| |
"Cosė
lontano, cosė vicino"
Di Fabio Cottatellucci
Cosa c'entra il film di Wim Wenders con la prova a confronto
di due apparecchi elettronici?
C'entra, perché le macchine in questione vengono da
due retroterra i più lontani che si possano immaginare
in questo campo, ma sono destinate ad un utilizzo pressoché
coincidente.
Da
un lato abbiamo Micromega, nome di rilievo di quell'audiovideo
francese che tanto è cresciuto negli ultimi anni. Una
Casa attivamente presente sul mercato dal 1987 che si è
rivelata una piacevole sorpresa nel panorama internazionale
e si è già guadagnata sul campo i galloni di
produttore di spicco; il suo stesso marchio è molto
"francese" anche se non fa riferimento a quel Micromega
personaggio di Voltaire, ma è l'anagramma delle parole
more magic, cioè più magia: un nome che è
tutto un programma.
Dall'altro giganteggia Philips, il colosso dell'economia globalizzata
che ben conosciamo, una presenza consolidata nel panorama
internazionale, che ha già dimostrato in passato di
sapersi muovere bene anche nel campo della riproduzione audiovideo
domestica. Un esempio in tal senso sono alcune serie di ottimi
televisori a tubo catodico e l'acquisizione ed il rilancio
di un marchio come Marantz (uscito da poco dall'orbita Philips).
Da loro quindi c'è da attendersi non soltanto l'impatto
di economie di scala gigantesche, ma anche un'expertise nello
specifico settore sulla quale i colossi non sempre hanno voluto
investire.
Il
francese è un apparecchio accuratamente ottimizzato
(una curiosità: Micromega è consulente e spesso
progettista proprio di Philips per la realizzazione di apparecchi
top), come salta all'occhio esaminando telaio e circuitazione,
ricchi di caratteristiche progettuali qualificanti. Senza
perdere tempo a dirvi che esiste un tasto "Play"
(penso lo immaginiate) ed a descrivervi l'estetica che vedete
benissimo dalle foto (la macchina è disponibile anche
in argento), vorrei segnalare:
· meccanica di lettura a doppio pickup con un sistema
di sospensioni che permette di abbattere le vibrazioni;
· alimentazione ben strutturata con un trasformatore
a secondari separati per ridurre le interferenze fra sezione
meccanica, analogica e digitale;
· costruzione rocciosa in pannelli d'alluminio con
pulsanti di controllo torniti dal pieno;
· layout elettronico ordinatissimo con tutta la componentistica
disposta su tre schede principali praticamente senza cablaggio
a parte alcune piattine molto ordinate (e che fanno molto
PC) che collegano le schede fra loro e queste con la meccanica
di lettura;
· porta RS-232 che occhieggia dal pannello posteriore
promettendo futuri upgrade del firmware.
Sarò uno dei pochi nostalgici, ma devo evidenziare
che su un apparecchio di questa classe sarebbe stata gradita
un'uscita cuffia come pure un telecomando un po' più
consistente di quello in dotazione, magari retroilluminato.
La macchina monta operazionali Burr-Brown, ormai marchio di
Texas Instruments, in uscita.

|
Il
pannello posteriore del Reference DVD mostra un'ottima
dotazione di ingressi uscite, analogiche e digitali.
Non manca l'uscita video a componenti per la sezione
DVD
|
Il
963 SA invece non fa nulla per nascondere la sua estrazione
molto consumer: vi sono ad esempio accorgimenti contro le
vibrazioni ma il coperchio, se sollecitato, risponde con un
allegro "gong!".
Se siete dei feticisti del trasformatore toroidale vi scontrerete
con un'alimentazione switching. Non cercate un'estetica con
pannello anteriore trasparente a tutto frontale in stile Electrocompaniet
EMC-1: quest'apparecchio è anzi secondo me un po' anonimo,
sembra in tutto un semplice DVD di classe media, con rifiniture
estetiche coerenti. E' comunque piuttosto gradevole nel suo
insieme. I pulsanti rotondi, tono su tono di grigio e argento,
sono un po' difficili da utilizzare. Il telecomando, pur economico,
s'impugna bene e dispone di pulsanti facilmente distinguibili
anche se non illuminati. Anche qui, niente uscita cuffia.
