, ormai preda di una sorta di lucido delirio maniacale, e all'ennesima affermazione sulla omogeneità sonora e prestazionale di tutti i "gira-Dad", mi alzai in piedi e chiesi "per quale ragione allora dovrei comprare il lettore Philips anziché il Sony o l'Hitachi o il Siemens?". Apoteosi! Pacche sulle spalle, strette di mano, indici che m'indicavano. Paolo Nuti volle conoscere quello che definì seduta stante, e poi sul suo giornale: "il giornalista più intelligente della concorrenza". Iniziava la mia avventura (chi lo sa se fu una fortuna o una jattura) nel mondo dell'hi-end - iniziava effettivamente perché a livello amatoriale e semi-professionale era già iniziata, avevo nella cartella il numero "0" di cui rimane ahimé solo la copertina (la stessa che aprì il primo fascicolo dell'Amateur Professionnel su Suono diretta dal sottoscritto) della mia rivista audiophile: "High-End, sottotitolo: L'Altra Fedeltà". Il numero 1 non avrebbe mai visto la luce, essendo stato io nel frattempo arruolato nei ranghi di Audio Review.
Ebbene, dicevo, mi sembra di tornare un po' a quei tempi, quando ci sforzavamo di definire le differenze tra i vari modelli di CD player, e le definivamo. Le definimmo tanto da riuscire poi anche a misurarle strumentalmente, e…Accidenti se c'erano.


Dunque sull'onda della nostalgia ho iniziato a confrontare le due macchine, ben sapendo quanto nel frattempo sia evoluta la tecnologia digitale, ma con in fondo al cuore la sensazione che, come allora, avrei dovuto aguzzare bene le orecchie per carpire le differenze. Oddio, francamente non mi aspettavo che il Philips 963 potesse dar troppo filo da torcere al Micromega Reference, e così infatti è stato, ma devo dire anche che la sua prestazione è, rispetto al prezzo, abbastanza impressionante. E' ragguardevole nella lettura dei SACD, sia dello strato ibrido che in MCL, ma lo è ancor di più, se possibile, nella lettura dei CD, con i quali si rivela essere un giradischi coi controfiocchi, capace di una prestazione, in termini di lucidità ed omogeneità tonale, ma anche di vividezza e di completezza armonica, generalmente riservata a macchine "solo CD" di costo, nella gran parte dei casi, superiore. Particolarmente significativo è stato, il confronto un CD player a mio avviso di eccellente qualità, e che sino ad un anno fa costava un prezzo comparabile se non superiore a quello del SACD Philips, l'Harman Kardon HD 750, rispetto al quale il 963 si è dimostrato più raffinato e delicato sull'acuto, con una riproduzione sensibilmente più piacevole e credibile dei violini, delle ultime ottave del pianoforte, dei piccoli strumenti, e più concreto e lucido in gamma media, offrendo delle voci ( in special modo le voci femminili e le voci bianche - quasi incantevole la riproduzione dei cori infantili dal Messiah di Handel, edizione, naturalmente, Hogwood/Oiseau Lyre) più concrete, e allo stesso tempo più vellutate. Ma non basta perché le ha date anche, e sode, al Sony CDP-XA50ES che aveva un prezzo in origine circa triplo rispetto a quello effettivamente ottenibile per il Philips 963. Al di là dei confronti, comunque, il SACD Philips si è dimostrato un CD player di tutto rispetto, inseribile con soddisfazione, anche in catene audio di ottime pretese.


L'ho detto all'inizio, la lotta con il Micromega SACD Reference (il confronto più onesto sarebbe stato comunque con il SACD 1000, macchina derivata dal progetto originale del Reference, e poi realizzata in forma più economica e consona alle economie di larga scala di cui parlava Fabio nella prima parte di questo articolo) è impari, ma non tale da "svergognare" il giovane esponente di casa Philips. Il Reference SACD è un apparecchio magnifico, che suona magnificamente: in termini di dinamica, contrasto, precisione timbrica e, non ultima, rifinitura e completezza armonica, si pone evidentemente su un altro piano rispetto alla macchina Philips. E' un gigante sia con i SACD che con i CD (campo in cui primeggia rispetto a campioni blasonati e almeno altrettanto costosi, ho avuto modo di provarlo a confronto con un "mostro sacro" come l'YBA CD3, e devo dire che il Micromega ne è uscito a testa altissima… per non dir di più), una macchina che io trovo semplicemente incantevole, per la rotondità e la solidità della sua gamma bassa, estesissima e di una credibilità sconcertante - provate ad ascoltare il contrabbasso in Mingus di Joni Mitchell, o i ripieni orchestrali dell'Alexander Newsky di Prokofiev ( Dutoit/Decca), tanto per averne un assaggio- capace di un'immagine stereo straordinaria per ampiezza e profondità, e di una luminosità generale che mette gioia, ricordando per sostanziosità e fluidità della gamma media, i migliori sistemi analogici, e completando il tutto con una gamma acuta tanto estesa quanto eterea eppure dettagliatissima. Non sarà la perfezione, ma è quanto di meglio io abbia ascoltato sin'ora da una macchina digitale dal costo ancora "umano", a dispetto di chi, per reale e onesta convizione o per moda retrograda, tende a spaurire il pubblico nei confronti del nuovo- evolutivo- formato.
Insomma una prova a confronto sui generis ma che mi ha pienamente confermato, al di là di tutte le "guerre", che poco ci interessano, non solo la validità di questo nuovo formato, ma anche la sua decisiva superiorità rispetto al vecchio e finalmente pensionabile, imperfettissimo CD.
Certo si tratta di due macchine - nelle rispettive categorie e pertinenze, di particolare valore- non è detto che il discorso riguardi la generalità dei lettori, ma se il buongiorno si vede dal mattino, beh, questa è una gran bella e promettente alba.

Bebo Moroni

P.S.: m'ero dimenticato le prestazioni video in DVD: buone, rasenti l'ottimo per tutte e due le macchine, una leggerissima preferenza al Micromega, ma è una questione di poca roba, e non ne sono nemmeno certissimo. Diciamo che se calcoliamo che, rispetto al valore musicale delle macchine, la lettura dei DVD è praticamente un regalo, si tratta di un regalo sul filo dell'eccellenza. Chiaramente il confronto con il DVD di riferimento, ancora un Micromega, ancora un Reference, è drasticamente perdente per entrambi i concorrenti, ma stiamo parlando di un fuoriclasse della visione.

 

 

 
 

 

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