L'interno dimostra subito che alla Philips non scherzano quando
vogliono fare un progetto come si deve: ai lati della meccanica
di lettura centrale (a doppio pickup anche qui, benissimo)
tutto è molto ordinato, con cablaggi ridotti e l'alimentazione
è separata dal resto del vano da un inserto in metallo
che funge da schermo oltre che da rinforzo. Molto buona la
qualità delle schede. Gli operazionali d'uscita sono
Analog Devices, la macchina dispone della funzione di upsampling
per i CD.

| Il
pannello posteriore del Philips mostra anch'esso una completa
dotazione di ingressi uscite, analogiche e digitali. Da
notare la doppia connessione SCART. |
Esiste un'esigenza dettata da una questione di chip, spiegata
nel paragrafo qui in calce: per fra suonare il Philips ai
massimi livelli è opportuno collegare un eventuale
impianto HiFi a due canali alle uscite frontali del multicanale
e non all'uscita Stereo. Questo però rende scomoda
la macchina per chi dispone di un'amplificazione sdoppiata
per gli impieghi HiFi ed HT: costui, infatti, dovrà
ogni volta spostare i cavetti di segnale da un'amplificazione
all'altra.
L'esemplare giunto fino a noi, e ci risulta anche gli altri
in distribuzione in Italia, conteneva in omaggio tre SACD
ibridi della Casa discografica Foné.
La
differenza di alimentazione e la diversa consistenza del cabinet
si riflettono nelle masse: il francese, infatti, pesa parecchio
di più dell'olandese.
Il
Micromega legge: DVD video, SACD stereo e multicanale, CD-R
e CD-RW, CD video. Non legge invece gli MP3-CD: ma dobbiamo
considerare che è una macchina impostata in un'ottica
assolutamente e puristicamente hi-end.
Il Philips legge: DVD video, SACD stereo e multicanale, CD-R
e CD-RW, CD video e SVCD, MP3-CD.
E' escluso in entrambi il DVD Audio, probabilmente per scelta
politica dato che i chip delle due macchine lo permetterebbero.
Ma Micromega ha sposato il SACD come formato audio di alta
qualità, e propone comunque allo stesso prezzo per
gli amanti del DVD Video un apparecchio esteticamente identico
a questo, il Reference DVD, che punta oltreché sulla
rinomata sezione audio del Premier DVD2 su una sezione video
di prestazioni estreme.
Philips invece, non lo ha previsto nei formati di lettura
poiché come noto la Casa olandese fa parte del consorzio
SACD.

|
Telecomando
Micromega: Si sale di scala, ma il telecomando rimane
sempre lo stesso: il piccolo, scomodo Philips OEM. Sembra
quasi una sfida!
|

|
Telecomando
Philips: Si fa apprezzare per una estetica più
ricercata.
|
Molto
bene, direte a questo punto. Si tratta di due prodotti geneticamente
agli opposti, che leggono gli stessi formati ma che sono destinati
a due fasce di utenti diversi poiché separati da prezzi
di listino: 4.500,00 Euro per il Micromega, 799,99 inizialmente
per il 963 SA, che quest'estate è stato abbassato verso
lo street price a poco più di 500 Euro. Un rapporto
di oltre otto e mezzo ad uno. Per il Philips abbiamo rilevato
su Internet quotazioni di circa 470 Euro.
E allora, perché accomunarli in una prova? Per umiliare
il povero 963 costretto ad una lotta impari?
Il
punto è che, come vedrete nelle prove di visione ed
ascolto, il Reference SACD si comporta benissimo con i DVD
Video ed è anche un'ottima macchina per ascoltare sia
il nuovo formato sia il CD, dote questa non comune anche se
sempre meno rara, e svolge questo lavoro a livelli di riferimento.
Fin qui abbiamo solo una piacevole conferma delle capacità
degli uomini di Versailles.
Ma il Philips si è dimostrato un lettore DVD-Video
di ottimo livello assoluto quando utilizza l'uscita component,
ed un lettore SACD e CD eccezionale non soltanto in relazione
al prezzo, una macchina insomma in grado di battersi con macchine
di riferimento.
Quindi, potrebbe essere il capostipite di una nuova classe
di apparecchi, Philips e non, in grado di far diventare preistoria
il rapporto qualità prezzo delle sorgenti digitali
così come lo abbiamo finora conosciuto: non è
un caso che il Micromega si trovi sul mercato da più
di due anni mentre il 963 da meno di uno. Questo probabilmente
al prezzo di un ciclo di vita molto più breve: questo
Philips non diventerà mai longevo come un NAD 3020,
con quello che esso è stato ed è nel campo degli
amplificatori.
Il Micromega invece potrebbe farci capire con le sue immagini
ed il suo suono perché ha ancora e forse avrà
sempre senso cercare prodotti di boutique per coloro che sono
interessati a quell'ultima fetta di prestazioni in più.
A
mio modesto avviso, quest'avvicinamento delle performance
rispetto alla distanza fra i prezzi è frutto di quelle
economie di scala che soltanto un gigante può gettare
sul piatto della bilancia: quando un colosso dell'elettronica
mette gli occhi su un chipset, nella Casa che lo costruisce
si brinda perché le quantità ordinate permetteranno
di fare il budget di vendite di un trimestre (oppure gli si
vende direttamente la Società). Una Casa di dimensioni
(proporzionalmente) piccole piazza invece un ordine che è
sì rispettabilissimo, ma non raggiunge certo le stesse
quantità.
In
un campo come le sorgenti, dove la qualità dell'elaborazione
del segnale nel dominio digitale è importante come
l'acqua per la vita sulla Terra, una simile posizione sul
mercato dei chipset genera un vantaggio commerciale evidente.
La risposta dei concorrenti sta nell'ottimizzazione dei componenti
analogici e nell'ottimizzazione: e lì una piccola Casa
getta nella mischia trasformatori contro alimentatori switching,
sistemi antivibrazioni e serigrafie ricercate contro telai
da grande serie magari usati anche per la console da videogiochi,
estetica da arredatori contro scatolotti consumer.
Facile quindi prevedere che l'elaborazione di macchine come
il 963 (stadi di uscita, alimentazioni, telai) diventerà
croce e delizia per i fanatici del tweaking nonché
oggetto di distribuzione in kit.
Per
chi avrà ancora voglia di leggermi alla fine di queste
righe, ho accluso una mappa dei principali chip che si trovano
sotto al cofano delle due macchine, poiché prescindere
da loro sarebbe come parlare delle prestazioni di una squadra
di calcio senza menzionarne i giocatori.
Ho
riflettuto a lungo sugli insegnamenti che ho tratto da questa
analisi comparata, al di là delle differenze costruttive
che ho rilevato, o di quelle ergonomiche, di visione e di
suono sulle quali vi intratterrà Bebo.
Ebbene, forse l'indicazione è che nel campo delle sorgenti
digitali dovremo nei prossimi anni ragionare sempre più
con una mentalità computer-style, anzi proprio PC-style.
Insomma, i chip potrebbero da soli segmentare o quasi il mercato,
ed i prezzi seguire la logica delle economie di scala in acquisto
portandoci in un ambiente in deflazione com'è sempre
stato, in modo più o meno forte, quello dei Personal.
Una sensazione che ho provato spiega tutto: mentre il Micromega
è venduto in una tradizionale, solida confezione in
cartone da apparecchio Audio/Video, il Philips vi guarda dallo
scaffale del Videomegastore di turno in una scatola con larghe
sezioni rosse e nere che reca stampati sopra a grandi caratteri
i formati con cui è compatibile e le caratteristiche
tecniche. Ho pensato che essa sembra proprio, ingigantita,
la scatola di una scheda video o di un masterizzatore interno
per PC.

Si
tratta davvero di due macchine che partendo da filosofie progettuali
totalmente diverse svolgono lo stesso lavoro in alcuni casi
modo sorprendentemente simile: così lontano, così
vicino.
I
principali chip: Micromega Reference SACD
Decoder
video a 12 bit con clock a 108 Mhz.
Per le colonne sonore, il francese ha a bordo i decoder Dolby
Digital, DTS e Dolby Pro Logic.
La decodifica audio, uno dei punti di maggior interesse in
questa macchina, è affidata ad un set di tre CS4397,
un signor chip stereo di Crystal (gruppo Cirrus Logic) la
cui architettura multi-bit contribuisce a diminuire in modo
significativo il rumore fuori banda e la vulnerabilità
allo jitter. Questi chip, con banda dinamica di 120dB e distorsione
totale a -100dB, potrebbero benissimo provvedere anche alla
decodifica dei DVD-Audio poiché possono lavorare sia
in PCM sia in DSD, ma sono "politicamente" limitati
come detto sopra. Pensate che, al suo lancio nel '99, questo
chip fu presentato proprio come quello che avrebbe permesso
di rendere irrilevante sapere chi avrebbe vinto la gara per
i nuovi formati audio.
Questa storia mi ricorda molto il famoso diaframma sui carburatori
che limitava le prestazioni dei motorini 50cc. della nostra
adolescenza: sospetto, infatti, che come allora si toglieva
il diaframma appena comprato il motorino, così oggi
con la porta RS-232 ed eventualmente i chip necessari a disposizione,
qualcuno bravo davvero con le EPROM potrebbe teoricamente
fare il miracolo.
L'ascolto in stereo è invece affidato ad un convertitore
Analog Devices AD 1852, un chip multi bit sigma-delta molto
diffuso che si trova da tre anni sul mercato e che vanta elevate
prestazioni, con banda dinamica di 114dB in misura pesata
A ed una distorsione armonica totale in stereo a -102dB. Può
leggere campionature fino a 192 e 96 Khz / 24 bit.
I
principali chip: Philips DVD 963 SA
Le
colonne sonore sono servite da decoder Dolby Digital e DTS.
E' d'obbligo partire dal processore video Genesis FLI2310
(ex Faroudja, comprata da Genesis).
Dipendesse da lui, tirerebbe fuori anche segnale PAL a 576
linee ma nel Philips 963 è limitato a 480 (ma si sa
di un hack che permette di sbloccarlo, salendo a 576 linee
ed uscendo anche in HDTV, 720p e 1080i).
Questo ottimo chip è il responsabile dell'uscita PAL
Progressive, che rende la macchina olandese un asso della
riproduzione video (sempre che si disponga di un'entrata in
questo formato). Incorpora inoltre almeno un paio di bei brevetti
Faroudja: il sistema TrueLife che migliora il dettaglio delle
immagini sui LCD ma che qui ci sembra disattivato, ma soprattutto
il DCDi.
Quest'ultimo, acronimo di Directional Correlation Deinterlacing,
riduce praticamente a zero le distorsioni presenti nelle immagini
in movimento rapido causate dall'approssimazione con la quale
gli altri algoritmi rendono coerenti il numero di fotogrammi
al secondo di un film (24) con la cadenza di refresh del televisore
(60).
La decodifica digitale video è svolta da un Analog
Devices ADV7300, altro chip di lusso che ha avuto ottimi riscontri
dalla stampa specializzata e dagli appassionati.
L'audio multicanale è decodificato da un Crystal CS4362,
lanciato due anni fa insieme al fratello 4382 predisposto
per otto (!) canali. 114dB di banda dinamica e -100dB di distorsione
armonica totale, jitter particolarmente contenuto. La Casa
lo ha definito "il miglior DAC per le applicazioni amatoriali
audio", e francamente se non è il migliore è
uno di quelli che suonano meglio. Sulle uscite FL e FR della
sezione multicanale lavora però un ottimo Analog Devices
AD1955 dedicato, e va pertanto seguita l'indicazione del manuale
di collegare qui l'uscita verso un eventuale impianto HiFi
a due canali e non all'uscita "Audio Out", servita
da un meno performante AD1859.
L'ascolto
di Bebo Moroni
La
scelta - che peraltro vi avevamo già annunciata- di
una "faux battaille", insomma una contesa con, in
fondo, poca storia tra la più apprezzata tra le macchine
SACD Phlips, e la macchina che è diventata un po' il
simbolo della tecnologia SACD "audiophile"- nasce
proprio dalla constatazione della popolarità, tra il
pubblico e tra la critica di questi due "oggetti suonanti",
che a nostro modesto avviso, rappresentano un po' la summa
dell'attuale offerta in tema di lettori SACD di qualità,
seppur posizionati in due fasce di prezzo drasticamente distanziate.
Ho molta familiarità con il suono del Micromega SACD
Reference, che impiego come lettore digitale di riferimento
sin dalla sua prima comparsa sul mercato, mentre nei confronti
del Philips 963 avevo molta cuoriosità, visto il gran
discutere che si fa al suo riguardo ( ed è un discutere,
generalmente, in termini assai lusinghieri).
E' una prova a confronto che mi riporta indietro nel tempo,
agli albori dell'era digitale, quando le case produttrici
ancora sostenevano l'identicità prestazionale (difendendo
a spada tratta un'improbabile, quanto commercialmente poco
accorta, omogeneità sonora dei differenti lettori CD)
dei vari modelli.
Se mi consentite l'apertura di una parentesi, vorrei raccontarvi
un aneddoto significativo. Lo so alcuni di voi già
lo conoscono perché già ebbi modo di raccontarlo,
in questo caso saltate a pié pari il paragrafo: io
devo pensare anche ai giovani e ai nuovi lettori!
Alla prima conferenza-stampa per la presentazione ufficiale
del CD, convocata dalla Philips nell'autunno del 1982, ci
fecero una gran testa- com'era logico- sulla superiorità
delle prestazioni del CD rispetto al supporto analogico, sulla
sua inalterabilità nel tempo, sulla totale assenza
di fruscio, di tic, di toc e via dicendo, sulla sua praticità
eccetera, eccetera. Io partecipavo alla presentazione come,
allora, capo-redattore di una rivista "trade", l'Audiogiornale,
e devo dire che quella fu una giornata di gloria per il giovane
Moroni: nonostante la presenza dei "giganti" della
stampa hi-fi Italiana, da Paolo Nuti a Marino Mariani, passando
per una pletora di quotatissimi giornalisti, decisi di vincere
la mia proverbiale timidezza. Per prima cosa - all'aprirsi
dello "spazio dibattito", proposi di dare un nome
a quella creatura ( il CD player) che un nome italiano non
l'aveva, o ne aveva di complicatissimi ( "Lettore di
Dischi Compatti", "Riproduttore DAD" e via
dicendo): visto che si parlava ancora assai più di
DAD ( Digital Audio Disc) che non di CD, dissi: "perché
non lo chiamiamo gira-Dad?" questa mia proposta provocò
la reazione entusiasta di Marino Mariani che per tutto il
tempo e per i giorni a venire cantilenò "gira-Dad,
gira-Dad, sì, gira-Dad". Per qualche tempo Audiovisione
(e non solo Audiovisione) utilizzò il termine che avevo
coniato (o che almeno credevo di aver coniato).
Non
pago (in fondo con Audiovisione già collaboravo), presi
ancora fiato, e ulteriore coraggio, e chiesi ai dirigenti
Philips se - per una volta- avessero intenzione di farsi pagare
le royalties sulla loro invenzione, o se intendessero nuovamente
aver sviluppato una tecnologia per poi regalarla ai grandi
confezionatori giapponesi. Grandi strabuzzamenti d'occhi,
risposte imbarazzate, sino a che un dirigente olandese, di
cui davvero non ricordo il nome, disse "this guy is right".
Ero quasi al tripudio, ormai preda di una sorta di lucido
delirio maniacale, e all'ennesima affermazione sulla omogeneità
sonora e prestazionale di tutti i "gira-Dad", mi
alzai in piedi e chiesi "per quale ragione allora dovrei
comprare il lettore Philips anziché il Sony o l'Hitachi
o il Siemens?". Apoteosi! Pacche sulle spalle, strette
di mano, indici che m'indicavano. Paolo Nuti volle conoscere
quello che definì seduta stante, e poi sul suo giornale:
"il giornalista più intelligente della concorrenza".
Iniziava la mia avventura (chi lo sa se fu una fortuna o una
jattura) nel mondo dell'hi-end - iniziava effettivamente perché
a livello amatoriale e semi-professionale era già iniziata,
avevo nella cartella il numero "0" di cui rimane
ahimé solo la copertina (la stessa che aprì
il primo fascicolo dell'Amateur Professionnel su Suono diretta
dal sottoscritto) della mia rivista audiophile: "High-End,
sottotitolo: L'Altra Fedeltà". Il numero 1 non
avrebbe mai visto la luce, essendo stato io nel frattempo
arruolato nei ranghi di Audio Review.
Ebbene, dicevo, mi sembra di tornare un po' a quei tempi,
quando ci sforzavamo di definire le differenze tra i vari
modelli di CD player, e le definivamo. Le definimmo tanto
da riuscire poi anche a misurarle strumentalmente, e
Accidenti
se c'erano.
Dunque sull'onda della nostalgia ho iniziato a confrontare
le due macchine, ben sapendo quanto nel frattempo sia evoluta
la tecnologia digitale, ma con in fondo al cuore la sensazione
che, come allora, avrei dovuto aguzzare bene le orecchie per
carpire le differenze. Oddio, francamente non mi aspettavo
che il Philips 963 potesse dar troppo filo da torcere al Micromega
Reference, e così infatti è stato, ma devo dire
anche che la sua prestazione è, rispetto al prezzo,
abbastanza impressionante. E' ragguardevole nella lettura
dei SACD, sia dello strato ibrido che in MCL, ma lo è
ancor di più, se possibile, nella lettura dei CD, con
i quali si rivela essere un giradischi coi controfiocchi,
capace di una prestazione, in termini di lucidità ed
omogeneità tonale, ma anche di vividezza e di completezza
armonica, generalmente riservata a macchine "solo CD"
di costo, nella gran parte dei casi, superiore. Particolarmente
significativo è stato, il confronto un CD player a
mio avviso di eccellente qualità, e che sino ad un
anno fa costava un prezzo comparabile se non superiore a quello
del SACD Philips, l'Harman Kardon HD 750, rispetto al quale
il 963 si è dimostrato più raffinato e delicato
sull'acuto, con una riproduzione sensibilmente più
piacevole e credibile dei violini, delle ultime ottave del
pianoforte, dei piccoli strumenti, e più concreto e
lucido in gamma media, offrendo delle voci ( in special modo
le voci femminili e le voci bianche - quasi incantevole la
riproduzione dei cori infantili dal Messiah di Handel, edizione,
naturalmente, Hogwood/Oiseau Lyre) più concrete, e
allo stesso tempo più vellutate. Ma non basta perché
le ha date anche, e sode, al Sony CDP-XA50ES che aveva un
prezzo in origine circa triplo rispetto a quello effettivamente
ottenibile per il Philips 963. Al di là dei confronti,
comunque, il SACD Philips si è dimostrato un CD player
di tutto rispetto, inseribile con soddisfazione, anche in
catene audio di ottime pretese.
L'ho detto all'inizio, la lotta con il Micromega SACD Reference
(il confronto più onesto sarebbe stato comunque con
il SACD 1000, macchina derivata dal progetto originale del
Reference, e poi realizzata in forma più economica
e consona alle economie di larga scala di cui parlava Fabio
nella prima parte di questo articolo) è impari, ma
non tale da "svergognare" il giovane esponente di
casa Philips. Il Reference SACD è un apparecchio magnifico,
che suona magnificamente: in termini di dinamica, contrasto,
precisione timbrica e, non ultima, rifinitura e completezza
armonica, si pone evidentemente su un altro piano rispetto
alla macchina Philips. E' un gigante sia con i SACD che con
i CD (campo in cui primeggia rispetto a campioni blasonati
e almeno altrettanto costosi, ho avuto modo di provarlo a
confronto con un "mostro sacro" come l'YBA CD3,
e devo dire che il Micromega ne è uscito a testa altissima
per non dir di più), una macchina che io trovo semplicemente
incantevole, per la rotondità e la solidità
della sua gamma bassa, estesissima e di una credibilità
sconcertante - provate ad ascoltare il contrabbasso in Mingus
di Joni Mitchell, o i ripieni orchestrali dell'Alexander Newsky
di Prokofiev ( Dutoit/Decca), tanto per averne un assaggio-
capace di un'immagine stereo straordinaria per ampiezza e
profondità, e di una luminosità generale che
mette gioia, ricordando per sostanziosità e fluidità
della gamma media, i migliori sistemi analogici, e completando
il tutto con una gamma acuta tanto estesa quanto eterea eppure
dettagliatissima. Non sarà la perfezione, ma è
quanto di meglio io abbia ascoltato sin'ora da una macchina
digitale dal costo ancora "umano", a dispetto di
chi, per reale e onesta convizione o per moda retrograda,
tende a spaurire il pubblico nei confronti del nuovo- evolutivo-
formato.
Insomma una prova a confronto sui generis ma che mi ha pienamente
confermato, al di là di tutte le "guerre",
che poco ci interessano, non solo la validità di questo
nuovo formato, ma anche la sua decisiva superiorità
rispetto al vecchio e finalmente pensionabile, imperfettissimo
CD.
Certo si tratta di due macchine - nelle rispettive categorie
e pertinenze, di particolare valore- non è detto che
il discorso riguardi la generalità dei lettori, ma
se il buongiorno si vede dal mattino, beh, questa è
una gran bella e promettente alba.
Bebo
Moroni
P.S.:
m'ero dimenticato le prestazioni video in DVD: buone, rasenti
l'ottimo per tutte e due le macchine, una leggerissima preferenza
al Micromega, ma è una questione di poca roba, e non
ne sono nemmeno certissimo. Diciamo che se calcoliamo che,
rispetto al valore musicale delle macchine, la lettura dei
DVD è praticamente un regalo, si tratta di un regalo
sul filo dell'eccellenza. Chiaramente il confronto con il
DVD di riferimento, ancora un Micromega, ancora un Reference,
è drasticamente perdente per entrambi i concorrenti,
ma stiamo parlando di un fuoriclasse della visione.
|
|